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    Venezia 75 – I villeggianti, la famiglia disfunzionale di Valeria Bruni Tedeschi

    “Sembra di arrivare in paradiso e invece è l’inferno”, annuncia la domestica dell’aristocratica villa di vacanza famigliare dove arriva Valeria Bruni Tedeschi, appena lasciata dal compagno (Riccardo Scamarcio). Ad attenderla la madre vedova, la sorella (Valeria Golino) con l’anziano marito tycoon indagato per truffa, le due famiglie di domestici e la figlia adottiva Celià.

    È una riflessione autobiografica al sapore di cinema, quella che la Bruni compie nel suo quarto film da regista e attrice protagonista: perché in I villeggianti, presentato in anteprima fuori concorso a Venezia.75, viene messa in scena la sua famiglia, con una ricostruzione se non proprio storica, di sicuro emotiva. Le difficoltà di reperire fondi per girare il suo prossimo film, gli alti e bassi sentimentali, il dolore sempre nuovo di un fratello morto, le dispotiche dinamiche dei rapporti: c’è tutto il suo mondo e tutta la sua emotività che sale a fior di labbra ma non riesce quasi mai a risolversi con un pianto liberatorio, preferendo piuttosto sfogarsi con un urlo muto. Ma c’è anche molto di più: c’è un cinema che riflette su se stesso e la sua capacità psicoanalitica (per chi lo fa soprattutto, ma anche per chi lo guarda), c’è il disagio della lotta di classe forse mai finita, c’è insomma un bagaglio sociale e culturale seppellito sotto le macerie umane di un’alta borghesia che va disfacendosi come cenere fra le dita.

    Perfettamente aderenti alla bruma che fuoriesce come nebbia mattutina, la Golino e la Bruni fanno a gara a chi è più brava ad emozionare levando, sottraendo ed emozionando, mentre Scamarcio sembra sempre più sottovalutato e soprattutto sotto utilizzato in relazione a quanto riesce sempre a mettere in scena quel disagio perpetuo con uno sguardo in perenne fuga.
    Non è neanche troppo abbozzata, in I villeggianti, la descrizione di un sottoproletariato ancora in debito di ossigeno e di una classe (non più dirigente, ma ancora) arroccata in una nobiltà esteriore e fin troppo fintamente, faticosamente sfarzosa.
    Ed è una traccia che corre sottocutanea, un dolore silenzioso ma presente: nell’artrosi della mamma anziana che non si arrende al pianoforte, nel proteggersi dalla morte semplicemente chiudendo in una stanza i ricordi allontanandosene in un castello di rimozioni, insomma una sorta di attesa esistenziale della distruzione osservando da vicino e anzi compiacendosi quasi del proprio decadimento. Avvertito solo dalla vecchia zia (che in una sequenza finale non riesce a dormire perché sente i passi del Nulla che sta per venire a prenderli), ma capace di estendersi come un’ombra angosciosa e soffocante a tutto un disagio esistenziale che annichilisce.

    A nulla serve aggrapparsi con le unghie e con i denti a rapporti esausti, a matrimoni logori: sull’altare viene sacrificato anche un figlio mai nato: ma alla fine le emozioni risalgono prepotenti e sono assenze/presenze fantasmatiche, spettri fin troppo reali che si aggirano dovunque ghermendo la vita vera e trascinandoci con loro. Fino a sparire nella nebbia.

    di GianLorenzo Franzì

     

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    Venezia 75 – Acusada: Alla ricerca della verità

    In concorso al festival arriva il dramma giudiziario di Gonzalo Tobal.

    Buenos Aires: spazi e decòr impassibili e senz’anima, proprio come Dolores, un’intensissima, indecifrabile Lali Esposito, a nascondere un turbinio inusitato di emozioni, dolori e lacerazioni.
    Acusada, con la regia di Gonzalo Tobal, ha i contorni del caso Amanda Knox: una ragazza al centro di un’indagine giudiziaria la cui soluzione sembra non fermarsi e non essere abbastanza univoca con il solo verdetto processuale.
    Cos’è la verità? Quando un avvenimento, pur se brutale, viene consegnato al passato, com’è possibile decifrarne le coordinate, fin dove è possibile coglierne l’essenza? Acusada si interroga su domande elementari quanto abissali con un lungo, tesissimo racconto nel quale la protagonista attende, insieme alla famiglia e al suo spietato avvocato, la conclusione della fase processuale che deve far luce sull’efferato omicidio della sua (ex?) migliore amica, che proprio lei è l’ultima ad aver visto viva. E mette in chiaro i suoi intenti fin dal titolo: accusata. Di cosa? Da chi? Perché? Le risposte non sono univoche, se l’accusa non riguarda la colpevolezza “giuridica” ma quella dei fatti, di una realtà sfuggente e ineffabile, sorprendente e sogghignante.

