LOGO
  • ,,

    Il Drago Invisibile: il classico è moderno

    Dal 10 agosto in sala il remake di Elliot, il drago invisibile, lungometraggio Disney del ’77. Nella nuova versione Bryce Dallas Howard e Robert Redford.

    3stelleemezzo

    C’era una volta Il Drago Invisibile. L’aggiornamento, il reboot se preferite, di un lungometraggio del 1977 permette alla Walt Disney di fare sfoggio di un’arte in cui sembra diventata maestra, quella di dare nuova vita a una vecchia proprietà intellettuale. Quasi 40 anni fa Elliot, il drago invisibile, spiegava le sue ali, disegnate con le forme arrotondate dei cartoon. Nell’estate del 2016, al servizio di questa favola moderna, ci sono invece gli esperti del Weta Workshop Group, i maghi degli effetti speciali in digitale che avevano dato vita alla Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien nei film di Peter Jackson.

    La storia è quella di Pete (il giovane Oakes Fegley), un novello Mowgli che sostituisce la giungla di Rudyard Kipling con una foresta del grande nord americano, e che al posto dell’orso Baloo fa amicizia con un drago invisibile che chiama Elliot. Ma l’idillio sembra giungere al termine quando il mondo degli uomini fa capolino nella sua vita. Prima nella forma rassicurante della ranger Grace (Bryce Dallas Howard), poi in quella più inquietante di Gavin (Karl Urban), capo di una squadra di tagliaboschi.

    Nella pellicola diretta da David Lowery il drago Elliot non è più un mostro mitologico, ultima nemesi dell’eroe, ma un’incarnazione degli aspetti più armonici della natura, un anti-godzilla dal pelo verde erba, che gioca come un cucciolo e sputa il fuoco solo contro l’ingiustizia. E la chiave scelta da Lowery e dal co-sceneggiatore Toby Halbrooks, riesce ad aprire lo scrigno dei ricordi e delle emozioni. La fiaba del Drago Invisibile è avvolta infatti in un velo di malinconia e di pacato ottimismo, accompagnata com’è dalle note folk delle canzoni di Bonnie “Prince” Billy e dal sorriso eterno di Robert Redford, che nel ruolo del padre di Grace si fa portavoce di un mondo antico e magico, che continua ostinatamente a vivere anche in un presente che ha sempre meno tempo per sognare.

    Dimenticati in soffitta gli aspetti più kitsch del vecchio Elliot, la psichedelia involontaria, quelle canzoni figlie del successo di Mary Poppins e dei classici animati, il nuovo Drago Invisibile segue un protagonista quantomai moderno. Oakes Fegley con il suo Pete sembra seguire le orme di altri piccoli personaggi che hanno segnato il cinema del 2016. Il Mowgli del recente Libro della Giungla, ma anche il Jacob Tremblay del drammatico Room. Gli altri attori – la Howard, il Wes Bentley di American Beauty, l’Urban del Signore degli Anelli – si calano in ruoli che restano ben inquadrati in uno schema, e Lowery ha il merito di non farsi prendere dalla retorica, di non cedere alle tentazioni dell’epos. Il risultato è che Il Drago Invisibile riesce a raccontare una storia riuscita e senza fronzoli in poco più di un’ora e mezzo, senza farsi prendere dall’ansia del franchise e dalla necessità di un seguito, e di questi tempi è quasi una rivoluzione.

     

    Read more »
Back to Top