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  • Jimmy Bobo – Bullet to the Head: Rocky, Rambo e Bobo

    VOTO: 4

    Tempo 10 minuti e stiamo già sorridendo alla carrellata di foto segnaletiche che ci mostrano un Sylvester Stallone giovanissimo, giovane, adulto, icona. Un inizio che, ancora più del prologo, ci immerge nel giusto mood per godere di Jimmy Bobo – Bullet to the Head, film che riporta in azione Walter Hill – ancor più del nostro protagonista – dopo una decina di anni passati tra televisione e Alieni (Prometheus compreso) vari…
    Il film è la dimostrazione dell’intelligenza e dell’esperienza di un attore capace di non prendersi sul serio tanto quanto di giocare con la propria immagine, e della capacità di un grande regista di costruire un film di azione poliziesca molto classico e – non a caso – molto fisico intorno a una presenza statuaria come quella di Stallone.
    Come dei fuoriclasse sul campo di calcio si dice che sappiano far correre il pallone, invece di correre loro stessi, qui Sly tiene la scena ed infiamma gli animi con studiatissime battute e sapienti espressioni del volto.
    Tutte le carte sono sul tavolo, da subito: l’Old Guy in età da pensione, la sua nemesi-riflesso da affrontare in uno scontro finale dopo un lungo fronteggiarsi anche a distanza, il rapporto con una figlia capace di tirare fuori il meglio di lui, un partner ‘buono’ con il quale duettare. Ma non importa. Non vogliamo una sorpresa, non vogliamo Heat, qui c’è Sly e non serve essere fan per godersi le sue battute (meglio se in originale) e i suoi stereotipi razziali snocciolati senza reale convinzione.
    E quando cita Jerry Maguire, alzatevi, la standing ovation potrebbe disturbarvi la visione.

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  • Hitchcock: Ognuno ha il suo Passeggero Oscuro

    VOTO: 3.5

    Non un documentario, non solamente un dietro le quinte della realizzazione di uno dei più grandi film di tutti i tempi e – secondo molti – del capolavoro del ‘Maestro del Brivido’, ma qualcosa di più. In ogni senso. Un esordio davvero pregevole questo del documentarista (ma anche musicista, giornalista, sceneggiatore, anche per Spielberg – The Terminal – tra gli altri…) Sacha Gervasi che, da amante del personaggio in questione, sceglie il tono giusto e una chiave di (ri)lettura che renderà la storia particolarmente gradita per il pubblico.
    Raccontare il “nostro piccolo film” diventa così l’occasione per parlare degli aspetti più nascosti di Hitchcock, quelli più oscuri – le sue ossessioni e manie, anche nascoste – come quelli più divertenti, ma soprattutto quelli più quotidiani e privati. Su tutti il rapporto con la moglie Alma. Suo ex capo, sua collaboratrice, co-sceneggiatrice e – fondamentalmente – sostegno della sua vita e della sua carriera.
    Una presenza costante nel film è anche Ed Gein, serial killer conclamato (e ispiratore dei vari Hannibal cinematografici) che vediamo spesso interagire con il nostro Alfred in un rapporto che ricorda molto quello del Dexter televisivo col padre (anche se potremmo parlare di Dark Passenger anche per Hitchcock) e che sottolinea i tanti paralleli tra ossessioni e ossessivi, ivi compreso Anthony Perkins, e che rimanda fortemente al piacere voyeuristico del regista, dell’uomo, del filmmaker fedele solo alla visione resa dalla macchina da presa.
    Le licenze sono quindi molte, ma deve essere chiara la premessa: non si tratta di un documentario né di una biografia. E’ la storia di una crisi e di una coppia. Forse nemmeno in quest’ordine. La crisi (successiva al successo di Intrigo Internazionale) di un uomo di 60 anni esaltato da tutti, ma piano scivolato nell’abitudine e dato per scontato, quando non per scavalcato; un uomo alla ricerca di nuove sfide e di nuovi rischi, per sentirsi libero. Una coppia che mette al centro una figura femminile che ritroveremo in qualche nomination tra qualche settimana, grazie anche a una maestosa e affascinante Helen Mirren, capace di mettere in secondo piano l’Hopkins nascosto sotto al trucco di Hitch (un fissità certo necessaria, ma a tratti forse un po’ troppo ‘spontanea’) e la splendida Johansson, più che discreta nei panni di Janet Leigh, soprattutto lontano dal set.
    Per il resto, tanto divertimento, registico soprattutto. Nelle rivelazioni di una personalità complessa, nelle gag ripetute e nascoste dall’icona che già all’epoca sovrastava la persona, nel gioco continuato con le immagini che ancora oggi abbiamo di Lui e del suo cinema (si vedano i tanti profili, le sue ‘ombre cinesi’ e l’ispirazione finale per il prossimo film).