    Tobal utilizza al meglio il tempo scenico e mette in scena un racconto dal ritmo preciso, incredibilmente lucido, servito da una sceneggiatura che disegna i personaggi attraverso i loro sguardi, senza sottrarsi ad un prepotente, importante aggancio con l’attualità più necessaria: per indagare fino a che punto i media, e l’indagine mediatica, e la gogna sociale, incidano sulla nostra percezione del vero.
    E soprattutto in questo si avverte l’influenza del caso Knox: “vittima” e “colpevole” sono solo terminologie da talk-show, perché non importa cosa sia successo, quello che alla fine vince è soltanto l’ipotesi che con più fascino viene suggerita dalla tv. Unico luogo di confessione, tempio sacro che rende credibili in egual modo vittime e carnefici, come se l’unico modo per rintracciare noi stessi sia quello che ci viene suggerito dai media sempre più invasivi.
    Perfetto.

    di GianLorenzo Franzì

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    Venezia 75 – Suspiria: Tra Kubrik e Fassbinder

    Luca Guadagnino porta in concorso al festival la sua personalissima rivisitazione del film di Dario Argento. Il risultato è un’opera maestosa e impervia ricca di rimandi e sottotesti.

     

    Cosa c’è di più terrificante, spaventoso, maestoso dell’amore? In quanti modi l’amore può influire sulle nostre vite, in quante maniere si declina l’amore nella vita di ogni giorno? E la vita, l’intera esistenza, non è forse solo una danza nella quale un partner cerca sempre di “condurre” l’altro dove vuole lui?

    Senza ridurre tutto ad un semplice gioco delle coppie, ma indagandone la natura e le pieghe più nascoste, oscure, terribili, Luca Guadagnino porta avanti il suo discorso sull’amore e su come possa essere utilizzato per manipolare e legarlo ad un insano bisogno di controllo: dal lontano (per risultati e intenzioni) Melissa P., fino a Io Sono L’Amore, A BIgger Splash, Chiamami Col Tuo Nome, il cinema di questo geniale -ex- enfant prodige del cinema prima italiano ora internazionale ha sempre messo al centro della sua narrazione l’amore, declinandolo ora secondo il noir, ora secondo la saga famigliare, oggi attraverso l’horror. Ma sempre e comunque con il suo gusto quasi barocco, eccessivo, decadente e straripante: i suoi film, quando deragliano, lo fanno per eccesso, per una quantità abnorme di cose, emozioni, dettagli, persone e personaggi, storie e finali, che esondano dalla linea retta della trama. Suspiria è un progetto antico, atteso al varco da quella nuova genìa virtuale, inutile quanto chiassosa, degli haters, ed è ovviamente il remake, anzi, una nuova rilettura della storia già raccontata e immaginata da Dario Argento e Daria Nicolodi: Susie Banner, una ragazza americana, arriva in Germania a Berlino per iscriversi nella scuola di danza Markos, diretta e frequentata da sole donne, in realtà sulfureo covo di streghe. Guadagnino riprende quella storia, di per sé scarna e poco dettagliata, che il maestro Argento utilizzò per una sua personalissima coreografia dell’orrore senza logica se non quella del puro piacere filmico ed estetico; la riprende, la metabolizza, la mastica e la rielabora esasperandone aspetti, scarnificandola da eccessi, incicciandola con particolari, sottotrame, indirizzi metatestuali, iperboli filosofiche e politiche, arricchendola insomma di tanto di quel materiale da creare un vero e proprio monstrum.

    Suspiria creerà un vero e proprio caso, sarà amato e odiato, sfonderà ogni limite e confine, tanto pesante, monolitico, incredibilmente pregno dell’autore e delle sue ossessioni e di una visionarietà impressionante da non poter e non dover passare inosservato, travolgendo come una slavina tutto e tutti. Scenografie dense di art noveau, cura maniacale per dettagli e inquadrature, ma soprattutto background narrativi e psicologici restituiscono una messa in scena rigogliosa e labirintica, ma sempre e assolutamente affascinante, mentre Tilda Swinton e Dakota Jhonson si giocano il ruolo di una carriera, la prima musa ispiratrice del regista, la seconda nuovo oggetto erotico multimediale e polimorfico: Suspiria gioca con lo spettatore più scafato come con quello più innocente, travolgendo la visione con un sovraccarico sensoriale aiutato dalla superba colonna sonora di Tom Yorke e da un apparato iconografico e scenico impressionante.

    Guadagnino, dal canto suo, si diverte con insert politici e sociali: perché love is everywhere, e che cos’è il terrorismo se non una forma di amore distorto per un ideale? Cos’è una congrega se non un rapporto intimo malato e diabolico? Cos’è la relazione madre/figlia se non l’amore supremo? C’è Rainer Werner Fassbinder, ma c’è anche Kubrick; c’è ovviamente Argento, ma c’è su tutto una forma di cinema purissima che si nutre solio di sé stessa e di una messa in scena fastosa magniloquente, ora spenta da luci fredde e ambienti congelati, ora esaltata da soluzioni cromatiche pericolosamente kitsch ma inequivocabilmente efficaci. Visioni, sogni, incubi e deliri; psicanalisi, politica, la banda Baader-Meinohf, Berlino Est e Berlino Ovest, il nazismo e il Male, la danza e Pina Bausch, l’orrore e il gran guignol: Suspiria 2018 è tutto questo e anche di più, storto e sghembo quando sembra non sapere che direzione prendere, esorbitante nel suo mettere in piazza anche il superfluo (e 152’ sono in effetti troppi), ma geniale per come riesce a mettere tutto insieme in un’opera maestosa e impervia, tremenda nel suo essere una scossa sottocutanea, horror senza paura e film d’amore senza amore. Ma perfetta, quando trova la sua quadratura in quell’ultima immagine che, dopo spargimenti di sangue e budella, stringe e sfuma su un vecchio cuore cancellato.

