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    Fast & Furious: Hobbs & Shaw – Adrenalina e afa

    Jason Statham e Dwayne Johnson sono i protagonisti Fast & Furious: Hobbs & Shaw, spinoff della celebre saga con Vin Diesel. Alla regia il David Leitch di John Wick e Deadpool 2. In sala dall’8 agosto.

    Un po’ di adrenalina a risvegliare un agosto particolarmente sonnacchioso ai botteghini. Ci pensano Dwayne “The Rock” Johnson e Jason Statham, i due eroi d’azione protagonisti di Fast & Furious: Hobbs & Shaw, spinoff della saga che ha reso celebri Vin Diesel e il compianto Paul Walker. Alla regia un vero specialista, David Leitch, ex coreografo di scene action che in passato ha diretto film come John Wick e Deadpool 2.

    La trama, tessuta da Chris Morgan, sceneggiatore della serie principale, sembra voler colmare il gap – per la verità sempre più sottile –  che separa il franchise dal genere dei supereroi. Ecco allora comparire un villain metà uomo e metà macchina (Idris Elba), un Terminator moderno che si definisce un Superman nero, ma che sfoggia un armamentario più simile a quello di Batman. Il piano è semplice: scatenare un’epidemia sulla popolazione della terra in nome di una vaga e non troppo sensata rivoluzione tecnologica. Per placare la ambizioni neo-darwiniste del cattivo di turno intervengono i due componenti più diversi della gang di Fast & Furious, il cacciatore di criminali samoano Hobbs (Johnson) e l’ex agente segreto e killer Shaw (Statham). Stili diversi e qualche conto da saldare, i due si gettano (letteralmente) a capofitto in un’avventura dove è coinvolta pure la sorella di Shaw, anche lei agente segreto (Vanessa Kirby).

    Rispetto agli episodi della saga principale si segnala un ricorso meno ossessivo alle macchine-feticcio e una presenza più massiccia della componente umana nelle scene d’azione. E del resto il curriculum del regista non lasciava presagire altro. Ciò non toglie che nella prima parte il meccanismo funzioni, specie considerato che il film non ha sostanzialmente una trama, una trama sensata quantomeno. Allora Leitch decide saggiamente di non prendersi troppo sul serio e di calcare la mano sulla commedia e sulla sfida tra i due protagonisti, impegnati tanto a beccarsi tra loro quanto a riempire di botte i malcapitati avversari. E così il montaggio parallelo della prima sequenza ha il giusto livello di ironia e le scene d’azione sanno essere mozzafiato, anche se preferiscono di gran lunga l’effetto digitale alla vecchia arte dello stunt. Un contributo positivo arriva anche dalle tre scene cammeo del film. Ospiti d’eccezione il Deadpool del cinema Ryan Reynolds, la premio Oscar Helen Mirren e il comico americano Kevin Hart nel ruolo di uno spassoso maresciallo dell’aria.

    Ma il problema di Fast & Furious: Hobbs & Shaw è quello di ogni film della serie: quando cala il ritmo resta ben poco, se non lo scontato tema della famiglia. In questo caso succede nella seconda parte del film, nel viaggio alle radici del personaggio di Hobbs, nelle natie Samoa. Tra un haka prima dello scontro finale e, guarda caso, qualche problema con un fratello lontano, si va a parare sempre lì e si prega che torni presto il momento delle botte e dell’adrenalina. Il momento torna, e non c’è neanche troppo da attendere, ma quell’intervallo è letale nella percezione del film, perché ricorda che sotto il velo del caos i re degli incassi sono nudi e forse anche un po’ vuoti

     

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    Fast & Furious 8: Più veloci di tutto

    Vin Diesel a tutto gas affronta la più bella delle minacce, Charlize Theron. F. Gary Gray dirige Fast & Furious 8, nuovo capitolo della saga che sconta ancora il lutto di Paul Walker. In sala dal 13 aprile.

     

    Lo spettacolo deve continuare. Anche quando a calare è il sipario più tragico. Era il novembre 2013 quando Paul Walker morì in un incidente automobilistico, mentre sfrecciava con la sua auto in una corsa di beneficenza, proprio come avrebbe fatto Brian, il suo personaggio più famoso. Sono passati tre anni e mezzo e l’uscita di Fast & Furious 8 mette Vin Diesel e la sua banda di piloti spericolati alle prese con la battaglia più difficile, quella di affrontare il nuovo film del franchise più redditizio di casa Universal senza un amico e senza una delle colonne portanti della serie. La missione non era delle più semplici, né per Diesel, né per il regista F. Gary Gray, nonostante il cast con gli anni si sia arricchito di tanti nomi, da Dwayne “The Rock” Johnson a Jason Statham, da Kurt Russell fino alle aggiunte più recenti, Charlize Theron ed Helen Mirren.

