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  • Hansel & Gretel – Cacciatori di fantasmi: L’immondo delle fiabe

    In Hansel & Gretel – Cacciatori di fantasmi non sembra particolarmente strategica la somiglianza con alcuni titoli poco fortunati del recente passato e le streghe alla Marilyn Manson non salvano un Action piuttosto fine a se stesso.
    VOTO: 2

    “Davanti a un gran bosco abitava un povero taglialegna che non aveva di che sfamarsi; riusciva a stento a procurare il pane per sua moglie e i suoi due bambini: Hansel e Gretel. Infine giunse un tempo in cui non poté più provvedere neanche a questo e non sapeva più a che santo votarsi…”
    Al pover’uomo è dedicato – omaggio dovuto ai Fratelli Grimm, tanto saccheggiati – anche l’incipit di questo film, la prima ‘grande produzione’ di cui abbia avuto responsabilità Tommy Wirkola, regista norvegese del geniale Dead Snow e altre amenità ricche di ironia e spirito.
    In un medievo particolarmente avanzato, quanto a tecnologie belliche e di informazione, si dibattono infatti i due orfanelli abbandonati, ‘oggi’ coppia di fascinosi Bounty Killer interpretati da Gemma Arterton e Jeremy Renner in una duplice versione del Van Helsing di Hugh Jackman.
    Il tono è chiaro sin dall’inizio, nella imprescindibile casetta di Marzapane (molto Alice in Wonderland): cruento, come solo le favole sanno essere, e irreale. Purtroppo il genere avventuroso richiede anche una ferrea morale e una presupposta difesa della giustizia che vanificano le tracce più umoristiche – volontarie (il diabete di Hansel) e non (l’associazione delle streghe) – come collabora a fare la parte magica e soprannaturale, particolarmente poco convincente e troppo ‘moderna’.
    Un film che difficilmente contenterà la critica, ma che potrà dividere il pubblico, tra i grandi fan del genere e degli attori, o i riferimenti a analoghe azioni in film di tutt’altro stampo, e tutti quelli che resteranno sconcertati dalla bidimensionallità del film in sé.
    Legittimo chiedersi, dopo aver visto Lincoln ‘cacciatore di vampiri’ di Bekmambetov, quanto abbia ancora senso un’operazione del genere, nella quale l’originalità sia solo nel paradossale presupposto di mescolare fiaba classica e horror moderno, e non nello sviluppo, piuttosto standard e canonico, anche per i fan del genere.
    Saremmo sorpresi se l’immancabile apertura finale, a un possibile sequel, svelasse davvero un sentiero percorribile…

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