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    Risorto: Un detective a Gerusalemme

    Cosa è successo dopo la crocifissione del Cristo a Gerusalemme? Il corpo è davvero risorto o è stato rubato dai suoi seguaci? Kevin Reynolds propone un nuovo punto di vista sulla tematica con Risorto, film in sala dal 17 marzo, dieci giorni prima di Pasqua. Peccato che le interessanti premesse vengano sacrificate al solito manierismo che la storia porta pericolosamente con sé.

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    A dieci anni dal Tristano e Isotta con James Franco e Sophia Myles, Kevin Reynolds torna al cinema con Risorto, film che ha il merito di inserire una nuova prospettiva sulla vicenda della morte di Cristo. Dal punto di vista del racconto, Risorto può essere considerato, in maniera non ufficiale, come il sequel dello spettacolare The Passion di Mel Gibson: il film di Reynolds, infatti, prende le mosse dalla crocifissione di Gesù e segue le vicende che seguono la misteriosa scomparsa del suo corpo.
    Protagonista della storia è il tribuno militare romano Clavio, interpretato da Joseph Fiennes, al quale Ponzio Pilato ordina di tenere sotto controllo il sepolcro dove è conservato il corpo di Yeshua, così da evitare che i suoi seguaci lo rubino e ne annuncino la resurrezione. Ma quando il corpo scomapre, Clavio, aiutato da Lucio (il Tom Felton della saga di Harry Potter), deve scoprire chi l’ha fatto sparire o se davvero Yeshua è risorto come ha più volte predetto quando era in vita.

    E’ questo l’unico merito di un film come Risorto. L’aver voluto raccontare la storia della resurrezione inserendo questo nuovo punto di vista – la detective story – rappresenta un’ottima premessa sulla quale costruire qualcosa di veramente memorabile. Ma la pellicola di Reynolds perde subito tutto il suo fascino, proponendoci un racconto piuttosto banale, impregnato di mitologia biblica ed evangelica senza sfruttare a pieno alcuni elementi che avrebbero davvero fatto la differenza.
    Primo fra tutti lo scetticismo di Clavio. Fermo restando che Fiennes non ci regala una interpretazione memorabile, il suo personaggio in più di un’occasione dimostra un certo scetticismo nei confronti della vicenda che poteva essere sfruttato per rendere ancora più interessante l’indagine che il tribuno porta avanti. E invece tutti gli elementi che vengono forniti, restano inutilizzati e l’intera pellicola vira pericolosamente verso quel manierismo che in un film di questo genere ci si aspetta, soprattutto se non si è credenti.

    La caratterizzazione del personaggio di Clavio avviene in maniera piuttosto classica (bastava poco per trasformare Clavio in un True Detective dei tempi antichi) e anche quando si imbatte con Yeshua risorto (interpretato dal maori Cliff Curtis, che aveva già lavorato con Reynolds nell’immenso Rapa-Nui del 1994), il tribuno di Fiennes resta impassibile e anche in questa situazione mantiene la stessa espressione che ha dall’inizio del film (e che manterrà fino alla fine). Pochi gli effetti speciali (che avrebbero meritato una migliore preparazione) e discutibili alcune scelte formali della regia (gli zoom-in per sottolineare la tensione drammatica di alcune scene, ad esempio): Risorto poteva essere l’occasione giusta per presentare questo millenario racconto in maniera nuova, sicuramente più moderna grazie allo sfruttamento e alla rappresentazione dei conflitti psicologici dei suoi protagonisti (dal più immediato “credere/non credere” in poi). Ma così non è stato.

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