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    Luca Zingaretti e il suo nuovo Montalbano

    L’attore torna a calarsi nei panni e nella vita del Commissario siciliano creato da Andrea Camilleri in quattro nuovi casi, con Luca Zingaretti parliamo di una esperienza che conosce, ma che è sempre nuova. E che quest’anno sembra avere qualcosa in più…

    Dopo tanti anni, è davvero possibile trovare una caratteristica inedita per una serie tanto amata?
    Mi pare ci sia una attenzione nuova, diversa. Prima il fatto che i nostri film andassero bene era considerata una costante, ma non è certo un frutto del caso. Chi partecipa a queste avventure lo fa per convinzione, e per voglia, più che per dei contratti. Lo facciamo molto anche per amicizia. Spesso l’unico modo per conservare una tigna, come si dice a Roma, nel fare le cose fatte bene.
    Sono felice di esser tornato a vestire i panni di Montalbano in questi quattro film; film che ho visto con grande piacere perché sono riusciti a rispettare le nostre aspettative, le mie in primis, che sono sempre altissime. Grazie a amici, nuovi e vecchi, siamo riusciti a fare delle cose davvero ‘Belle’ e spero che dal punto di vista dell’audience ci sia lo stesso risultato delle puntate precedenti.

    Si è pescato nella cronaca per rinnovarsi? O c’è qualcosa di più personale…?
    Cosa fanno i grandi giallisti? Raccontano il tempo in cui sono ambientate le loro storie, il momento storico di quel Paese. In questo senso le costanti di questi racconti di Camillleri sono nei personaggi e nelle situazioni, e nel misurarsi di quelli con situazioni nuove. Si respira una atmosfera più cupa, che forse è quella che si vive ora in Italia con la crisi economica, le industrie che chiudono e la gente che non se la passa tanto bene.
    Forse, l’unica cosa, dove avverto un cambiamento, che c’è da qualche storia, è che mi pare che Montalbano sia diventato più birichino con le presenze femminili, una cosa che ci ha attirato anche qualche brontolio da parte del pubblico femminile.

    Iniziano a lamentare i segni di una crisi ‘matura’? Perché questi tradimenti secondo te?
    Sicuramente per ribadire che è sempre un maschio Alpha. Ma io ho venti anni meno di lui, spero di avere tempo prima di dover parlare di rischi di crisi di mezza età.

    Da Montalbano e da attore, non temi che ritorni come questo possano creare un problema di sovraesposizione?
    A suo tempo ebbi in effetti dei malumori per le tante repliche; avevamo stabilito una strategia promozionale, col produttore, che prevedeva di farne due, al massimo quattro, ogni due anni, perché si potesse sedimentare il prodotto. Poi invece la rai ha fatto sì che le repliche andassero in onda in maniera diversa. All’epoca rinunciai a un contratto importante – dal punto di vista economico – anche per avere maggiore controllo su questo aspetto. Temevo si rischiasse di usurare il prodotto; e invece oggi siamo qui a fare conti con risultati inspiegabili, con repliche che han fatto ascolti più alti delle prime visioni…

    Una volta di più, quindi, cosa ti lascia Montalbano?
    Una sensazione che non c’entra niente: una grande dolcezza. Saranno i posti dove andiamo, la piacevolezza nel girarlo, o forse i colleghi con cui mi trovo da tanti anni e i nuovi che vengono a recitare in una famiglia che si conosce da anni.

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