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    Autobahn: Fuori controllo, Trans-Europa Express

    Inseguimenti, adrenalina e amore per Autobahn: Fuori Controllo, un thriller diretto da Eran Creevy e interpretato da Nicholas Hoult e Felicity Jones. In sala dal 16 febbraio.

    Acceleratore a tavoletta, ruote che sgommano, e via a tutta velocità sulla strada che porta all’amore. E solo la forza dei sentimenti e l’ostinazione dei suoi produttori hanno permesso ad Autobahn: Fuori controllo di tagliare il traguardo e di schivare gli ingorghi e gli ostacoli lungo il cammino. Il piccolo thriller diretto da Eran Creevy e interpretato da due divi in rampa di lancio come Nicholas Hoult (X-Men, Mad Max: Fury Road) e Felicity Jones (Rogue One, La Teoria del Tutto) è sopravvissuto infatti alla bancarotta della Relativity che per prima aveva investito nel progetto e ora approda nelle sale italiane grazie a M2 Pictures.

    La storia è quella di Casey (Nicholas Hoult), ladro d’auto e spacciatore americano in trasferta a Colonia, che in Europa trova all’improvviso l’amore di Juliette (Felicity Jones), anche lei espatriata, e per lei si lascia alle spalle la vita da criminale. Peccato però che il destino abbia in serbo ben altro e che lo spettro della malattia incomba sulla coppia. Ecco allora che Casey, alla ricerca disperata di soldi per pagare le cure a Juliette, decide di mettere a segno il classico ultimo colpo e finisce in mezzo alla guerra non dichiarata tra due signori del crimine, il rozzo e spietato Geran (Ben Kinglsey), il raffinato ma sempre spietato Hagen Kahl (Anthony Hopkins).

    Lo script firmato dallo stesso Eran Creevy (Welcome to the Punch) e dallo sceneggiatore F. Scott Frazier (xXx – Il ritorno di Xander Cage) coniuga in un film d’azione la più classica delle premesse, quella dell’uomo disperato costretto ad azioni altrettanto disperate per salvare l’amore della sua vita. L’estetica dell’inseguimento, che a partire dagli anni 70 e dell’evoluzione dell’arte dello stunt segnò un intero filone cinematografico, trova in Autobahn: Fuori controllo (Collide in originale) una testa di ponte anche in questi anni 10. Il contributo di due stunt coordinator di primo livello come Tom Struthers (la trilogia del Cavaliere Oscuro) e Ben Collins (Skyfall e Spectre) è quindi il fulcro su cui poggia la leva del film che, quasi con orgoglio, rifiuta il massiccio intervento della computer graphics (al contrario della saga di Fast & Furious di Vin Diesel) ed esalta la sua natura genuina ma non meno adrenalinica.

    Inutile dire che le sequenze d’azione sono di buon livello e risollevano il film anche quando si ha l’impressione che la trama non possa reggere al peso di un attento fact-checking. Negli episodi migliori delle sue evoluzioni automobilistiche Eran Creevy incanala l’energia di Ronin, il thriller di John Frankenheimer che proprio alla fine degli anni 90 e prima dell’avvento di Vin Diesel e Paul Walker, fu uno degli ultimi grandi episodi del filone a cui si accennava sopra. Peccato però che verso la fine del film i modelli di automobile comincino a farsi sempre più nuovi, sempre più fiammanti (Bmw, Jaguar, Aston Martin e Mercedes) sempre più usciti dalla showroom di un concessionario. La sensazione finale è che l’aspetto genuino, che era stato uno dei punti di forza del film, lasci a poco a poco spazio alla logica del product placement, della sponsorizzazione a tutti i costi.