     

    di GianLorenzo Franzì

     

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    Venezia 75 – Roma: Cuaron e il sapore del ricordo

    Alfonso Cuaron in concorso al festival con un film targato Netflix, che ripercorre luoghi e persone della sua infanzia nel quartiere Colonia Roma di Città del Messico.

     

    Lunghi piani sequenza, il bianco e nero, il sapore mite del ricordo, la ricognizione storica, una casa-museo strabordante di oggetti, pezzi, frammenti di vita, i rumori, i suoni e le voci dello scalcinato quartiere Colonia Roma di Città del Messico fra il 1970 e il 1971, proprio mentre il paese si ritrovava ad attraversare un momento politico cruciale, che sarebbe culminato nel tristemente noto ‘Massacro del Corpus Christi’, quando un gruppo paramilitare appoggiato dal governo uccise circa centoventi persone. Irrompe così nel concorso della Mostra del Cinema di Venezia il sontuoso e personalissimo ritratto di famiglia (la propria, di estrazione borghese) di Alfonso Cuarón.

    Roma, distribuito in tutto il mondo da Netflix e in sala da dicembre, segna il ritorno del regista messicano al Lido dopo Gravity del 2013; un film realizzato usando i ricordi famigliari e del quartiere della sua infanzia, un progetto a cui Cuaron pensava da almeno quindici anni. E soprattutto interamente messicano dalla troupe al cast, composto anche da attori non professionisti come Yalitza Aparicio (Cleo, all’epoca dei fatti la sua bambinaia), scelta insieme a Nancy García in un villaggio rurale nello stato di Oaxaca.
    Roma appare come il lavoro forse più maturo e completo del regista de I figli degli uomini, che dagli spazi della casa in cui è cresciuto silenziosa, caotica, affollata di persone e mobili, alcuni dei quali autentici, si affaccia al proprio passato e lo guarda con tenerezza (quella di Cleo), lasciando allo spettatore il compito di perdersi nelle inquadrature scolpite dal bianco e nero, e cadenzate dai dettagli.
    Dominano i campi lunghi, le scene si stratificano in più azioni come anche i suoni, uno per ogni luogo: i fischietti degli ambulanti per le strade affollate dell’epoca, i campanelli delle bici, lo sferragliare delle auto in mezzo al traffico, la voce cantilenante dell’arrotino, le urla di protesta. Rumori che si muovono da un punto all’altro, sorprendono il pubblico, lo avvolgono e seguono il movimento della camera, mentre la memoria scorre tra i luoghi, appollaiata tra i volti delle persone e le vecchie fotografie.

    Cuaron ricostruisce la propria storia familiare servendosi dello sguardo di Cleo, “un ruolo basato sul personaggio di Limu, la mia tata da bambino. Eravamo la sua famiglia; sono partito dai ricordi che avevo di lei, durante le riprese sul set ci parlavo spesso. Quando cresci con qualcuno che ami non metti mai in discussione la sua identità, Limu per me era semplicemente mia mamma e qui invece ho tentato di vederla per la prima volta come una donna, di origini indigene, di una classe sociale più bassa, ho adottato un punto di vista che prima non avevo. Nella mia famiglia sono state le donne a portare avanti la casa, praticamente non c’erano uomini”.
    Sì, perché Roma è anche un omaggio alle figure femminili della sua infanzia: domestiche, madri, nonne, ironiche, dolci, dirompenti, abbandonate e agguerrite nel tentativo di rimettersi in carreggiata. Un universo matriarcale in cui le donne sanno di essere sole, perché “non importa quello che ti dicono, saremo sempre sole”.
    Un cinema equilibrato che gioca sulla giusta distanza, sul potere evocativo delle cose e delle immagini, sul ricordo come momento per riguardarsi da un punto di vista privilegiato e lasciare che il lavorio della memoria faccia il resto. Insieme al tempo che ingiallisce, scolora, consuma. E a volte si ferma implacabile su una scena, un istante, un volto.

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    Venezia 75 – The Favourite: Spietato Lanthimos

    In concorso al festival il nuovo film di Yorgos Lanthimos, storia in costume che guarda al presente attraverso un uso spregiudicato della macchina da presa.

     

    Viene comunemente definita la prima guerra dei tempi moderni quella che si svolse fra il 1702 e il 1707 tra  la Francia e l’Inghilterra della regina Anna: The Favourite parte da qui, costruendo intorno alla sovrana un’altra guerra più intima e forse più spietata, quella fra le sue cortigiane lady Sarah Churchill, duchessa di Marlborough e la sua giovane cugina Abigail Masham, una battaglia fra le mura di palazzo e soprattutto della camera da letto della reggente, donna insicura e labile di carattere e di psiche.

