LOGO
  • ,

    X-Men: Dark Phoenix – Mutatis Mutanti

    X-Men: Dark Phoenix, diretto da Simon Kinberg, sarà l’ultimo film del franchise prima dell’acquisizione da parte della Disney. In scena tornano James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence e la Sophie Turner del Trono di Spade. In sala dal 6 giugno.

    Mutatis mutandis, dicevano i latini. “Dopo aver cambiato quel che si doveva cambiare”. E se l’effettiva necessità del cambiamento può essere il tema di un dibattito, il fatto che il cambiamento sia avvenuto è già inchiostro su carta. E allora gli eroi mutanti dei fumetti si sono ritrovati a cambiare scuderia proprio mentre era ancora in lavorazione quello che sarà l’ultimo capitolo della loro avventura cinematografica, almeno – è presumibile – per questa incarnazione. X-Men: Dark Phoenix esce in sala per la regia di Simon Kinberg, finora accreditato solo come produttore, e con una strana sensazione addosso, quella di portarsi dietro una specie di condanna preventiva all’oblio. Perché la 2oth Century Fox adesso è di proprietà della Disney, proprietaria a sua volta dei Marvel Studios di Tony Stark e soci. E se questo vuol dire che tra qualche anno vedremo spuntare gli X-Men nelle trame degli Avengers, è anche vero che difficilmente troveremo gli stessi protagonisti di oggi. E che protagonisti, per altro. Da James McAvoy a Michael Fassbender, da Jennifer Lawrence a Nicholas Hoult. E in un genere che vive di aspettative future più che di gioie presenti, che si alimenta delle promesse da marinaio dei sequel, dell’idea che ci possa essere in futuro qualcosa di più grande di quello che si sta vedendo sullo schermo, avere addosso il peso della conclusione potrebbe suonare come una condanna a un immeritato insuccesso.

    Immeritato perché le trame dei film degli X-Men, sia quelli dei primi del secolo firmati da Bryan Singer, sia questi più recenti, sono sempre state cariche di spunti stranamente emotivi, in un genere che preferisce da sempre la caciara e le formule banali del cinema per famiglie, intrecciate di buoni sentimenti e sorrisi vuoti. In Dark Phoenix la giovane Jean Grey (la Sophie Turner del Trono di Spade) finisce per essere posseduta da una forza misteriosa che la renderà un pericolo per l’intero pianeta. E se da un lato gli alleati e gli ex nemici si prodigano per risolvere la situazione, dall’altro una misteriosa forza aliena, che prende il volto di Jessica Chastain, sembra più interessata a carpirne i segreti e soprattutto il potere.

    Kinberg, autore anche della sceneggiatura, riprende una famosa saga firmata da due grandi autori degli X-Men a fumetti, Chris Claremont e John Byrne, storia che era già stata alla base di un precedente film del franchise (X-Men: Conflitto finale del 2006) che per peraltro lui stesso aveva sceneggiato. Di fatto X-Men: Dark Phoenix è un vero e proprio reboot di quel film, dove a interpretare Jean Grey era Famke Janssen. Ora, se l’idea di mostrare nuovamente su pellicola quello che già un altro film aveva mostrato non denota una grande originalità, è anche vero che stavolta Kinberg riesce a rendere una giustizia quantomeno migliore a una delle storie più amate dai fan, anche se, sul risultato finale, contano più i demeriti di Conflitto finale che i meriti di Dark Phoenix. Paragoni a parte Dark Phoenix meriterebbe un’accoglienza migliore di quanto probabilmente riceverà, perché la struttura consolidata della sua narrazione è molto più solida di tanti altri cinecomics. Per esempio Dark Phoenix, e in generale i film degli X-Men, reggono molto meglio la coralità della storia, mentre spesso tanti film degli Avengers assembravano una tale accozzaglia di eroi che finivano per soffocarsi a vicenda. Gli X-Men invece, forse perché nascono già come gruppo, riescono a trovare terreno fertile proprio nel rapporto tra i personaggi. A cominciare dal dissidio, tenero e allo stesso modo insanabile, che divide l’idealista Professor X (McAvoy) al disilluso Magneto (Fassbender), o dal rapporto intenso e complesso tra l’ex killer Mystica (Lawrence) e il mite scienziato dalla pelle blu Bestia (Hoult).

