LOGO
  • ,

    Il Cliente: Le due anime dell’Iran

    Dopo il plauso al Festival di Cannes arriva in Italia Il Cliente, nuova opera dell’iraniano Asghar Farhadi. Un film ispirato alla Morte del commesso viaggiatore di Arthur Miller. In sala dal 5 gennaio.

    3stelleemezzo

    Una violenza nascosta, un mostro che sembra tutto fuorché un mostro e l’ombra dell’arretratezza a macchiare ogni illusione di modernità. L’ultima istantanea dell’Iran scattata da Asghar Farhadi, che torna a girare in patria dopo l’escursione francese de Il passato, è avvolta dalle nebbie della contraddizione, le stesse che rendono il suo paese un enigma spesso indecifrabile agli occhi di un occidentale. Il Cliente arriva in Italia dopo un passaggio decisamente fruttuoso all’ultimo Festival di Cannes che è valso a Farhadi il premio per la miglior sceneggiatura e la Palma d’Oro come miglior attore al suo protagonista, Shahab Hosseini.

    Mescolando la denuncia all’eco letteraria Farhadi racconta di Emad e Rana (Hosseini e Taraneh Alidoosti), coppia emancipata, rappresentanti di un nuovo ceto medio iraniano con aspirazioni moderne e velleità intellettuali. Lui insegna a scuola, entrambi sono attori in una compagnia che sta per mettere in scena La morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller. A scardinare una vita già apparentemente indirizzata c’è il destino che si tinge di violenza. Emad è uscito, Rana sta per farsi la doccia quando suona il citofono dell’appartamento in cui vivono da pochi giorni. La donna apre il portone e lascia la porta socchiusa. Quando Emad tornerà la troverà a terra soccorsa dai vicini, vittima di un’aggressione forse a sfondo sessuale. Il pudore, la vergogna, la paura impediscono a Rana di confidarsi con Emad o con gli amici e anche di andare dalla polizia. La sofferenza di Rana, la prospettiva di una serenità compromessa spingono Emad a cercare il responsabile, a dare un nome al mostro, presto individuato nel cliente dell’inquilina precedente, una donna che a dispetto dei giri di parole è sostanzialmente una prostituta.

    Il racconto, però, rifiuta il chiaroscuro, l’area resta permanentemente grigia. Perché quando Il Cliente prende forma non è quello che ci aspettiamo. La vicenda, prima di sfociare in un finale drammatico, si tinge allora di tensioni hitchcockiane. Siamo di fronte a una storia di vendetta? Alla versione iraniana del Prisoners di Denis Villeneuve? La chiave del racconto si cela nel suo sfondo, nella quinta del palcoscenico, nella Morte del commesso viaggiatore che il protagonista porta in scena a dispetto di tutto, della censura, del dramma personale. Quel racconto di un’America spaccata tra realtà e aspirazioni che sembra essere metafora dell’Iran attuale, dove gli studenti fanno i filmini al professore addormentato, come potrebbe succedere in un qualunque nostro liceo, ma dove sedersi accanto a una donna in un taxi stipato può essere inteso come una molestia. Emad è il personaggio cardine di questa dicotomia, con la sua vendetta che sembra alimentata dai motivi sbagliati, a fronte anche di una reazione di tutt’altra impronta di Rana, che della storia sarebbe la vittima.

    Il cinema di Farhadi è questo e ti lascia scosso, interdetto, di certo non indifferente. Anche se forse la mediazione letteraria ne attutisce l’impatto, crea un linguaggio complesso, troppo codificato, quando l’estetica del dubbio, la denuncia implicita di Una Separazione – il suo capolavoro – arrivavano a segno con molta più forza.

    Read more »
Back to Top