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    Post Tenebras Lux

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    POST TENEBRAS LUX

    (Post Tenebras Lux)
    GENERE: Drammatico
    ANNO: 2012
    USCITA: 09/05/2013
    DURATA: 120′
    NAZIONALITA‘: Germania, Francia, Messico, Olanda
    REGIA: Carlos Reygadas
    DISTRIBUZIONE: Academy Two
    TRAMA: Juan vive assieme alla sua piccola famiglia di città nella campagna del Messico. Qui vivono le gioie e le sofferenze di un mondo che concepisce la vita in un modo diverso. Juan si chiede se questi mondi siano complementari o se, in realtà, si combattano per eliminarsi a vicenda…
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    Cannes 65 – Concorso

    RECENSIONE:
    VOTO:

    TRAILER

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    No – I giorni dell’arcobaleno: La conquista della democrazia

    Pablo Larrain chiude la trilogia con No – I giorni dell’arcobaleno, in cui dirige Gael Garcìa Bernal. Un’opera che mescola toni leggeri e drammatici per raccontare un altro capitolo saliente della dittatura cilena.
    4stelle

    Ultimo capitolo della trilogia del regista cileno Pablo Larraìn incentrata sulla dittatura di Pinochet (dopo Tony Manero e Post Mortem), No si concentra sulle vicende legate al referendum indetto nel 1988 dal dittatore per sondare la volontà popolare: continuare con il regime o virare verso la democrazia?
    Interamente girato con telecamere dell’epoca e rifacendosi alle scelte stilistiche e fotografiche di quel tempo, il film, che alterna materiali d’archivio alla fiction, trasporta lo spettatore direttamente negli anni Ottanta, regalando un’esperienza realistica e coinvolgente.
    La storia del pubblicitario René Saavedra (un sempre convincente e intenso Gael Garcìa Bernal), alle prese con la creazione di uno spot che convinca la popolazione a dire “no”, è il viaggio di un uomo dall’apatia verso la consapevolezza, un percorso entusiasmante e spesso rischioso, di acquisizione di coscienza e di libertà, di un singolo uomo e di un intero popolo. Liberandosi da un immaginario serioso e tragico, René sceglie di elaborare il suo spot con toni nuovi, più leggeri e ‘pop’, per regalare al popolo un sogno di libertà colorato e moderno.
    Larraìn riesce nella difficile impresa di narrare una parte dolorosa di un passato controverso (il regista, del 1976, è nato sotto il regime di Pinochet) senza facili ideologismi, con toni che oscillano dalla leggerezza al dramma, senza alcuna stonatura.
    L’amalgama perfetto tra il girato e i materiali originali che il regista riesce a creare, regala un’opera lucida e sincera, nonchè emotivamente coinvolgente, che non scivola mai in scelte facili e ammiccanti ma che, con freschezza e originalità, racconta la storia da un punto di vista unico e peculiare.

    Sara Tonarelli

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    Qualcuno da amare

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    QUALCUNO DA AMARE
    (Like Someone in Love)
    GENERE: Drammatico, Sentimentale
    ANNO: 2012
    USCITA: 24/04/2013
    DURATA: 109′
    NAZIONALITA’: Francia, Iran, Giappone
    REGIA: Abbas Kiarostami
    CAST: Ryo Kase, Rin Takanashi, Tadashi Okuno
    DISTRIBUZIONE: Lucky Red
    TRAMA: Tokyo. Una studentessa di un college femminile si prostituisce per pagarsi gli studi ma finisce per innamorarsi di un cliente molto singolare: un anziano e raffinato professore universitario che si mostra sin da subito molto benevolo nei suoi confronti.
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    Presentato al Festival di Cannes 2012 – In Concorso

    RECENSIONE: Some things are better left unsaid
    VOTO: 3.5

    TRAILER

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  • Qualcuno da amare: Some things are better left unsaid

    Con due ambienti, quattro personaggi e tanti dialoghi: ecco Qualcuno da amare, il nuovo film di Abbas Kiarostami, che non sembra aver bisogno di un inizio preciso e di una conclusione chiara per creare una connessione tra storia e spettatori.
    VOTO: 3.5

    Kiarostami, spesso, richiede molta pazienza, fede quasi, in questo caso sarà bene invece dimostrare un certo intuito. Il “Like someone to love” presentato al 65esimo Festival di Cannes dal regista iraniano, con cast (e ambientazione) giapponese è un film che non va sottovalutato, né seguito distrattamente. Attenzione, infatti, ad adagiarsi sulla ripetitività e limitatezza delle scene, degli ambienti e dei personaggi, ché si rischierebbe di farsi sfuggire dettagli utili. Quanto meno alla decrittazione della storia.
    Come detto, molto, forse troppo, è omesso, lasciato all’interpretazione e alla fantasia del pubblico. Libero come non mai di ‘farsi il proprio film’. Una costruzione ambigua, fatta di non detti e non mostrati, permette fraintendimenti utili a colmare i vuoti che lo sviluppo volutamente lascia.
    Kiarostami è sempre lui: tempi dilatati, lunghi dialoghi, campi e controcampi, camera fissa ad attendere l’azione; e due protagonisti perfetti – in un cast più che esiguo – intorno ai quali ruota l’intero film.
    Ma al di là delle linee e delle connessioni tra i vari capitoli e snodi dell’azione (si fa per dire), quel che va riconosciuto in una storia anche banale di relazioni apparenti e sognate (una giovane universitaria arrotonda facendo la escort all’insaputa del suo ragazzo e della famiglia lasciata nella provincia lontana) è quel che passa attraverso il cuore, più che per le capacità deduttive di ciascuno.
    La solitudine la fa da padrona. Dettata dal destino, da antichi lutti, dal bisogno, dalla vergogna, è triste la venatura di questa commedia sentimentale. Molto triste. Perfino straziante, all’ascoltare i messaggi lasciati in segreteria della anziana in attesa sotto la statua davanti alla stazione di Tokyo…

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