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    La ragazza del treno: ossessioni che salvano

    Dal 3 novembre in sala, La ragazza del treno è l’attesissimo thriller diretto da Tate Taylor con Emily Blunt e tratto dal bestseller di Paula Hawkins. L’ossessione di una giovane donna per una coppia di sconosciuti diventa occasione di riscatto e scoperta di una sconcertante verità.

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    Con oltre 3 milioni di copie vendute negli USA e in Gran Bretagna, La ragazza del treno, il romanzo di Paula Hawkins pubblicato nel 2015 e in Italia edito da Piemme, è diventato in pochissimo tempo un bestseller ed era inevitabile l’adattamento per il grande schermo. Così, dal 3 novembre, approda nelle nostre sale il thriller omonimo diretto da Tate Taylor e scritto da Erin Cressida Wilson (Secretary), con Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Justin Theroux e Luke Evans.

    Rachel (Emily Blunt) è una donna in profonda crisi: vittima dell’alcolismo e ancora ossessionata dal suo divorzio con Tom (Justin Theroux), la donna trova piacere nell’osservare, dal finestrino del treno con cui ogni mattina si reca a lavoro, la vita di una giovane coppia Megan e Scott Hipwell (rispettivamente Rebecca Ferguson e Luke Evans). Una mattina Rachel si accorge che la donna è in compagnia di un altro uomo e in serata viene a scoprire dai media che Megan è misteriosamente scomparsa. L’ossessione per la coppia e la loro vita apparentemente perfetta è la molla che permette a Rachel di scoprire cosa è successo, arrivando a fare i conti con una verità sconcertante.

    Pur non essendo un capolavoro della letteratura mondiale, La ragazza del treno conserva tra le sue pagine una serie di elementi che riescono a catturare l’attenzione di chi legge, giocando molto con la suspense e presentando una protagonista verso la quale si prova un elevato grado di empatia. Ecco perché, quando i lettori del libro andranno a vedere questa trasposizione di Taylor, ne rimarranno profondamente delusi. Ambientato nella periferia di New York (nel romanzo era quella di Londra), il film non riesce a stare dietro alle atmosfere mozzafiato del romanzo e con l’intenzione di emulare una certa suspense à la Hitchcock, finisce per scimmiottarla e rasentare il ridicolo (soprattutto nel finale). Rachel ha il volto di una Emily Blunt che qui non riesce a dare una interpretazione notevole, anzi carica così tanto il suo personaggio da scadere nel patetico. Confluita tutta l’attenzione sulla protagonista, poco è lo spazio che Taylor lascia agli altri: così da un romanzo in cui tutti i personaggi secondari erano fondamentali non solo ai fini del racconto, ma anche per mettere meglio in luce la complessità di Rachel, arriviamo ad un film abitato da personificazioni di clichè (il marito geloso, quello bugiardo e violento, la moglie annoiata, la ragazza perduta).

    L’errore più grande di Taylor sta nel trattare le tre grandi ossessioni di Rachel (quella per la coppia di sconosciuti, quella per l’ex marito e la sua nuova moglie e quella per l’alcool) in maniera abbastanza superficiale, senza approfondire ulteriormente, soprattutto perché sono loro che conducono la donna alla salvezza. Si sente prepotente l’intenzione di farcire il film con quanto più materiale possibile, trovando persino lo spazio di introdurre un nuovo personaggio, la Monica di Lisa Kudrow, ma il risultato finale è un groviglio confusionario votato più alla frettolosità invece che alla credibilità.

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    Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio: Sequel delle mie brame

    A tre anni da Biancaneve e Il Cacciatore arriva uno spin-off dedicato al personaggio interpretato da Chris Hemsworth. Al suo fianco un cast di attrici all-star: Charlize Theron, Emily Blunt e Jessica Chastain. In sala dal 6 aprile.

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    Neanche il tempo di un “vissero tutti felici e contenti” che è già ora di tornare sulla scena. Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio arriva meno di tre anni dopo di Biancaneve e il Cacciatore, film di cui è rispettivamente sequel, prequel e anche spin-off. Di acqua sotto i ponti comunque ne è passata e per un motivo o per un altro sono stati messi alla porta sia il regista Rupert Sanders che la star Kristen Stewart. Adesso al centro della scena – ce lo suggerisce anche il titolo – c’è il cacciatore Eric interpretato da Chris Hemsworth, accompagnato da un harem di attrici che più sulla cresta dell’onda non si può: Charlize Theron (che torna nel ruolo della regina Ravenna), Emily Blunt e Jessica Chastain. La regia invece è di Cedric Nicolas-Troyan, francese, esordiente, una carriera dignitosa nel ramo effetti speciali al servizio dei Pirati dei Caraibi e non solo.

    La storia è quella del cacciatore Eric, appunto, di cui ci viene narrata l’origine che – guardacaso – è collegata anche alla nuova minaccia che incombe sul regno di Biancaneve, quella della Regina di Ghiaccio (Blunt), vagamente ispirata alla fiaba di Hans Christian Andersen e alla sua iterazione disneyana intitolata Frozen. Il film si inerpica dunque lungo il sentiero scosceso di un fantasy dai toni gotici nelle intenzioni e patinati nel risultato, dove gli attori sono costretti ad esprimersi in un bizzarro accento scozzese (nella versione originale quantomeno) e dove gli effetti in cgi finiscono per sottolineare più che dissipare il senso di posticcio che circonda tutta la messa in scena.

    Difficile quindi farsi coinvolgere in queste condizioni, nonostante il tourbillon di avventura e romance, di sentimenti grandi e non sempre buoni, e nonostante un apparato comico affidato al nome di Nick Frost (che torna a fingersi nano dopo l’exploit del primo film) e al brio della nana Bronwyn, interpretata dalla poco conosciuta Sheridan Smith, che probabilmente contende il ruolo di mattatrice del film a Charlize Theron. Già Charlize Theron, la sua presenza magnetica finisce per mettere in ombra quasi tutti gli altri colleghi, vuoi perché Hemsworth e la Chastain sono troppo impegnati a mettere in scena le schermaglie di un amore sentito e, in tutti i sensi, risentito per prendersi la scena. Vuoi perché la Blunt, che interpreta con la giusta fragilità il ruolo più interessante del film, viene travolta dal carisma della diva e dalle esigenze di una sceneggiatura (firmata da Evan Spiliotopoulos e Craig Mazin) che non passerà certo alla storia per l’originalità e la finezza. Per farsi un’idea basti pensare a come gli autori impieghino ben tre battute e un cameo del principe azzurro Sam Claflin per giustificare la cancellazione del personaggio principale del film precedente. Del Cacciatore e la Regina di Ghiaccio resta dunque ben poco, qualche effetto speciale ben concepito e ben realizzato seppur ridondante, le battute dei nani e uno specchio magico che al momento di indicare la più bella del reame non sembra avere troppi dubbi.

     

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