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    Angry Indian Goddesses vince la X Festa del Cinema di Roma

    E’ Angry Indian Goddesses del regista indiano Pan Nalin a vincere il Premio del Pubblico BNL alla X Edizione della Festa del Cinema di Roma. Il film, che ancora non ha una data di uscita in Italia, è il primo buddy movie tutto al femminile indiano che lancia un messaggio profondo e davvero importante, affrontando un tema molto attuale nella società indiana: la violenza sulle donne.

    4stelle

    Come da titolo, sono arrabbiate le donne protagoniste di Angry Indian Goddesses, il film che ha vinto il Premio del Pubblico BNL alla Festa del Cinema di Roma che si è conclusa da meno di ventiquattro ore. Quello di Pan Nalin è un film coraggioso che, attraverso una sapiente opera di depistaggio, è capace di disorientare lo spettatore fin dall’inizio e, allo stesso tempo, di tenerlo incollato allo schermo per capire cosa succederà.

    Con un perfetto equilibrio tra comicità e dramma, Nalin ci offre uno spaccato della condizione femminile nell’India contemporanea grazie ad una serie di personaggi ben definiti e di cui ci si innamora facilmente. La fotografa Frieda sta per sposarsi e decide di riunire le sue amiche nella sua casa immersa nella giungla dello stato di Goa, in India. Quella che inizia è una festa che dura parecchi giorni, tra divertimento, sentimentalismo e segreti che vengono a galla. Nalin ci fa assistere a tutto questo: lo spettatore si sente parte di questa festa, partecipa con le protagoniste, ride e piange con loro. Avverte sulla propria pelle le stesse emozioni che provano queste sette donne mentre si raccontano.

    Apparentemente nessuna minaccia compare all’orizzonte e Nalin è molto bravo a non farci capire da subito dove vuole arrivare. Poi succede qualcosa nel film che rovescia la situazione. Il registro comincia a farsi un po’ più serio: lentamente dalla commedia si passa alla riflessione più seria, fino a sfociare nel dramma e, infine, nella tragedia. Il tutto avviene quando l’uomo fa la sua irruzione in questo gineceo intimo e segreto. Sono tre le tipologie di personaggio maschile che il regista ci presente: il primo è l’oggetto del desiderio, il vicino di casa che con il suo fascino attrae le protagoniste; il secondo è il compagno fedele, quello che compare all’improvviso perché preoccupato dal fatto che la sua ragazza, con un passato tormentato alle spalle, non si fa sentire da giorni; il terzo è il mostro, l’uomo che si sente tale soltanto se sottolinea la sua superiorità, soprattutto nei confronti delle donne. E’ questa la tipologia di uomo più povera e fragile che possa esserci: se gli altri due compaiono da soli e fanno dei loro sentimenti e delle loro emozioni la guida delle loro azioni, la terza tipologia di uomo si presenta in branco, perché da solo viene meno la sua enorme fragilità (e piccolezza) di singolo.

    Nalin è bravissimo a mostrarci lentamente le sue intenzioni: vuole raccontare la violenza sulle donne e se in un primo momento accenna al tema, successivamente ce lo mostra in tutta la sua crudeltà. Il passaggio, però, non avviene in maniera repentina, ma in base ad una certa gradualità, dosando a mano a mano gli elementi. Ma è proprio quando crediamo di aver aggirato il problema, quando pensiamo che la tragedia si sia consumata, ecco che Nalin rimischia tutte le carte in tavola e riapre i giochi. Appoggiato da un cast di attrici che rendono magnificamente i loro personaggi, Nalin lancia un messaggio a tutte le donne indiane – ma non solo – chiedendo loro di fare come le sue protagoniste: unirsi, tenersi sotto braccio, affrontare il branco e urlare i propri diritti. Non a caso l’ispirazione di queste donne è proprio quella oscura dea Kali, che se da un lato è forza terrificante, dall’altro è l’unico aiuto valido per Shiva, l’energia maschile, di vincere le forze del male e dell’ignoranza.

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