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    Rock the Kasbah: Afghanistan’s got talent

    Bill Murray e il regista Barry Levinson portano sullo schermo Rock the Kasbah, una commedia musicale ambientata sullo sfondo dell’Afghanistan. In sala dal 5 novembre.

    1stellaemezzo

    La musica nel cuore sì, ma della guerra. Rock the Kasbah porta le note del diavolo nel paese che non ti aspetti, quell’Afghanistan che tra qaedisti, signori della guerra, forze Nato e contractor privati è ancora un bel rompicapo politico e militare, una terra di nessuno dove sembra che valga ogni regola, ma che non si nega comunque il lusso di mandare in onda talent show musicali a partecipazione rigorosamente maschile. Ed è su questo binomio grottesco agli occhi di molti occidentali che si costruisce il film dei due veterani di Hollywood, Bill Murray e il regista Barry Levinson.

    Il primo torna al cinema in un ruolo da protagonista a un anno da quel St. Vincent passato decisamente in sordina, il secondo, ben lontane le glorie di Rain Man e Sleepers, ritrova una distribuzione italiana a quasi sette anni da Disastro a Hollywood. Il loro obiettivo è raccontare una storia ispirata al documentario Afghan Star e alla vicenda di Setara Hoseinzadah, una delle prime cantanti donna a sfidare il taboo dei talent show a Kabul, e per raggiungerlo scelgono di mettere in scena la storia dello scalcinato manager Richie Lanz (Murray) che per guadagnare qualcosa decide di portare una sua assistita (la Zooey Deschanel di New Girl) ad esibirsi per le truppe di stanza in Afghanistan, ma lì finirà bloccato, senza soldi e senza passaporto, alla mercé di un sottobosco di faccendieri americani, potendo contare solo sull’aiuto di una prostituta in trasferta (Kate Hudson), di un tassista locale con la passione per la musica a stelle e strisce (Arian Moayed) e di un mercenario con aspirazioni da scrittore (Bruce Willis). Ed è allora che la parabola edificante scritta da Mitch Glazer (che in passato aveva collaborato con Murray su S.O.S. Fantasmi) porta in scena la voce di Salima, vero centro di una vicenda che però spreca delle premesse tutto sommato interessanti.

    Perché la Kabul descritta in Rock the Kasbah poteva essere lo sfondo ideale per una commedia dell’assurdo e invece il racconto non spicca il volo e resta appiattito sulle posizioni di partenza. Molte delle battute vanno a vuoto, vuoi perché i riferimenti continui alle stelle della musica più o meno note finiscono per esaurire la loro carica già nelle battute iniziali, vuoi perché gli anni di Murray e del regista tanto si fanno sentire da far sorgere il dubbio che bastino appena pochi giri di calendario per perdere i tempi e il piglio comico. Finisce così che il grottesco diventa patetico, che il talento si perde nel nulla, e che un buono spunto si tramuti in un’esecuzione mediocre.  E allora meglio accontentarsi del messaggio positivo, della musica che cambia il mondo, a cui però la banalità del racconto non rende certo un buon servizio.

     

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