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  • CinemAmbiente, bilancio positivo!

    Non è ancora tempo di bilanci per Cinemambiente, festival da anni in prima linea per la salvaguardia del pianeta, all’ombra della Mole Antonelliana, simbolo della città di Torino e vero e proprio ‘faro’ per gli appassionati della Settima Arte, custodendo il prezioso Museo del Cinema.
    La sedicesima edizione di CinemAmbiente, come sempre diretto da Gaetano Capizzi, si conferma come la passerella tematica più importante a livello europeo.
    I riflettori si spengono mercoledì 5, data in cui si festeggia il World Environment Day (WED), la Giornata Mondiale dell’Ambiente promossa da United Nations Environment Programme, ma tanto resterà negliocchindi giovani e meno giovani spettatori, delle oltre 80 proiezioni, suddivise tra le sezioni competitive nazionali ed internazionali.
    Fra i 10 titoli el Concorso Internazionale Documentari, da ricordare «Fuck for Forest», film divenuto un caso internazionale e incentrato sull’omonimo gruppo di porno attivisti, e «Blackfish», documentario shock sulla storia dell’orca assassina Tilikum presentato con successo all’ultima edizione del Sundance di Robert Redford. Il Concorso Documentari Italiani, composto a sua volta da 10 titoli, continua a raccontare il nostro Paese e le sue tante storie di resistenza e attivismo, come «Se io fossi acqua», documentario che descrive il dopo inondazione del 2011 a La Spezia e Massa Carrara. Lo sguardo dei registi italiani si posa anche su storie estere, come nel caso di «Lucciole per lanterne» che analizza la gestione delle risorse idriche nel Cile del dopo Pinochet. Due novità hanno animato il panorama delle competizioni del festival: il Concorso Internazionale Documentari One Hour, dedicato ai documentari internazionali della durata inferiore ai 60 minuti e il Concorso «La casa di domani», cinque film capaci di tracciare scenari futuri fra sviluppo, economia, demografia, raccogliendo documentari di produzione internazionale che affrontano, in modo costruttivo, le problematiche della contemporaneità, suggerendo buone pratiche per la società di domani.
    Una sfida da considerare ancora una volta vinta quella che ha visto protagonista lo staff di Cinemambiente, che quest’anno ha dovuto fare i conti anche con una sensibile riduzione di budget, che per fortuna non si è avvertita all’ombra della Mole…

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    Popoli Doc, documentari e homevideo

    Da CG Home Video e dal Festival dei Popoli, Festival internazionale del film Documentario, nasce POPOLI doc, una collana dedicata al cinema documentario che promette sin d’ora di distinguersi per l’ampia varietà di film presentati, titoli italiani e internazionali che hanno riscosso consensi di pubblico e di critica, dai festival più importanti, presentati in home video in una selezione in grado di soddisfare gli spettatori più esigenti.
    “Per anni e anni abbiamo ricevuto richieste, anche insistenti, da parte del pubblico che segue il Festival dei Popoli di poter vedere, rivedere, acquistare i film presentati al festival… Finalmente siamo in grado di poter proporre loro, e a tutti gli amanti del buon cinema, un’intera collana dedicata al documentario di qualità” spiega il direttore del Festival dei Popoli, Alberto Lastrucci e continua: “sono certo che POPOLI doc rappresenta un’importante contributo alla diffusione e circolazione del cinema documentario nel nostro paese”.

    Ogni titolo è frutto di un’attenta opera di ricerca ed è presentato al pubblico in edizioni curate sotto ogni profilo: una veste grafica dedicata, approfondimenti testuali e contenuti audiovisivi appositamente realizzati accompagnano ogni film della collana POPOLI doc.

    Il primo titolo della collana POPOLI doc sarà L’ora Blu di Stefano Cattini che inaugura il progetto il 4 giugno.
    Il film vinse il premio di distribuzione Cinemaitaliano.info – CG Home Video al 53° Festival dei Popoli, “per la singolare storia d’amore e per la bellezza dell’immagini. Un film universale e poetico che ci spinge a guardare sempre al futuro”.
    Ma, come per ogni titolo della collana, il film arriva accompagnato da contenuti di approfondimento esclusivi: un testo introduttivo curato da Vittorio Ierverse del Festival dei Popoli, una videointervista realizzata dallo staff del Festival,  e gli speciali “Ilario e Irma”, “Piccolo diario della nostra scoperta”, “La musica blu”e “Pianoforte a Natale”.

