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  • A Werewolf Boy: Lupi mannari coreani

    A Werewolf Boy – FAR EAST FESTIVAL 2013
    Regia: JO Sung-Hee
    (Sud Corea, 2012) – Durata: 125′

    VOTO: 2

    Sembra davvero che nemmeno la Corea del Sud sia stata in grado di combattere contro il fenomeno dei lupi mannari, che dopo Twilight imperversa un po’ ovunque. Lo conferma il fatto, scontato a dirsi, che tra le ragazze coreane questo film sia stato un successone, addirittura consacrato come una delle migliori pellicole nazionali del 2012.
    Sun-yi ha una sessantina d’anni e vive nell’America del Nord con la sua famiglia, quando riceve una telefonata a proposito di una casa, nella quale ha vissuto per un breve periodo della sua vita e ora abbandonata, e decide di tornare in Corea. Questo, innesca un flashback che ci riporta indietro di una quarantina d’anni, quando una giovane Sun-yi, malata di tubercolosi, va ad abitare proprio in quella casa. Che nasconde un segreto: uno strano ragazzo, dall’aspetto di un cane malconcio e molto impaurito, vive li. Accolto in casa, come un figlio, gli viene dato il nome Chul Soo e, attraverso le amorevoli cure di Sun-Yi e della sua famiglia il ragazzo, che è stato vittima di uno strano esperimento condotto anni prima da un biologo folle, scopre l’amore, l’affetto, il rispetto delle regole e il piacere di una carezza.
    Tutto sembra andare bene, a meno di non farlo arrabbiare, cosa che puntualmente accade trasformando Chul Soo in una furia beluina.
    Interessante il metodo di insegnamento di Sun-Yi, nei confronti del giovane, la quale decide di usare un manuale di addestramento per cani, e con successo… trasformando Chul Soo in un perfetto cane di casa!
    Un po’ lento e scontato nel finale, bisogna comunque ammettere che il regista JO Sung-Hee è riuscito a limitare al minimo l’uso degli effetti speciali, mostrandosi molto ingegnoso nel trovare utili escamotage per arrivare al cuore del pubblico e catturare completamente quello delle adolescenti.

    Antonella Ravaglia

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