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    Indivisibili: Storie di una vita a metà

    Edoardo De Angelis porta in scena Indivisibili, la storia di due gemelle siamesi e della loro corsa verso la libertà. In sala dal 29 settembre.

    4stelle

    Il legame che unisce due gemelle, uguali e diverse. Un legame anche fisico, stavolta. Indivisibili è il terzo film di Edoardo De Angelis, giovane esponente di quella scuola napoletana da cui – sono ormai dieci anni – sembrano emergere le voci più interessanti, i talenti più cristallini del cinema nostrano. Dopo Mozzarella Stories e Perez. l’obiettivo si concentra sulle siamesi Viola e Desy, che hanno il volto giovanissimo delle esordienti Marianna e Angela Fontana, ma anche sul mondo che gli si costruisce attorno, un mondo di profittatori e di superstiziosi, di gente superficiale oppure “triste e cupa” come le canzoni che sono costrette a cantare ai matrimoni e alle comunioni.

    Le Indivisibili Viola e Desy vivono una vita a metà, tra la gloria riservata alle cantanti neomelodiche e il fascino grottesco dei fenomeni da baraccone. Ma la loro esistenza è destinata a capovolgersi, a prendere la via della rivoluzione, quando un medico svela loro una verità tanto chiara quanto apparente. Il loro legame, quello fisico almeno, è tutt’altro che indissolubile. Viola e Desy, costrette a vivere abbracciate, a condividere anche i momenti di intimità assoluta, possono essere separate senza troppi problemi se non quelli imposti loro da chi di quella deformità ha fatto una fortuna.

    Il meccanismo narrativo messo in scena da De Angelis con la collaborazione di Nicola Guaglianone (Lo chiamavano Jeeg Robot) e Barbara Petronio (Acab) prende il via da uno spunto surreale. Ma se altri suoi colleghi (Matteo Garrone?) avrebbero scelto la via del grottesco, lui preferisce la realtà. Il freak va subito in soffitta, sono le persone Viola e Desy che prendono il sopravvento del racconto. Due gemelle che più uguali e più diverse non si può. Ribelle una, introversa l’altra, si rivolgono verso il futuro in preda a un desiderio ardente e a un timore reverenziale cercando il consiglio della sibilla cumana o di una chiesa che sembra più interessata a sfruttarne l’immagine che a guarirne i tormenti dell’anima.

    Sullo sfondo del paesaggio sfregiato della baia Domizia, accompagnate dai ritmi dei Bottari di Portico e dalle melodie di Enzo Avitabile, intrappolate nella luce inafferrabile delle albe e dei tramonti, quasi a cercare un compromesso tra il giorno e la notte, tra le passioni di Desy e le paure di Viola, le due gemelle intraprendono un viaggio verso i territori inesplorati dell’indipendenza. De Angelis, con stile maturo e piena padronanza dei mezzi, porta sullo schermo una storia di liberazione allo stesso tempo complessa e delicata, con un climax drammatico e un finale tenero e struggente, ripercorrendo con grande personalità quel territorio letterario che è stato al centro del cinema di Peter Weir. La vita di Desy e Viola è un reality non meno spietato del Truman Show, il conformismo imposto dalle cerimonie, dalle processioni, dal mondo dello spettacolo con la sua corte dei miracoli, fanno di ogni via d’uscita un sentiero angoscioso e impercorribile ma lo slancio verso la libertà è inarrestabile, le rivoluzioni non si fermano.

    In un progetto narrativo ed estetico ben preciso il peso del film posa sulle spalle delle due protagoniste le 19enni Marianna e Angela Fontana. Un peso portato con una leggerezza e una dedizione inaspettate. Le due ragazze sono magnetiche, perfette a incarnare con gli stessi lineamenti due personaggi così diversi, e rubano la scena anche ad attori più navigati. I loro sguardi giovani e profondi riportano alla mente le cinque protagoniste di Mustang, il film di culto di Deniz Gamze Erguven, anche loro giovanissime, anche loro costrette a dibattersi per la propria libertà. In definitiva Indivisibili è un film importante, tra i più riusciti della stagione, e avrebbe meritato un’occasione agli Oscar. Non è andata così ma questo aggiunge solo un pizzico di rimpianto alla sua dolente bellezza.

     

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    De Angelis: “Le mie gemelle Indivisibili in fuga da una vita-reality”

    Due gemelle siamesi, una storia di ribellione, uno slancio verso la libertà. Indivisibili, terzo film di Edoardo De Angelis, era indicato da molti, Paolo Sorrentino in primis, come il candidato ideale per rappresentare l’Italia agli Oscar. Alla fine è stata fatta una scelta diversa ma resta la forza di un film che ha riscosso applausi e ovazioni al di qua e al di là dell’oceano. Il regista, le due giovanissime e talentuose protagoniste, Marianna e Angela Fontana, i co-sceneggiatori Nicola Guaglianone e Barbara Petronio hanno incontrato la stampa a Roma in occasione della consegna del Premio Pasinetti e hanno raccontato questo splendido film che uscirà in 150 copie il prossimo 29 settembre.

    Dopo la premiere di Venezia il film è stato presentato anche al festival di Toronto. Com’è stata l’accoglienza?
    Edoardo De Angelis: È stata un’accoglienza calorosa che non ci aspettavamo. E a ben vedere il film ha suscitato le medesime emozioni a Venezia, a Toronto, a Napoli. Segno che radicare un racconto, legarlo a un territorio, non vuol dire necessariamente ghettizzarlo. Ci dimostra anzi quanto siano potenti le emozioni universali.

