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    The Walk: Quattro passi fra le nuvole

    La storia dell’impresa artistica del funambolo Philippe Petit diventa un film diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Joseph Gordon-Levitt. In sala dal 22 ottobre.

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    Una passeggiata sul filo, andando avanti e indietro per 42 metri a oltre 400 di altezza. L’esibizione di Philippe Petit infuse di magia le neonate Torri Gemelle, le Torri Gemelle crearono il mito di Philippe Petit. E dopo essere stato immortalato in un documentario quell’evento storico, magico, è ora anche un film, The Walk, che porta la firma celebre di Robert Zemeckis, a tre anni dall’ultimo Flight. The Walk è la storia del funambolo più famoso, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, e della sua impresa più insensata, una storia che comincia con gli esordi da artista di strada in Francia, il rapporto spesso conflittuale con un esperto funambolo (Ben Kingsley), l’incontro con Anne (Charlotte Le Bon) e con il fotografo Jean-Pierre (James Badge Dale), complici nella follia.

    La narrazione di questi eventi, intramezzata da un Gordon-Levitt che oltre alla semplice voce-off racconta la sua vicenda direttamente agli spettatori, è però solo un apparecchiar di tavola perché la portata principale arriva in America. Ed è sullo sfondo della New York degli anni 70 che la regia di Zemeckis trasforma i lunghi preparativi per il colpo artistico del secolo in un heist-movie che alterna i toni divertiti alla Ocean’s Eleven con altri più tesi, quasi hitchcockiani. Il mix, servito con dovizia, è condito poi da un 3d che grazie alla migliore percezione delle profondità riesce a trasmettere non solo il senso di vertigine ma anche la portata dell’impresa, diventando per una volta elemento narrativo e non mero accanimento sulle tasche dello spettatore.

    La presenza costante delle Torri Gemelle, in primo piano, sullo sfondo o fisse nella mente di chi guarda, rendevano obbligatorio un accenno all’11 settembre. E quando arriva, proprio sul finale, il regista di Ritorno al Futuro e il co-sceneggiatore Christopher Browne, riescono ad essere accorati e semplici e a fuggire alla retorica. Convincente la prova di Gordon-Levitt che mostra ancora una volta di non soffrire la parte del protagonista, dopo essere stato ottimo comprimario al servizio di Christopher Nolan e Steven Spielberg, e che si è sottoposto a un addestramento molto particolare. “Quando ho dato la mia autorizzazione a fare del mio libro un film – ha raccontato Philippe Petit, ospite della Festa del Cinema di Roma – ho preteso di poter insegnare al protagonista a camminare sulla fune. Mi hanno concesso otto giorni per farlo. Cosa sono otto giorni? Sono pochissimi, eppure posso dire che ora Gordon-Levitt è capace di camminare su una fune, certo non a grandi altezze”.

     

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