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    Cannes 66: Inside Llewyn Davis, viaggio targato Coen

    Al Festival di Cannes 66, con Inside Llewyn Davis, i fratelli Coen ci riportano indietro con un viaggio d’autore.

    Indietro nel tempo agli straordinari anni ’60 (più precisamente il 1961) nello scenario newyorchese del Greenwich Village di New York, il Gaslight Cafè, meta e partenza per artisti e musicisti, dove sono passati nomi come Allen Ginsberg, Bob Dylan e Dave Van Ronk, cantautore e amico intimo del Menestrello di Duluth, scomparso 11 anni fa, qui fonte di attrazione e ispirazione per Ethan e Joel Coen nel loro ultimo e straordinario lavoro, Inside Llewyn Davis.
    La storia è quella di un cantautore folk, Llewyn Davis appunto (interpretato da Oscar Isaac), con alle spalle un disco omonimo pubblicato insieme ad un amico, che d’un tratto si ritrova senza soldi, costretto a passare da un posto all’altro, ospitare da amici e conoscenti, in bilico nel cercare di risalire la strada perduta come artista nel mondo discografico, ma provando a ritrovare un proprio equilibrio.
    Un percorso, che lo vede tra diverse disavventure, che lo portano ad incontrare i personaggi più strani, da Bud Grossman (F.Murray Abraham), guru dell’industria musicale a Chicago, con cui cerca (e ottiene) un audizione, a Roland Turner (John Goodman) arrogante suonatore di jazz, appesantito e in stampelle, portato a spasso dal suo giovane valet (Garrett Hedlund), fino alla coppia Jean (Carey Mulligan), sorella di Llewyn, e Jim (Justin Timberlake).
    Punto di riferimento la sua musica, una chitarra come compagna dalla quale non separarsi.
    On the road che racconta un’epoca, ma dalla quale si avverte un intimo respiro che lentamente si trasforma in qualcosa di più universale. I Coen orchestrano qualcosa di magico e anche se si avvertono rimani al cinema più riconoscibile, da Fratello dove sei a A serious Man, fino Barton Fink, ognuno di noi trova la sua chiave i lettura. Ricerca di stile? No, semmai una confessione appassionata per poter di nuovo far brillare la propria memoria.
    Cosa dire poi di Isaac, talento inespresso e relegato in W.E. di Madonna e Drive di Refn, qui protagonista assoluto nel ruolo della vita. Bravissimo, perfetto, commovente, ironico.
    Pellicola per riscoprire atmosfere perdute.

    Andrea Giordano

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