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    Il Cittadino Illustre: Blues del profeta in patria

    Oscar Martínez, premiato con la Coppa Volpi all’ultimo Festival di Venezia, è uno scrittore premio Nobel che torna nella sua Argentina dopo tanto tempo. Il Cittadino Illustre, di Gastón Duprat e Mariano Cohn, uscirà in sala il 24 novembre.

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    Uno scrittore premio Nobel e il suo paese natale, una terra da cui fuggire e a cui tornare nel viaggio della letteratura e non solo. Un film di incomprensioni e di incongruenze, di emozioni in chiaroscuro, Il Cittadino Illustre di Gastón Duprat e Mariano Cohn è stato presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia dove è valso al suo protagonista, Oscar Martínez, una Coppa Volpi come miglior interprete, e ora rappresenterà l’Argentina nella corsa agli Oscar. Nel frattempo esce anche in Italia grazie al coraggio di un distributore raffinato come Movies Inspired.

    Preso da una stretta attualità – quella dell’affaire Bob Dylan – che neanche i suoi autori avevano messo in preventivo Il Cittadino Illustre segue la vicenda dello scrittore Daniel Mantovani (Martínez), appena insignito del Nobel, che vive questo premio con sentimenti contrastanti. Timoroso che la consacrazione accademica rappresenti la sua definitiva separazione dal sentire della gente comune, e in preda anche a un periodo di scarsa vena creativa, Daniel decide di tornare dove tutto è iniziato, la cittadina fittizia di Salas in Argentina, da dove era fuggito da giovanissimo e dove non aveva mai rimesso piede, se non nella finzione letteraria.

    Ma la discesa dalla torre d’avorio, rappresentata nel film dall’Europa e dall’esilio volontario in Spagna di Daniel, finirà presto per abbandonare l’educazione della forma, i sorrisi e le strette di mano, e lasciare il posto a un disagio che cova, sintomo di un’incomunicabilità latente tra l’intellettuale emancipato, sofisticato ma anche presuntuoso Daniel e gli abitanti di Salas, semplici, genuini ma a volte meschini nelle loro beghe di cortile, nei loro doppi fini. Nel film di Duprat e Cohn lo scrittore premio Nobel e la città che ha sempre fatto da sfondo ai suoi romanzi sembrano intrappolati in una rete di sentimenti non ricambiati. Pur dovendo il suo successo alla cittadina il personaggio interpretato da Oscar Martínez lascia trasparire un disagio che finisce per trasformarsi in disprezzo, allo stesso tempo Salas cerca di capitalizzare il successo del suo cittadino illustre, sopportando male però il tradimento di chi è scappato, di chi sputa sulle proprie origini.

    Il meccanismo narrativo imbastito dallo sceneggiatore Andrés Duprat, fratello di uno dei registi, è complesso, brillante e ragionato. Ha il merito di sospendere il giudizio sui suoi protagonisti e l’unica pecca di tradire nel finale la sua natura fittizia, letteraria. Perché la freschezza dei dialoghi, i personaggi a tutto tondo, e l’occhio neorealista dei due registi potrebbero convincere gli spettatori che Il Cittadino Illustre non è altro che un documentario, un esperimento di cinema verità, così lontano dall’estetica costruita di Hollywood da creare un’illusione quasi perfetta, grazie anche all’interpretazione da applausi di tutti i suoi protagonisti, a cominciare ovviamente da Martínez. Piccola curiosità infine: tra le pieghe del racconto non manca una stoccata che pare quantomai attuale. Il bersaglio è l’Accademia di Svezia, colpevole di aver sempre trascurato l’Argentina, fino al punto da negare il Nobel anche a Jorge Luis Borges.

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