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    Wax: We are the X, ecco il trailer

    “Se siete nati dopo il 1970 e la Società non si è ancora accorta di Voi, questo film è la vostra vendetta!”. E’ il claim che accompagna il lancio del trialer italiano di Wax: We Are the X, opera prima di Lorenzo Corvino prodotta da Vengeance in collaborazione con Rai Cinema, al cinema da giovedì 31 marzo 2016.

    La storia è quella di due giovani italiani e una ragazza francese inviati a Monte Carlo per le riprese di uno spot.
    Hanno a disposizione una settimana per portare a termine l’incarico. Il viaggio diventa presto un’avventura
    rocambolesca attraverso il sud della Francia e la Costa Azzurra: saranno messi a dura prova da incontri ed eventi che vanno oltre il loro controllo. L’intensa relazione a tre che nasce fra i ragazzi si offre come
    simbolo del confronto tra trentenni europei, uniti da un’esistenza da Sacrificabili e in cerca del riscatto per
    un’intera generazione.

    Un road movie generazionale che mescola avventura, romanticismo e thriller, per raccontare la condizione precaria dei trentenni di oggi, la cosiddetta Generazione X: “milioni di persone senza punti di riferimento o certezze per il futuro, in perenne lotta per definire sé stessi e il proprio ruolo nel mondo. Tra spirito di sacrificio e desiderio di vendetta”.

    Lo spaccato di una generazione raccontato “in presa diretta” da una squadra di professionisti under 40, che conta 12 esordi in ruoli chiave (dal regista al produttore, dal musicista al direttore della fotografia), tenuti a battesimo da guest star come Rutger Hauer e la star francese, hollywoodiana d’adozione, Jean-Marc Barr.
    Un gruppo ostinato e coeso che non ha rinunciato ad affrontare numerose sfide, a partire da quella economica: raggirando il tradizionale iter produttivo, la giovane casa di produzione Vengeance ha stretto accordi con diversi partner e sponsor, ed è riuscita a finanziare il film quasi interamente con fondi privati.

    Girato in soggettiva in quattro nazioni diverse spesso con l’ausilio di uno smartphone, tanto da meritarsi uno spazio  sull’Huffington Post di Los Angeles che lo definito il primo “self(ie)-movie”, nel duplice significato di film indipendente autoprodotto e di film che adopera una delle manie più in voga tra i giovani.

    L’opera prima di Lorenzo Corvino arriverà nelle sale italiane solo dopo un percorso festivaliero fortunatissimo, che lo ha portato in giro per il mondo con 25 proiezioni tra Nord America, Europa e Asia, molte delle quali hanno registrato il sold out, totalizzando nell’arco di 8 mesi oltre 4mila presenze.

     

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  • Batman v. Superman: Dawn of Justice, ecco il nuovo trailer

    Warner Bros. Pictures ha reso disponibile online da poche ore il trailer ufficiale di Batman v. Superman: Dawn of Justice, film diretto da Zack Snyder in uscita nel nostro Paese il prossimo 24 marzo, un giorno prima dell’uscita negli USA.
    Il trailer, che potete vedere in calce a questa news, è molto più lungo e corposo di quello uscito durante il Comi-Con di San Diego e alla fine fa la sua apparizione anche Wonder Woman, interpretata da Gal Gadot, che in questi giorni è impegnata sul set del film dedicato alla supereroina DC Comics.
    Batman v Superman: Dawn of Justice è uno dei film più attesi del 2016 e vede per la prima volta i due supereroi, Superman (interpretato da Henry Cavill) e Batman (che ha le sembianze di Ben Affleck), scontrarsi. Bruce Wayne/Batman si reca a Metropolis per affrontare Superman, per alcuni considerato una divinità, ma per altri è un criminale pericoloso. Il loro scontro, però, è un pretesto per tenerli lontani da una pericolosa minaccia che sta per abbattersi sul mondo intero.
    Scritto da Zack Snyder e David S. Goyer e basato sui personaggi creati da Jerry Siegel, Bob Kane e Joe Shuster, il film vede nel cast anche Jesse Eisenberg (Lex Luthor), Amy Adams (Lois Lane), Diane Lane (Martha Kent), Laurence Fishburne (Perry White), Jeremy Irons (Alfred Pennyworth), Jason Momoa (Aquaman) e Holly Hunter (senatrice Finch). Vi lasciamo alle spettacolari immagini del trailer del film.

