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    Criminal: La parabola del villain

    Kevin Costner interpreta il suo primo anti-eroe in Criminal, thriller diretto dall’israeliano Ariel Vromen. Nel cast anche Tommy Lee Jones, Gary Oldman, Ryan Reynolds e Gal Gadot. In sala dal 13 aprile.

    2stelle 

    Dopo 35 anni il più incorruttibile dei buoni di Hollywood cede al fascino del male, più o meno. Parliamo di Kevin Costner, l’ex Guardia del Corpo, l’ex Robin Hood, l’ex procuratore che indagava sulla morte di John Fitzgerald Kennedy che oggi abbraccia il suo lato criminale. E non poteva che essere “Criminal” il titolo di questa pellicola diretta dall’israeliano Ariel Vromen e interpretata da una costellazione hollywoodiana al completo: Costner ma anche Gary Oldman e Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds e Michael Pitt, senza dimenticare Gal Gadot, la nuova Wonder Woman che ha rubato la scena ai colleghi Batman e Superman nel film a loro dedicato.

    La storia è quella di Jericho Stewart (Costner), ergastolano sociopatico, che si ritrova impiantati in testa i segreti di una spia americana. Segreti che, neanche a dirlo, sono fondamentali per salvare il mondo dalle trame terroristiche di un anarchico spagnolo. Se questo non fosse già un problema Stewart scoprirà che oltre ai ricordi nella sua testa si manifesteranno anche le emozioni dell’agente segreto, emozioni che il protagonista è solitamente incapace di provare.

    La sceneggiatura firmata dal duo Douglas Cook e David Weisberg, che già scrissero l’action thriller The Rock per la regia di Michael Bay, affida la quest dell’eroe alle mani di un cattivo e completa il ribaltamento di prospettiva con un intreccio che gioca con l’identità, come avevano fatto un anno fa un altro thriller,Self /Less, e 55 anni fa il classico di genere Operazione Diabolica con Rock Hudson. La struttura del racconto è a parabola e sembra richiamare un altro classico, stavolta della letteratura, quel Fiori di Algernon di Daniel Keyes che probabilmente ha commosso tutti quelli che hanno avuto la fortuna di leggerlo.

    Il risultato è un personaggio sfaccettato, non proprio un villain, magari un anti eroe, con sfoghi violenti e accessi di tenerezza che Costner porta bene sullo schermo mostrando di avere ancora qualche cartuccia (forse un intero caricatore) da sparare nonostante la cresta dell’onda sia ormai ben lontana. Peccato però che la sceneggiatura si accontenti troppo presto di uno spunto più che buono avvolgendolo in una trama approssimativa ad essere generosi, con un cattivo (quello vero) anche più improbabile della media e un finale così mansueto e stucchevole che fa sfiorire qualunque velleità iniziale.

    A tutto questo Vromen non riesce a mettere una toppa, vittima com’è di una regia impersonale ai limiti dello scolastico e troppo concentrata sul protagonista. La produzione non è da meno e consapevole forse di uno script tutt’altro che inattaccabile non trova altra soluzione che affidare a volti noti anche dei personaggi che definire di contorno sarebbe un atto di generosità. In definitiva la sensazione prevalente è quella del rammarico, perché Criminal dà l’impressione di sciupare delle belle premesse e perché Costner trova dopo anni un ruolo interessante ma lo trova decisamente nel film sbagliato. L’operazione di rilancio – speriamo – è solo rimandata.

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    Kevin Costner: «Ora faccio il cattivo e non mi dimenticherete»

    Dopo oltre 35 anni di carriera Criminal è un piccolo esordio. Tanto ci ha messo Kevin Costner per abbandonare i panni dell’eroe e scegliere non proprio quelli del cattivo, ma quantomeno di un anti-eroe. La pellicola diretta dall’israeliano Ariel Vroman uscirà in sala il prossimo 14 aprile e Costner e il regista (ma anche un ospite speciale, Mario il truccatore) sono venuti a Roma a presentare il loro thriller all-star che oltre a Costner conta sul talento di Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds e la nuova Wonder Woman Gal Gadot.

    Il protagonista di Criminal è un violentissimo ergastolano. Come mai un personaggio del genere in questo momento della sua carriera?