    Eppure più passano in sequenza i fotogrammi di X-Men: Dark Phoenix, più torna alla mente quella sensazione di straniamento che potrebbe prendere andando in spiaggia i primi giorni d’autunno. Un’esperienza pure soddisfacente in sé, se solo non fosse accompagnata da una mestizia che è anche difficile da celare. Non bastano i bravi attori e una storia che fila, non servono la forza dei personaggi e dell’intreccio. E non è neanche colpa di un villain un po’ incolore e di qualche scena madre che forse meritava un po’ di pathos in più. È che le logiche di mercato a Hollywood hanno seguito la legge del mutatis mutandis, e tra le cose che dovevano cambiare, a quanto pare, c’erano anche gli X-Men. Di cui Dark Phoenix, alla fine, è una lettera che non sapeva ancora di essere una lettera d’addio.

    Read more »
  • ,

    Red Sparrow: Cinquanta sfumature di spia

    In Red Sparrow Jennifer Lawrence è un’ex ballerina del Bolshoi costretta a diventare una spia specializzata in seduzione e manipolazione. Dirige il Francis Lawrence dei film di Hunger Games. In sala dall’1 marzo.

    La guerra fredda si scalda all’improvviso, irradiata dalle luci rosse del sesso, dell’intrigo, del potere. Nel centro del mirino metaforico i lineamenti morbidi di Jennifer Lawrence si fanno taglienti come una lama di coltello e intonano con grazia la nota slava di una ex ballerina del Bolshoi finita suo malgrado in un intreccio caotico di realtà e apparenze, di lealtà e tradimenti. A condurre le danze (a volte anche letteralmente) di Red Sparrow è il quasi omonimo Francis Lawrence che aveva preso per mano il franchise-simbolo della giovane attrice del Kentucky, Hunger Games, e lo avevo portato a conclusione garantendo un volume adeguato di incassi e uno star-power tuttora intatto per la sua protagonista.

    Diminika Egorova (Jennifer Lawrence) ha sempre avuto una passione, quella per il ballo, ma quando il sogno è diventato realtà l’etoile scopre nel peggiore dei modi che tutto è fuggevole. Un infortunio, un tradimento, e la vita cambia, grazie alle macchinazioni di uno zio opaco (Matthias Schoenaerts), sia nell’aspetto da cupo uomo di apparato che nelle motivazioni pervase di un’incestuosità neanche troppo velata. E così la ballerina finisce nelle grinfie di un’innominata addestratrice (una Charlotte Rampling più algida che mai) che la farà diventare una Red Sparrow, un’agente  specializzata nella seduzione e nella manipolazione delle menti.

    Solo allora entrano in gioco altri elementi, una talpa da scoprire, un fascinoso agente americano (Joel Edgerton), un gioco di inganni e controinganni dove la menzogna prende la forma inusuale della verità. La sceneggiatura di Justin Haythe (Revolutionary Road), che adatta il romanzo omonimo di Jason Matthews, si ammanta di fumo e di specchi, ma questo non vuol dire che non ci sia anche arrosto dietro la coltre grigia. La narrazione procede spedita, tra pulsioni voyeuristiche alimentate da una Lawrence mai così generosa nelle scene di nudo, e improvvisi scoppi di violenza che ci ricordano che il rosso del titolo è anche il colore del sangue. Ma è sull’incertezza della narrativa che si basa la forza di questo film. Su quel gioco dei paradossi per cui a due finali diversi corrisponde una stessa trama. Sarà il doppio gioco o il triplo gioco ad avere la meglio? Il finale non lo sveliamo ma sono le sfumature di grigio a fare la fortuna del film, magari solo due e non 50, ma la distinzione netta tra buoni e cattivi si perde in quella meno precisa tra vittime e carnefici.