    In collaborazione con Geekshow.

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    TFF33: Craig Roberts, da Submarine a Just Jim

    Nel 2010 Ben Stiller decideva di produrre un piccolo film: si chiamava Submarine, era l’adattamento dell’omonimo romanzo di Joe Dunthorne, tutt’oggi orfano in Italia di una distribuzione. Un debutto che presto avrebbe fatto il giro dei festival di mezzo mondo da Toronto al Sundance passando per Londra, tanto da convincere la Weinstein ad acquistarlo per distribuirlo nelle sale americane. L’attore protagonista si chiamava Craig Roberts ed oggi al Torino Film Festival presenta il suo esordio alla regia: Just Jim, un coming of age dannatamente comico e nerissimo. Non siamo molto lontani dai temi affrontati in Submarine, : il protagonista è lo strampalato diciassettenne Jim (interpretato dallo stesso regista) perseguitato dai bulli della scuola, ossessionato dai vecchi film e invaghito della sua compagna di classe.
    Un film personalissimo se è vero come dichiara lo stesso Roberts di averlo girato nella sua città natale, a Maesycwmmer, e nella sua vecchia scuola. “ ‘Just Jim’ è una riflessione su cosa abbia significato per me crescere a Maesycwmmer. Se solo avessi avuto uno come il personaggio di James Dean ad aiutarmi…
    Alcuni fatti del film sono veramente accaduti”
    , racconta.
    Ancora una storia di formazione, ma questa volta con un ragazzino solitario  ed emarginato, almeno fino all’incontro con il nuovo vicino di casa Dean (Emile Hirsch), che lo  aiuterà a essere più cool, a cambiare look e a correre, correre, correre…

    La prima parte del film è composta da piccoli episodi che ricordano molto la struttura di un fumetto.
    L’idea era proprio quella di mostrare e far avvicinare il pubblico all’universo nichilistico in cui vive Jim; nel primo atto volevo che il pubblico si sentisse annoiato tanto quanto me adolescente.
    Jim è uno schizofrenico con crolli nervosi che dettano poi il ritmo del film.

    Il suo antagonista dice di chiamarsi Dean ed è un americano profondamente diverso da lui…
    Se fossi stato l’unico protagonista sarebbe stato molto noioso! Bisognava quindi introdurre un antagonista e visto che Jim passa ore e ore a vedere vecchi film ho pensato subito alla figura di James Dean e ho chiesto a Emile (Hirsch, n.d.r.) di interpretarlo.
    Il suo arrivo è la luce che si contrappone al buio e al grigiore di fondo della storia, dando al film una sintassi e una grammatica molto diversa da quella avuta fino a quel momento.

    Nel finale Jim corre, corre, corre; avrà imparato qualcosa o no?
    La corsa campestre è una metafora dell’imperativo di essere cool che avevamo al liceo, è un modo per superare questa visione distopica. Jim impara che solo rallentando il passo riesce a seguire il flusso delle altre persone.

    Cosa vuol dire per te essere cool?

    Io sicuramente non lo so perché mia vita è l’esatto opposto del cool. Un ragazzino potrebbe avere meglio la percezione di cosa sia cool: è lo stile di vita americano, fumare sigarette, usare un linguaggio molto esplicito ma l’idea che ho io è molto vaga ed è il motivo per cui corro.

    C’è una cura molto precisa della fotografia…

    Avevamo pochissimo tempo per girare, quindi meno ciak avremmo fatto e meglio sarebbe stato. Uno dei cineasti che amo di più è Roy Anderson per il suo modo di usare il campo medio e lungo, ti dà quasi la sensazione di stare in una vignetta in cui sono inseriti tutti i personaggi.
    Nella prima parte del film fino all’arrivo di Dean, anche io ho scelto di fare la stessa cosa. Quando compare Dean inizio inizio invece a inquadrarli insieme, ma senza avvicinarmi troppo perché penso che un campo medio-lungo sia più realistico; nella vita reale non hai mai un primo piano dei personaggi nella stessa inquadratura.
    Certo, so che è una scelta stilistica rischiosa perché compromette l’accessibilità al film ma

    Continuerà a fare l’attore, scrivere film e dirigerli? Farà sempre commedie?

