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    Weekend al cinema: i film in sala dal 26 maggio

    L’ultimo weekend al cinema di maggio ci riporta nel Paese delle Meraviglie: da mercoledì 25, infatti, James Bobin raccoglie l’eredità di Tim Burton e dirige Alice attraverso lo specchio, sequel di Alice in Wonderland del 2010. Mia Wasikowska e Johnny Depp saranno di nuovo Alice e il Cappellaio Matto in questa nuova avventura che vede la giovane protagonista impegnata in una corsa contro e attraverso il Tempo. Nel cast ritroviamo anche Helena Bonham Carter e Anne Hathaway, mentre Sacha Baron Cohen è la new entry di questo secondo capitolo ispirato ai personaggi di Lewis Carroll. Sempre da mercoledì è in sala l’horror Somnia di Mike Flanagan: Cody ha otto anni e ha paura di dormire, perché teme l’arrivo dell’Uomo Cancro, misteriosa figura che ha ucciso la madre. Quando la vita nella sua nuova famiglia sembra procedere bene, ecco che succedono eventi molto particolari, ad iniziare da un’invasione di farfalle.

    Da Cannes arriva il terzo film italiano presentato durante la Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2016: Fiore, di Claudio Giovannesi. Il film racconta la storia di Daphne, giovane detenuta, che si innamora di Josh, altro detenuto nello stesso carcere. I due non possono stare nella stessa stanza e il loro amore è fatto di sguardi, lettere clandestine e poche parole scambiate attraverso le sbarre. Un film sulla forza dei sentimenti che va contro anche alle leggi. Sempre da Cannes, ma in sala dal 26 maggio, l’ultimo film di Pedro Amodòvar: Julieta (in foto). Una professoressa di cinquant’anni, Julieta, scrive una lettera a sua figlia, Antìa, nella quale spiega tutto ciò che le è successo negli ultimi trent’anni. La giovane ha abbandonato la madre quando aveva 18 anni e da allora Julieta non ha mai ricevuto sue notizie. Dopo aver scritto la lettera, la donna non riesce a decidere se spedirla o meno, ma qualcosa di inaspettato sta per succederle.

    Michael e Jeff Zimbalist portano al cinema un mito del calcio mondiale: Pelé è la pellicola che racconta i primi anni di vita del goleador, del suo Brasile degli anni Cinquanta e del suo rapporto con il padre, fino alla vittoria della Coppa del Mondo a soli 17 anni. Restiamo in America Latina, ma trasferiamoci nel Cile degli anni Settanta: è questo il contesto storico in cui si muove Colonia, pellicola di Florian Gallenberger con Emma Watson, Daniel Brühl e Michael Nyqvist. Lena e Daniel si trovano in Cile durante il colpo di Stato che porta al potere Pinochet. Daniel viene arrestato e condotto a Colonia Dignidad, uno “stato nello stato” che sorge al confine con l’Argentina. Lena parte per questo campo per salvarlo e sarà testimone di molte atrocità e violenze.

    Il tema della malattia per il gioco è al centro del film corale Una nobile causa di Emilio Briguglio, mentre Claudia Gerini è la protagonista di Il Traduttore di Massimo Natale. La commedia è al centro di Fräulein – Una fiaba d’inverno, diretto da Caterina Carone e interpretato da Christian De Sica e Lucia Mascino. Uscito in Spagna nel 2014, arriva in Italia Stella Cadente, film diretto da Luis Miñarro con Lorenzo Balducci: siamo nel 1870, Amedeo d’Aosta, figlio del futuro re d’Italia Vittorio Emanuele II, viene chiamato dal governo spagnolo a sostituire la regina Isabella II. Ma anni di ostruzionismo e emarginazione, spingono il principe ad abbandonare gli ideali progressisti e liberali. Tangerines – Mandarini è il film di Zaza Urushadze che prende spunto dalla guerra di Abkhazia (1992-1993) per raccontare un conflitto umano e portare un forte messaggio di pace. Infine segnaliamo il documentario di Alex Infascelli in uscita lunedì 30 maggio: S is for Stanley. Il film propone la lunga intervista fatta dal regista ad Emilio D’Alessandro, factotum di Stanley Kubrick.

    Weekend al cinema va in vacanza e torna a settembre. Ma durante i mesi estivi continueremo ad aggiornarvi sulle uscite in sala sia qui, sul nostro sito, che sulla nostra pagina Facebook. Buona estate al cinema!