    Francis Lawrence dirige con la mano sicura del mestierante, l’intesa con Jennifer Lawrence è affinata dai tre film girati assieme in precedenza, e l’attrice tra le più pagate di Hollywood si destreggia con grazia con e senza i vestiti, cosa non banale dopo lo scandalo degli scatti a luci rosse diffusi in rete da hacker, di cui lei fu la vittima più illustre. E così Red Sparrow diventa un monumento al corpo e all’ego della sua protagonista, un monumento che mostra anche di avere un respiro abbastanza ampio da supportare anche qualche sequel, qualora un buon successo di pubblico trasformi un dignitoso film spionistico in un franchise.

    Read more »
  • ,

    Passengers: Un Titanic oltre le stelle

    Jennifer Lawrence e Chris Pratt sono naufraghi nello spazio in Passengers. Dirige il Morten Tyldum di The Imitation Game. In sala dal 30 dicembre.

    2stelle

    Una nave nello spazio, verso il sogno di un nuovo mondo. Non è il Titanic ma poco ci manca, perché l’iceberg di turno arriva subito, quasi prima che il film inizi. Un piccolo asteroide, un’avaria e l’intreccio di Passengers  prende l’abbrivio, mettendo nel cassetto il nuovo mondo e concentrandosi sul viaggio, non solo dei corpi, ma anche dei cuori e delle anime. Quelli di Jennifer Lawrence e Chris Pratt, prima di tutto, e anche del regista Morten Tyldum, norvegese trapiantato ad Hollywood, reduce dal buon successo di The Imitation Game.

    Jim (Chris Pratt) si risveglia all’improvviso dall’ibernazione. Crede sia tutto pronto per la sua nuova vita e invece si ritrova naufrago su di una nave deserta. È l’unico ad essersi svegliato e mancano ancora ottant’anni all’arrivo. Gli altri dormono beati, compreso l’equipaggio, con le sole eccezioni di un droide barista (Michael Sheen) e qualche inutile tutorial olografico. Dopo un anno di isolamento Jim si trova a scegliere tra la morte e l’amore e sceglie quest’ultimo, risvegliando dal sonno Aurora (Jennifer Lawrence), affascinante giornalista e aspirante scrittrice. Dopo il disorientamento iniziale prevale ovviamente l’attrazione, nonostante sulla coppia pesino due ombre, quella del segreto di Jim e quella di un’astronave dal comportamento sempre più erratico e difettoso.

    Ripensando alla trama di Passengers è facile immaginare le concitate riunioni ai piani alti, indagini di mercato alla mano, alla ricerca di una quadra impossibile. Di un film che possa accontentare le due anime di una coppia, trovando una sua collocazione nel sovraffollato palinsesto post-natalizio, rosicchiando magari una fetta di pubblico ai cinepanettoni e alle Guerre Stellari di ordinanza. La protagonista di Hunger Games e Il Lato Positivo, il protagonista di Guardiani della Galassia e Jurassic World. Una commedia romantica all’inizio, un thriller fantascientifico alla fine, con un senso più marcato di leggerezza, senza i presagi funesti del Titanic di James Cameron per intendersi. Il meccanismo funziona solo a metà, però. La prima, per la precisione. Vuoi perché Pratt e Lawrence sfruttano al meglio la buona chimica creata sul set, vuoi perché Tyldum sembra trovarsi più a suo agio quando a parlare sono i personaggi e non gli effetti speciali.

    Dal canto suo lo sceneggiatore Jon Spaihts (Prometheus, Doctor Strange) perde la bussola a metà del cammino e le scelte dei personaggi si fanno via via più incomprensibili, colpa di una scrittura che non smussa gli spigoli e di uno script che fa pesare troppo le sue esigenze. E così tra motori che esplodono e passeggiate spaziali, eroi che soccombono e androidi che impazziscono si annacqua pure la buona chimica di cui sopra, e due convincenti Adamo ed Eva si trasformano con meno convinzione nei Jack e Rose dello spazio. Il risultato finale è che Passengers è un film pensato bene e riuscito male con buona pace dell’armonia di coppia, che rimarrà un sogno da indagine di mercato, perché se tutte le “lei” si lamenteranno della caciara del secondo tempo i “lui” non troveranno certo il riscatto sperato dopo tutte le romanticherie del primo.

