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    Cinema e cibo: workshop al Galà del Cinema e della Fiction

    Una delle novità della settima edizione del Galà del Cinema e della Fiction’ della Campania è il focus su cinema e cibo. Un parterre di esperti si è alternato nell’affascinate racconto di come le due arti si sfiorino, si contaminino, creando un mix davvero gustoso.

    Una delle novità della settima edizione del Galà del Cinema e della Fiction della Campania è il focus su cinema e cibo. Non poteva che essere Napoli, con i suoi straordinari sapori, aromi, colori, a dare il la all’interessante approfondimento.
    Tanti addetti ai lavori si sono alternati nel raccontare come le due arti, quella culinaria e quella cinematografica, si sfiorino, si contaminino, creando un mix davvero gustoso.
    Ha aperto i lavori la Presidente del Sindacato Giornalisti cinematografici Laura Delli Colli, tra l’altro autrice di numerosi libri dedicati al Gusto del Grande cinema.
    Perché un regista inserisce quel dato piatto in una scena del suo film? Perché un attore sceglie di recitare accanto agli spaghetti o maccheroni, come nel caso del Grande Alberto Sordi di un Americano a Roma?
    “Il cinema italiano racconta, dalla povertà agli eccessi, il nostro Paese a tavola – racconta la Presidente Delli Colli – anche il cinema naturalmente e’ parte della nostra cultura e non poteva non considerare un momento fondamentale come quello della tavola per rendere indelebile un periodo storico”.
    “Siamo a pochi mesi dall’Expo che fa dell’alimentazione un suo focus, beh come non pensare ad Ermanno Olmi e al suo amore per le tradizioni, anche culinarie, o a capolavori come Rocco e i suoi fratelli’, dove il pane spezzato a tavola dalla madre diventa quasi un gesto sacro… Siamo figli di una tradizione che dobbiamo conservare.”
    Edoardo De Angelis, regista di Mozzarella Stories e del nuovissimo Perez racconta la sua visione del cibo in sala: “Deve essere vero, commestibile e se possibile cucinato ad arte… – spiega – Ad esempio la Pezzonia che il mio Perez prepara alla figlia è stata pescata e cucinata ad arte, altrimenti il rapporto del valore dell’alimento nell’economia della scena sarebbe venuto a mancare irrimediabilmente. Quella pezzonia arriva in un momento cruciale in quel film perché la classica domanda del pescivendolo all’avvocato, ovvero in quanti siete (che è normalissima e quotidiana) crea una reazione scomposta nell’avvocato che si sente stretto in una morsa”.
    Il documentarista Piero Cannizzaro racconta il suo ultimo lavoro, Il cibo dell’anima. “Si tratta di un viaggio nella spiritualità umana viste dall’ottica del cibo. Sono entrato nelle cucine delle suore di clausura, incontrato la comunità musulmana di Torino il giorno dopo la gaffe di Ratzinger a Ratisbona, storie incredibili che racconto nei miei documentari. Il cibo e’ storia, identita’, unisce, questo e’ il motivo del successo del mio film ma soprattutto il fine ultimo del suo racconto.
    Faccio un esempio, ‘Lo spaghetto’ che sprime la profonda identità italiana, ma viene dal medio oriente e arriva in Sicilia; poi si condisce con un ingrediente che arriva dalle Americhe, eppure ci racconta e ci racconterà per sempre come simbolo di identità”
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    Per concludere in bellezza di una nuova disciplina, la ‘gustologia‘ (www.cinegustologia.it) ha parlato il giornalista Marco Lombardi, docente dell’università Suor Orsola Benincasa, che ha creato un vero e proprio ‘alfabeto visivo e sensoriale’ che permette di associare una sequenza o un intero film ad un piatto, ad un sapore o ad un grande aroma di vino.

    Rocco Giurato

     

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    Gala del Cinema e della Fiction, tra arte ed industria

    Un concept quello del ‘Gala’ di Castellammare che sotto la direzione artistica di Marco Spagnoli e dell’ ideatrice, Valeria Della Rocca, si conferma una realtà nel panorama degli eventi che guardano al lato artistico ed all’indotto dell’audiovisivo nostrano.