    Continuerò a dirigere se qualcuno avrà soldi da sprecare e da darmi! Non reciterò più perché credo ci siano persone in grado di farlo più me. Se farò altre commedie? Beh, credo che un film senza un pizzico di comicità sia assolutamente inguardabile,  quasi un insulto per il pubblico, con le dovute eccezioni ovviamente.
    Il mio film preferito è ‘Taxi Driver’, lo trovo esilarante proprio per i toni giocati sulla comicità.

     

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    Via dalla pazza folla: Amori da feuilleton

    Il melodramma in costume del danese Thomas Vinterberg con Corey Mulligan e Matthias Schoenaerts riporta in scena l’omonimo romanzo di Thomas Hardy. In sala dal 17 settembre.

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    Le grandi eroine non muoiono mai, quelle della letteratura almeno. Ed è questo il caso di Bathsheba Everdene, indipendente, ribelle ma d’un romanticismo ineluttabile. Così la volle, più di cento anni fa, il suo creatore, Thomas Hardy, autore di quel ‘Via dalla pazza folla’, che oltre a essere presenza fissa in libreria non rinuncia a regolari escursioni su grande e piccolo schermo. Quello firmato dal danese Thomas Vinterberg è infatti il quarto adattamento per una storia cinematografica iniziata già nel 1915 e che ha nell’interpretazione di Julie Christie (versione 1968) forse la sua punta di celebrità.

    La storia è quella della giovane Bathsheba (Corey Mulligan in questo caso), proto-imprenditrice agricola, che si fa largo in un mondo dominato dagli uomini, ma anche nei loro cuori. In quello dell’ex pretendente e ora sottoposto Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts), in quello dell’introverso e facoltoso vicino, il signor Boldwood (Michael Sheen), in quello del sergente Troy, fascinoso e seduttore (Tom Sturridge).

    Per quello che fu uno dei romanzi d’appendice più celebri della letteratura inglese Vinterberg punta su una messa in scena ricercata e intensa. E fortunatamente i fondamentalismi del manifesto Dogma, che lui stesso contribuì a creare insieme al collega più discusso Lars Von Trier, non sono mai sembrati così lontani. E allora la fotografia di Charlotte Bruus Christensen, collaboratrice abituale del regista, cattura alla perfezione i tramonti del Dorset e segue i protagonisti con un lavoro di macchina certosino e delicato, e le scenografie di Kave Quinn e i costumi di Janet Patterson contribuiscono a ricreare quella campagna inglese che, a dispetto del titolo ironico, è luogo di tumulto e passione, di ardore e sentimenti.

    La sceneggiatura del romanziere David Nicholls, che già s’era misurato con Hardy portando sulla Bbc il più famoso Tess dei d’Uberville, modernizza l’afflato ottocentesco dell’autore originale cadenzando le scene e scomponendole in tanti piccoli pezzi a formare un complesso mosaico di emozioni che colpirà lo spettatore specie nella prima ora e in un finale impeccabile. Peccato solo che l’esigenza di non sforare le due ore lo spinga alla sintesi e la trama del sergente Troy e della sua Fanny risulterà forse oscura, sicuramente affrettata a chi non conosce il romanzo.

    I veri mattatori del film sono però gli attori, a cominciare da Carey Mulligan che ha il dono di reggere con grazia rara il più insistente dei primi piani. Intensa con gli occhi e con le parole, incarna alla perfezione il ruolo di eroina, incanalando direttamente dalle pagine di Hardy le pulsioni, i tormenti, l’attrazione per il fuoco e il bisogno di tenerezza della sua Bathsheba. Schoenaerts non è da meno e in più trova con la Mulligan quella chimica che gli era mancata in un altro film in costume, Le Regole del Caos, dove recitava al fianco di Kate Winslet.