    Read more »
  • ,

    X-Men: Apocalisse, Canovaccio mutante

    Terza avventura per James McAvoy, Jennifer Lawrence e Michael Fassbender nei panni dei mutanti della Marvel. Dirige Bryan Singer. X-Men: Apocalisse arriva in sala il 18 maggio.

    2stellemezzo

    Mutanti contro la fine del mondo, l’ennesima. X-Men: Apocalisse è l’ultima incarnazione di questo assioma ed è anche la terza avventura del nuovo corso cinematografico degli eroi di casa Marvel, dopo i precedenti X-Men: L’inizio e X-Men: Giorni di un futuro passato. Al centro della scena gli ormai soliti James McAvoy, Michael Fassbender, Nicholas Hoult e Jennifer Lawrence, accompagnati per l’occasione da qualche giovane di belle speranze, su tutti Sophie Turner, già interprete della serie tv più vista del mondo, Il Trono di Spade, e Tye Sheridan che sarà il protagonista di Ready: Player One, prossima fatica fantascientifica targata Steven Spielberg. Sul timone si posa invece la mano ferma di Bryan Singer, regista dei Soliti Sospetti, che insieme a Hugh Jackman è il vero trait d’union tra questi X-Men e quelli che fecero il loro esordio al cinema nell’ormai lontano anno 2000.

    L’intreccio di X-Men: Apocalisse ci porta negli anni 80 e vede riaffacciarsi alla vita un mutante antico e potente di nome Apocalisse, interpretato da un lanciatissimo ma poco riconoscibile Oscar Isaac, che converte alla sua causa quattro superuomini e li lancia in un’offensiva contro gli umani. Le sorti del mondo si reggeranno ancora una volta sul Professor X (McAvoy) e sugli allievi vecchi come Hank “La Bestia” McCoy (Hoult) e nuovi ovvero Scott “Ciclope” Summers (Sheridan) e Jean Grey (Turner), ma anche sullo spirito combattivo della mutaforma Mystica (Lawrence) e sui dubbi e sulla coscienza di Magneto (Fassbender), la figura più grigia dell’universo mutante.

    Tra i tormenti di un popolo ai margini, il desiderio di emergere, la sfida eterna tra violenza e idealismo, tra speranza e disperazione, la sceneggiatura del produttore Simon Kinberg, vera eminenza grigia della nuova onda di film con il marchio della X, sembra scritta a occhi chiusi. Con tanto di camei di prestigio, di riferimenti fumettistici – che non sveliamo per evitare spoiler – e di qualche scena di effetto sicuro e già testato, come le evoluzioni del simpatico velocista Quicksilver (interpretato dall’Evan Peters di American Horror Story). In sostanza Kinberg e Singer sembrano sempre più intenti a distillare la formula di un cinecomics inattaccabile. Ecco quindi che il racconto procede con il giusto ritmo, che le sequenze d’azione mescolano dinamismo, divertimento e il giusto pizzico di tensione. Saggia anche la gestione dei personaggi, forse grazie alla natura corale del concetto stesso degli X-Men, che ha evitato gli evidenti squilibri di film come Avengers: Age of Ultron o dell’ultimo Captain America: Civil War. Uno degli elementi di forza resta poi la chimica dei personaggi, anche quella forte di rapporti già assodati (quello tra McAvoy, Fassbender e la Lawrence, i sipari da commedia tra McAvoy e il personaggio interpretato da Rose Byrne, il legame tra Quicksilver e Magneto ecc.).

    Ma l’unico e non banale difetto di X-Men: Apocalisse è quello di avventurarsi su un territorio già mappato, di dimenticarsi di esplorare nel tentativo di perfezionare. La sensazione sgradevole alla fine è quella di trovarsi di fronte un film che segue una formula scolpita nel granito e destinata a ripetersi anche nelle prossime iterazioni. E se il fan è abitudinario e potrebbe trovare confortevole una ripetitività condita dai giusti rimandi, di certo un pubblico più esigente non si accontenterà dell’ennesimo capitolo di un franchise che, nonostante la cura della realizzazione e il talento messo in campo, mostra segni di logoramento.

