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    3 Generations: autentici o normali? Umani!

    Dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma 2016, dal 24 novembre arriva nelle nostre sale 3 Generations – Una famiglia quasi perfetta, film di Gaby Dellal che racconta la storia di una transizione sessuale. Le interpretazioni di Elle Fanning, Naomi Watts e Susan Sarandon fanno da contraltare alle improvvise virate narrative della pellicola.

    3stelle

    Conserve the Humanity“. E’ quanto si legge su un poster in camera di Ray, sedicenne newyorkese che sin da quando aveva quattro anni ha un grande sogno: cambiare sesso e diventare un maschio. 3 Generations – Una famiglia quasi perfetta (furbissimo sottotitolo tutto italiano) si gioca tutto sulla dicotomia “autenticità vs. normalità” e quelle parole citate prima sembrano essere la sintesi perfetta del loro incontro.

    Ray, che ha il volto di Elle Fanning, è la personificazione di quello che significa crescere senza sentirsi minimamente a proprio agio nel corpo in cui si è nati: il suo non è un capriccio, ma è la determinazione di chi, nonostante la giovanissima età, sa perfettamente chi è e cosa vuole. Alla nonna lesbica, femminista ed ex-sessantottina (Susan Sarandon) che gli suggerisce di essere semplicemente “autentico”, Ray risponde dicendo di voler essere “normale”, di voler raggiungere il suo obiettivo consapevole di quello a cui sta andando incontro. In mezzo c’è l’agitata madre Maggie (Naomi Watts), terrorizzata di perdere la sua creatura: sia nel caso in cui accettasse di firmare i documenti per procedere all’operazione di riassegnazione sessuale (“non sarà troppo giovane per decidere?“) sia nel caso contrario.

    La regista Gaby Dellal usa la vicenda di Ray non per creare uno spaccato della situazione in cui si trovano moltissimi ragazzi e ragazze (se non bambini e bambine) oggi nel mondo, ma per investigare su come le famiglie di appartenenza reagiscono davanti a questa importante decisione. Non sono solo a rompersi i già precari equilibri interiori di chi decide di compiere questo passo, ma la stessa istituzione familiare viene travolta da una miriade di emozioni che danno vita alle reazioni più disparate. Ma qualsiasi sia il percorso, le 3 Generations di Dellal dimostrano che solo l’amore, la forza che unisce questi tre personaggi, vince su tutto: e dove uno arranca, gli altri arrivano a supporto; dove uno esulta, gli altri si uniscono al coro. Senza se e senza ma.

    Con 3 Generations – Una famiglia quasi perfetta non siamo di fronte ad uno stucchevole ritratto à la The Danish Girl di Tom Hooper, nè, tantomeno, al lirismo intimista di Laurence Anyways di Xavier Dolan (tanto per citare due film usciti in Italia nell’ultimo anno che trattano l’argomento), ma ci troviamo davanti ad un percorso più sfaccettato che, rispetto ad Hooper, non vuole colpire emotivamente il suo pubblico ad ogni costo, e, rispetto a Dolan, non va troppo nel profondo delle relazioni umane. Anche grazie alle interpretazioni delle tre protagoniste: ad iniziare da Elle Fanning che qui da grande prova di maturità artistica riuscendo a portare sullo schermo un affascinante Ray, passando per la veterana Susan Sarandon, alla quale viene affidata la chiave più comica del film, fino a giungere a Naomi Watts, la cui Maggie riporta fedelmente tutti i dubbi e le perplessità che il pubblico si fa nei confronti della vicenda narrata. Ed è solo grazie a queste tre splendide interpretazioni che si riesce, in una seppur minima misura, a soprassedere alle improvvise virate narrative che la pellicola prende in più occasioni e che l’allontanano dalle premesse iniziali.

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