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    La mia vita da Zucchina: ad altezza di bambino

    Gli equilibri della scrittura di Céline Sciamma e la regia attenta al dettaglio di Claude Barras, fanno di La mia vita da Zucchina un’animazione delicata, raffinata e che si fa capire senza ricorrere ad inutili metafore. In sala dall’1 dicembre.

    4stelle

    Delicatezza ed eleganza. Sono queste le caratteristiche di La mia vita da Zucchina, il film d’animazione in stop-motion diretto da Claude Barras e scritto da Céline Sciamma, nelle nostre sale dall’1 dicembre. Fuori dagli schemi dell’animazione contemporanea ed iscritto in un’atemporalità propria delle fiabe, il film si muove ad altezza bambino per raccontare storie di infanzie difficili, ma non per questo strappalacrime a tutti i costi.
    La base, infatti, è l’impeccabile scrittura della Sciamma, che adatta Autobiografia di una zucchina di Gilles Paris (edito in Italia da Mondadori), e per l’ennesima volta (dopo Tomboy e Diamante Nero) dimostra quanto il suo stile riesca a creare un meraviglioso equilibrio tra un registro allegro, quasi speranzoso, ed uno tragico. La scrittura della Sciamma ci mette sotto gli occhi qualcosa di infantile, non da intendere con accezione negativa: la semplicità di linguaggio che esplode in ogni scena di La mia vita da Zucchina, non ha bisogno di metafore per farsi capire, ma riesce a comunicare con la dolcezza e l’innocenza del bambino.

    Ecco quindi che le storie crudeli dei sette orfani ospiti dell’Istituto dove si svolge il tutto, ci vengono raccontate proprio secondo il loro punto di vista, conferendo un carico di leggerezza che non stona, ma, anzi, delicatamente spinge verso una riflessione profonda. Anche il dolore, a cui gli adulti danno un significato ben diverso da quello dei bambini, assume toni meno cupi, ma se ne sente comunque la presenza: l’atmosfera calda e tenera dell’animazione, se spogliata dalla sua leggerezza, potrebbe trasformarsi in qualcosa che fa male, potrebbe scagliarsi violentemente contro la nostra emotività e farci uscire devastati dalla visione. Ma per fortuna così non è. E proprio qui sta la grandezza di questa piccola pellicola francese.

    Ad un primo e frettoloso sguardo, La mia vita da Zucchina potrebbe porre il problema del suo target di riferimento, ma solo concedendosi integralmente a questo racconto – Sciamma e Barras ci tengono affinché noi ascoltiamo in silenzio – si capisce l’utilità sociale di questa pellicola: troppo complesso per un pubblico giovanissimo e troppo semplice per gli adulti, il film potrebbe essere un’occasione d’oro per genitori e figli – anzi, adulti e giovani – di incontrarsi su una strada diversa dal solito da percorrere insieme.

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