    The Favourite arriva a pochissima distanza dall’ultimo capolavoro di Lanthimos, Il Sacrificio Del Cervo Sacro, e conferma il suo periodo più prolifico e la sua vena più autentica, proseguendo l’interessantissimo e geniale percorso di un autore che ha una visione del cinema tutta sua e che tuttavia sembra muoversi, fondendoli insieme in un unicum personalissimo, tra i territori misterici di Kafka e quelli di Haneke, tra il sadismo allegorico di Lars Von Trier e le perversioni crudeli di Bret Easton Ellis, tra il teatro di Artaud e le suggestioni del Dadaismo.

    Con The Favourite, presentato in concorso alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, Lanthimos sembra poi invertire i paradigmi del suo universo poetico più recente: non drammi moderni che attualizzano i miti antichi, ma una storia in costume che declina la confusione etica e sensoriale del presente attraverso un uso spregiudicato e potente della macchina da presa ma anche del suono, della musica, dell’immagine stessa che sembra deformarsi letteralmente sotto i cortocircuiti di un autore ondivago, feroce e densissimo.

    Qua la metafora non è rappresentativa del mondo contemporaneo: ma il comportamento umano che viene studiato e rappresentato è trait d’union tra le epoche, così da mettere in scena la sua teoria secondo cui da un’epoca all’altra cambia solo il contesto, ma quello che scorre sottocutaneo è sempre lo stesso, magmatico, immanente, misterioso e doloroso, inevitabile e arcaico.

    La più normale delle situazioni (come dei conigli tenuti in gabbia, pratica della regina Anna che desta non poco fastidio alla sua ancella Sarah) nasconde sempre qualcosa di insano e aberrante.

    Il paradosso lascia lo spettatore disorientato e privo dei soliti mezzi per interpretare le immagini, e così ogni storia, ogni personaggio viene esasperato fino all’assurdo e deformato all’interno e all’esterno, rendendo il cinema di Lanthimos un vero e proprio labirinto impregnato di un senso del perturbante nel senso più intimo e distruttivo del termine. The Favourite richiama Greenaway nel cromatismo della messa in scena, nel suo voler essere in tutto e per tutto sontuoso e totemico, nel parossismo del mistero quotidiano; eppure porta profonde le stimmate del regista greco, entomologo dell’anima moderna così sfuggente per come completamente fuori dagli schemi. Allo stesso modo i personaggi dello scandaloso trio protagonista (Olivia Colman, ma soprattutto le incredibili Emma Stone e Rachel Weisz) sembrano essere e andare costantemente in direzione ostinata e contraria per sfondare ogni regola, per sforare nell’assurdo, per resistere alla norma e ad una normalità che è sempre e solo di facciata, e nasconde soltanto innominabili, laceranti segreti.

    di GianLorenzo Franzì

     

     

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    Venezia 75, tutti i film in programma

    Venezia 75. svela le carte. Un’edizione ricchissima di ritorni, opere prime e star. Tre gli italiani in gara per il Leone d’Oro: Capri Revolution di Mario Martone, l’attesa e preannunciato Suspiria di Luca Guadagnino e il documentario di Roberto Minervini What you wanna do when the world’s on fire?. Folta la squadra americana capitanata dal film d’apertura First Man che riporterà al Lido Damien Chazelle e Ryan Gosling dopo il successo di La La Land. Fuori competizione A star is born esordio alla regia di Bradley Cooper che farà sfilare sul red carpet Lady Gaga, una delle protagoniste del film. Nutrita la compagine Netflix: Roma di Alfonso Cuaron, 22 July di Paul Greengrass, The Ballad Of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen, The Other Side Of The Wind di Orson Welles e They’ll Love Me When I’m Dead di Morgan Neville.
    Saranno presentati inoltre come evento speciale i primi due episodi de L’amica geniale, la serie di Saverio Costanzo tratta dai romanzi di Elena Ferrante.

    Ecco tutti i film categoria per categoria.

    CONCORSO

    FIRST MAN – FILM D’APERTURA
    di DAMIEN CHAZELLE
    con Ryan Gosling, Jason Clarke, Claire Foy / USA / 138’

    THE MOUNTAIN
    di RICK ALVERSON
    con Tye Sheridan, Jeff Goldblum, Hannah Gross, Denis Lavant, Udo Kier / USA /106’

    DOUBLES VIES
    di OLIVIER ASSAYAS
    con Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret, Pascal Greggory / Francia / 100’

    THE SISTERS BROTHERS
    di JACQUES AUDIARD
    con Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed / Francia, Belgio, Romania, Spagna / 120’

    THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS
    di ETHAN COEN, JOEL COEN
    con Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Bill Heck, Zoe Kazan, Tyne Daly, Brendan Gleeson / USA / 132’

    VOX LUX
    di BRADY CORBET
    con Natalie Portman, Jude Law, Raffey Cassidy, Stacy Martin, Jennifer Ehle / USA / 110’

    ROMA
    di ALFONSO CUARÓN
    con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa, Carlos Peralta, Nancy García / Messico / 135’

    22 JULY
    di PAUL GREENGRASS
    con Anders Danielsen Lie, Jonas Strand Gravli, Jon Øigarden, Isak Bakli Aglen, Seda Witt, Maria Bock, Thorbjø Harr / Norvegia, Islanda / 133’