    Cresce e allarga i suoi orizzonti nel quadro dello Showbiz internazionale il Galà del cinema e della Fiction in Campania. Dopo la ricca anteprima al teatro Bellini di Napoli, dove è stato consegnato l’Excellence Award ad un Maestro del cinema come Peter Greenaway, la conferenza stampa di presentazione regala un nuovo premio speciale: Miglior Attrice di Fiction a Maria Pia Calzone per Gomorra, la fortunata serie targata Sky.
    Top secret invece gli altri premi, Miglior Film e Miglior Fiction, Migliore Webserie, Miglior Attore/Attrice di Film, Miglior Attore di Fiction, che saranno assegnati da una giuria di autorevoli esperti (Fulvia Caprara, Enrico Magrelli, Tonino Pinto, Alessandro Cecchi Paone, Giustino Fabrizio, il regista Riccardo Grandi, Daniele Cesarano e Pasquale Sommese Assessore al Turismo Regione Campania). Per la sezione Cinema, Perez, Song’e Napule, Take Five, Notte tempo per la Fiction, Gomorra-La serie, Un Posto al sole, L’oro di Scampia, Per amore del mio popolo-Don Diana e per le Webseries, Gli effetti di Gomorra la serie sulla gente, Il mestiere più antico del mondo e Fratelli Katano. Il Gala conclusivo che si svolgerà come di consueto nel suggestivo Castello Medievale di Castellammare di Stabia, l’11 ottobre, e sarà condotto dal regista Maurizio Casagrande, affiancato dall’affascinante Yuliya Mayarchuk, mentre la madrina di questa nuova stagione sarà la bellissima Rocío Muñoz Morales, l’attrice attualmente impegnata sul set della nuova serie televisiva su RAI 1 Un passo dal cielo.
    Un concept quello del ‘Gala’ che sotto la direzione artistica di Marco Spagnoli e dell’ ideatrice e produttrice della kermesse, Valeria Della Rocca, si conferma come una realtà nel panorama degli eventi che guardano al cinema dal livello artistico e da quello dell’industria.
    Così l’amministratore di Solaria Service sulla mission della manifestazione: “Il Gala del Cinema e della Fiction, pur prestando la rituale attenzione verso il ‘Cineturismo’, premiando l’eccellenza delle opere audiovisive realizzate nella nostra Regione, si pone quest’anno in maniera propositiva ed innovativa nei confronti di un tema ricorrente e scottante quale il ‘Cibo’, sviscerato in un’ottica cinematografica. Non a caso, tanti sono i film e le fiction girati in Campania ed in Italia, che vedono il cibo assurgere ad un ruolo se non proprio di protagonista, di certo di primaria importanza”.

    Rocco Giurato

     

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    Raoul Bova, eroe in costume da bagno

    Raoul Bova presenta Come un delfino – La serie, fiction in quattro puntate in onda dal 15 maggio su Canale 5 che lo vede impegnato nella triplice veste di attore, produttore e regista a presentare una storia che apre alla speranza.

    E’ con grande orgoglio e non poca emozione che Raul Bova, la moglie Chiara Giordano, Stefano Reali, il neo Direttore della Fiction Mediaset Antonino Antonucci Ferrara, il Presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli e il nutrito cast hanno presentato al Foro Italico Come un Delfino – La serie, in onda dal 15 maggio su Canale 5. Definito da Antonucci “uno dei prodotti più belli realizzati dalla rete negli ultimi anni”, ‘Come un Delfino – La serie’ è il ‘sequel’ dell’omonima miniserie in due parti con la regia di Reali andata in onda nel 2011 ed accolta con grande favore dal pubblico.
    Prodotto dalla Sanmarco dello stesso Bova e di Chiara Giordano, è un omaggio al mondo del nuoto e agli atleti che sanno affrontare le proprie debolezze, l’ansia da prestazione e il terrore di finire nel dimenticatoio quando non si è più dei vincenti, ma è anche un film sul coraggio di compiere scelte diverse e sulla consapevolezza che la vita ti riserva sempre una seconda possibilità. Insomma, una storia positiva, che apre alla speranza.
    “La linea della Sanmarco è di creare dei modelli di riferimento positivi – spiega Reali, autore con Bova del concept originale e regista della seconda unità –, di portare sullo schermo storie in cui c’è la possibilità di redimersi, c’è il lieto fine, in cui i sogni, una volta tanto, diventano realtà”.
    E per farlo Bova ha scommesso sul nuoto, facendo appassionare a questo sport prima Reali, poi la Rete, uno sport che “sia dentro che fuori dall’acqua è tutt’altro che noioso” e le cui dinamiche ben si adattano a raccontare una vicenda di riscatto diversa. “Con Chiara abbiamo sempre creduto in questa storia – dice Bova –, una storia che ridona speranza nel futuro, ed abbiamo lottato per realizzarla, proponendo volti nuovi, freschi e puntando sulla qualità”.
    L’attore si è immerso così tanto nel progetto che “preso per mano dal direttore della fotografia Tani Canevari” e supportato dai registi della seconda unità, Franco Bertini e Stefano Reali, si è cimentato anche nella regia. “Mi sono sentito di poter fare la regia di ‘Come un Delfino’, perché conoscevo l’ambito in cui i personaggi si muovono. Ho nuotato per tanti anni, ho gioito e ho sofferto col nuoto, per cui sapevo esattamente le emozioni che volevo far uscire dalle gare, dai rapporti col padre, con la squadra… Essere regista in questo caso specifico significava poter esprimere qualcosa che realmente ho dentro. Ho insistito moltissimo per rendere visive le sensazioni che si hanno quando si nuota, per questo ho scelto spesso il punto di vista dall’acqua verso l’alto. E’ stata un’impresa gravosa, dormivo tre ore per notte, ma anche una bella crescita artistica”.
    Crescita confermata dall’amico Reali, che ha sottolineato: “Ad un regista serve sì l’esperienza, ma anche la pancia e Raul ne ha da vendere. In questo lavoro ha tirato fuori immagini ed emozioni potenti”.