    Lorenzo Ferrari Ardicini, vicepresidente di CG Home Video ha così commentato l’iniziativa: “Siamo orgogliosi di questa sinergia nata a Firenze tra la nostra realtà editoriale e uno dei più importanti e prestigiosi Festival internazionali di cinema documentario, giunto alla 54ma edizione. Anche in momenti di crisi diffusa come questo, siamo sempre più convinti che investire nell’offerta di cinema di qualità e promuovere in senso lato la cultura sia un ottimo investimento per gli spettatori di oggi e di domani”.

    Tutte le uscite di POPOLI doc saranno comunicate sul sito di CG Home Video e sul sito ufficiale del Festival dei Popoli a partire dai prossimi titoli in programmazione tra i quali si segnala già Peak – Un mondo al limite di Hannes Lang, dal 24 settembre.

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    Cinelatino 2013, rivelazioni a Bergamo

    Dal 18 al 22 giugno grande attesa per la sesta edizione di Cinelatino, che proporrà al pubblico italiano il meglio della produzione latinoamericana.
    Una produzione che non dà segni di cedimento e che di anno in anno rivela autori nuovi e film che attingono ai generi più vari, raccontando storie tra le più diverse e imprevedibili.
    È sempre un’avventura per lo spettatore italiano, che sovente è tenuto in condizioni di inferiorità da una distribuzione miope e timida, avvicinare una cinematografia che si articola su molteplici aree geografiche ma che riesce a rappresentare e a materializzare l’identità di un intero continente. L’impressione, infatti, è che la parte centro-meridionale del continente americano, pur nella varietà dei tanti Stati che la compongono, possegga una sorta di sovra-identità, costituita da elementi che in qualche modo la definiscono e la rendono riconoscibile agli occhi dello spettatore.