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    FCAAAL XXIII, Africa e non solo

    23FCAAAL

    Giunto alla 23ma edizione, torna a Milano ma non più nel mese di marzo, bensì dal 4 al 10 Maggio 2013, il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (FCAAAL), appuntamento ormai storico, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza delle cinematografie, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

    Il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina prevede la proiezione di circa 70 titoli suddivisi in diverse sezioni:
    – Finestre sul Mondo. Con un Concorso di lungometraggi che è una accurata selezione delle ultime produzioni di fiction provenienti da Asia, Africa e America Latina che privilegia le opere di giovani registi. I film sono tutti in prima nazionale. E un Concorso Documentari che vuole dar conto del meglio della produzione documentaria dei tre continenti.
    – Concorso Miglior Film Africano, in cui l’attenzione spazia dai giovani registi a quelli già affermati.
    – Concorso Cortometraggi Africani che propone corti di finzione e brevi documentari con l’intento di promuovere i giovani registi africani ai loro primi passi nel cinema e di mostrare le nuove tendenze e le sperimentazioni.
    – Concorso Extr’A dedicato ad opere di cineasti italiani che si confrontano con altre culture e con le tematiche dell’immigrazione, per restituire l’immagine di un’Italia che si fa interprete della diversità culturale.
    E tutti ridono…, con le più divertenti commedie da Africa, Asia e America Latina selezionate con la collaborazione di Gino e Michele di Zelig.

    Tutti i film in concorso concorrono all’assegnazione di diversi premi per un montepremi totale di circa 50.000 euro.

    Come ormai da alcuni anni il Festival dedicherà una particolare attenzione ai film che ci raccontano l’attualità delle rivoluzioni nei paesi arabi con la sezione Mondo Arabo atto III.
    Abbracciando lo slogan “Il Razzismo è una brutta storia”, il Festival partecipa ancora una volta alla campagna lanciata da laFeltrinelli (casa editrice e libreria). Questa collaborazione tra FCAAAL e laFeltrinelli ha dato vita al Premio “Il Razzismo è una brutta storia”, che sarà consegnato al miglior film che affronta il tema del razzismo.

    La principale sezione fuori concorso di questa 23° edizione sarà Films That Feed (FTF).
    In attesa dell’Expo 2015, il Festival e l’ong ACRA-CCS partecipano agli Expo Days di maggio  con una selezione di film sulle sfide dell’alimentazione e della sostenibilità.  Senza perdere l’impronta creativa e autoriale, le opere selezionate ci introducono ed approfondiscono i temi cardine della prossima EXPO milanese: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”: dalle eccellenze della gastronomia alla sicurezza e salute alimentare, dalla sovranità alimentare alla produzione agricola sostenibile e la preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche.
    Vi invitiamo a gustare questi film come fosse piatti di un menù prelibato e preparato con cura.
    Non  mancheranno in occasione delle proiezioni degustazioni e laboratori di cucina. Tra i menù:

    Menù Gourmet – serate speciali sul modello CINE-CHEF, con i film: PERÙ SABE: LA COCINA, ARMA SOCIAL di Jesus M.Santos (Perù-Spagna) presentato alla Berlinale 2013. Seguiamo due famosi cuochi internazionali, Ferran Adria e Gaston Acurio in un viaggio attraverso il Perù e la sua cucina: risultato di un metissage di tradizioni e culture, punto di incontro tra educazione/sviluppo economico/ambiente, strumento di emancipazione e costruzione del proprio futuro per i giovani che vivono in zone depresse del paese e che frequentano la scuola di chef e  JIRO DREAMS SUSHI di David Gelb (Usa / Giappone) che ci racconta la storia di Ono,  lo chef di shushi più bravo del mondo. Il suo piccolo ristorante, Sukiyabashi Jiro, è nascosto in una stazione della metropolitana di Tokyo, ha solo dieci posti,  si è guadagnato 3 stelle Michelin e la lista di prenotazione prevede un mese di attesa.

    Menu tradizionale:  HAVE YOU SEEN THE ARANA? di Sunanda Bhat (India) alla scoperta del Kerala delle sue tradizioni culturali e agricole; e della lotta per la difesa della biodiversità; sempre dalla Berlinale COUSCOUS ISLAND di Francesco Amato e Stefano Scarafia girato in Senegal dove c’è un presidio slow food per il cous cous di miglio;

    Menu contadino: A GALINHA QUE BURLOU O SISTEMA di Quico Meirelles dove una gallina prende consapevolezza del suo destino di pollo da allevamento e decide di cambiare il corso degli eventi.

    Menù per bambini: THE ORANGE SUIT di Dariush Mehrjui, commedia iraniana che racconta la storia di un fotoreporter che si appassiona al Feng Shui, scopre la sua “anima green” fino a diventare netturbino per contribuire alla pulizia della città. Diventerà un’icona per tutti, figlio compreso, tranne che per la moglie che chiederà il divorzio…

    Menù creativo: AGUA BENDITA) di Octavio Guerra ambientato tra Nicaragua e Costa Rica sulla messa in scena di uno “spettacolo teatrale” di strada in un villaggio per sensibilizzare gli abitanti sull’importanza vitale dell’acqua.

    Menù Dessert: THE FRUIT HUNTERS ultimo film  della cinese-canadese Yung Chang (pluripremiata con il suo China Heavyweight), succulentissima opera su ogni sorta di varietà, forma, colore, gusto e uso della frutta nel mondo.

    Milano 4 -10 maggio 2013
    http://www.festivalcinemaafricano.org/

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    La città ideale

    Locandina italiana

    LA CITTA’ IDEALE
    GENERE: Drammatico
    ANNO: 2012
    USCITA: 11/04/2013
    DURATA: 105′
    NAZIONALITA‘: Italia
    REGIA: Luigi Lo Cascio
    CAST: Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Massimo Foschi, Alfonso Santagata, Roberto Herlitzka, Aida Burruano
    DISTRIBUZIONE: Cinecittà Luce
    TRAMA: Michele Grassadonia è un fervente ecologista. Molto tempo fa ha lasciato Palermo per trasferirsi a Siena, che lui considera, tra tutte, la città ideale. Da quasi un anno sta portando avanti un esperimento nel suo appartamento: riuscire a vivere in piena autosufficienza, senza dover ricorrere all’acqua corrente o all’energia elettrica. In una notte di pioggia, Michele rimane coinvolto in una serie di accadimenti dai contorni confusi e misteriosi. Da questo momento in poi, la sua esperienza felice di integrazione gioiosa nella città ideale comincerà a vacillare.
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    In concorso alla 27. Settimana Internazione della Critica