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  • Da Minervini al fenomeno di Pitch Perfect 2: i film di questo weekend

    Davvero ricco quest’ultimo fine settimana di maggio: sono ben nove i titoli in uscita oggi per il vostro weekend al cinema. Iniziamo con Louisiana (The Other Side) di Roberto Minervini, presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard. La pellicola di Minervini è un documentario su un territorio dove ci si muove in bilico tra anarchia e illegalità; il regista racconta le storie di un’umanità nascosta che combatte per far valere i propri diritti e per farsi sentire dalle istituzioni.
    Tanto atteso è Il libro della vita, film d’animazione diretto da Jorge R. Gutierrez e prodotto da Guillermo del Toro. Al centro della storia il giovane Manolo, che intraprende un viaggio al fine di fare una scelta: seguire il proprio cuore o ciò che gli dice la sua famiglia? Trasportato in tre mondi fantastici, Manolo dovrà affrontare le sue paure e tanti saranno gli incontri che farà.

    Per il genere thriller, il primo film in uscita è The Tribe, dell’ucraino Myroslav Slaboshpytskkiy: il film è recitato solo con il linguaggio dei segni e sta alle immagini il compito di guidare e raccontare la storia allo spettatore. Il giovane Sergey arriva in un istituto per sordomuti nel quale dovrà restare a lungo; subito viene sottoposto a violenti rituali di iniziazione da parte di alcuni membri di una banda che detta legge nell’istituto: ma Sergey decide di reagire… Dello stesso genere è Hybris di Giuseppe Francesco Maione, film italiano che racconta la storia di quattro ragazzi che si ritrovano a passare la notte in una casa abbandonata. Ma all’improvviso, in casa, scompariranno tutte le porte e le finestre e i quattro amici dovranno affrontare i rancori accumulati in passato.

    Dal thriller alla commedia con Pitza e Datteri, di Fariborz Kamkari. Una piccola comunità islamica a Venezia deve affrontare una imprevista crisi: il suo luogo di culto è stato evacuato e ha ceduto il posto all’attività di una parrucchiera, una mussulmana turco-francese che organizza collettivi femministi. L’arrivo di un giovane imam cresciuto in Italia, di un veneziano abbandonato dal padre e di un curdo sempre in fuga saranno un aiuto importante per la piccola comunità nel rivendicare la propria moschea.
    Si conclude l’attesa per Pitch Perfect 2, sequel della pellicola Voices del 2012. A dirigere la pellicola, questa volta, c’è Elizabeth Banks, al suo debutto come regista. Le Barden Bellas sono pronte a mettere nuovamente alla prova la loro intesa musicale e a raggiungere nuovi e importanti traguardi.

    Dwayne Johnson è invece il protagonista di San Andreas, film drammatico di Brad Peyton che racconta la storia di un pilota di elicotteri che, dopo un terremoto di magnitudo 9 in California, scatenato dal risveglio della faglia di Sant’Andrea, si mette in viaggio con la moglie da Los Angeles a San Francisco per cercare di salvare la loro unica figlia.
    Un altro viaggio, ma di minore intensità drammatica, è quello compiuto dal protagonista di Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet, diretto dal regista Jean-Pierre Jeunet, che anni fa ci ha incantato con Il favoloso mondo di Amélie. T.S. Spivet ha dieci anni e vive in un ranch nel Montana insieme alla sua famiglia. Il giovane inventa la macchina a moto perpetuo e lo Smithsonian Institute lo contatta per notificargli la vittoria del Premio Baird: T.S. allora decide di partire per Washington, dove tutti lo aspettano, ma non sanno che è un bambino.

    Per gli amanti del genere sentimentale, infine, e lettori di Amélie Nothomb, esce in sala Il fascino indiscreto dell’amore, tratto dal romanzo Nè di Eva nè di Adamo. Diretto da Stefan Liberski, il film racconta il ritorno di Amelie in Giappone, paese dove è nata, per insegnare francese. Il suo primo, ed unico, studente sarà Rinri, un giovane giapponese con il quale si instaura un rapporto molto intimo: l’incontro/scontro tra due civiltà molto diverse viene raccontato in una profonda storia d’amore tra i due protagonisti.