    Il cinema latino americano si distingue per la vivacità, la capacità di raccontare il presente e rovistare nel passato, muovendosi tra la realtà di ogni giorno, tra le vicende di persone che si confrontano con i problemi della vita e che a volte si misurano con la grande Storia, anche se spesso rimane sullo sfondo.
    Come nel colombiano La Sirga di William Vega, che narra della giovane Alicia, in fuga dall’orrore di una guerra che sta dilaniando il suo Paese da oltre cinquant’anni e che crede di avere trovato un rifugio sicuro nella casa dello zio Óscar, immersa nella natura e apparentemente lontana dai drammi del mondo reale. L’arrivo del cugino comincia a far traballare la sicurezza tanto sperata. Film dai tempi sospesi, dove ogni fatto sembra chiuso in una tranquilla ripetitività, ma dove in realtà le cose cambiano in maniera quasi impercettibile costringendo Alicia a un’altra, decisiva scelta.
    Dal Cile arriva un film accorato e di grande forza evocativa, Violeta se fue a los cielos di Andrés Wood, un partecipe e intenso ritratto di Violeta Parra, complessa figura di cantante, poetessa e artista che ha contribuito a far conoscere la tradizione musicale del proprio Paese. Il regista ne ricostruisce la vicenda umana montando brani della sua ultima intervista concessa e momenti di finzione che ne ricostruiscono la vita, fatta di grandi sprazzi di creatività e di lunghe ombre provocate dalla depressione e da un carattere aspro e drammaticamente difficile.
    Rimaniamo in Cile, che si sta rivelando come uno dei Paesi più interessanti per quanto riguarda la qualità delle produzioni e degli autori emergenti, con De jueves a domingo della giovane Dominga Sotomayor Castillo, classe 1985, che ci presenta gli ultimi quattro giorni della vacanza di una famiglia tipo, madre padre e due figli, un’occasione di svago che coincide in realtà con la definitiva separazione dei due giovani genitori. Uno degli esordi più interessanti, quello di Dominga Sotomayor Castillo, che tratteggia il conflitto in maniera allusiva, passando attraverso il filtro dello sguardo silenzioso e interrogativo di Lucía, una bambina di dieci anni che in breve tempo deve fare i conti con la perdita del candore e della spensieratezza infantili.
    Altro Paese che si sta imponendo sulla scena internazionale è il Messico, di cui Cinelatino presenta due film. No quiero dormir sola di Natalia Beristáin, presentato alla Settimana Internazionale della Critica all’ultima edizione del Festival di Venezia, racconta di un rapporto a due tra Amanda e l’anziana nonna Dolores, che la giovane si trova costretta ad assistere, misurandosi con il dramma dell’alcolismo e della degenerazione provocata dall’Alzheimer. Ma questa esperienza aprirà gli occhi alla nipote facendole scoprire la ricchezza di un rapporto umano sincero, che, nella pazienza e nella dolcezza, sottolineate da uno stile delicato e trattenuto, troverà un epilogo per niente scontato.
    L’altro film è La demora di Rodrigo Plá, che, oltre al Messico, vede coinvolto nella produzione anche il Paraguay. Anche qui, al centro c’è il problema della vecchiaia: María, madre di tre figli, deve prendersi cura anche dell’anziano padre Agustín, affetto da demenza senile, che è fuggito di casa per raggiungere i luoghi dove abitava un tempo. Il regista, già autore di La zona, uscito in Italia nel 2008 e presentato nell’edizione di quell’anno di Cinelatino, utilizza la vicenda di María per denunciare le storture di una società che non sostiene i singoli sul piano dell’assistenza sociale e anzi li umilia con continui rimbalzi tra impedimenti burocratici e disimpegni istituzionali.
    Paraguayano è anche l’interessante 7 cajas, che porta la firma di una coppia di registi, Juan Carlos Maneglia e Tana Schémbori, già attivi nel mondo della pubblicità. Il film è curioso: si svolge tutto negli immensi mercati di Asunción, nell’arco di ventiquattro ore, e racconta del tormentato trasporto di sette casse da parte del giovane Víctor, che non ne conosce il contenuto, come d’altronde lo spettatore, e che si trova a dover superare ostacoli a dir poco impegnativi. Lo stile adottato dai due autori è veloce e vivace e ben traduce il percorso concitato del protagonista, costretto a fuggire continuamente dalle minacce che gli piovono addosso per la presenza e l’interesse di individui poco raccomandabili.
    L’Argentina rimane un Paese dove la produzione cinematografica continua a proporre opere e autori di ottimo livello. Un regista già noto, quasi un veterano, come Carlos Sorín realizza con Días de pesca un film intimista; è la storia di Marco Tucci, un commesso viaggiatore che decide di dare una svolta alla propria esistenza dopo un soggiorno in un centro di disintossicazione. La decisione dell’uomo in realtà nasconde un secondo fine: l’intenzione di riavvicinare una persona molto cara e di rimarginare antiche ferite. Negli splendidi paesaggi della Patagonia, Marco sperimenterà le enormi difficoltà che si devono superare quando ci si muove tra le macerie dell’animo umano.
    Il giovane Armando Bo si cimenta nel lungometraggio di finzione con El último Elvis, dove Carlos, lasciato dalla moglie e con una figlia piccola che ha sempre trascurato, si identifica a tal punto con l’amato Elvis Presley da vivere con grande inquietudine il fatto di avere raggiunto l’età in cui il suo idolo è morto. Il regista argentino già dimostra di possedere abilità e consapevolezza nella costruzione narrativa; accompagna la solitudine del suo personaggio, l’ossessione che domina la sua vita, le sue esibizioni musicali senza nulla concedere al macchiettismo o all’ascolto troppo orecchiabile.

    L’iniziativa Cinelatino è promossa da TenarisDalmine, organizzata da Gamec, Fondazione Dalmine, Fundación Proa, Bergamo Film Meeting, e curata da Sara Mazzocchi (Gamec) e Angelo Signorelli (Bergamo Film Meeting), come si legge nell’ottimo e aggiornato sito ufficiale che vi invitiamo a consultare: http://www.cinelatino.it/

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    31. Bellaria Film Festival: ecco i vincitori

    Annunciati i vincitori del 31. Bellaria Film Festival. La giuria del Concorso Italia Doc composta da Maurizio Carta, Marina Collaci, Giovanni Giommi, Ugo Gregoretti e Miriam Mauti assegna il premio per miglior documentario italiano a In Utero Srebrenica di Giuseppe Carrieri con la seguente motivazione: “Poetico e terribile, capace di unire l’indagine documentaria all’estro artistico. Forte nel dare voce a storie di orrore che vorremmo non sapere, nell’offrire l’orecchio a così tanto dolore”.
    Menzione speciale a Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno “per la struttura narrativa ben articolata, la capacità di riferire della chiusura di speranze dei giovani italiani evitando ogni stereotipo”.
    Altra menzione speciale a Il libraio di Belfast: “Per la ricchezza del personaggio e la capacità di raccontare, attraverso la vita di un individuo, la lunga e difficile storia di una città”.

