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    La prima volta di Alice in Wonderland al cinema

    In sala dallo scorso 25 maggio, dopo una settimana di programmazione Alice attraverso lo Specchio, sequel diretto da James Bobin del film Alice in Wonderland di Tim Burton, ha conquistato, durante lo scorso weekend, il primo posto al box office italiano, superando il neo-arrivato Warcraft e l’ultimo film di Virzì, La Pazza Gioia.
    Ispirato ai personaggi creati da Lewis Carroll nel 1865, Alice attraverso lo Specchio è l’ennesima trasposizione al cinema di un romanzo che non conosce tempo. Sin da subito, infatti, la curiosa Alice e gli strani personaggi del Paese delle Meraviglie hanno catturato l’attenzione di registi e sceneggiatori. Alice in Wonderland conteneva tra le sue pagine tutti quegli elementi che piacevano già ai pionieri del cinema e, infatti, nel 1903, gli inglesi Cecil M. Hepworth e Percy Stow dirigono la prima versione live-action, parola che negli ultimi anni va tanto di moda, del classico di Carroll.

    Alice in Wonderland del 1903 è la prima volta in assoluto che i disegni realizzati da Sir John Tenniel per il libro di Carroll, si staccano dalla pagina, prendono in prestito un corpo umano, e vanno a stamparsi sulla pellicola, per poi essere proiettati su uno schermo. Oggi del film restano solo 8 minuti degli originali 12 (è considerato uno dei più lunghi film del primo cinema inglese) ed è possibile vederlo in giro per il web. La regina Vittoria era morta da due anni e se in Francia Georges Méliès affascina tutti con i suoi effetti speciali, pronti a portare la magia nel cinema orientandolo verso l’intrattenimento più puro, in Inghilterra è la Scuola di Brighton a tenere banco: con il loro cinema, influenzato dalla letteratura di Dickens, produttori e registi inglesi mirano ad educare il loro pubblico e a mostrare la lotta tra bene e male, con uno schema narrativo molto semplice (ordine, trasgressione e ripristino della situazione iniziale). Poco prima della Grande Guerra, questo tipo di cinema conosce però un forte declino, tanto che nei cinema inglesi, per moltissimo tempo, saranno proiettate principalmente pellicole statunitensi.

    Cecil M. Hepworth, che qui dirige insieme al suo storico assistente Stow, è uno dei padri dell’industria cinematografica britannica: affascinato sin da piccolo dagli spettacoli di lanterne magiche, fu regista, produttore e attore (nel film interpreta la parte della Rana), ma negli anni Venti la sua società fallì e, fino alla sua morte, negli anni ’50, lavorò solo come regista di pubblicità.
    L’ambizione di Hepworth traspare sin da subito per questa produzione: il regista, infatti, voleva che le immagini del film fossero il più possibile simili ai disegni presenti nel romanzo, quindi grande importanza furono dati ai costumi. Sul set non vi erano attori professionisti: la stessa protagonista, Mable “May” Clark, che all’epoca aveva 14 anni, oltre a recitare nel ruolo di Alice, era una sorta di segretaria di produzione e anche altri membri della troupe (tra cui anche Hepworth, come detto, sua moglie, il loro cane e il loro gatto) presero parte alle riprese come attori.

    Ambiziosi anche gli effetti speciali. Come gran parte delle produzioni della Scuola di Brighton, Alice in Wonderland si serve della sovrimpressione, tecnica che proprio i pionieri del cinema inglese affinarono. Primo esempio lampante è quello della scena in cui, in un cespuglio, appare lo Stregatto: l’uso della tecnica, però, non è eccelso e fa sorridere il momento in cui la mano di Alice, che si avvicina per accarezzare il gatto, scompare dietro una striscia nera. Forti, invece, dell’esperienza di Méliès in Francia, i due registi, per la scena nella Stanza delle Porte, usano la tecnica della sostituzione: interrompendo la cinepresa e facendola ripartire dopo aver sistemato la scena, Hepworth e Stow danno l’impressione dell’ingrandimento e del rimpicciolimento della loro protagonista. Tecnica molto rudimentale, ma che ancora oggi trova la sua applicazione nei film di animazione in stop motion.
    Il film di Hepworth non fu l’unica trasposizione (tutte molto fedeli) del romanzo nell’epoca del cinema muto: nel 1910, negli USA, Edwin S. Porter dirige Alice’s Adeventures in Wonderland con Gladys Hulette, mentre, nel 1915, toccherà a Viola Savoy dare il volto ad Alice nel film di W.W. Young. La quarta trasposizione arriverà nel 1931, grazie al regista Bud Pollard, ma siamo già in epoca di cinema sonoro.

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