    Read more »
  • ,

    Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2: Fine dei giochi

    Con Il canto della rivolta – Parte 2 si chiude anche la cinema la saga di Hunger Games. Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson e Liam Hemsworth saranno al centro della guerra civile tra i distretti con al fianco star del calibro di Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Donald Sutherland, Julianne Moore e Philip Seymour Hoffman. In sala dal 19 novembre.

    2stelle

    In autunno risuona puntuale il verso della ghiandaia imitatrice. Novembre, tempo di Hunger Games, presumibilmente per l’ultima volta. E con Il canto della rivolta – Parte 2 si chiude anche al cinema la saga ideata da Suzanne Collins e interpretata da Jennifer Lawrence, per quello che è stato con ogni probabilità il tassello fondamentale della sua elevazione al rango di star. Il film chiude quindi il percorso iniziato nel 2012 con il primo capitolo intitolato semplicemente Hunger Games, e poi proseguito con la Ragazza di fuoco nel 2013 e con Il canto della rivolta – Parte 1 nel 2014.

    E la squadra – vincente, non c’è dubbio – non si cambia, anche perché quest’ultimo capitolo è stato girato in back to back con il precedente, come testimonia la presenza nel cast di Philip Seymour Hoffman, venuto a mancare nei primi mesi del 2014. La regia resta dunque a Francis Lawrence, che gestisce il franchise dal secondo film, la sceneggiatura a Peter Craig e Danny Strong, che in passato hanno firmato lo script di pellicole apprezzate come The Town e The Butler, e che stavolta si sono trovati a lavorare su un primo adattamento curato dalla stessa Collins.

    Il risultato, di conseguenza, non si discosta molto dalla formula del Canto della rivolta – Parte 1. Le ultime fasi della battaglia tra il tirannico presidente Snow (Donald Sutherland) e i ribelli guidati da Alma Coin (Julianne Moore) vengono raccontate attraverso gli occhi di Katniss Everdeen (Lawrence) e dei suoi più o meno fidi alleati, Gale (Liam Hemsworth) e Peeta (Josh Hutcherson). E se la formula degli Hunger Games era già stata scardinata nel film precedente, con il Canto della Rivolta – Parte 2 si accentua ancora di più l’elemento politico della saga, incarnato dal duo Sutherland-Moore e dalla loro battaglia più incentrata sulla comunicazione e sulla propaganda che non sull’aspetto militare. Perché nel mondo di Hunger Games la rivolta è un reality che ha bisogno di eroi, di cattivi e di qualcuno che tira le fila dietro le quinte per spingere il popolo a decidere il destino più conveniente.

    Il tema è ambizioso anche se forse è meno divertente dell’arena piena di trappole dove sfidarsi a colpi d’arco. E di certo l’aver spezzato – e per forza di cose allungato – l’adattamento del terzo romanzo non ha giovato alle due parti del Canto della Rivolta. Così il film impiega quasi mezz’ora a ingranare, nel tentativo di ricreare l’emozione dello scioccante finale del terzo episodio, e allo stesso tempo si chiude con una fretta che smorza un po’ il pathos, lasciando che sia la parte centrale a regalarci un po’ di brividi e qualche scena d’azione mozzafiato. Il risultato finale è che solo chi ha letto il libro riuscirà a comprendere appieno le sfumature di molti passaggi, mentre chi ha deciso di affrontare solo il film vedrà scorrere sullo schermo uno schieramento di stelle costretto a ruoli meramente accessori. Solo un franchise di tanto successo poteva infatti permettersi il lusso di riservare solo poche battute – e spesso superflue – al già citato Hoffman, ma anche ad attori del calibro di Woody Harrelson, Elizabeth Banks e Stanley Tucci.

    Read more »
  • ,

    Hates – House at the End of the Street

    Hates
    HATES – HOUSE AT THE END OF THE STREET
    (House at the End of the Street)
    GENERE: Horror, Thriller
    ANNO: 2012
    USCITA: 23/05/2013
    DURATA: 101′
    NAZIONALITA‘: USA
    REGIA: Mark Tonderai
    CAST: Jennifer Lawrence, Elisabeth Shue, Max Thieriot, Gil Bellows, Krista Bridges, Nolan Gerard Funk
    DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
    TRAMA: Elissa e sua madre si trasferiscono in una nuova città e scoprono che la casa proprio di fronte alla loro è stata teatro di un duplice omicidio: una ragazza ha assassinato entrambi i genitori e poi è scomparsa nel nulla. La situazione si complica quando Elissa stringe amicizia con il solo sopravvissuto al massacro: il fratello della ragazza scomparsa..

