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    Mr. Cobbler e la bottega magica: In their shoes

    Prima di Il caso Spotlight, il regista Tom McCarthy ha diretto Mr. Cobbler e la bottega magica, favola metropolitana che in Adam Sandler trova il suo principale interprete. Sonoro flop negli USA, il film, dal 21 luglio, andrà a popolare le nostre sale, proponendosi come un ibrido di generi confusionario e poco attraente.

    2stelle

    Mettersi nei panni di un’altra persona. O nelle sue scarpe, visto che siamo negli Stati Uniti. Da questa espressione tipica prende spunto l’idea che sta alla base di Mr. Cobbler e la bottega magica, nuova (per modo di dire) pellicola del regista Tom McCarthy, che qualche mese fa ha incassato il grande successo con Il caso Spotlight.
    Max Simkin (Adam Sandler) è calzolaio da generazioni nel Lower East Side di Manhattan. Ogni giorno, nel suo negozio, entrano persone di ogni tipo: vede la vita degli altri scorrere, mentre la sua è ferma ad un punto morto. Mentre ripara le scarpe di un criminale, la sua macchina per cucire si rompe ed è costretto ad usare una vecchia e folkloristica macchina lasciatagli in eredità dal padre, andato via di casa molti anni prima. E mentre Max prova le scarpe riparate grazie a quella macchina, si accorge che può trasformarsi nei proprietari delle calzature che indossa.

    Realizzato un anno prima della pellicola che ha vinto il Premio Oscar come Miglior Film, Mr. Cobbler e la bottega magica si pone completamente agli antipodi rispetto a Spotlight. Ma fare un paragone tra i due film sarebbe totalmente fuori luogo, considerata la genesi e il tema che sta alla loro base. Un confronto, però, si può fare su quello che è il punto di incontro delle due opere: il loro regista e sceneggiatore.
    Non è difficile capire come mai questo film sia stato un sonoro flop in patria: da una interessante idea di base, la pellicola ben presto si perde e finisce, per colmo, a “tenere il piede in due scarpe“, non prendendo una posizione certa e sicura che permetta allo spettatore di muoversi tranquillamente tra i suoi fotogrammi. Dare al pubblico un ibrido, che, in questo caso, oscilla tra la favola (metropolitana), il fantasy, l’action, il dramma e la commedia, non è per forza sinonimo di bassa qualità del prodotto finale. Lo è, però, nel momento in cui tanti elementi di ciascuno di quei generi, vengono dapprima presentati con calma – tanto da permettere a chi guarda di anticipare, più o meno dopo una ventina di minuti dall’inizio del film, gran parte del finale e bruciarsi il colpo di scena – e poi rimescolati alla rinfusa e presentati in maniera troppo veloce. Se McCarthy eccelle nel seguire e ricostruire una storia di non-fiction come accaduto in Spotlight, qui cede alla tentazione di tuffarsi in vari generi, concentrandone gli elementi tipici in pochi minuti, confondendo e, ammettiamolo pure, stancando il suo pubblico.
    Sì, perché Mr. Cobbler e la bottega magica si segue senza un minimo di tensione, senza che ci si ponga quella domanda che un film deve suscitare: “Cosa succede dopo?“. Senza che quelle intuizioni che nascono improvvise vengano in qualche modo smontate e ribaltate (rasoio di Ockham docet).

    Colonna portante è il volto della comicità (mi si permettano, però, dei profondi dubbi su ciò) made in USA: quell’Adam Sandler che negli ultimi tempi ha deciso di abbracciare anche un po’ di fantasy e fantascienza, che male non fanno. Ma se il risultato è quello di avere un personaggio piatto, che indossa la stessa espressione per quasi 100 minuti di pellicola e che, spesso, si rende insopportabile, allora è meglio per Sandler abbandonare l’idea di dedicarsi ad altri generi e tornare a quel tipo di commedie che gli hanno portato un certo successo. Poco incisivo il resto del cast, tra cui Dustin Hoffman e Steve Buscemi, ma del resto c’è da aspettarselo visto che tutto il film ruota intorno al personaggio di Max Simkin.
    McCarthy e Paul Sado, che hanno scritto la sceneggiatura, hanno voluto fare troppo e dispiace davvero tanto che un’idea davvero promettente – e molto utile, soprattutto in questi ultimi anni – si perda dietro un susseguirsi veloce di situazioni, alcune delle quali poco utili o incisive.

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