    Kevin Costner: La ragione per cui si fanno i film è quella di lasciare una traccia, un ricordo che possa durare una vita. E sono sicuro che tutti noi abbiamo visto dei film che ci hanno commosso, toccato o che ci hanno insegnato a baciare quando eravamo ragazzini. Quando realizzi i film vuoi creare personaggi che non verranno mai dimenticati. Ed è quello che abbiamo cercato di fare con Criminal. Volevamo creare un personaggio che resterà inciso nella vostra memoria.

    Criminal è anche un film sulla riscoperta delle emozioni. È questo che l’ha convinta ad accettare il ruolo?

    Costner: È stato Ariel Vroman, il regista, a convincermi. Io non ero troppo sicuro all’inizio, non sapevo se fosse il caso di interpretare un criminale. Dovreste chiedere a lui cosa l’ha spinto a scegliermi

    Vroman: Kevin non ha nulla di criminale, è la persona che più si avvicina a un angelo. A me però piace andare oltre, spingere una persona a uscire dalla propria comfort-zone. Avevo visto che in Mondo Perfetto Kevin aveva quella duplicità che trova eco in questo personaggio. E poi se scegli qualcuno che il pubblico non si aspetta hai più spazio per creare qualcosa di originale.

    Nel film assistiamo a un esperimento scientifico abbastanza estremo. La scienza dovrebbe porsi dei limiti o qualsiasi cosa è lecita?

    Costner: Credo ci debbano essere dei limiti in tutto, anche nella quantità di ciò che beviamo. Però credo che la scienza sia la nostra migliore opportunità perché a nessuno fa piacere pensare che i propri genitori, i propri cari possano perdere la memoria; a me non fa piacere immaginare che miei genitori non si ricordino di me o che io possa dimenticare i nomi dei miei figli. A nessuno piacerebbe, a me sicuramente no, dimenticare le persone che ci hanno voluto bene o i luoghi in cui sono stato; i nostri ricordi sono come un cuscino su cui ci adagiamo quando andiamo a letto la sera.

    C’è qualcosa nella sua vita che vorrebbe dimenticare?

    Costner: La mia vita è come quella di tutti quelli presenti qui in questa stanza, l’unica differenza è fama. Ci sono delle cose che mi piacerebbe dimenticare, ma sono le stese che fanno parte del mio essere: i miei errori fanno parte di me quanto i miei successi. Difficile dire cosa cancellerei. Credo che tutti abbiamo una cosa in comune, e cioè quella di non far conoscere la parte peggiore di noi stessi soprattutto a coloro che amiamo, perché vogliamo che queste persone continuino ad amarci. Non cerco di vivere la mia vita basandola sui rimorsi, anche se come tutti ne ho qualcuno; semplicemente provo a ricordare i miei errori e a non ripeterli.

    E qualcuno a cui vorreste prendere i ricordi?

    Costner: A volte mi piacerebbe sapere cosa pensa mia moglie, perché spesso non riesco a credere a quello che ha appena detto o fatto.

    Vroman: Io non ho una moglie quindi vorrei i ricordi di Federico Fellini, adoro il cinema italiano.

    Nel film c’è una scena in cui si dice che senza l’emozione la vita non ha senso, è d’accordo?

    Costner: Quando si ama qualcuno si corre un grande rischio perché sappiamo che un giorno perderemo quella persona, mentre chi non ama non corre questo stesso rischio perché non sperimenterà mai il dolore della perdita. Ma penso che valga sempre la pena amare una persona e provare il dolore di perderla piuttosto che non amare.

    Ariel Vroman, a chi si è ispirato per questo film?

    Vroman: Mi sono ritrovato con una sceneggiatura complessa, con tante cose dentro. Il buono che diventa cattivo, gli hacker e così via. Mi sono ispirato a Sidney Lumet, a William Friedkin, ai film degli anni 70. Ma il segreto è tornare alla radice e rimanere ancorati al personaggio.

    E come è nato il personaggio di Criminal?