    La giura del Concorso Radio Doc composta da Roberto Antonini, Pinotto Fava e Federica Manzitti premia miglior documentario radiofonico Africa Bianca di Barbara D’Amico e Fabio Lepore con la seguente motivazione: “Per l’interesse che suscita il protagonista e la sua storia, e i diversi registri del sonoro: il buon uso della presa diretta, il montaggio notevole ed essenziale e l’utilizzo di materiali d’archivio”.
    Menzione Speciale Radio Doc a Italia-Romania: in viaggio con le badanti di Flavia Piccinni con la seguente motivazione: “Per il livello di intimità delle testimonianze di notevole rilevanza sociale associato ad un ambiente sonoro che ci porta in viaggio insieme alle protagoniste in un’Europa a due velocità”.
    Menzione speciale Casa Rossa assegnata dai ragazzi del DAMS di Bologna guidati da Paolo Angelini va a Le cose belle di Piperno e Agostino Ferrente con la seguente motivazione: “Perché ha espresso attraverso le immagini di una Napoli non stereotipata ee problematiche particolarmente vicine alla nostra genrezione con estrema e cruda realtà”.

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  • Aquadro approda su Raicinemachannel.it

    Aquadro sbarca su  www.raicinemachannel.it. L’opera prima del ventinovenne Stefano Lodovichi, visibile fino al 15 maggio sulla piattaforma web di Telecom Italia, Cubovision, continua il suo tour in rete e da oggi 1 giugno sarà disponibile in free streaming sul sito www.raicinemachannel.it.
    Scritto dallo stesso regista insieme a Davide Orsini il film racconta con freschezza e precisione il mondo dei giovani di oggi, il loro rapporto con il sesso e con i nuovi mezzi di comunicazione, a partire da internet e dai videofonini.

    La prima volta non si dimentica mai. Soprattutto se il video finisce su internet… Ma perché un giovane adolescente usa la rete per il sesso? E’ uno degli interrogativi sollevati da questo esordio coraggioso e sincero.
    Non tutte le storie d’amore sono uguali. Quella di Amanda (Maria Vittoria Barrella) e Alberto (Lorenzo Colombi), due studenti sedicenni di un liceo artistico di Bolzano, inizia in gita e corre veloce. Alimentata da videochiamate e messaggini, riempie di calore e nuove emozioni una quotidianità fatta di lezioni e allenamenti di hockey. Dietro un’apparente normalità Alberto però nasconde una passione per il mondo del porno amatoriale su web, un mondo fatto di chat erotiche, video e discussioni su forum. Quando Amanda scopre che forse è proprio questa sua dipendenza a rendere complicata la loro intimità, comincia ad assecondarlo, prestandosi a giochi sempre più audaci, fino a farsi filmare mentre fanno l’amore per la prima volta. L’atto che più in assoluto li fa sentire uniti, innamorati, invincibili. Ma quel video, che dovrebbe rimanere il loro segreto, finisce invece su internet e diventa pubblico.

    Dopo aver fatto incetta di premi (Miglior Film Italiano ex-aequo alla XII Edizione del Rome Independent Film Festival 2013, Menzione Speciale 27° Bolzano Cinema), Aquadro continua così il suo cammino che parte da un presupposto: non più solo sale cinematografiche, seguendo alcuni illustri predecessori come Larry Clark, trionfatore all’ultimo Festival di Roma con Marfa Girl, uscito solo online.
    Questo sarà l’ultimo mese per vedere gratis il film, perché dal 1 luglio andrà a pagamento su I-tunes e di nuovo su Cubovision.it.