    L’insaziabile sete di stupore dei fan della serie porta lo sceneggiatore di punta, Chris Morgan, a imbastire uno degli stratagemmi narrativi più in voga nell’ultimo anno, quello della guerra interna al fronte dei buoni. Dopo Batman e Superman, dopo Capitan America e Iron Man, tocca a Dom Toretto (Diesel), pilota e criminale, affrontare i complici delle sue ultime imprese, la sua “famiglia” come la definisce, tra cui la compagna Letty (Michelle Rodriguez) e l’agente federale Hobbs (Johnson). Tutta colpa delle macchinazioni di Cipher (Charlize Theron), hacker dai capelli biondi che svela la sua natura di eminenza grigia, un’ombra che non si concretizza solo nel presente ma risale anche la china del passato, riscrivendo con luce sinistra tutti gli avvenimenti della saga.

    C’è stato un tempo in cui per Fast & Furious si intendeva un film d’azione ambientato nel mondo delle corse clandestine, tra i bolidi che sfrecciavano per le strade poco illuminate e i corpi formosi di attrici-modelle che agitavano la bandiera dello starter. Nei primi anni del decennio però qualcosa è cambiato. Sempre fast e sempre furious ma la crescita esponenziale degli incassi e del budget a disposizione ha finito per sfumare a poco a poco un muro divisorio netto, quello che divideva le evoluzioni automobilistiche di Vin Diesel e Paul Walker dall’adrenalina spionistica di Ethan Hunt e della squadra di Mission Impossible. Con Fast & Furious 8 si fa poi ancora un passo avanti. La scena delle auto teleguidate, l’assalto al sottomarino e le supercar che sfrecciano sempre, ma stavolta affiancate da carri armati e altri gingilli per appassionati di militaria, ci ricordano in fondo che un altro confine comincia a farsi più labile, quello che costeggia il mondo dei cinecomics.

    Gray però sa il fatto suo. Il regista che si fece conoscere quasi 20 anni fa con Il Negoziatore e che ha rilanciato la sua carriera con Straight outta Compton, film dedicato agli NWA, banda rap di culto, i suoi compiti li ha fatti. Le scene d’azione lasciano piacevolmente senza fiato anche se non c’è un passaggio della trama che uscirebbe indenne dal setaccio di un fact-checking o di un più generalizzato realismo. Tra auto che piovono dal cielo, Lamborghini che affondano nel ghiaccio e bolidi che schivano missili  e siluri le corse clandestine sono solo un ricordo nostalgico, di quelli a cui riservi un brindisi quando incontri gli amici che non vedi da tempo. E l’omaggio alle origini è il senso di tutta la sequenza iniziale del film, ambientata e girata in una Cuba di nuovo ammaliata dalla seduzione di Hollywood.

    Tra i nuovi elementi di questo Fast & Furious 8 spicca sicuramente Charlize Theron, che mette in scena la villain più riuscita della saga. Peccato però che il suo ruolo la costringa a urlare ordini dietro una scrivania, sarebbe stato bello vederle cucire addosso la versione contemporanea del costume di Furiosa, imperatrice dell’ottano, regina del deserto, vera protagonista dell’ultimo Mad Max: Fury Road. Per il resto Diesel perde la sfida di carisma con gli altri due action hero dalla testa rasata, Johnson e Statham, eppure la saga è sua e questo è il suo film. La chimica con Michelle Rodriguez è buona, anche quando si trasforma in tensione, e l’omaggio allo scomparso Walker è genuino e sentito ed è anche l’unico modo per scacciare un’ombra, per provare a rispondere a una domanda che non ha risposta.

    In sostanza Fast & Furious 8 conferma i pregi e i difetti del franchise. Da un lato l’equilibrio tra le sequenze mozzafiato e le scene di alleggerimento (tra cui si segnala un Jason Statham alle prese con una famiglia sui generis  e un bebé in mezzo ai proiettili) dall’altro l’intreccio non particolarmente verosimile e la deriva supereroistica della messa in scena. Ma la verità è che la formula non cambia e funziona e alla fine è facile perdonare tutto il perdonabile e godersi un altro giro folle di giostra a velocità massima.

     

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