    Raul, cosa ha provato nel reimmergersi nel mondo del nuoto agonistico?
    Un’emozione bella e brutta al tempo stesso. Mi sono trovato a dover  ripercorrere i momenti di difficoltà che ho vissuto come atleta. Ho fatto una sorta di autoanalisi attraverso la quale ho compreso che mi ero impedito di vivere lo sport nella maniera più bella. A volte, posso dire di essere stato il carceriere di me stesso.

    Il nuoto è considerato uno sport individuale, ma questa serie manda un messaggio diverso…
    Il nuoto è uno sport singolo, perché nel praticarlo sei solo con te stesso e punti a superare te stesso, ma c’è anche un gruppo che nuota insieme a te, che vive insieme a te, con cui fai le trasferte, con cui esci finito l’allenamento… Il nuoto va oltre quello che si vede nella gara, è infatti uno sport di grande supporto di squadra. I nostri ragazzi, che singolarmente non sono poi così bravi ad ottenere risultati, facendo una staffetta insieme riescono a vincere, esperienza questa che è successa a me, quando gareggiavo.

    Ci sarà anche una terza serie?
    Sì, ci stiamo già lavorando. Si parlerà molto del passato di Alessandro Dominici, il mio personaggio, di quella che è stata la sua storia sportiva e personale. Se fino ad oggi lo abbiamo visto mettersi al servizio del prossimo, nella nuova serie capirà che, per poter aiutare meglio gli altri, prima deve andare alla ricerca di se stesso.

    Tornerà a firmarne la regia?
    No, preferisco restituire lo scettro a Stefano Reali che ha diretto la prima serie. E’ stato per me molto faticoso fare l’attore e il regista e a far troppo si rischia di strafare. Ma non è detto che non torni dietro la macchina la presa, se troverò la storia giusta, magari anche per il cinema. Per ora penso a far bene l’attore.

    Maria Stella Taccone

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    Ivan Cotroneo e le mamme imperfette

    Ivan Cotroneo porta sul web le sue Mamme Imperfette per una prima visione su Corriere.it della nuova serie del regista di La kryptonite nella borsa, in replica a settembre su Rai2.

    29 giorni di riprese per 220 minuti finali di montato divisi in più di 450 scene. Tutto girato a Roma, e dal vero, come si vede sin dai primi episodi dalla forte impronta realistica; mantenuta grazie a set veri – le case dei personaggi sono vere case, abitate – e nonostante una ricerca creativa costante.

    Una serie dal format molto innovativo, che hai voluto presentare in anteprima al Centro Sperimentale di Cinematografia… Un omaggio o una intenzione anche didattica?
    E’ la casa che ha cambiato la mia vita. Era dal 1992 che non ci tornavo e sono emozionato come fossi di nuovo a scuola. Come quando venni da Napoli per studiare cinema con la passione e la volontà di fare lo sceneggiatore. E’ stata davvero la casa che mi ha permesso di fare il lavoro che mi piace per vivere.
    Mi piaceva l’idea di parlare di quello che abbiamo fatto insieme, anche perché proprio in questa serie c’è stata quella stessa solidarietà e unione, grazie alla generosità, umana oltre che professionale, delle persone che l’hanno realizzata con me.