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    Dagli sceneggiatori di Deadpool un film sulla New Coke

    Rhett Reese e Paul Wernick a lavoro su un film che racconterà il flop della New Coke.  La coppia di sceneggiatori di Deadpool e Zombieland avrebbe infatti acquistato i diritti del libro di Thomas Oliver ‘The Real Coke, the Real Story’ per scriverne una sceneggiatura e raccontare come il lancio sul mercato della New Coke da parte di Coca Cola, si rivelò un fallimento.
    La storia sarà ambientata negli anni ’80, quando la celebre compagnia minacciata dalla rivale Pepsi, decide di rilanciare il marchio cambiando per la prima volta dal 1890 la formula segreta della Coca Cola e realizzando quella che si sarebbe dovuta rivelare come una bevanda innovativa: la New Coke.
    Era il 23 aprile 1985 e il risultato fu tutt’altro che entusiasmante, con una pioggia di lettere e chiamate (circa 400 mila) inviate dai consumatori alla società per esprimere il proprio disappunto.
    Nel luglio 1985 Coca-Cola tranquillizzò gli animi annunciando il ritorno alla formula originale, quella dell’attuale Coca Cola Classic, pur mantenendo sul mercato la New Coke, che nel 1992 – prima di essere rititrata definitivamente nel 2002 – fu ribattezzata Coca Cola II.

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    Pan: Warner posticipa l’uscita del film

    Slitta la data di uscita di Pan di Joe Wright: non più il 24 luglio (il 15 per le sale italiane) come previsto inizialmente, ma il prossimo 9 ottobre.
    La decisione arriverebbe direttamente dalla Warner Bros., la casa di distribuzione del film, annunciato come una rilettura della storia di Peter Pan con Garrett Hedlund, Hugh Jackman e Rooney Mara nel cast.
    Il motivo? Un’estate particolarmente affollata e durante la quale Pan se la sarebbe dovuta veder con titoli come Ant-Man, Mission Impossible 5, Pixels, Southpaw.

    “Abbiamo voluto dare a Pan lo spazio di estendere il suo tour cinematografico; posizionarlo al di fuori di una stagione estiva affollata ha più senso. – ha rivelato il responsabile della Warner Dan Fellman – Spostando il film nel cuore dell’autunno avremo inoltre più tempo e potremo capitalizzare quello che ci aspettiamo sarà più forte del passaparola”.

    Tempo in più prezioso da sfruttare con ogni probabilità per affinare alcuni aspetti del montaggio e degli effetti speciali.
    “Come ci si potrebbe aspettare, la storia fantastica di Peter Pan comporta effetti molto complessi e non volevo rinunciare alla qualità necessaria alla rifinitura del film. – ha dichiarato il regista – Questo permetterà a me e alla mia squadra di avere il tempo per completare la pellicola e raccontare la storia nel modo in cui dovrebbe essere raccontata”.

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    Si chiude il Recanati Experience 2015

    Cala il sipario sul Recanati Experience Digital Days. Si è chiuso sabato 18 aprile al Teatro Persiani di Rcanati l’evento che, per tre giorni, ha portato le culture digitali tra i banchi di scuola.

    “Da tempo collaboriamo con il Giffoni Experience – ha dichiarato  il Sindaco Francesco Fiordomo – questa volta abbiamo voluto offrire ai nostri ragazzi un percorso diverso, con il Giffoni Innovation Hub, il dipartimento dedicato all’innovazione, abbiamo proposto un format finalizzato a dare una mano ai giovani che credono nelle loro idee e vogliono farne una professione. Lavorare con gli studenti nel segno delle nuove tecnologie ci è sembrata un’opportunità straordinaria”.
    A fargli eco le parole di entusiasmo di Michele Casali, amministratore delegato del partner Eli-La Spiga Edizioni: “Vedere dei giovani, poco più che diciottenni, lavorare ad un progetto imprenditoriale, di sabato sera, con passione ed abnegazione mi ha convinto su quanto possano insegnarare iniziative come questa – ha sottolineato – Trasmettere agli studenti questa voglia di innovare e credere in nuovi progetti significa preparare quel ricambio generazione capace di dare il giusto slancio alla nostra imprenditorialità”.