    Un capitolo a parte va dedicato al cast. Da un lato i due protagonisti, Nicholas Hoult e Felicity Jones, il cui successo è probabilmente la molla che ha convinto produttori e distributori a scommettere su un film che inizialmente avrebbe dovuto vedere in scena Zac Efron e Amber Heard. Dall’altro lato due grandi vecchi come Anthony Hopkins e Ben Kinglsey, che negli ultimi anni hanno mostrato di non essere schizzinosi in fatto di copioni, ma che è sempre un piacere rivedere, meglio ancora insieme. I due premi Oscar saranno pure costretti a incarnare due personaggi non particolarmente sfumati ma li portano sullo schermo con una grazia che forse eccede anche le pretese.

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    Rogue One: Storie di guerra in una galassia lontana lontana

    La saga fantascientifica più famosa del mondo torna con uno spin-off intitolato Rogue One. Alla regia il Gareth Edwards di Godzilla. Protagonisti: Felicity Jones e Diego Luna. In sala dal 15 dicembre.

    3stelle

    Niente Jedi, niente Skywalker e niente spade laser. Nella galassia lontana lontana inventata da George Lucas restano solo una guerra, i suoi soldati, le sue vittime. Rogue One: a Star Wars story segna l’inizio di una nuova era per uno dei franchise più redditizi della storia del cinema. Il film diretto da Gareth Edwards (Godzilla) e interpretato da Felicity Jones (La Teoria del Tutto), Diego Luna (Milk) e Ben Menedelsohn (Bloodline) non è infatti l’Episodio VIII della saga ma uno spin-off ambientato qualche mese prima della pellicola originale, di cui riprende anche alcuni personaggi.

    Le luci della ribalta lasciano per una volta da parte la famiglia Skywalker e si concentrano su Jyn Erso (Felicity Jones), figlia di uno scienziato costretto a servire l’impero galattico (Mads Mikkelsen), che insieme a un manipolo di valorosi cercherà i piani per distruggere la Morte Nera, l’arma più temuta dai ribelli.

    Gli sceneggiatori Chris Weitz e Tony Gilroy si avventurano in un territorio inesplorato per i fan di Star Wars, quello del war movie. La mappa del genere però è decisamente tracciata e in fin dei conti basta solo adattarla ai canoni della fantascienza. La squadra guidata da Edwards (ma anche da Gilroy che pare abbia rigirato una parte del film) si invola così sulla scia dei grandi classici del cinema bellico. Da Quella sporca dozzina ai Cannoni di Navarone passando per Il ponte sul fiume Kwai.

    Rogue One mette quindi da parte gli eroi, con i loro poteri magici, e lascia il campo ai soldati che muoiono o vincono, e qualche volta muoiono lo stesso. I protagonisti profondamente umani di questa Star Wars Story sono nuovi, pur nella loro classicità. E forse proprio per questo conquisteranno anche i fan che avevano accolto con più scetticismo il recente Episodio VII, vittima – si diceva – di un eccesso di rimandi alla trilogia originale. I rimandi, per la verità, non mancano neanche qui (dall’annunciato ritorno di Darth Vader a qualche guest star a sorpresa) ma senza l’impressione della copia carbone. E così il nuovo droide K-2S0, a cui spetta l’immancabile ruolo di spalla comica, più che al dorato C3-Po sembra rifarsi a un cinismo in cui i fan dell’animazione televisiva ritroveranno il Bender di Futurama.

    Rogue One non è un film perfetto. L’inizio è debole, didascalico, qualche personaggio (il ribelle fondamentalista interpretato da Forest Whitaker) sembra un po’ superfluo e le interpretazioni dei protagonisti non sono tutte indimenticabili (il migliore forse è l’ottimo Ben Mendelsohn) ma ha comunque la forza di riscattarsi con un finale maestoso e dolente che ha pochi eguali anche nella serie principale. L’impressione è che il futuro della creatura di George Lucas passi da qui. Perché non ci si potrà sempre affidare alle dinamiche di una saga familiare e perché Rogue One ci dimostra che in fondo la galassia lontana lontana ha tante cose da dire, a cominciare da questa piccola grande storia di guerra.

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