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    Justice League: Eroi dai due volti

    Esordisce al cinema la Justice League, il gruppo dei supereroi della Dc Comics con Batman, Superman, Wonder Woman, Flash e altri. Diretto da Zack Snyder e dall’ex Avengers Joss Whedon. In sala dal 16 novembre.

    Tornano le maschere e tornano i mantelli. Non che mancassero da molto in verità, ma questi – va detto – sono davvero i primi. Batman, Superman, Wonder Woman e non solo perché i tre supereroi più famosi chiamano ancora rinforzi e allora ecco Flash, Aquaman e compagnia. Per dirla in due parole ecco la Justice League, il supergruppo della Dc Comics, che nella storia dei fumetti arrivò al grande pubblico tre anni prima degli omologhi marvelliani Avengers ma che invece, al cinema, si trova a colmare un ritardo di quasi cinque anni. Il cast che era già apparso nel precedente Batman v Superman: Dawn of Justice, è confermato in toto. Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Amy Adams, Jeremy Irons e Diane Lane. A loro si aggiungono un po’ di novità: Ezra Miller (Animali Fantastici), Jason Momoa (Il trono di spade), il newcomer Ray Fisher e il premio Oscar J.K. Simmons. Il regista accreditato è Zack Snyder, già autore dell’Uomo d’Acciaio e Batman v Superman. Il film è in gran parte suo ma il montaggio finale e alcune delle ultime sequenze sono state curate dal collega Joss Whedon, dopo che il regista di 300 e Watchmen ha dovuto abbandonare il set a causa di una tragedia familiare.

    La storia della Justice League prende le mosse dal precedente Batman v Superman, e vede Batman (Affleck) costretto ad arruolare una squadra di alleati, in vista di una nuova inquietante minaccia al pianeta Terra. Una minaccia che sembra provenire da un altro mondo. Visto il tragico destino di Superman (Cavill) non resta altro che affidarsi all’enigmatica Wonder Woman (Gadot), allo scorbutico Aquaman (Momoa), all’inesperto Flash (Miller) e al robotico Cyborg (Fisher). Ma basteranno a fermare l’arrivo di Steppenwolf e delle sue armate di Parademoni?

    La prima impressione è che a scrivere Justice League non siano stati gli sceneggiatori citati nei credit, ovvero Joss Whedon e Chris Terrio (Argo), ma i vertici stessi della Warner Bros. Tutta colpa, verrebbe da pensare, della pessima accoglienza che i fan e la critica internazionale hanno rivolto a Batman v Superman. Un disamore che non ha fatto soffrire troppo il botteghino (quasi 900 milioni incassati) ma che ha fatto vacillare le certezze di lungo corso del colosso di Burbank. Colpe vere o colpe presunte che fossero, Justice League finisce per rappresentare un netto contrasto con il film precedente. Due ore scarse di durata a fronte delle due e mezzo del precedente (che diventavano tre in una versione extended decisamente più riuscita), l’abbandono totale di una qualunque traccia che porti al film successivo (se non forse nella scena post credit),  un tono leggero a fronte della cupa epicità che sembra essere la cifra stilistica di Snyder. Proprio quest’ultima è la differenza più evidente, acuita dal tocco leggero del cinema di Joss Whedon che vena di ironia molte scene e che dal frastuono degli effetti speciali lascia emergere la voce dei personaggi.

    Di contro Whedon si trova a lavorare con immagini girate da un regista diverso, ma non privo di una grossa personalità. Certo, verrebbe da chiedersi come sarebbe stato questo film se non fosse successo quello che è successo, se avremmo trovato uno Snyder annacquato, vittima di un insuccesso precedente, o se il regista avrebbe avuto ancora carta bianca. Quello che ci troviamo di fronte, invece, è un film molto compito, scritto tenendo ben presente le indagini di mercato, che sembra voler imitare, anche nei difetti (l’umorismo insistito, un villain molto anonimo), i successi della concorrenza e che però ogni tanto si vena di schizofrenia, perso com’è tra le ombre snyderiane e le luci whedoniane.