    SUSPIRIA
    di LUCA GUADAGNINO
    con Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Chloë Grace Moretz / Italia / 152’

    WERK OHNE AUTOR (OPERA SENZA AUTORE)
    di FLORIAN HENCKEL VON DONNERSMARCK
    con Tom Schilling, Paula Beer, Sebastian Koch, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci / Germania / 188’

    THE NIGHTINGALE
    di JENNIFER KENT
    con Aisling Franciosi, Sam Claflin, Baykali Ganambarr, Damon Herriman, Harry Greenwood, Ewen Leslie, Michael Sheasby, Charlie Shotwell / Australia / 136’

    THE FAVOURITE
    di YORGOS LANTHIMOS
    con Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn / UK, Irlanda, USA / 120’

    PETERLOO
    di MIKE LEIGH
    con Rory Kinnear, Maxine Peake, Pearce Quigley, David Moorst, Rachel Finnegan, Tom Meredith / UK, USA / 154’

    CAPRI-REVOLUTION
    di MARIO MARTONE
    con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro / Italia, Francia / 122’

    WHAT YOU GONNA DO WHEN THE WORLD’S ON FIRE?
    di ROBERTO MINERVINI
    con Judy Hill, Dorothy Hill, Michael Nelson, Ronaldo King, Titus Turner, Ashley King, Kevin Goodman, The New Black Panthers Party for Self Defense / Italia, USA, Francia / 123’

    NAPSZÁLLTA (SUNSET)
    di LÁSZLÓ NEMES
    con Juli Jakab, Vlad Ivanov / Ungheria, Francia / 142’

    FRÈRES ENNEMIS
    di DAVID OELHOFFEN
    con Matthias Schoenaerts, Reda Kateb, Adel Bencherif, Sofiane Zermani, Nicolas Giraud, Marc Barbe, Sabrina Ouazani, Gwendolyn Gourvenec / Francia, Belgio / 111’

    NUESTRO TIEMPO
    di CARLOS REYGADAS
    con Carlos Reygadas, Natalia López, Eleazar Reygadas, Rut Reygadas, Phil Burgers / Messico, Francia, Germania, Danimarca, Svezia / 173’

    AT ETERNITY’S GATE
    di JULIAN SCHNABEL
    con Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mads Mikkelsen, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Niels Arestrup / USA, Francia / 110’

    ACUSADA
    di GONZALO TOBAL
    con Leonardo Sbaraglia, Mariana Espósito, Inés Estevez, Daniel Fanego, Gerardo Romano / Argentina, Messico / 108’

    ZAN (KILLING)
    di SHINYA TSUKAMOTO
    con Sousuke Ikematsu, Yu Aoi, Tatsuya Nakamura, Shinya Tsukamoto, Ryusei Maeda / Giappone / 80’

    FUORI CONCORSO

    EVENTO SPECIALE

    THE OTHER SIDE OF THE WIND
    di ORSON WELLES
    con John Huston, Oja Kodar, Peter Bogdanovich, Susan Strasberg, Norman Foster / USA / 122’

    THEY’LL LOVE ME WHEN I’M DEAD
    di MORGAN NEVILLE
    USA / 98’

    PROIEZIONI SPECIALI

    L’AMICA GENIALE
    di SAVERIO COSTANZO
    con Elisa Del Genio, Ludovica Nasti, Margherita Mazzucco, Gaia Girace / Italia, Belgio / 120’

    IL DIARIO DI ANGELA – NOI DUE CINEASTI
    di YERVANT GIANIKIAN
    con Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi / Italia / 90’

    FICTION

    UNA STORIA SENZA NOME
    di ROBERTO ANDÒ
    con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Alessandro Gassmann / Italia, Francia / 110’

    LES ESTIVANTS
    di VALERIA BRUNI TEDESCHI
    con Valeria Bruni Tedeschi, Pierre Arditi, Valeria Golino, Noémie Lvovsky, Yolande Moreau, Laurent Stocker, Riccardo Scamarcio / Francia, Italia / 125’

    A STAR IS BORN
    di BRADLEY COOPER
    con Lady Gaga, Bradley Cooper, Andrew Dice Clay, Dave Chappelle, Sam Elliott / USA / 135’

    MI OBRA MAESTRA
    di GASTÓN DUPRAT
    con Guillermo Francella, Luis Brandoni, Raúl Arévalo, Andrea Frigerio / Argentina, Spagna / 100’

    A TRAMWAY IN JERUSALEM
    di AMOS GITAI
    con Noa Ahinoamam Nini, Mathieu Amalric, Hana Laslo, Yael Abecassis, Pippo Delbono, Yuval Scharf, Karen Mor, Lamis Amar , Mustafa Masi / Israele, Francia / 90’

    UN PEUPLE ET SON ROI
    di PIERRE SCHOELLER
    con Gaspard Ulliel, Adèle Haenel, Olivier Gourmet, Luis Garrel, Izïa Higelin, Noémie Lvovsky, Céline Sallette, Denis Lavant / Francia, Belgio / 121’

    LA QUIETUD
    di PABLO TRAPERO
    con Martina Gusman, Bèrènice Bèjo, Graciela Borges, Edgard Ramirez, Joaquim Furríel, / Argentina / 117’

