LOGO
  • ,

    VIJAY, il mio amico indiano: Un altro uomo

    La pellicola del regista tedesco non convince pienamente, il suo tocco magico, che tanto aveva funzionato con Irina Palma, perde d’efficacia.Divertente, ma non basta. In sala dal 13 febbraio.

    2stelle

    Chi non ha mai immaginato ad occhi aperti il proprio funerale?
    Quali le reazioni dei presenti? Scoprire chi soffre veramente e chi finge, chi dimentica troppo facilmente.
    Sam Garbarski torna dietro la macchina da presa con una commedia sul concetto di “rinascita”: sociale, sentimentale, forse più semplicemente umana.
    Ed è così che il  suo VIJAY, il mio amico indiano – partendo da tematiche care alla letteratura e all’immaginario collettivo – si addentra nella vita di Will, un uomo di 40 anni, oppresso dai fallimenti professionali e da un rapporto di coppia (e famigliare) che non gli dà più alcuna soddisfazione.
    La svolta arriva il giorno del suo quarantesimo compleanno, quando ha la straordinaria occasione di ricominciare da capo, creandosi una nuova immagine e professione, riuscendo a riconquistare sua moglie (come non aveva mai fatto).
    Al contrario di quanto aveva ‘meravigliosamente’ realizzato con Irina Palm,  in VIJAY, il mio amico indiano Garbarski perde qualcosa. Non è abbastanza lucido, puntuale e introspettivo.
    La sceneggiatura – alla quale lo stesso regista ha lavorato insieme all’autore di Irina Palm, Philippe Blasband,  e a Matthew Robbins – appare in alcuni punti slabbrata e appesantita da svolte e colpi di scena un po’ troppo scontati.
    Al nuovo lavoro del filmmaker tedesco manca quel pizzico di cinismo e sfrontatezza, che tanto aveva funzionato nella pellicola del 2007 con Marianne Faithfull.
    Il mix tra il dramma e l’umorismo non convince. Qualcosa si perde a favore di una risata.
    Lodevole la prova del cast, trucco e parrucco. Morritz Bleibreu ha una straordinaria agilità nel passare da un sé all’altro. La sua perfomance entusiasma e coinvolge.
    Poca luce nel finale, che per quanto diverso da come si poteva immaginare, piega verso l’irrisolto.
    Può davvero un uomo accettare di essere un altro per il resto dell’eternità?

    Read more »
Back to Top