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    Fasulo: “Arrivare in sala con TIR e’ il mio vero Marco Aurelio”

    Costato 350.000 euro e premiato al Festival di Roma, il film di Alberto Fasulo arriva al pubblico con la sua storia che poggia le basi sul ‘vero’.

    Alberto cosa ti ha spinto a realizzare questo film?
    Volevo fare un in The road stando seduto… Avevo la necessita’ di raccontare questa storia umana in questa cabina di un TIR. Quattro settimane in cabina, dove si guida, mangia, dorme, si parla con la famiglia, si entra in intimità con una persona.
    Avevo ascoltato la storia vera di un camionista, ho viaggiato un po’ con lui. Non volevo tradire quella storia, quella verità e paradossalmente solo la finzione ed un attore che si fosse messo in condizione di guidare realmente un TIR, di essere assunto da una ditta e ricreare la finzione di una realtà da me osservata. Mi rendo conto che è un cortocircuito ma è andata proprio così.

    Che tipo film e’ TIR dal tuo punto di vista?
    Non è un film di denuncia, non è un’ inchiesta, non ho coperto con la tecnica di ripresa dei buchi narrativi. Ho voluto avere una libertà etica e morale rispetto ad una storia. Con il camionista con cui ho viaggiato un anno ci dicevamo, ma a cosa serve questo film? Non cambierà le sorti dei camionisti, non farà luce sul mercato, sulla crisi… Si, però convenivamo, almeno avremo raccontato una storia come realmente e’.

    Qualche camionista vero lo ha visto TIR?
    Ma certo che si… Ed il protagonista della vera storia che racconto con Branko ha riso per tutto il film; certo in qualche punto con i colleghi con cui lo ha visto si è anche un po’ commosso. Il punto e’ che quella storia e’ vera. Ricreata con il mio attore protagonista, ma è una storia, che è il simbolo di cento altre storie.

    Come mai hai scelto un attore e non il vero camionista che hai seguito per preparare il tuo film?
    Guarda, avevo montato 10 minuti con il vero protagonista ma non sono andato avanti perché un giorno alle 5 di mattina in Olanda mi disse: “Alberto io tra 2 anni smetto e questi 18 anni in cabina li metto in un sacco nero e tornando a casa finalmente li butto fuori dalla macchina e ricomincio a vivere…”. Che altro potevo ribattere…?

    Che luogo e’ il nordest che racconti?
    Il nordest per me e’ il luogo della nascita, la mia terra. Questa e’ una storia dell’Italia vista dal nordest della crisi. Un trasportatore italiano costa 150 volte più di uno sloveno, più di 250 volte di un rumeno, con questi dati si capisce la crisi del settore e delle famiglie che stanno dietro l’uomo che sta in cabina.

    C’è bisogno di una presa diretta sulla realtà?
    Quando mi hanno detto che avevamo vinto Roma non ci credevo… Pensavo ad un premio all’attore… Il residente di giuria mi ha detto che per lui e’ stato un colpo al cuore. Mi ha chiesto di tutto sulla realizzazione, sulla produzione ecc.

    E’ cambiata la tua vita di regista?
    Mah no credo, solo che mi fa piacere che il film sia stato venduto in molti paesi, sta girando in tantissimi festival internazionali dove divide ma se piace emoziona…
    Arrivare alla sala e’ il vero successo del Marco Aurelio del Festival di Roma. Certo non sono le 1000 copie di Zalone, ma sono film diversi.

    Su cosa stai lavorando dopo TIR?
    Sto lavorando a ‘Un giorno ogni 15′, un film su un gruppo di genitori che da sedici anni si incontra ogni due settimane per parlare dei propri figli diversamente abili.
    Li’ ho imparato che loro considerano il loro mondo come una famiglia allargata dove non solo il singolo diversamente abile e’ tale, ma tutto il gruppo si interroga sulle dinamiche per superarle insieme. Sono due anni che lavoriamo insieme al gruppo ed ho conquistato la loro fiducia, ora mi appresto al montaggio.

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