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    Fuga di Cervelli, riprese a Torino

    una nuova generazione di comici 2.0 sbarca da YouTube sul grande schermo
    per la prima commedia diretta da Paolo Ruffini, Fuga di Cervelli – prodotto da Maurizio Totti e Alessandro Usai per Colorado Film in collaborazione con Medusa Film (che ne sarà anche distributore) – le cui riprese si svolgeranno per cinque settimane nella città di Torino.

    Sono iniziate lunedì 20 maggio a Torino le riprese del film Fuga di Cervelliremake del film spagnolo campione di incassi Fuga de Cerebros, vero e proprio caso cinematografico del 2009.
    Fuga di Cervelli segna il debutto alla regia di Paolo Ruffini, volto televisivo, cinematografico e non solo: celebri sul web i suoi doppiaggi di film famosi; lo stesso Ruffini è anche sceneggiatore e interprete del film. Accanto a lui, due dei personaggi più amati del web, Frank Matano (che con il suo canale YouTube ha raggiunto 80 milioni di visite), volto de Le Iene, e Guglielmo Scilla in arte Willwoosh, altro vero e proprio “caso” del web con oltre 250 mila followers su Twitter, 500 mila fan su Facebook e oltre 65 milioni di visualizzazioni sul suo canale Youtube.
    Il cast si completa poi del duo comico i Panpers, amatissimi sul piccolo schermo a Colorado, e della splendida Olga Kent, top model e attrice, nonché testimonial Lancia e Fiat per l‘Europa e gli Stati Uniti.

    Scritto da Paolo Ruffini, Guido Chiesa e Giovanni Bognetti, il film racconta le vicende del timido e impacciato Emilio, innamorato della bellissima Nadia fin da quando erano piccoli. Per i lunghi anni dell’infanzia e dell’adolescenza, Emilio non ha mai avuto il coraggio di confessarle il suo amore. La venerazione nei confronti della ragazza l’ha portato anche a iscriversi alla stessa Università di Medicina.
    Un bel pomeriggio primaverile, Emilio prende il coraggio a due mani… si avvicina a Nadia, la saluta ma lei gli racconta che sta per partire per l’Inghilterra: ha vinto una borsa di studio e si trasferirà a Oxford.
    Emilio è distrutto, ma per fortuna, non è da solo, ha un gruppo di amici straordinario per idiozia, ma anche per entusiasmo.

    La compagnia di irresistibili idioti è composta da Alfredo (Paolo Ruffini), ragazzo cieco e da sempre miglior amico di Emilio, Lebowsky (Guglielmo Scilla), venditore di granite e di marjuana ed hacker provetto, Franco (Frank Matano), leader intellettuale del gruppo e gay non dichiarato e Alonso (Andrea Pisani), ragazzo costretto su una sedia a rotelle, malato compulsivo di sesso e tecniche di difesa personale. Gli amici convincono Emilio (Luca Peracino) che è troppo giovane per rinunciare a un sogno d’amore.
    Falsificando documenti e diplomi, riescono a ottenere l’iscrizione ad Oxford.

    E così la nostra ‘Armata Brancaleone’  – cinque fulgidi dementi nel tempio del sapere per eccellenza – sbarca in Inghilterra.  Ovviamente a Oxford, essendo i Nostri Cinque delle calamite per i disastri, succederà di tutto. Ma veramente di tutto. Ed Emilio, dopo una serie di equivoci, riuscirà finalmente a dire alla sua amata le parole che sognava di pronunciare da una vita.

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    Festival del Film Locarno 66, Pardo d’onore a Werner Herzog

    Andrà a Werner Herzog il Pardo d’onore Swisscom del prossimo Festival del film Locarno (in programma dal 7 al 17 agosto). Negli anni passati il riconoscimento, destinato a grandi autori del cinema contemporaneo, è stato assegnato a maestri come Bernardo Bertolucci, Ken Loach, Paul Verhoeven, Jean-Luc Godard, Abbas Kiarostami, William Friedkin, JIA Zhang-ke, Alain Tanner, Abel Ferrara e, nel 2012, Leos Carax.
    Per l’occasione, oltre alla presentazione di una selezione di opere rappresentative della sua filmografia e alla cerimonia di premiazione in Piazza Grande, Herzog parteciperà a una conversazione aperta al pubblico del Festival, moderata da Grazia Paganelli, co-autrice di una monografia sul regista.