    RECENSIONE:
    VOTO:

    TRAILER

    Read more »
  • ,

    Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook

    Il Lato Positivo - Silver Linings Playbook 7marzo

    IL LATO POSITIVO
    (The Silver Linings Playbook)
    GENERE: Drammatico, Romantico, Commedia
    ANNO: 2012
    USCITA: 07/03/2013
    DURATA: 117′
    NAZIONALITA‘: Usa
    REGIA: David O. Russell
    CAST: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Julia Stiles, Taylor Schilling, Chris Tucker, Shea Whigham, Dash Mihok, John Ortiz, Anupam Kher, Jacki Weaver, Bonnie Aarons, Brea Bee
    DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
    TRAMA: Rilasciato dopo quattro anni da una clinica psichiatra e affidato alle cure dei genitori, l’ex insegnante di storia Pat Peoples dedica la sua vita a riconquistare l’ex moglie Nikki, che lo ha lasciato per un altro uomo. La sua vita arriverà ad una svolta quando conosce Tiffany, una bellissima ragazza afflitta come lui da problemi mentali…

    RECENSIONE: Tra follia e comicità
    VOTO: 4

    TRAILER

    Read more »
  • Il lato positivo: Tra follia e comicità

    La storia di un uomo che cerca di guardare oltre le tragedie della propria vita, perché ‘ogni nuvola ha un orlo d’argento’.
    VOTO: 4

    Dal ring alla follia della mente umana: dopo il successo di The Fighter, David O. Russell torna sul grande schermo con Il lato positivo, una storia basata sull’omonimo romanzo di Matthew Quick. Candidato ad otto premi Oscar (The Fighter aveva ottenuto sette candidature vincendo due statuette), Il lato positivo, che ha consacrato definitivamente Jennifer Lawrence regalandole un Oscar per la Miglior Attrice Protagonista, può essere definito come una commedia romantica nella quale, fortunatamente, le abilità del regista riescono a non far trionfare le banalità sulle quali questo genere può a volte scivolare.
    Dalla malattia mentae al trionfo dell’amore, la pellicola ci offre un percorso autentico fatto di nevrosi, depressione e manie, senza però superare il limite e trasformare il film in un dramma strappalacrime. Nevrosi, depressione e manie raccontate per mostrare come i protagonisti del film riescano, in una situazione oggettivamente pesante, a costruire insieme quel famigerato lato positivo del titolo, per poi trasformarlo in un legame sentimentale. Complice di tutto questo è il ballo: Pat e Tiffany, il cui primo incontro sembra non portare a nulla di buono, si avvicinano sempre di più per prepararsi ad una gara di ballo, nella quale a trionfare non sarà la loro esibizione, ma il loro rapporto.
    A circondare i due protagonisti tutta una serie di personaggi raccontati anch’essi con la lente della nevrosi: dal padre di Pat (un Robert De Niro toccante e commovente) a sua madre, passando per il fratello e al suo più caro amico che vive un matrimonio infelice. Tante storie e tanti personaggi magistralmente diretti (e la conferma è rappresentata dalle quattro nomination agli Oscar per i quattro attori principali), che raggiungono il massimo del loro splendore nella scena corale che prepara il finale: con sapienza e abilità, Russel dirige una delle scene più belle e indimenticabili del film, passando dal dramma al comico e regalando a tutti gli attori la possibilità di far emergere le personalità dei vari personaggi.
    Jennifer Lawrence (Tiffany) spicca su tutti gli attori regalandoci un’interpretazione davvero unica, eccellente anche l’interpretazione di Bradley Cooper (Pat), capace di farci vivere i poco equilibrati stati d’animo del suo personaggio.

    Augusto D’Amante

    Read more »
Back to Top