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    Allied – Un’ombra nascosta: Spy story e nostalgia

    Robert Zemeckis dirige Brad Pitt e Marion Cotillard in una storia dal sapore retrò, tra Alfred Hitchcock e la Casablanca di Humphrey Bogart. In sala dal 12 gennaio.

    3stelle

    Amore e morte su sfondo esotico, poi Londra sotto le bombe e l’ombra minacciosa del nemico in casa. Frammenti di storie già viste, ritagliate con cura da vecchie riviste di cinema. Allied: Un’ombra nascosta è un fastoso collage firmato da Robert Zemeckis, un grande del passato che al volgere del secolo ha deciso – chissà perché – di mantenere un basso profilo. Qualche film d’animazione e sporadiche sortite nel mondo delle pellicole dal vivo, l’ultima (The Walk) risale al 2015. Un anno e qualche mese dopo il regista di Ritorno al Futuro e Forrest Gump torna con questa spy story interpretata da Brad Pitt e Marion Cotillard e accompagnata dal codazzo del gossip, con le voci smentite di una infuocata liason sul set e la tempestosa separazione tra Pitt e Angelina Jolie qualche settimana dopo.

    Ciance a parte Allied racconta dell’agente segreto Max Vatan (Brad Pitt) che nel 1942 viene paracadutato in Marocco. Lì dovrà fingersi marito di Marianne, una partigiana francese in incognito, e colpire i gerarchi nazisti e i rappresentanti del regime di Vichy. In poco tempo le due vite appese a un filo si intrecceranno, sospinte dai venti della passione e dall’ombra della morte. La storia andrà avanti tra le macerie di una Londra sfregiata dalla Luftwaffe. Prima un figlio e poi il sospetto che dietro l’idillio ci sia qualcosa di sinistro, che il nemico non sia solo nei cieli e oltre il fronte ma anche in casa.

    Zemeckis, con la collaborazione dello sceneggiatore Steven Knight (Locke, la serie tv Peaky Blinders), mette in scena un piccolo saggio di cinema d’altri tempi. Dove per “altri tempi” non si intende una sterile imitazione dei grandi del passato. La Casablanca dei segreti e delle spie, di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, è solo lo sfondo di un racconto che alterna schermaglie amorose a improvvisi scoppi di violenza, tra dolci movimenti di macchina, scene di sesso in mezzo a una tempesta di sabbia e le riprese panoramiche dei tetti della città ricostruiti sul set delle Canarie.

    Stessa formula anche più avanti quando le lievi note del melodramma addolciscono i crudeli passaggi hitchcockiani. Un po’ Notorious, un po’ Il Sospetto, Allied prosegue la sua corsa tra un citazionismo sottile e uno storytelling moderno nel suo classicismo. Senza promettere finali a sorpresa o virtuosismi da festival Zemeckis confeziona (si diceva prima) un film d’altri tempi, tempi migliori (si aggiunge adesso) segnati da un cinema d’autore che a Hollywood sapeva e voleva essere mainstream, tempi in cui le major mettevano sotto contratto registi e sceneggiatori e non i guru di marketing e comunicazione.

    Ultima parola per Brad Pitt e Marion Cotillard, che mettono in scena un’ottima chimica, quella stessa chimica che ha alimentato il gossip e che ha finito per appesantire l’aria attorno ad Allied, un film che merita di essere giudicato per quel che è e non per altro.

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    La Grande Scommessa: Nessun vincitore

    Dal 7 gennaio nei cinema italiani, La Grande Scommessa di Adam McKay racconta la storia di alcuni investitori che fiutarono l’approssimarsi della grande crisi economica scoppiata negli USA nel 2007. Un cast di eccezione per un film in cui la parola d’ordine è solo una: velocità.

    3stelle

    Basato sull’omonimo libro del giornalista statunitense Michael Lewis, La Grande Scommessa porta sui grandi schermi la recessione che ha prima colpito gli USA nel 2007-2008 e che poi si è diffusa nel resto del mondo. Quello di McKay non è il primo film che tratta questo argomento: già nel 2010 Charles Ferguson ha apposto la sua firma su Inside Jobs, documentario che vinse anche il Premio Oscar, mentre l’anno successivo Kevin Spacey era stato il protagonista di Margin Call, diretto da J. C. Chandor. Questa volta, però, si assiste ad uno spostamento del punto di vista.

    Protagonisti della pellicola sono tre gruppi di persone che, in zone diverse degli USA, fiutano un imminente pericolo che sta per abbattersi sul mercato finanziario statunitense. Il primo ad intuire come stavano andando le cose è Michael Burry (Christian Bale): nel 2005 scopre che il mercato immobiliare statunitense, ritenuto il più saldo di tutti, sta per crollare a causa della forte presenza dei mutui subprime ad alto rischio. Così decide di trarre profitto dalla situazione creando un mercato di credit default swap, beneficiando anche dell’appoggio di molte banche che lo considerano un “pazzo”. Nell’operazione, Burry sarà imitato anche dagli investitori Jared Vennett (Ryan Gosling), Charlie Geller (John Magaro), Jamie Shipley (Finn Wittrock), Ben Rickert (Brad Pitt) e dal trader Mark Baum (Steve Carell).