    Entusiasmo nelle parole del direttore artistico della kermesse Carlo Chatrian, che si dice “felice di poter accogliere a Locarno un regista che così bene incarna lo spirito del Festival”. Nel corso della sua lunga carriera Herzog ha saputo passare tra fiction e documentario, tra produzioni a budget ridotto e film con grandi star senza perdere nulla della propria identità. – continua Chatrian – Se i premi non sono solo dei riconoscimenti ma anche dei segnali per il futuro, penso che Werner Herzog sia la persona più indicata a tracciare la strada che il Festival vuole percorrere. Una strada che pensa il cinema come un atto che coinvolge e “stravolge” le persone che lo fanno e che lo vedono. Un atto che richiede una ferma volontà e un’altrettanto precisa presa di posizione. La stessa che ha mosso Herzog a lasciare il suo villaggio sulle montagne della Baviera per percorrere le strade del mondo e tradurre in immagini e suoni le esperienze vissute, condivise, immaginate”.

    I dieci film presentati in occasione del Pardo d’onore Swisscom a Herzog saranno:

    • Anche i nani hanno cominciato da piccoli (1970)
    • Aguirre furore di Dio (1972)
    • L’enigma di Kaspar Hauser (1974)
    • Nosferatu – Il principe della notte (1979)
    • Fitzcarraldo (1982)
    • Dove sognano le formiche verdi (1984)
    • Il diamante bianco (2004)
    • Grizzly Man (2005)
    • L’ignoto spazio profondo (2005)
    • My Son, My Son, What Have Ye Done (2009)
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  • L’interessante Ammore, candidato ai David come Miglior Corto

    Una dura storia di violenza sulle donne presentata due mesi fa al Bif&st Bari International Film Festival; la vicenda raccontata – con sensibilità e raffinatezza – da Paolo Sassanelli nel suo nuovo corto – Ammore – conquista subito l’attenzione con la candidatura nella cinquina dei David di Donatello 2013 come Miglior Cortometraggio.
    Scritto dallo stesso regista, insieme con Chiara Balestrazzi, è ispirato al racconto di Andrej Longo ‘Non commettere atti impuri’ e racconta la storia di Rosy, poco più di una bambina (anche se ce la mette tutta a sembrare più grande con trucchi, minigonna e stivaletti con i tacchi) che la vita ha fatto diventare grande di colpo. Una mattina Rosy ha una commissione importante da fare: pareggiare i conti con la sua infanzia, all’insaputa di sua madre, all’insaputa di suo padre. Neanche l’amica del cuore sa nulla. Nessuno. Un segreto consumato in solitudine che non si può nemmeno confessare al prete. Un segreto che mette fine per sempre a ciò che Rosy ha dovuto sopportare fino a questo momento.

    Girato a Bari l’Agosto scorso nel quartiere di San Pio, il corto è stato prodotto dalla Cooperativa Sociale GET di Bari e dalla Mood Film di Tommaso Arrighi con il sostegno dell’Apulia Film Commission. Ammore è stato inoltre montato da Jacopo Quadri, la fotografia è di Federico Annicchiarico, i costumi di Sabrina Beretta, la scenografia di Maria Cascella, la presa diretta di Valentino Giannì, il casting di Francesco Lopez e la postproduzione audio di Davide Favargiotti. Nella troupe del corto sono stati coinvolti anche i ragazzi dell’Accademia del Cinema di Enziteto, diretta da Pino Guario.

    Per Paolo Sassanelli e Mood Film questa è la seconda candidatura ai David di Donatello dopo quella ricevuta nel 2010 con il corto Uerra, anch’esso sostenuto dall’Apulia Film Commission. Presentato al Festival di Venezia 2009, il corto aveva riscosso un grande successo internazionale aggiudicandosi 44 premi e la vittoria in 16 festival.

    Dopo l’ironia e la leggerezza del racconto di Uerra, in Ammore Sassanelli vuole raccontare una storia dura e reale, una giornata particolare vissuta da una bambina di dodici anni, interpretata dalla intensa Eleonora Costanzo, nel disperato tentativo di consumare in solitudine un segreto inconfessabile; una giornata che non dimenticherà, sovrastata dal mondo degli adulti che non hanno volti ma solo voci che risuonano dentro di lei.