    Costner: Ho cominciato dall’aspetto fisico. All’inizio del film ho i capelli lunghi e la barba, che sono i miei per davvero. Ho dovuto creare quindi l’aspetto fisico che ho per la maggior parte del film, il merito è dell’hair stylist Mario Michisanti, che è molto italiano, è un vero artista e lo porto con me su ogni set e ora, anche se lui è felice di essere tornato in patria, me lo riporto indietro con me negli Usa. In un secondo momento abbiamo cominciato a tagliare capelli e barba e man mano è iniziata a spuntare fuori la faccia e poi Mario ha iniziato a creare le cicatrici. Quello è stato l’inizio di Frankenstein e lì ho cominciato lentamente a perdere me stesso. Nella prima scena sono in carcere e rischio di soffocare con un collare attorno al collo; ho deciso quindi che quel collare avrebbe modificato la qualità della mia voce. E così mi sono presentato al mio regista, così ho presentato ad Ariel il criminale.

    Com’è nata questa collaborazione?

    Michisanti: Ci siamo conosciuti ad Amburgo, sul set di un film che poi non hanno neanche mai fatto.

    Il film affronta anche il tema del terrorismo.

    Vroman: Oggi molti cercano di cambiare il mondo, alcuni attraverso lo stile di vita o il credo religioso, i kamikaze i fucili e le pistole. Altri invece attraverso il cyber terrorismo. Ragione per cui gli sceneggiatori hanno scelto di affrontare il terrorismo informatico dove la posta in gioco è di gran lunga più grande di quanto immaginiamo. Quando abbiamo iniziato a girare c’era appena stato l’attacco degli hacker alla Sony e poi al Pentagono. Ciò che poteva sembrare fantasia si è rivelato molto realistico. Questo ci fa capire che siamo fragili e vulnerabili. Ma se potessi inserirei dei bei ricordi nella mente di queste persone, proverei a cambiare la loro coscienza.

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    Alice nella citta’ senza italiani in gara

    Dai direttori artistici Fabia Bettini e Gianluca Giannelli arriva la stoccata ai registi tricolore: “Ci vorrebbe più coraggio nell’affrontare questi temi”. In programma all’ Auditorium (16-25 ottobre) l’anteprima Marvel ‘I guardiani della galassia’ e una masterclass di Kevin Costner.

    Il Festival del Cinema di Roma e’ alle porte e come di consueto, accanto alla Selezione Ufficiale, ospiterà come sezione autonoma e parallela Alice nella città. Torna dunque il palcoscenico elettivo per questa interessante selezione di lungometraggi per ragazzi, giudicata da una giuria composta proprio da giovani tra i 14 e i 18 anni scelti sul territorio nazionale.
    Partiamo con le ultime news sul ricchissimo programma; anteprima italiana (fuori concorso) per ‘I guardiani della galassia’, blockbuster Marvel che sta sbancando i botteghini di tutto il mondo.
    Tra le altre première piu’ attese, sempre fuori gara, ‘Doraemon -Il film’ , trasposizione in 3d del cult cartoon sull’inarrestabile gatto robot blu, ‘Lo straordinario viaggio di T.S Spivet’ di Jean-Pierre Jeunet e ‘Khalil Gibran’s the prophet’ di Roger Allers. La commedia sulle differenze razziali ‘Black and White’ di Mike Binder portera’ poi a Roma il protagonista Kevin Costner per una masterclass.
    Tra i 12 film in concorso non ci sono italiani: ”Il film italiano che aspettavamo non era pronto e altri che ci sono stati proposti, per quanto interessanti, non ci hanno convinto, i nostri autori dovrebbero avere piu’ coraggio nell’affrontare certe tematiche” – ha detto Gianluca Giannelli, che dirige Alice nella citta’ insieme a Fabia Bettini. Comunque a rappresentare l’Italia fuori concorso ”ci sara’ Mio papa’ di Giulio Base, un gran bel film sulla paternita’ vissuta da una prospettiva diversa, con Giorgio Pasotti in un’interpretazione di grande intensita”’.
    Tra gli eventi speciali, 10 minuti in anteprima di ‘Paddington’ di Paul King, con Nicole Kidman e Peter Capaldi, in uscita in Italia a Natale e la proiezione di ‘Il mio amico Nanuk’ di Brando Quilici e Roger Spottiswoode, sull’incontro tra un bambino e un cucciolo d’orso polare.

    Rocco Giurato

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