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    Quel fantastico peggior anno della mia vita: Gioventù malata

    Arriva anche in Italia Quel fantastico peggior anno della mia vita, il film che ha trionfato all’ultimo Sundance Film Festival. Storia di amicizia e malattia diretta Alfonso Gomez-Rejon. In sala dal 10 dicembre.

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    La gioventù, l’amicizia, la malattia. Sono i pilastri su cui si regge Quel fantastico peggior anno della mia vita, il film che ha conquistato sia la giuria che il pubblico all’ultimo Sundance Film Festival, la kermesse più importante dedicata al cinema indipendente americano. E ora l’opera più personale del regista specializzato in serie tv Alfonso Gomez-Rejon arriva anche in Italia.

    La storia è quella del giovane Greg (il Thomas Mann di Project X), 17enne appassionato di cinema europeo, che cerca di passare inosservato in quella fase della vita dove è l’ora di prendere le prime decisioni. Ma nella vita è impossibile passare inosservati e Greg lo scopre quando la madre lo costringerà a fare amicizia con Rachel (Olivia Cooke, tra i protagonisti della serie tv Bates Motel), sua compagna di scuola che ha scoperto di essere affetta dalla leucemia.

    Quel fantastico peggior anno della mia vita, sceneggiato dallo scrittore Jesse Andrews che ha adattato il suo romanzo “Me, Earl and the dying girl“, non è però la classica storia d’amore e malattia per giovani adulti. Non vuole inserirsi sulla scia del successo di Colpa delle Stelle e imitatori. Perché la pellicola rinuncia coi fatti e con le parole a quell’intreccio amoroso che porta lacrime sul fazzoletto e soldi al botteghino e preferisce addentrarsi in un territorio meno scontato. Il primo risultato è che pur raccontando i tormenti dell’adolescenza, così spesso intrappolata tra gli ultimi strascichi dell’infanzia e una maturità non afferrata appieno, il film finisce per rivolgersi a un pubblico giovane ma con la sensibilità di un cinema adulto.

    Quel fantastico peggior anno della mia vita parte dunque come una classica commedia indipendente, brillante ma anche cinica e sofisticata, dove un umorismo forse troppo cinefilo si mescola a originali trovate di regia, come i brillanti inserti in motion capture. Presto però il racconto imbocca la strada del romanzo di formazione, raccontando con piglio e delicatezza un’amicizia che già nelle didascalie viene definita senza speranza. E nel primo durissimo scontro con un’età adulta che arriva senza avvisare emerge la forza dei personaggi e dei suoi ispirati interpreti. Thomas Mann che riesce a incarnare l’anima vera e l’anima letteraria del suo Greg, Olivia Cooke, costretta a combattere sia la malattia che la sua percezione, ma anche RJ Cyler , che veste i panni del terzo protagonista, Earl, amico, collaboratore, pietra di paragone, motivatore e Grillo Parlante di questi nuovi anni 10.

     

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