    DRAGGED ACROSS CONCRETE
    di S. CRAIG ZAHLER
    con Mel Gibson, Vince Vaughn, Tory Kittles / Canada, USA / 159’

    YING (SHADOW)
    di ZHANG YIMOU
    con Deng Chao, Sun Li, Zheng Kai, Wang Qianyuan, Wang Jingchun, Hu Jun, Guan Xiaotong, Wu Leo / Cina / 116’

    NON-FICTION

    A LETTER TO A FRIEND IN GAZA
    di AMOS GITAI
    Israele / 34’

    AQUARELA
    di VICTOR KOSSAKOVSKY
    UK, Germania / 89’

    EL PEPE, UNA VIDA SUPREMA
    di EMIR KUSTURICA
    con Pepe Mujica
    Argentina, Uruguay, Serbia / 74’

    PROCESS
    di SERGEI LOZNITSA
    Paesi Bassi / 125’

    CARMINE STREET GUITARS
    di RON MANN
    Canada / 80’

    ISIS, TOMORROW. THE LOST SOULS OF MOSUL.
    di FRANCESCA MANNOCCHI, ALESSIO ROMENZI
    Italia, Germania / 80’

    AMERICAN DHARMA
    di ERROL MORRIS
    con Stephen K. Bannon/ USA, UK / 95’

    INTRODUZIONE ALL’OSCURO
    di GASTÓN SOLNICKI
    con Gastón Solnicki / Argentina, Austria / 71’

    1938 DIVERSI
    di GIORGIO TREVES
    Italia / 62’

    NI DE LIAN (YOUR FACE)
    di TSAI MING-LIANG
    con Lee Kang Sheng / Taipei Cinese / 76’

    MONROVIA, INDIANA
    di FREDERICK WISEMAN
    USA / 223’


    ORIZZONTI

    SULLA MIA PELLEFILM D’APERTURA
    di ALESSIO CREMONINI
    con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano / Italia / 100’

    KRABEN RAHU (MANTA RAY)
    di PHUTTIPHONG AROONPHENG
    con Wanlop Rungkamjad, Aphisit Hama, Rasmee Wayrana / Thailandia, Francia, Cina / 105’

    SONI
    di IVAN AYR
    con Geetika Vidya Ohlyan, Saloni Batra / India / 97’

    OZEN (THE RIVER)
    di EMIR BAIGAZIN
    con Zhalgas Klanov, Eric Tazabekov, Zhasulan Userbayev, Ruslan Userbayev / Kazakistan, Polonia, Norvegia / 108’

    LA NOCHE DE 12 AÑOS
    di ÁLVARO BRECHNER
    con Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort / Spagna, Argentina, Francia / 123’

    DESLEMBRO
    di FLAVIA CASTRO
    con Jeanne Boudier, Hugo Abranches, Arthur Vieira Raynaud, Sara Antunes, Eliane Giardini / Brasile, Francia, Qatar / 105’

    ANONS (THE ANNOUNCEMENT)
    di MAHMUT FAZIL COŞKUN
    con Ali Seçkiner Alici, Tarhan Karagöz, Murat Kiliç, Şencan Güleryüz / Turchia, Bulgaria / 95’

    UN GIORNO ALL’IMPROVVISO
    di CIRO D’EMILIO
    con Anna Foglietta, Giampiero De Concilio, Massimo De Matteo, Lorenzo Sarcinelli Giuseppe Cirillo, Biagio Forestieri / Italia / 88’

    CHARLIE SAYS
    di MARY HARRON
    con Matt Smith, Hannah Murray, Marianna Rendon, Suki Waterhouse, Odessa Young, Carla Gugino, Kayli Carter / USA / 104’

    AMANDA
    di MIKHAËL HERS
    con Vincent Lacoste, Isaure Multrier, Stacy Martin, Ophélia Kolb, Marianne Basler, Jonathan Cohen, Greta Scacchi / Francia / 107’

    YOM ADAATOU ZOULI (THE DAY I LOST MY SHADOW)
    di SOUDADE KAADAN
    con Sawsan Arsheed, Reham Al Kassar, Samer Ismael, Oweiss Moukhallalati, Ahmad Morhaf Al Ali / Siria, Libano, Francia, Qatar / 94’

    L’ENKAS
    di SARAH MARX
    con Sandor Funtek, Sandrine Bonnaire, Virginie Acariès, Alexis Manenti / Francia / 85’

    TCHELOVEK KOTORIJ UDIVIL VSEH (THE MAN WHO SURPRISED EVERYONE)
    di NATASHA MERKULOVA, ALEKSEY CHUPOV
    con Evgeniy Tsiganov, Natalya Kudryashowa / Russia, Estonia, Francia / 105’

    KUCUMBU TUBUH INDAHKU (MEMORIES OF MY BODY)
    di GARIN NUGROHO
    con Muhammad Khan, Raditya Evandra, Rianto, Randy Pangalila, Whani Darmawan / Indonesia / 105’

    HAMCHENAN KE MIMORDAN (AS I LAY DYING)
    di MOSTAFA SAYYARI
    con Nader Fallah, Elham Korda, Majid Aghakarimi, Vahid Rad, Mohammad Rabbani / Iran / 73’