    Spazio poi ai veri protagonisti della serata: i ragazzi. Primo a solcare il pacoscenico è stato Bruno Malai, scelto tra centinaia di ragazzi degli Istituti secondari di primo grado che, grazie alla guida di Andrea Postiglione, founder & CEO di Mangatar (un’azienda salernitana sviluppatrice di videogames), sono riusciti ad abbandonare per un momento la “poltrona” del giocatore, ponendosi verso il settore del gaming con sguardo critico e attento. Destroy Galaxy Seven, ideato dal dodicenne, è ambientato nello spazio e vede un ninja cyborg intento a salvare una galassia dalle grinfie di un cammello gigante.

    È poi il turno dei più grandi, grazie alla collaborazione con Davide Neve di auLab e Lisa Di Sevo didPixel, circa 50 studenti delle scuole superiori si sono avvicinati per la prima volta al mondo dell’imprenditoria e delle startup. I giovani sono stati in grado di definire la propria mission aziendale, districarsi con disivoltura tra le ardue leggi del mercato, approcciarsi in modo originale al marketing. Sistemi operativi di ultima generazione, in perfetto stile “Her”, che rispondo ad ogni esigenza con facili comandi vocali; passando per software in grado di controllare tutte le funzioni della casa, dall’allarme al risparmio energetico; fino al riutilizzo del caffè esausto come risorsa energetica alternativa: queste alcune delle intuizioni dei giovani presentate per la prima volta al pubblico.  Ad essere incoronato è statoMassimiliano Piccinini con il suo sistema operativo a controllo vocale. L’idea verrà accelerata dal team di mentor ed esperti di Giffoni Innovation Hub, in collaborazione con uno dei più importanti fondi di Venture Capital Italiani (Dpixel). Inoltre, la startup sarà presentata, in occasione della 45esima edizione del Giffoni Film Festival, in programma dal 17 al 26 luglio ad una platea di investitori e business angels italiani ed internazionali.

    La serata si è conclusa nel segno dell’arte grazie allo spettacolo “Fantasia a piede libero” di Monsieur David. Classe 1974, torinese di nascita, Monsieur David (Davide Ragusa) incanta da diverso tempo il pubblico con il suo particolare Teatro dei Piedi, che si rende unico nel suo genere per la particolare umanità che l’artista trasferisce ai suoi personaggi e per una drammaturgia apparentemente senza struttura, che lascia lo spettatore libero di esplorare una dimensione assolutamente intima e personale. “Tutti noi quando eravamo piccoli ci siamo divertiti ad usare la fantasia, era uno dei nostri giochi preferiti – ha raccontato l’artista – Inventavamo storie, identità con cui trascorrevamo parte del nostro tempo libero. Crescendo, i troppi impegni legati ad una società frenetica, ci hanno ostacolato nella massima espressione della fantasia, limitandoci ad investire le energie nelle quotidiane attività lavorative ed organizzative che giocano un ruolo fondamentale nelle nostre vite. Quello che vogliamo fare con questo spettacolo è invitare i giovani a non abbandonare l’estro e la creatività”. David ha recentemente lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma www.derev.com, partner di Giffoni Innovation Hub, per la realizzazione di un docufilm ispirato allo spettacolo. La pellicola sarà girata nelle scuole elementari, medie e case famiglia, facendo emergere il punto di vista spontaneo delle nuove generazioni sul valore della fantasia e dell’immaginazione

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    Mia madre: primo al box-office per media copia

    2.670 euro di media per copia: così Mia Madre di Nanni Moretti è il film con la media copia più alta del weekend, con 173.270 spettatori e 1.110.769 euro di incasso. In un fine settimana in cui il mercato cinematografico ha subito un calo del 20.15% degli incassi e del 18.30% delle presenze, il nuovo film di Moretti in concorso al prossimo Festival di Cannes ha superato per media copia anche Fast & Furious 7, primo al box office ma con circa 200 sale in più.

    “Sono molto contento dei risultati – dichiara Domenico Procacci, produttore per Fandango – ma ancora di più dei commenti degli spettatori. Colgono l’emozione e al tempo stesso il divertimento che il film regala. Molti lo considerano il miglior film di Nanni Moretti”.

     

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