    Marianna, Angela, cosa ha significato per voi questo film?
    Marianna Fontana: Ci ha fatto crescere, ci ha insegnato a vivere. Ci ha aiutato a capire cosa sono la libertà e l’indipendenza, a superare la timidezza. Certo non è stato facile. Non è facile camminare con tre gambe.

    Angela Fontana: Noi siamo gemelle, è vero. Ma essere siamesi è più difficile. Vivere un’esperienza del genere sulla nostra pelle è una cosa che fa male, ma fa anche crescere.

    Un ruolo importante nel film lo recita anche la colonna sonora, che porta la firma eccellente di Enzo Avitabile.
    De Angelis: La colonna sonora del film è articolata su tre livelli. Ci sono le musiche che rappresentano la mia vita. Le percussioni dei Bottari di Portico di Caserta, che suonano come strumenti le botti da vino,  ed Enzo Avitabile con il suono etereo di quello che lui chiama saxello. Ci sono le canzoni che cantano le ragazze nel film, alcune composte da Enzo. E c’è un terzo livello che non è udibile allo spettatore. Ogni sera quando provavamo la scena mettevo in sottofondo la musica dei bottari, volevo che gli attori si muovessero a quel ritmo. Ovviamente al momento di girare i suoni non c’erano ma sono rimasti dentro le performance degli attori.

    Cosa ha ispirato la storia di questo film, vi siete rifatti a un episodio realmente accaduto?
    Nicola Guaglianone: La principale fonte d’ispirazione è stata un articolo del New York Times che raccontava la storia di due gemelle siamesi. Due persone che vivevano in simbiosi e che quando parlavano di loro stesse non potevano che usare il pronome “noi”. Quando scrivo la prima cosa che faccio è immaginarmi una locandina, anche per aiutarmi a dare un tono alla scrittura. E la prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’immagine di due water uno a fianco all’altro. Che vuol dire condividere anche quello che è un momento di intimità assoluta. La storia è quella di due persone costrette a usare il noi e volevo dare loro la possibilità di dire per una volta “io”.

    Marianna, Angela, voi avete esordito come attrici ma siete anche cantanti. In quale campo vi piacerebbe avere più successo?
    Marianna Fontana: L’importante è emozionare. Solo questo è il nostro scopo.

    Il viaggio di Viola e Desy, la via che le porta alla separazione, può essere considerato un esempio di egoismo positivo?
    De Angelis: Il loro è uno slancio di vita. Fuggono dal reality perenne che è la loro quotidianità. Vorrei tanto farle parlare con quelle loro coetanee che invece cercano la ribalta.

    Come sono stati assegnati i ruoli?
    De Angelis: A un certo punto ho chiesto alle ragazze di assegnarseli da sole. Loro sono solo gemelle ma sono quasi siamesi e le ho trovate che erano già a uno stadio molto maturo dell’interpretazione. Non è la prima volta che lavoro con degli esordienti. Pensavo di dover bilanciare l’inesperienza affiancando loro gli attori professionisti, ma non ce n’è stato bisogno. Anzi la bravura dei professionisti ha fatto da rilancio. E la loro grande attitudine al lavoro, la loro rettitudine la dimostra anche l’impegno messo in campo. Non solo sono state sempre legate, abbracciate, ma hanno dovuto correre e nuotare come fossero una persona sola e non è una cosa da poco. Per simulare il legame fisico è stato usato del silicone medico che richiedeva 5 ore di trucco oltre alle 10 ore di lavorazione giornaliera. Quindi grande stress fisico ma non solo, Angela e Marianna si sono gettate a capofitto nel ruolo. Hanno tenuto un diario segreto che hanno scritto come fossero Viola e Desy e che io ho deciso di non leggere per rispettare la loro privacy. E la scelta di girare il film in sequenza ha contribuito a costruire le emozioni.

    Nel film ti ritagli anche un piccolo ruolo, come faceva Alfred Hitchcock
    De Angelis: Volevo salvarle quelle ragazze. Sul set sono stato il loro terzo gemello. Ho provato grande empatia per loro.

    Come si colloca Indivisibili rispetto ai tuoi film precedenti?
    De Angelis: Mozzarella Stories, la mia opera prima, era un film corale. Con il secondo Perez. il campo si era ristretto a un solo protagonista. Con Indivisibili lo sguardo si è fatto ancora più ravvicinato, un primo piano, anche se è un primo piano a due. E così ogni campo è anche un controcampo. Inizialmente però Indivisibili non avrebbe dovuto essere così. La storia era molto più ampia. Poi abbiamo cambiato idea, abbiamo deciso di seguire le due gemelle, di far diventare lo spettatore un terzo gemello. E anche la messa in scena è stata diversa, abbiamo rinunciato allo spezzettamento delle riprese. Ogni scena è girata interamente in uno o più piani sequenza. Con questo film abbiamo trovato una cifra stilistica che riesce ad esprimere emozioni in maniera più diretta.

    Della musica abbiamo già parlato ma a colpire in Indivisibili sono anche i luoghi.
    De Angelis: Castel Volturno, il litorale domizio, sono posti malinconici che presentano una bellezza ormai ferita, luoghi che portano addosso delle cicatrici profonde. Eppure da qualche parte c’è sempre una betoniera, c’è qualcosa che suggerisce una volontà di ricostruire, di ripartire. Era l’ambiente ideale per raccontare una storia come quella di Indivisibili.

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