    La pellicola di McKay si caratterizza per la sua velocità che, contemporaneamente, è sia il suo punto di forza che di debolezza. Ritmi veloci delle immagini e incalzanti dei dialoghi giovano a questa black comedy nella misura in cui riescono a tenere alta l’attenzione del pubblico, ma, vista la complessità del tema, lo spettatore non ha un attimo in cui può fermarsi a respirare. Bombardato in continuazione da nomi, acronimi, sigle, operazioni finanziarie che entrano nello specifico, chi guarda il film può provare un forte senso di spaesamento e nemmeno i pop-up metanarrativi con Selena Gomez, Margot Robbie e lo chef Anthony Bourdain (belle donne e cucina, d’altra parte, attirano) riescono a far trovare uno stabile orientamento.

    La Grande Scommessa, a prescindere dalla storia raccontata, punta tutto sugli attori, offrendoci un cast davvero in splendida forma: tutti gli interpreti danno un’ottima prova attoriale, generando uno scontro tra titani in cui è davvero difficile definire quello che più convince. Il mondo che McKay porta sul grande schermo è popolato da nerd cresciuti che passano ore davanti ai loro computer per seguire l’andamento del mercato, hanno profili psicologici al limite del paranoico o del depresso, con caratteristiche peculiari ben definite che spesso li rendono odiosi (come il Jared Vennett di Gosling, ad esempio). Loro sono il vero punto di forza di questo film, e ricorrere a volti noti (a parte gli altri conosciuti al cinema già da anni, John Magaro e Finn Wittrock provengono dal mondo delle serie tv di successo) è servito al regista per richiamare l’attenzione del pubblico e nascondere l’intento puramente documentaristico che si cela dietro questa narrazione.

    A tratti difficile da seguire, La Grande Scommessa porta con sé uno sguardo tutto nuovo nei confronti di un dramma che ha segnato la vita di milioni di persone: McKay, con i suoi personaggi, non vuole raccontare storie di successo, ma sottolineare, anche attraverso le battute del personaggio interpretato da Brad Pitt, che da questa grande scommessa nessuno è uscito vincitore. Soprattutto tutte quelle persone che da un momento all’altro si sono ritrovate senza una casa e con i risparmi ridotti a zero.

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    Brad Pitt e Marion Cotillard per il nuovo film di Robert Zemeckis

    Dopo The Walk, che negli USA non è stato un clamoroso successo di botteghino, Robert Zemeckis sta già lavorando al suo prossimo film, un thriller spionistico a sfondo sentimentale ambientato durante la II Guerra Mondiale.
    Per il momento il film non ha ancora un titolo, ma di certo si sa che il regista è intenzionato a farlo uscire in sala per la fine di novembre 2016. Protagonisti della storia saranno Brad Pitt, che aveva, in passato, dimostrato interesse per il progetto, e Marion Cotillard, che in questi giorni ha firmato il contratto che la lega al nuovo film di Zemeckis.
    La sceneggiatura si basa su una idea originale di Steven Knight, sceneggiatore di Locke e nominato al Premio Oscar per Piccoli affari sporchi, film del 2002 di Stephen Frears. La storia si concentra su due spie che si innamoreranno durante una missione a Casablanca, organizzata per uccidere l’ambasciatore tedesco. Una volta sposati, il marito si accorge che la moglie fa il doppio gioco e gli viene dato l’incarico di ucciderla. Le riprese dovrebbero iniziare a gennaio 2016.

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    The Counselor: da McCarthy e Scott un film molto interessante

    Il Premio Oscar Ridley Scott e il premio Pulitzer come Cormac McCarthy raccontano ‘insieme’ la linea rossa tra bene e male. Protagonisti Michael Fassbender, Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem.

    Cosa succede se un regista Premio Oscar come Ridley Scott e un premio Pulitzer come Cormac McCarthy (autore di ‘Non è un paese per vecchi’) uniscono i loro straordinari talenti per realizzare un film?
    Semplice, la pellicola diventa subito un caso da studiare, da interpretare prima sulla carta, meticolosamente e poi dopo la visione, scrupolosamente, a partire dalle singole interpretazioni, che danno vita alle idee di un grande scrittore, rese per immagino da un grande regista.
    I protagonisti si diceva, tutti straordinari nomi, da Michael Fassbender a Brad Pitt, da Cameron Diaz a Penélope Cruz e Javier Bardem.
    La trama in cui si muovono Racconta di un avvocato (il cui nome non viene mai pronunciato), apparentemente all’apice ma che vede improvvisamente andare in rovina la sua vita e la sua carriera, decidendo allora, per curiosità o per bisogno – non è dato rivelare – di farsi un giro nel lato oscuro della nostra societa’.
    Nello scenario affascinante e tremendo della frontiera tra Messico e Stati Uniti le vite dei porto agonisti si ‘mischiano’ fino ad intricarsi, fino a rendere incomprensibile il confine tra bene e male, la linea di demarcazione dell’uomo retto e del delinquente.
    Una regia sapiente ci accompagna nel vortice conosciuto solo sulla carta gia’ da milioni di lettori, che pure si stupiranno di vedere i ‘loro’ personaggi, agire e reagire con situazioni incontrollabili, con una caduta morale lenta ma inesorabile.
    Non ci sono giudizi morali nell’opera di McCarthy, non ci sono soluzioni scontate nella regia di Scott. Gli attori fanno il loro mestiere, come di consueto accade – vedo alla voce Bardem, uno schizoide avventuriero del Cartello della droga – a volte in maniera sorprendente, come nel caso di una Cameron Diaz luciferina.
    Meno incisivo rispetto alle sue ultime interpretazioni, Fassbender, ma è assolutamente lecito concederlo, accettarlo, anche perché magari la sua interpretazione ‘misurata’ e’ frutto di una precisa indicazione registica.
    Il film appassionerà, per la sua componente action e soprattutto per la sua analisi di un lato oscuro della società che è sempre più vicino ad ognuno di noi.

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