    Se a pagare sono soprattutto le ambizioni, quelle che ci avevano regalato la trilogia Batmaniana di Christopher Nolan, non tutto va per il verso sbagliato. Gal Gadot continua a scavarsi un posto nell’immaginario collettivo regalandoci la sua terza, perfetta, incarnazione dell’eroina al femminile per eccellenza. Henry Cavill si trova per la prima volta un copione che restituisce il senso di quello che è Superman nei fumetti di oggi, e i nuovi personaggi introdotti sembrano avere tutti le carte in regola per poter affrontare la sfida del botteghino in solitaria. Ben Affleck dal canto suo modera un po’ la rabbia del suo Batman, che pur ispirandosi alle storie di culto scritte da Frank Miller, aveva finito per farle diventare più un meme che non un personaggio convincente.

    Il risultato finale è che Justice League perde la vocazione all’epica e anche un pizzico di personalità, guadagna in leggerezza e nel senso dei personaggi. Basterà a conquistare il botteghino e a mantenere intatti i piani futuri? Agli spettatori l’ardua sentenza.

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    Wonder Woman: l’altro colore dei supereroi

    La supereroina più famosa dei fumetti diventa un film diretto da Patty Jenkins e interpretato da Gal Gadot e Chris Pine. Wonder Woman arriva in sala dall’1 giugno.

    Milioni di lettori, 75 anni di vita, icona del femminismo e della cultura pop. Eppure solo nel 2017 Wonder Woman esordisce al cinema, con una pellicola tutta al femminile diretta dalla regista Patty Jenkins e interpretata dall’ex modella israeliana Gal Gadot, che già aveva portato sullo schermo il personaggio nel recente Batman v Superman: Dawn of Justice, e che qui è affiancata dal Chris Pine di Star Trek. Non si tratta del primo film dedicato a un’eroina dei fumetti, già negli anni 80 il cinema aveva dedicato due ore a Supergirl, cugina meno famosa di Superman, mentre nel 21esimo secolo si conta anche il mezzo fiasco della Catwoman interpretata da Halle Berry. Wonder Woman rappresenta comunque un nuovo inizio, vuoi perché è il primo film dedicato interamente a un personaggio femminile da quando il cinecomics è diventato il genere più redditizio di Hollywood, vuoi perché per la prima volta la protagonista non deve il suo successo a una controparte maschile, ma è assurta agli onori della cultura popolare grazie alla serie a fumetti che la vede protagonista sin dai primi anni quaranta e a una serie tv interpretata da Lynda Carter che ha traslato il successo anche a un paio di generazioni successive.

    La storia, imbastita dallo sceneggiatore televisivo e fumettistico Allan Heinberg, vede la giovane Diana (Gadot), crescere sull’isola di Themiscyra, regno delle amazzoni. Ma anche se grava sulla sua vita l’ombra di una profezia Diana è comunque intrigata dall’idea di conoscere il mondo al di là della coltre di nebbia che circonda l’isola. L’occasione alla fine arriverà nella forma dell’aitante Steve Trevor (Pine), spia americana al servizio degli inglesi, intenta a svelare le oscure macchinazioni del generale Ludendorf (Danny Huston). Diana deciderà allora di mettere il suo idealismo al servizio del mondo degli uomini e sfidare apertamente il dio Ares, proprio quando le nazioni della Terra sono alle prese con il primo devastante conflitto mondiale.

    L’idea di affidare un blockbuster con un budget da quasi 150 milioni nelle mani di una regista che non dirigeva un film dal 2003 (quel Monster che valse un Oscar alla sua protagonista, Charlize Theron) rappresentava una scommessa quantomai rischiosa per la Warner Bros. che della Dc Comics è proprietaria. E l’esito è stato tanto scontato quanto sorprendente. Perché pur mostrando un certo imbarazzo nelle sequenze più prettamente supereroistiche (lo scontro finale è sicuramente il passaggio meno riuscito del film) la Jenkins riesce a dare nuova linfa all’esperienza cinecomics, come se in fondo bastasse arruolare qualcuno che non era già un fanboy, qualcuno che si lasciasse stupire dai supereroi che raccontava. Inutile dire che riuscire a farlo con personaggio tanto nuovo e allo stesso tempo tanto carico di tradizione era sicuramente l’opzione ideale per trasformare quel Wonder del titolo nel wow che è la genesi stessa della parola.