    RECENSIONE: esordio coraggioso per Lo Cascio
    VOTO: 3.5

    TRAILER

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    Il volto di un’altra

    Locandina italiana

    IL VOLTO DI UN’ALTRA

    GENERE: Commedia
    ANNO: 2012
    USCITA: 11/04/2013
    DURATA: 83′
    NAZIONALITA‘: Italia
    REGIA: Pappi Corsicato
    CAST: Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Lino Guanciale, Iaia Forte, Angela Goodwin, Franco Giacobini
    DISTRIBUZIONE: Officine Ubu
    TRAMA: Bella è la splendida ed esuberante conduttrice di un famoso programma televisivo sulla chirurgia estetica, appena licenziata per il calo di ascolti. René è suo marito, un medico chirurgo che nello stesso programma effettua gli interventi sugli ospiti.
    Bella, infuriata, lascia lo studio televisivo e, sulla via del ritorno a casa, ha un brutto incidente d’auto e rimane fortemente sfigurata. Ma quello che potrebbe sembrare il colpo di grazia che sancisce la fine della carriera di Bella, si rivela invece essere un’ ottima occasione per rilanciare la propria  immagine.
    Bella decide infatti di farsi ricostruire dal marito un volto totalmente nuovo, un volto con il quale vendicarsi di chi la dava per finita e riconquistare l’attenzione e l’amore del suo pubblico. Questa notizia crea ovviamente non poca curiosità ed eccitazione, soprattutto tra i pazienti della clinica in cui Bella è ricoverata.
    Proprio questa clinica, situata tra le montagne incontaminate del Sud Tirolo, diventerà scenario di personaggi, situazioni divertenti e paradossali: una suora  con l’ossessione di somministrare purghe a tutti, Tru Tru l’addetto all’impianto fognario con velleità canore, ecc… Intanto tutti si chiedono una sola cosa: come sarà il nuovo volto di Bella?
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    Il film è finanziato dal MiBAC e dalla BLS (Business Location Südtirol)
    Festival Internazionale del Film di Roma 2012 – In concorso

    RECENSIONE: Occasione sprecata
    VOTO: 2

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    L’ipnotista

    Locandina italiana

    L’IPNOTISTA
    (Hypnotisören)
    GENERE: Drammatico, Thriller
    ANNO: 2013  USCITA: 11/04/2013 DURATA: 122′
    NAZIONALITA‘: Svezia
    DISTRIBUZIONE: Bim
    REGIA: Lasse Hallström
    CAST: Tobias Zilliacus, Mikael Persbrandt, Lena Olin, Helena af Sandeberg, Oscar Pettersson, Anna Azcarate
    TRAMA:  L’ispettore Joona Linna ha un testimone oculare della brutale carneficina di una famiglia nei sobborghi di Stoccolma. Il testimone, il figlio adolescente della famiglia è vivo per miracolo e non può essere interrogato in maniera convenzionale. Anche la figlia maggiore è scomparsa misteriosamente. Sembra che qualcuno stia cercando di annientare l’intera famiglia e Joona Linna teme che la ragazza possa essere la prossima vittima dell’assassino. Lottando contro il tempo, Linna persuade l’ipnotista interpellato Erik Maria Bark a fare un tentativo per comunicare con il ragazzo e farlo parlare sotto ipnosi. Erik Maria Bark rompe la sua promessa solenne di non praticare più l’ipnosi e così ha inizio un pericoloso viaggio nell’oscurità smisurata del subconscio.

    RECENSIONE: Profondo bianco
    VOTO: 3

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    Peter Greenaway e la sua crociata anti-religiosa

    Al Festival del Film di Roma il regista gallese Peter Greenaway presenta Goltzius and the Pelican Company, sua personale crociata anti-religiosa in un film ad alto tasso erotico che si pone di demolire alcuni miti dei credenti.