    Al momento il regista sta sviluppando la regia di una commedia per il teatro che vede coinvolto un cast importante e dell’esordio nel lungometraggio con la commedia La vita ti arriva addosso nella quale i due protagonisti Pierfrancesco Favino e Giuseppe Battiston da un piccolo paesino della Puglia si trovano catapultati ad Amburgo, dove scoprono un modo pieno di sorprese e di opportunità. Il film è una coproduzione di Mood Film con la Germania ed è tratto dalla sceneggiatura di Francesco Apice, Chiara Balestrazzi e Paolo Sassanelli, finalista al Premio Franco Solinas.

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    Primi Nastri d’Argento. Premiato Terramatta

    Primi Nastri d’Argento. Premiato Terramatta. Il premio per il miglior documentario dell’anno 2013 va a Costanza Quatriglio (co-prodotto da Istituto Luce Cinecittà e Cliomedia Officina e distribuito da Luce-Cinecittà), a coronamento di un percorso esaltante, partito alle Giornate degli Autori di Venezia con un riconoscimento unanime e caloroso di stampa e pubblico, e proseguito per sale, circoli e spettatori di tante città italiane, che lo hanno accompagnato ogni volta con interesse e commozione, facendone una delle vere rivelazioni dell’anno.

    Miglior film ‘sul cinema’ è Giuseppe Tornatore, ogni film un’opera prima di Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi; mentre si registrano riconoscimenti e menzioni speciali per Il gemello di Vincenzo Marra, The Summit di Sergio Fracassi e Massimo Lauria e per le storie di Tiberio Murgia, ‘Ferribotte’ (L’insolito ignoto di Sergio Naitza) e Giancarlo Parretti, nel film di Aureliano Amadei Il Leone di Orvieto.

    Ma i Nastri d’Argento 2013 si apriranno a ROMA il 30 maggio prossimo, giovedì, al MAXXI con la consegna dei premi al film Nastro dell’anno Io e te di Bernardo Bertolucci. In quella occasione verrà dato l’annuncio ufficiale delle cinquine dei candidati, che saranno poi premiati a Taormina, sabato 6 Luglio, nel Teatro Antico, serata che ospiterà anche i Premi Guglielmo Biraghi per gli esordienti.

    Intanto, la definizione dei Nastri d’Argento per i documentari 2013 – assegnati dai Giornalisti Cinematografici – rivela una attenzione rinnovata al cinema del reale; nella sede della Direzione Generale per il Cinema per i Nastri doc ai migliori dell’anno molta Sicilia, il carcere e, ancora una volta, l’attualità drammatica del G8 (senza dimenticare i ritratti di personaggi “archiviati” come Giancarlo Parretti tra Orvieto e Hollywood e il più sardo dei siciliani del cinema, Murgia).
    “E’ una scelta di premi che conferma l’attenzione ormai consolidata della stampa cinematografica al cinema d’inchiesta” dice a nome del Direttivo Nazionale Sngci che ha selezionato candidati e vincitori “ una qualità ormai decisamente alta dei documentari, senza dimenticare un omaggio alle grandi firme”. Come Giovanna Gagliardo (Venti anni) premiata alla carriera, Liliana Cavani che ha finalmente ritirato in questa occasione  il Premio Pasinetti speciale assegnato dal Sngci al suo Clarisse a Venezia, riproposto a Roma in occasione della premiazione dei documentari.
    E Giuliano Montaldo insolitamente “omaggiato”, proprio lui, per oltre mezzo secolo regista, come attore grazie alla verve di protagonista inimitabile nel documentario che Marco Spagnoli ha dedicato ai suoi primi  80 anni (Quattro volte vent’anni).
    Il Direttivo Nazionale del SNGCI ha scelto i titoli dei finalisti, comunicati nei giorni scorsi,  tra i 25 titoli candidabili -secondo il regolamento- dal 1° Giugno 2012 al 31 Marzo 2013, perché usciti in sala o in dvd e/o presentati nei grandi Festival.
    In occasione della cerimonia, alla “Sala Rocca” della Direzione Generale per il Cinema del MiBAC il SNGCI ricorda che per la prima volta proprio ad un documentario (particolarmente interessante, sull’Albania) – La nave dolce di Daniele Vicari – è andato quest’anno il Premio Francesco Pasinetti, da sempre dedicato al miglior film visto a Venezia, assegnato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