    LA PROFEZIA DELL’ARMADILLO
    di EMANUELE SCARINGI
    con Simone Liberati, Pietro Castellitto, Valerio Aprea / Italia / 99’

    EROM (STRIPPED)
    di YARON SHANI
    con Laliv Sivan, Bar Gottfried / Israele, Germania / 119’

    JINPA
    di PEMA TSEDEN
    con Jinpa, Genden Phuntsok, Sonam Wangmo / Cina / 86’

    TEL AVIV ON FIRE
    di SAMEH ZOABI
    con Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton, Nadim Sawalha, Maisa Abd Elhadi / Lussemburgo, Francia, Israele, Belgio / 97’

     

    VENICE VIRTUAL REALITY

    IN CONCORSO-INTERATTIVO

    MAKE NOISE
    di MAY ABDALLA
    con Nikki Amuka-Bird / UK / 8’ / installation

    ECLIPSE
    di JONATHAN ASTRUC, AYMERIC FAVRE
    Francia / 35’ / installation

    THE UNKNOWN PATIENT
    di MICHAEL BEETS
    con Lily Sullivan / Australia / 9’ / stand up

    BUDDY VR
    di CHUCK CHAE
    con Yena Jang / Corea del Sud / 16’ / stand up

    UMAMI
    di LANDIA EGAL, THOMAS PONS
    con Amaury La Burthe, Eimi Kawahara / Francia / 15’ / installation

    THE HORRIFICALLY REAL VIRTUALITY
    di MARIE JOURDREN
    con Josh Jefferies, Robin Berry / Francia / 40’ / installation

    SPHERES, la serie
    di ELIZA MCNITT
    USA, Francia / installation
    Capitolo 1 – CHORUS OF THE COSMOS, 15’
    Capitolo 2 – SONGS OF SPACETIME, con Jessica Chastain / 13’
    Capitolo 3 – PALE BLUE DOT, con Patti Smith / 15’

    A DISCOVERY OF WITCHES – HIDING IN PLAIN SIGHT
    di KIM-LEIGH PONTIN
    con Teresa Palmer, Matthew Goode, Adetomiwa Edun / UK / 15’ / stand up

    THE ROAMING – WETLANDS
    di MATHIEU PRADAT
    con Stephen Harrison, Nicolas Pradat, Beatrice Mujdei, Barbara Weber Boustani, Avant Strangel / Francia, UK, Belgio / 10’ / installation

    KOBOLD
    di MAX SACKER, IOULIA ISSERLIS
    con David Bredin, Nick Holaschke, Garry Lane / Germania / 20’ / stand up

    AWAVENA
    di LYNETTE WALLWORTH
    con Hushahu Yawanawa, Tata Yawanawa / USA, Brasile, Australia / 30’ / installation

    IN CONCORSO – LINEARE
    EVEN IN THE RAIN
    di LINDSAY BRANHAM
    USA, Repubblica Centrafricana / 16’ / VR theatre

    ANGELŲ TAKAIS (TRAIL OF ANGELS)
    di KRISTINA BUOZYTE
    Lituania, Bielorussia / 20’ / stand up

    X-RAY FASHION
    di FRANCESCO CARROZZINI
    USA, Danimarca, India / 20’ / installation

    HALF LIFE VR – SHORT VERSION
    di ROBERT CONNOR
    con Amanda Åkesson, Sarah-Jane Brodbeck, Frida Hambreus / Svezia / 12’ / VR theatre

    CROW: THE LEGEND
    di ERIC DARNELL
    con John Legend, Constance Wu, Liza Koshy, Tye Sheridan, Sarah Eagle Heart, Randy Edmonds, Diego Luna, Oprah Winfrey / USA / 22’ / stand up

    AGE OF SAIL
    di JOHN KAHRS
    con Ian McShane, Cathy Ang / USA / 12’ / stand up

    MINDPALACE
    di CARL KRAUSE, DOMINIK STOCKHAUSEN
    con Anthony Paul, Maximilian Allgeier / Germania / 10’ / stand up

    BALLAVITA
    di GERDA LEOPOLD
    con Bianca Kraml, Thomas Kraml, Haymon Buttinger / Austria, Germania / 34’ / VR theatre

    BORDERLINE
    di ASSAF MACHNES
    con Indal Kabada, Alan Godying, Tom Kroszynski / Israele, UK / 9’ / VR theatre

    SHENNONG: TASTE OF ILLUSION
    di MI LI, WANG ZHENG
    Cina / 9’ / stand up

    THE GREAT C
    di STEVE MILLER
    con Niamh Wilson, Jonathan Koensgen, Camilla Scott / Canada / 30’ / installation

    L’ÎLE DES MORTS
    di BENJAMIN NUEL
    con Richard Doust / Francia / 8’ / stand up

    HOME AFTER WAR
    di GAYATRI PARAMESWARAN, FELIX GAEDTKE
    Iraq, Germania, USA / 20’ / installation

    MADE THIS WAY: REDEFINING MASCULINITY
    di ELLI RAYNAI, IREM HARNAK
    con Elijah Miley, Devyn Farries / Canada / 18’ / stand up