    Non ci si aspettava un film di questo tipo, da dove trae la sua immaginazione?
    Avete già visto alcuni dei miei film? Allora la nozione del nudo non sarà una sorpresa per voi. Allo stesso modo l’idea di dare priorità all’aspetto visivo allo stesso tempo di combinare l’arte pittorica e il cinema non vi saranno nuove se avete già visto il mio cinema.
    Pensavamo sopratutto ai vari temi del Vecchio Testamento che ha affrontato, da Adamo ed Eva ad Salomé e Giovanni Battista.
    Dimenticavo che stavo parlando con degli italiani. Tutte le vostre nonne immagino erano devote cattoliche, ma credo che oramai sarete tutti dei ragionevoli atei. Comunque la si rigiri la nostra società è stata influenzata da nozioni giudaico-cristiane. Personalmente sono inorridito dalla negatività della religione ed in particolare di quella cristiana. Il cristianesimo dovrebbe essere una forza che promuove la creatività, la fecondità, l’andare avanti ed il progresso, ed invece è molto negativa e l’opportunità che il cristianesimo ed il sesso vadano a letto insieme è praticamente inesistente. Ed è detto all’inizio della genesi che Adamo ed Eva non debbano ‘scopare’. Ma se non avessero ‘scopato’ io non sarei qui a parlare con voi.
    Ma gli amanti possono fare sesso dopo il matrimonio…
    Anche questa soluzione è vista di sbieco dalla religione cattolica. Dovresti farlo attraverso un lenzuolo e con le luci spente. Ma la realtà è che 95% degli atti sessuali sono a scopo ricreativo, e non funzionali a procreare, quindi sembra esserci un’enorme malagestione da parte della chiesa di quello che è un argomento enorme.
    Sicuramente è un aspetto importante delle controversie della chiesa da diversi anni e che la allontana dalla modernità
    Voi cattolici la modernità di fatto l’avete persa nel 1517 quando siete stati rimpiazzati dai protestanti nei paesi chiave in Europa. Vi siete persi l’illuminismo, vi siete persi la rivoluzione industriale. Lo sviluppo vi ha lasciato indietro perchè il cattoliscesimo è sostanzialmente fondato sull’ignoranza, mentre il protestantesimo, pur con tutte le sue pecche, cerca di abbracciare il presente e guardare al futuro.
    La religione sembra essere per lei un argomento moderno, è così?
    E’ molto facile criticare la religione in particolare il cristianesimo, fin troppo facile. Alcuni dei miei amici protestanti mi chiedono: ‘perchè continui a perdere il tuo tempo a criticare la religione?’, sostanzialmente perché nessuno oggi di alcun calibro intellettuale crede ancora in quella stupida mitologia. La mitologia cristiana è di enorme diletto ma sostanzialmente è priva di significato. Il Vaticano stesso ha smesso di puntare sull’Europa  e ora cerca i suoi nuovi bacini in Africa e Sudamerica tra le persone superstiziose. E spero inoltre che nessuno di voi sia mussulmano perché non vorrei essere l’oggetto di una fatwa, ma sicuramente anche l’Islam finirà per disintegrarsi entro le prossime due o tre generazioni. Con I giovani che hanno accesso a sempre più informazioni, presto tutta la mitologia di matrice religiosa sarà spazzata via.
    Quindi il suo messaggio è: chiudiamo con il placebo della religione e guardiamo avanti ad un mondo libero da restrizioni?
    Si, perché per la prima volta siamo rimasti tutti quanti soli. Dio é morto, il diavolo è morto, non possiamo più incolpare Sigmund Freud perché oramai è screditato. Non c’è più nessuno a cui attribuire delle colpe. Per la prima volta nella storia del mondo siamo soli. Dobbiamo addossarci le nostre responsabilità e questo nuovo senso di assoluta libertà terrorizza molte persone. Ma allo stesso tempo dovrebbe motivarci, perché non c’è più nessuno da incolpare, e siamo finalmente i padroni del nostro destino. Finalmente abbiamo la libertà alla quale siamo stati disabituati politcamente, religiosamente e psicologiacamente per secoli, usiamola!