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    Alice attraverso lo specchio: viaggio contro il Tempo

    Raccolta l’eredità di Tim Burton (che qui è solo produttore), James Bobin porta sullo schermo il sequel di Alice in Wonderland, uscito nel 2010. Alice attraverso lo specchio prende spunto dai personaggi inventati dal genio di Lewis Carroll e si presenta al pubblico come l’ennesima e deludente trasposizione sul grande schermo di un classico senza tempo.

    2stelle

    Per la seconda volta, dimenticatevi dei libri di Lewis Carroll. Come per Alice in Wonderland del 2010, anche per Alice attraverso lo specchio, nelle sale italiane dal 25 maggio, l’unica cosa che conta sono i personaggi. Alice, il Cappellaio Matto, la Regina Rossa, la Regina Bianca e, in misura molto minore rispetto al primo film, Pincopanco, Pancopinco, il Brucaliffo, il Bianconiglio e lo Stregatto. Le uniche modifiche apportate sono la regia di James Bobin, che nel 2011 e nel 2014 portò al cinema i Muppets, e l’arrivo nel cast di Sacha Baron Cohen.
    Qui non c’è nessun Ciciarampa da sconfiggere, ma Alice dovrà vedersela con un avversario ben più temibile (almeno all’inizio): il Tempo, interpretato proprio dalla new entry Cohen. Per lo spettatore, invece, la sfida più importante è combattere il tedio che la versione di Bobin del grande classico porta con sé.

    Difficile per un pubblico adulto affrontare in totale armonia l’evolversi della storia. A parte le scenografie e i costumi degni di nota, Alice attraverso lo specchio poggia la sua ambiziosa struttura su una base molto fragile. Tornata a casa dopo aver vissuto per anni in mare aperto, Alice ritrova una difficile situazione economica che sta per portare alla rovina la famiglia, ma proprio nel momento di crisi più profonda, ecco che viene richiamata nel Sottomondo. Il Cappellaio Matto ha bisogno di lei: ha scoperto che la sua famiglia non è stata sterminata dal Ciciarampa al servizio della Regina Rossa, e la sua “moltezza” inizia a scarseggiare. In parole povere: il Cappellaio Matto è depresso. L’unico modo per aiutarlo è quello di recuperare la Cronosfera, custodita nel Grande Orologio, regno di Tempo, personaggio ambiguo e assetato di potere.

    Niente visioni à la Carroll, ma solo flashback e viaggi indietro nel tempo per scoprire le origini del male, quello della Regina Rossa che ancora una volta, ma senza quella verve del primo film, ha il “capoccione” di Helena Bonham Carter. Alice si fa portatrice di valori quali l’emancipazione femminile, l’essere fuori dal mondo, ma con intelligenza (basti notare come è vestita durante il ricevimento di Hamish Ascot), il credere nei sogni e nel combattere per realizzarli: niente di nuovo sotto la splendente dentatura dello Stregatto, ma nemmeno niente di approfondito. Tutto è lasciato all’inesorabile scorrere del tempo (appunto!), allo svolgimento piuttosto prevedibile anche di quelle intuizioni davvero interessanti.

    Come per il primo film, sprecata risulta essere l’interpretazione di Mia Wasikowska nei panni di Alice, inutile quella di Anne Hathaway, parodistica e caricaturale quella di Sacha Baron Cohen. Se, per fortuna, in questo capitolo il Cappellaio Matto non ci annoia con la sua deliranza (quel dimenticabile balletto senza senso buttato lì ad un certo punto nel film di Burton), qui ritroviamo un Johnny Depp nuovamente intrappolato in un personaggio che fa da eco a tutti i suoi ruoli precedenti (primo fra tutti Jack Sparrow), con quel pizzico di malinconia (e di fondotinta) in più.

    Tirando le somme, se il primo film ha avuto l’unico pregio (ma dipende dai punti di vista, ovviamente) di dare il via alla moda delle trasposizioni live-action, Alice attraverso lo specchio non solo aumenta la frustrazione di vedere trattati in questo modo dei personaggi che, sulla carta, sono bellissimi, ma decide di abbandonare del tutto la strada disegnata da Carroll, soprattutto a livello di significato. Ora speriamo solo che le intenzioni espresse da Alice alla fine del film (“Non tornerò più nel Sottomondo“) siano finalmente esaudite.

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