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    Tutto quello che vuoi: nonno, nipote, poesia e memoria

    Un’amicizia improbabile, un tesoro nascosto, una memoria che vacilla e la poesia che la fa rivivere. Francesco Bruni dirige Giuliano Montaldo e Andrea Carpenzano in Tutto quello che vuoi, al cinema dall’11 maggio.

    Al suo terzo film da regista, Francesco Bruni sceglie ancora una volta un racconto di crescita e cambiamento, ma con una netta differenza rispetto alle sue opere precedenti. Alessandro (Andrea Carpenzano) è un ventiduenne trasteverino che trascorre le sue giornate senza avere uno scopo preciso: turbolento e senza regole, accetta malvolentieri un lavoro come accompagnatore dell’ottantacinquenne Giorgio (Giuliano Montaldo), poeta dimenticato. L’uomo è affetto da Alzheimer e ben presto, durante le lunghe passeggiate al parco, inizia ad affiorare nella sua mente un ricordo lontano, che prelude ad una vera caccia al tesoro tra i boschi della Toscana. I due affronteranno questa avventura insieme e il legame che si formerà tra di loro sarà l’occasione per Alessandro di rivedere la sua vita.

    Lontano dagli scontri generazionali di Scialla! e dalle nevrosi di Noi 4, Tutto quello che vuoi è, finora, l’opera più affascinante di Bruni. La storia semplice riesce a farsi notare e ricordare facilmente e tutto questo grazie alla delicatezza con cui il regista si fa largo nelle intricate trame dei rapporti interpersonali mostrati nella pellicola. In punta di piedi, senza avere chissà quali enormi pretese, Bruni riflette anche sull’importanza della memoria e su come due generazioni lontane tra loro (una che conosce il significato del baciamano ad una donna e l’altra che lo reputa una fesseria) riescano a trovare terreno fertile per mettere in piedi qualcosa di potente.
    Così Alessandro è il rappresentante di quella parte di gioventù contemporanea a cui manca la giusta motivazione per iniziare a pensare cosa fare della sua vita. Giorgio, invece, è il peso del passato, la memoria da tramandare, il racconto di una brutale e mortale avventura che in molti non riescono a capire, perché troppo lontana: la guerra. Quella giusta e inconsapevole dose di motivazione di cui Alessandro ha bisogno.

    L’incontro tra i due fa scattare una serie di molle nella testa malandata di Giorgio e proprio qui si nota la bravura di Bruni. La sua regia e la sua sceneggiatura, riescono a schivare magistralmente le trappole di un artificioso sentimentalismo, tanto da concepire la malattia come qualcosa di cui si può ridere, come qualcosa di buffo, come una parentesi divertente nello sconsolato buio che questa inevitabilmente porta con sé. E il merito sta anche nella perfetta alchimia che i suoi due protagonisti, Giuliano Montaldo (che qui torna nelle vesti di attore dopo molto tempo) e il giovane Andrea Carpenzano, riescono a creare in scena.

    Tutto quello che vuoi non è solo un film sulla memoria e su come questa sia labile – vuoi per la malattia, vuoi per il poco interesse nei suoi confronti – o sui rapporti umani, ma è anche un film sulla poesia. Con atmosfere che ricordano un po’ l’Ozpetek di La finestra di fronte, Bruni mette su un intreccio che si ciba di poesia e non solo tramite l’espediente del poeta dimenticato, ma grazie alla potenza delle parole. Saranno proprio quelle scritte sui muri dello studio di Giorgio a spingere Alessandro all’azione, a scuoterlo nel profondo per partire alla ricerca di un “tesoro” dimenticato sui monti. Quel tesoro che rimetterà tutto in gioco. La poesia come arma potente, capace di congelare l’orrore della guerra e di sublimarlo per le generazioni future.

    E infine c’è Roma. Come fatto nelle opere precedenti, anche qui Bruni le rende omaggio: Monteverde e Trastevere non sono semplici contesti urbani, ma sono così radicati nella storia (e la storia è così radicata in loro) che finiscono col diventare veri personaggi.
    Semplice, poetico, delicato: Tutto quello che vuoi è un’esperienza da non perdere al cinema, che sottolinea magistralmente quanto sia importante, oggi, avere memoria di ciò che c’era (ed eravamo) ieri.

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