    Ecco i vincitori 2013

    Terramatta di Costanza Quatriglio – NASTRO d’ARGENTO doc 2013

    Il gemello di Vincenzo Marra – Premio speciale della giuria

    Giuseppe Tornatore, ogni film un’opera prima di  Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi – Miglior documentario sul cinema

    Menzioni speciali anche  per la qualità giornalistica

    Il Leone di Orvieto di Aureliano Amadei

    L’insolito ignoto – Vita acrobatica di Tiberio Murgia di Sergio Naitza

    Premio  alla carriera a Giovanna GAGLIARDO

    Premio speciale a Giuliano MONTALDO “miglior attore protagonista” (in Quattro volte vent’anni di Marco Spagnoli)

     

    I cinque  titoli finalisti  erano:

     

    – ANIJA, LA NAVE  di Roland Sejko

    – IL GEMELLO di Vincenzo Marra

    – IL MUNDIAL DIMENTICATO di Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella

    – NOI NON SIAMO COME JAMES BOND  di Mario Balsamo

    – TERRAMATTA di Costanza Quatriglio

    E i cinque film per il Premio per il miglior documentario sul cinema:

    – CARLO! di Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti

    – FURIO SCARPELLI di Francesco Ranieri Martinotti

    – IL LEONE DI ORVIETO di Aureliano Amadei

    – L’INSOLITO IGNOTO di Sergio Naitza

    – GIUSEPPE TORNATORE. OGNI FILM UN’OPERA PRIMA di Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi

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    Winspeare, cinema a impatto zero

    In grazia di Dio è il  nuovo film di Edoardo Winspeare che in questi giorni si sta girando in Salento, nel grande rispetto del territorio, con nuove soluzioni produttive, a impatto zero, in modo coerente con i valori a cui si ispira la storia. Il film racconta di una famiglia di fasonisti ovvero i cosidetti ‘cinesi d’Italia’ che confezionano capi d’abbigliamento per le grandi aziende del Nord.
    La famiglia, braccata dalla crisi economica di oggi, è costretta a chiudere l’attività e a trasferirsi in campagna, dove vivrà con pochi soldi appoggiandosi alla comunità.
    Nonostante le difficoltà e la durezza della vita in campagna i protagonisti della storia ritroveranno la serenità attraverso un modo di vivere tra la natura più semplice ma non ingenuo, alla conquista delle cose essenziali della vita .

    I personaggi del nuovo film di Winspeare sono interpretati da attori non professionisti, Adele (Celeste Casciaro) la donna che con coraggio convince la figlia Ina (Laura Licchetta) e la sorella Maria Concetta (Barbara De Matteis) a cambiare vita con il resto della famiglia ricorrendo al baratto come risposta alla crisi economica che ci circonda.

    E il baratto è utilizzato anche produttivamente per compensare per la straordinaria collaborazione le persone locali coinvolte nella lavorazione, attraverso il Pacco-baratto pieno di prodotti alimentari locali. Senza per questo che la produzione abbia corrisposto i normali compensi sindacali come a regola di legge…
    Sono diverse le location del film, tutte nel Salento caro al regista:  Tricase, Casarano, Santa Maria di Leuca e Giuliano di Lecce, quest’ultimo scelto come set e centro operativo di In Grazia di Dio, un paesino dove ancora si vive in maniera autentica che partecipa ai lavori in totale armonia con l’intera troupe.

    La produzione si è impegnate a rispettare la natura e a non inquinare: abolita la plastica, ridotto al minimo l’uso di mezzi a carburante, sostituiti da ecologiche biciclette.
    La formula e le modalità’ produttive sono cosi’ adeguate alla storia e al suo spirito.

    Contribuiscono al budget la Banca Popolare Pugliese attraverso il tax credit, col sostegno dell’Apulia Film Commission, in collaborazione con l’Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia – Prodotti di Qualità Puglia, con la sponsorizzazione di aziende che credono nei temi del film e consentono forme di ‘baratto di gratitudine’ nei confronti di quanti appoggiano in vari modi il film.
    Producono per Saietta Film Gustavo Caputo, Alessandro Contessa, Edoardo Winspeare.

    Attraverso la pagina ufficiale del film  è possibile seguire quotidianamente la vita del set.

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