    LUCID
    di PETE SHORT
    con Jaleh Alp, Nicky Goldie, Peter Landi / UK, Australia / 16’ / stand up

    WU ZHU ZHI CHENG VR (THE LAST ONE STANDING VR)
    di WANG JIWEN, LIU YANG
    Cina / 10’ / stand up

    FRESH OUT
    di WEY SAM, TAO FANGCHAO
    Cina, USA / 7’ / stand up

    1943: BERLIN BLITZ
    di DAVID WHELAN
    Irlanda, UK / 14’ / stand up

    ROOMS
    di CHRISTIAN ZIPFEL
    Germania / 23’ / VR theatre

    FUORI CONCORSO– Best of VR
    (una selezione internazionale delle migliori opere VR)

    Interattivo
    VR_I
    di GILLES JOBIN, CAECILIA CHARBONNIER, SYLVAIN CHAGUÉ
    con Victoria Chiu, Susana Panadés Diaz, Diya Naidu, Tidiani N Diaye, Gilles Jobin / Svizzera / 20’ / installation

    Lineare
    BATTLESCAR

    di NICO CASAVECCHIA, MARTIN ALLAIS
    con Rosario Dawson / Francia, USA / 7’ / stand up

    ARDEN’S WAKE: TIDE’S FALL
    di EUGENE YK CHUNG
    con Alicia Vikander, Richard Armitage / USA / 28’ / stand up

    GHOST IN THE SHELL: VIRTUAL REALITY DIVER
    di HIGASHI HIROAKI
    con Elizabeth Maxwell, Christopher Sabat, Jad Saxton / Giappone / 16’ / VR theatre

    ISLE OF DOGS: BEHIND THE SCENES (IN VIRTUAL REALITY)
    di PAUL RAPHAËL, FÉLIX LAJEUNESSE
    con Bryan Cranston, Bill Murray, Edward Norton, Liev Schreiber, Jeff Goldblum, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Bob Balaban / Canada, UK, USA / 6’ / VR theatre

    KEKKON YUBIWA MONOGATARI VR (TALES OF WEDDING RINGS VR)
    di SOU KAEI
    con Akari Kito, Takumi Satou, Kouichi Souma / Giappone / 30’ / stand up

    Fuori Concorso – Biennale College Cinema – VR
    Lineare

    IN THE CAVE
    di IVAN GERGOLET, produttore: ANTONIO GIACOMIN, DAVID CEJ
    con Maruša Majer, Bruno Serban, Claudia Sfetez / Italia / 15’

    ELEGY
    di MARC GUIDONI, produttore : JOANNA SZYBIST
    con Robert William Bradford, Madalina Constantin, Dan Rosson, Walter Dickerson, Julie Judd, Kester Lovelace, Charles Morillon, Natalia Pujszo, Gaya Verneuil / Francia / 30’

    METRO VEINTE: CITA CIEGA
    di MARIA BELEN PONCIO, produttore: EZEQUIEL LENARDON
    con Delfina Diaz Gavier, Cristobal Lopez Baena / Argentina / 17’

    SELYATAĞI (FLOODPLAIN)
    di DENIZ TORTUM, produttore: ANNA MARIA ASLANOGLU
    (ispirato al lungometraggio di Biennale College – Cinema YUVA, di Emre Yeksan) con Okan Bozkuş, Berk Akman, Turgut Ekinci, Çağdaş Akar, Nihat Can Tinas / Turchia / 12’/ VR theatre

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    Venezia 75., Leone d’Oro alla Carriera a Vanessa Redgrave

    A Vanessa Redgrave il Leone d’oro alla carriera della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (29 agosto – 8 settembre 2018). Come ogni anno la Biennale assegna due Leoni d’Oro alla carriera: a un regista, e a un attore o un’attrice.

    “Sono sbalordita e straordinariamente felice di sapere che sarò premiata col Leone d’oro alla carriera dalla Mostra di Venezia. La scorsa estate stavo girando proprio a Venezia The Aspern Papers. – ha dichiarato l’attrice britannica – Molti anni fa ho girato La vacanza nelle paludi del Veneto. Il mio personaggio parlava solo in dialetto veneziano. Scommetto di essere l’unica attrice non italiana ad aver recitato un intero ruolo in dialetto veneziano! Grazie infinite cara Mostra!”.

    “Unanimemente considerata tra le migliori interpreti femminili del cinema moderno, la Redgrave è un’attrice sensibile e capace di infinite sfumature, interprete ideale di personaggi complessi e non di rado controversi. – ha fatto sapere Alberto Barbera, direttore della Mostra – Dotata di naturale eleganza, innata forza di seduzione e di uno straordinario talento, è potuta passare con disinvoltura dal cinema d’autore europeo alle fastose produzioni hollywoodiane, dalle tavole del palcoscenico alle produzioni televisive, offrendo ogni volta risultati di assoluta eccellenza. Le sue apparizioni, distribuite in sessant’anni di attività, emanano autorevolezza e piena padronanza dei ruoli, generosità senza limiti ed estrema raffinatezza, qualità non disgiunte da una buona dose di audacia e combattività che costituiscono uno dei tratti più evidenti della sua personalità umana e artistica”.

     

     

     

     

     

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