    Ecco che Wonder Woman diventa di fatto un romanzo di formazione, e il villain non è tanto il cattivo di turno che non sveliamo, quanto la realtà  dei fatti, che finisce per scontrarsi con l’idealismo ingenuo di una protagonista che crede di essere stata plasmata nell’argilla. Se l’intreccio potrà sembrare esile la trama di fondo di Wonder Woman è invece piuttosto solida, è quella di una giovane che diventa adulta e che nonostante lo scoramento trova un motivo e la forza per non smettere di combattere.

    A rendere piacevoli le quasi due ore e mezzo di Wonder Woman è però anche il talento (inaspettato e ce ne scusiamo) di Gal Gadot che dopo aver colpito piacevolmente il pubblico di Batman v Superman conferma di avere altri registri oltre alla fisicità dell’eroina d’azione. La guerriera veterana che aveva animato il film di Zack Snyder lascia il posto a una ragazza dagli occhi sognanti che si trova a suo agio anche nei siparietti più comici. Gli spassosi scambi di battute con Pine – che mostra un grande personalità nel riuscire a mettere da parte la consueta spavalderia dei suoi ruoli da protagonista – strappano più di un sorriso come pure ottima è la sintonia con la divertente attrice inglese Lucy Davis, nel ruolo della segretaria di Pine, la suffragetta Hetta Candy, a cui però andava concesso probabilmente più spazio.

    La leggerezza del tocco, la solidità dei temi trattati, l’ottima interpretazione della protagonista e di molti degli interpreti di contorno riescono a dare un pizzico di novità anche a quella che poteva essere la più scontata delle origin story e in un mercato che produce 7-8 cinecomics all’anno non è poco e sicuramente basta a bilanciare gli aspetti più negativi del film, a cominciare da quello scontro finale forzato e appesantito da un uso eccessivo della computer graphics.

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    Batman v Superman: Dawn of Justice, Scontro fra titani

    Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Jesse Eisenberg e il regista Zack Snyder portano in scena il duello inedito tra i due supereroi più famosi del mondo, Batman e Superman. Dal 23 marzo in scena.

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    Il sole e la notte, l’uomo d’acciaio, il cavaliere oscuro, le due icone più riconoscibili del pantheon fumettistico. È la logica del botteghino a far incrociare le loro strade, è lo spirito del fanboy a metterli uno contro l’altro. Batman v Superman: Dawn of Justice è il primo grande evento supereroistico della stagione cinematografica, un evento che rimette gli eroi in carreggiata dopo le libere uscite di Ant-Man e Deadpool e il passo falso (narrativo, non economico) di Avengers: Age of Ultron. La squadra è pressoché invariata rispetto al capitolo precedente, L’Uomo d’Acciaio del 2013, Zack Snyder alla regia, Henry Cavill con indosso il mantello da Superman, Amy Adams è Lois Lane. Della partita ovviamente fa parte anche Batman che prende la forma di Ben Affleck e si trova accanto il solito maggiordomo Alfred, stavolta interpretato da Jeremy Irons. Senza un villain poi non c’è suspense ecco allora che è il versatile Jesse Eisenberg a riportare sul grande schermo il malvagio Lex Luthor, onore finora toccato a gente come Gene Hackman e Kevin Spacey. E sullo schermo ci compare anche, ed è la prima volta, Wonder Woman, al secolo l’ex modella israeliana Gal Gadot, perché Batman v Superman non è solo il punto di arrivo di due tradizioni che risalgono a tre quarti di secolo fa ma anche il punto di una partenza, quella del nuovo franchise cinematografico degli eroi Dc Comics che segue la riga, forse falsa ma di certo ricca, dei rivali dei Marvel Studios.

    L’intreccio prende le mosse dalle ultime scene del film precedente che vedevano una Metropolis distrutta in uno scontro tra Superman e il cattivo di turno e da lì inizierà una sorta di processo al supereroe che vedrà scendere in campo Batman, Luthor e tutti gli attori del film, in una trama fitta, a volte un po’ convoluta, che porta alle estreme conseguenze la filosofia di base del film. Zack Snyder (300, Watchmen) si conferma un regista di grande impatto visivo e un acerrimo nemico delle mezze misure e sceglie la via dell’epos, estremizzando gli aspetti drammatici dei suoi personaggi, circoscrivendo l’azione a poche scene in sequenza, rifiutando orgogliosamente la formula battute-e-cazzotti che ha fatto la fortuna della Marvel, e arrivando fino a rinnegare la radice stessa della parola “comics”.