    Compresi gli interpreti? Come hai scelto Lucia, la protagonista, e le sue amiche?
    Tutto parte da un lavoro di sceneggiatura abbastanza approfondito. Abbiamo incontrato tanti attori, e attrici, ma con una serie come questa che gioca tanto sull’identificazione con i personaggi, avevo un po’ di scrupolo a lavorare con attori ultrapopolari. Ne abbiamo visti tanti, e ho potuto incontrare attori che non avevo mai visto. E’ stato entusiasmante. Anche se poi i ruoli sono diventati improvvisamente pochi e tanti di quelli che avevo incontrato non ho potuto usarli.
    In compenso, molti di loro li ho incontrati quando ancora non avevo terminato la fase di scrittura delle varie puntate e cos’, conoscendoli, ho potuto modellare i personaggi non tanto sulle loro caratteristiche, quanto piuttosto su quello che loro potevano portare.

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    Luca Zingaretti e il suo nuovo Montalbano

    L’attore torna a calarsi nei panni e nella vita del Commissario siciliano creato da Andrea Camilleri in quattro nuovi casi, con Luca Zingaretti parliamo di una esperienza che conosce, ma che è sempre nuova. E che quest’anno sembra avere qualcosa in più…

    Dopo tanti anni, è davvero possibile trovare una caratteristica inedita per una serie tanto amata?
    Mi pare ci sia una attenzione nuova, diversa. Prima il fatto che i nostri film andassero bene era considerata una costante, ma non è certo un frutto del caso. Chi partecipa a queste avventure lo fa per convinzione, e per voglia, più che per dei contratti. Lo facciamo molto anche per amicizia. Spesso l’unico modo per conservare una tigna, come si dice a Roma, nel fare le cose fatte bene.
    Sono felice di esser tornato a vestire i panni di Montalbano in questi quattro film; film che ho visto con grande piacere perché sono riusciti a rispettare le nostre aspettative, le mie in primis, che sono sempre altissime. Grazie a amici, nuovi e vecchi, siamo riusciti a fare delle cose davvero ‘Belle’ e spero che dal punto di vista dell’audience ci sia lo stesso risultato delle puntate precedenti.

    Si è pescato nella cronaca per rinnovarsi? O c’è qualcosa di più personale…?
    Cosa fanno i grandi giallisti? Raccontano il tempo in cui sono ambientate le loro storie, il momento storico di quel Paese. In questo senso le costanti di questi racconti di Camillleri sono nei personaggi e nelle situazioni, e nel misurarsi di quelli con situazioni nuove. Si respira una atmosfera più cupa, che forse è quella che si vive ora in Italia con la crisi economica, le industrie che chiudono e la gente che non se la passa tanto bene.
    Forse, l’unica cosa, dove avverto un cambiamento, che c’è da qualche storia, è che mi pare che Montalbano sia diventato più birichino con le presenze femminili, una cosa che ci ha attirato anche qualche brontolio da parte del pubblico femminile.

    Iniziano a lamentare i segni di una crisi ‘matura’? Perché questi tradimenti secondo te?
    Sicuramente per ribadire che è sempre un maschio Alpha. Ma io ho venti anni meno di lui, spero di avere tempo prima di dover parlare di rischi di crisi di mezza età.

    Da Montalbano e da attore, non temi che ritorni come questo possano creare un problema di sovraesposizione?
    A suo tempo ebbi in effetti dei malumori per le tante repliche; avevamo stabilito una strategia promozionale, col produttore, che prevedeva di farne due, al massimo quattro, ogni due anni, perché si potesse sedimentare il prodotto. Poi invece la rai ha fatto sì che le repliche andassero in onda in maniera diversa. All’epoca rinunciai a un contratto importante – dal punto di vista economico – anche per avere maggiore controllo su questo aspetto. Temevo si rischiasse di usurare il prodotto; e invece oggi siamo qui a fare conti con risultati inspiegabili, con repliche che han fatto ascolti più alti delle prime visioni…

    Una volta di più, quindi, cosa ti lascia Montalbano?
    Una sensazione che non c’entra niente: una grande dolcezza. Saranno i posti dove andiamo, la piacevolezza nel girarlo, o forse i colleghi con cui mi trovo da tanti anni e i nuovi che vengono a recitare in una famiglia che si conosce da anni.

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