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    Weekend al cinema: le uscite del 17 marzo

    Il nuovo weekend al cinema di marzo si apre con l’arrivo in sala, oggi, giovedì 17 marzo, di Brooklyn (in foto), pellicola candidata all’Oscar come Miglior Film e diretta da John Crowley. Saoirse Ronan interpreta Eilis, giovane irlandese che emigra negli Stati Uniti per cercare la sua fortuna. Se in un primo momento l’impatto con il Nuovo Mondo è devastante, ben presto la giovane riesce ad integrarsi e a trovare anche un fidanzato, un idraulico di origini italiane. Ma ad un certo punto una notizia sconvolgente dall’Irlanda costringe Eilis a tornare nel suo Paese di origine e a rivivere tutte quelle situazioni che la ragazza voleva lasciarsi alle spalle partendo per gli USA. Nel cast anche Domhnall Gleeson, Emory Cohen e Jim Broadbent.

    Alessandro Carloni e Jennifer Yuh Nelson sono invece i registi di Kung Fu Panda 3, film di animazione targato DreamWorks. Doppiato da Fabio Volo, il panda Po ritrova suo padre, scomparso da tempo, e i due si recano in un “paradiso segreto dei panda”. Ma il cattivo Kai minaccia di espandersi in tutta la Cina e Po dovrà iniziare l’allenamento giusto per combatterlo. Cambiando genere, a dieci giorni da Pasqua, Kevin Reynolds porta al cinema la storia della Resurrezione di Cristo con una nuova chiave di lettura: la detective story. Risorto, con Joseph Fiennes e Tom Felton, racconta le indagini di un tribuno romano sulla scomparsa del cadavere di Gesù.

    Da oggi in sala troverete anche il film che ha aperto la scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma, Truth di James Vanderbilt. Con Cate Blanchett e Robert Redford, il film racconta il controverso caso Rathergate, che fece discutere moltissimo l’opinione pubblica statunitense nel 2005 e che portò alle dimissioni da anchorman della CBS di Dan Rather e al licenziamento della sua produttrice, Mary Mapes. Fabrice Luchini è il protagonista di La Corte, film francese di Christian Vincent. Il film racconta la storia di un severo giudice chiamato ad esprimersi su un caso di omicidio, ma che resterà completamente sconvolto da un membro della giuria popolare, una sua vecchia conoscenza.

    Xavier Samuel, Carrie-Anne Moss e Danny Huston sono i protagonisti di Frankenstein, riadattamento in chiave contemporanea del classico di Mary Shelley. Al centro della storia, il dottor Frankenstein e la moglie Elizabeth che, grazie ad una bio-stampante 3D creano in laboratorio un essere umano. Nasce, così, un bellissimo ragazzo, ma presto una serie di tumori sfigurano la creatura, che sarà destinata alla soppressione. Qualcosa, però, sfugge di mano ai due creatori. Dalla Bulgaria arriva, invece, una storia che vede i principi morali di un’austera professoressa di inglese fare i conti con una serie di problemi economici che la sovrastano: The Lesson – Scuola di vita è un racconto obiettivo e freddo di tutto quello che una donna è capace di fare pur di salvare la sua famiglia.

    Chiudiamo la carrellata di film di questa settimana con due commedie italiane. La prima è Bianco di Babbudoiu, di Igor Biddau: due giovani imprenditori sardi che si lanciano a capofitto in una nuova impresa devono, però, affrontare un grande problema di liquidità. Dalla Sardegna voliamo alla periferia di Napoli con Vita Cuore Battito di Sergio Colabona: la storia di due fidanzati cresciuti in maniera “colorata e folkloristica” che intraprendono, per la prima volta nella loro vita, un viaggio fuori Napoli.

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    Brooklyn: Il dilemma dell’emigrante

    Arriva in Italia Brooklyn, dramma sul tema dell’emigrazione diretto dall’irlandese John Crowley e interpretato da Saoirse Ronan, candidata agli ultimi Oscar come miglior attrice. In sala dal 17 marzo.

    3stelle

    Un’emigrante e il suo dilemma. Il ritorno a un passato pieno di sogni e di rimpianti o l’avvento di un futuro senza zavorre ma ancora tutto da costruire. Vecchio mondo contro nuovo mondo, in ogni senso possibile, geografico e semiotico. È la finzione di Brooklyn, nuovo film dell’irlandese John Crowley – regista dal buon curriculum (Boy A, Intermission) ma finora un po’ snobbato nella penisola – ed è anche la sua realtà. Nato in Irlanda dalle pagine dell’omonimo romanzo di Colm Tóibín il film è andato a cercarsi fortuna in America, trovando ben tre candidature agli ultimi Oscar, quelle per la miglior pellicola, per la migliore attrice e per la migliore sceneggiatura non originale. E in un certo senso è anche la storia della sua protagonista, Saoirse Ronan, 21enne dal nome più irlandese che mai che in realtà è nata nel Bronx, figlia di una di quelle storie che proprio Brooklyn racconta.

    Perché la sceneggiatura firmata da uno scrittore prestato al cinema, Nick Hornby, segue passo passo le avventure di Ellis Lacey, giovane irlandese senza un futuro che quel futuro decide di cercarselo di là dal mare. E lì trova delle coinquiline pettegole e un ragazzo italiano di nome Tony (Emory Cohen), appassionato di spaghetti e baseball, ma quando tutto sembra un incanalato sui binari di un lieto fine tornano a farsi sentire le sirene della terra madre che prendono le forme eleganti del benestante Jim (Domhnall Gleeson) e quelle non meno accattivanti di un lavoro e degli affetti di sempre.

    Brooklyn diventa quindi il racconto di un doppio di spaesamento, quello di chi si trova di fronte agli occhi un territorio inesplorato e quello di chi un territorio lo deve esplorare con degli occhi nuovi. Crowley dirige con piglio delicato entrambe le fasi di questa parabola, trovando in Saoirse Ronan un’interprete degna della nomination dell’Academy e forse anche di quel riconoscimento che non le è arrivato. Perfetta com’è nell’incarnare i due tempi del personaggio, insicura e sofisticata, tenera e a volte enigmatica, l’attrice è il motore del film che le gira attorno con precisi movimenti circolari, com’è circolare la sua storia. Tutti gli altri le tengono dietro, un Domhnall Gleeson ancora più compassato del solito, un Emory Cohen divertente e rassicurante, una Julie Walters scorbutica e divertente. E allora l’unico rammarico resta forse un finale un po’ affrettato, come se lo script di Hornby, dopo aver montato con perizia due casi contrapposti, avesse deliberato la sentenza con una nonchalance forse eccessiva.

     

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