    Quali sono gli elementi che secondo lei rappresentano meglio I tempi moderni?
    Per esempio, il film apre con una scelta, Goltzius dice agli spettatori che possono o essere rappresentati dal cristianesimo, e quindi il vecchio testamento, oppure dalla corrente dell’umanesimo. Stiamo nel sedicesimo/diciassettesimo secolo e, se vi ricordate, in questo paese c’era un grande scontro tra le due correnti: Come si faceva quindi a mettere il cristianesimo in associazione con l’umanesimo? Possiamo considerare Virgilio un ‘pre-cristiano’? Possiamo includero Omero in paradiso? Sono dei grandi problemi intellettuali. C’è stato nel Rinascimento italiano una grossa attenzione verso la grande questione dell’umanesimo. Ci sono stati una serie di luminari che hanno lottato per fare combaciare gli opposti di umanesimo e cristianesimo, da Erasmo da Rotterdam a Giordano Bruno. Ma la questione rimane irrisolta.
    E quindi io non ti rispetterò per la tua religione, ma mi sforzerò maledettamente di proteggerti da ogni forma di sfortuna in nome dell’umanesimo. Sostanzialmente perché considero che la vita sia sacra, ma non da un punto di vista religioso, ma piuttosto da una prospettiva Darwiniana, da un punto di vista evolutivo.
    Quale è la sua prospettiva, non necessariamente religiosa, diciamo il suo modo di interpretare il mondo?
    Mettiamola così, vengo da una lunga tradizione di persone che possiamo descrivere come rurali. Come sapete la tradizione brittannica è molto associata alla natura. Siamo stati I primi a scalare le Alpi. Voi italiani non vi siete mai preoccupati di scalare le Alpi, l’hanno scalata per primi gli stupidi inglesi, che sono stati anche I primi a scrivere poesi liriche, e la stessa idea di romanticismo l’abbiamo iniziata noi, e neppure I tedeschi. Quindi siamo stati I primi ad avere una relazione profonda con la natura, ed intendo la Natura con la N maiuscola. Darwin, che credo fermamente essere l’uomo più grande di tutti I tempi, creò un sistema di pensiero che era fortemente legato all’ordine naturale, e che era enormemente confortante. Sebbene I miei genitori ed I miei avi non erano assolutamente fattori – mio padre era un ornitologo, mio nonno uno giardiniere specializzato in rose, e mio bisnonno un taglialegna – sapevano tantissimo del loro paese dal punto di visto naturale. E non lo facevano affidandosi a manuali, lo facevano attraverso le loro  osservazioni personali. Quando avevo circa otto anni mio padre mi portava in Olanda con  un paio di binocoli attaccati agli occhi, e probabilmente saprete che l’Olanda è un paese bagnato, umido e fangoso. Quindi ho passato la mia gioventù girovagando ed osservando gli uccelli in Olanda. E quelle nozioni mi sono rimaste, quindi oggi in base al suono solamente posso dirvi la differenza tra un rigogolo e un cardellino. Semplicemente in base al suono. E pensavo all’epoca che qualsiasi bambino potesse distinguere I cinguettii dei due uccelli, e mi sono accorto dopo che molto persone non possono distinguere, non dico I suoni ma di fatto, tra un piccione ed un passero. Ma è anche vero che questi ragazzi mi sapevano dire la differenza tra una Alfa Romeo ed una Lamborghini, ed io non ero in grado. Quindi molto è legato all’influenza parentale. Io ho due figlie da un primo matrimonio, e le portavamo in giro per gallerie d’arte a Londra e per il mondo, e loro lo odiavano, tutto ciò che volevano fare era essere a con gli amici, o a casa a guardare la tv. Adesso sono nella quarantina ed una è una scultrice e l’altra un’argentiere, quindi è curiosio che nonostante in giovane età si rifiuti queste influenze parentali, diventano molto importanti nel corso degli anni.
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