    La sceneggiatura firmata da Chris Terrio, un Oscar per Argo, e David S. Goyer, eminenza grigia della trilogia del Cavaliere Oscuro, sposa in pieno l’estetica dell’amato e odiato regista. E quella tra Superman e Batman diventa una sfida tra speranza e disperazione, utopia e disillusione. Che in questo film, per inciso, sembrano solo due facce di una comune follia. Ad emergere in tutto questo è senz’altro il personaggio di Batman, pescato a piene mani dalle opere di Frank Miller e molto diverso dalle precedenti interpretazioni cinematografiche. Il Bruce Wayne portato sullo schermo da un convincente Ben Affleck è un uomo rabbioso e sconfitto, costretto a un passo dalla pazzia. Resta indietro invece il Superman di Henry Cavill, probabilmente più per un difetto di personalità dell’attore che non dello script, che mostra il Kal-El di Krypton come un piccolo dio incompreso, diviso tra l’affetto per Lois e per la madre, una Diane Lane che sfrutta al meglio il poco spazio concesso, e un’atmosfera di paura e sospetto che lo circonda.

    A prescindere dai suoi eroi però non tutto funziona in Batman v Superman, vuoi perché le due ore e mezzo di durata, senza il balsamo dell’umorismo e il passatempo dell’azione, potrebbero avere la meglio su uno spettatore meno appassionato, vuoi perché le esigenze del franchise costringono gli sceneggiatori a inserire elementi di trama che allungano i tempi senza pagare dividendi, almeno non in questo film, per una dinamica da serie tv che di fronte alle cadenze più serrate, alle forme più circoscritte del cinema, si traduce in una sorgente di dissonanze se non di vere stonature. Una nota di merito invece se la guadagnano sia Jesse Eisenberg, interprete di un Lex Luthor vivido, scienziato e multimiliardario pazzo, ambizioso e pieno di tic, ma anche la Wonder Woman di Gal Gadot, tra le sorprese più gradite del film, che riscatta il genere femminile e anche quello supereroistico che troppo spesso riduce le donne (compresa una talentuosa Amy Adams) al ruolo eterno di ostaggio, e la colonna sonora di Hans Zimmer e Junkie XL che riprende i movimenti principali dalla splendida soundtrack dell’Uomo d’Acciaio e ci aggiunge un incalzante tema dedicato proprio a Wonder Woman.

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  • Batman v. Superman: Dawn of Justice, ecco il nuovo trailer

    Warner Bros. Pictures ha reso disponibile online da poche ore il trailer ufficiale di Batman v. Superman: Dawn of Justice, film diretto da Zack Snyder in uscita nel nostro Paese il prossimo 24 marzo, un giorno prima dell’uscita negli USA.
    Il trailer, che potete vedere in calce a questa news, è molto più lungo e corposo di quello uscito durante il Comi-Con di San Diego e alla fine fa la sua apparizione anche Wonder Woman, interpretata da Gal Gadot, che in questi giorni è impegnata sul set del film dedicato alla supereroina DC Comics.
    Batman v Superman: Dawn of Justice è uno dei film più attesi del 2016 e vede per la prima volta i due supereroi, Superman (interpretato da Henry Cavill) e Batman (che ha le sembianze di Ben Affleck), scontrarsi. Bruce Wayne/Batman si reca a Metropolis per affrontare Superman, per alcuni considerato una divinità, ma per altri è un criminale pericoloso. Il loro scontro, però, è un pretesto per tenerli lontani da una pericolosa minaccia che sta per abbattersi sul mondo intero.
    Scritto da Zack Snyder e David S. Goyer e basato sui personaggi creati da Jerry Siegel, Bob Kane e Joe Shuster, il film vede nel cast anche Jesse Eisenberg (Lex Luthor), Amy Adams (Lois Lane), Diane Lane (Martha Kent), Laurence Fishburne (Perry White), Jeremy Irons (Alfred Pennyworth), Jason Momoa (Aquaman) e Holly Hunter (senatrice Finch). Vi lasciamo alle spettacolari immagini del trailer del film.

    In collaborazione con Geekshow.

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