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    TFF 2013, Paolo Virzì presenta il suo ‘festival popolare’

    “Un festival popolare e raffinato”. Si annuncia così  la 31edizione del Torino Film Festival (in programma dal 22 al 30 novembre), la prima sotto il segno di Paolo Virzì che raccoglie l’eredità di Gianni Amelio.
    Schivo e appassionato il regista livornese si affaccia alla direzione del festival con modestia e umiltà: “Non volevo sciupare nulla di ciò che è stato fatto in una manifestazione che deve la sua forza alla vigilanza affettuosa e anche un po’ burbera dei suoi spettatori, in gran parte torinesi: sono loro i guardiani di questo festival.  – rivela durante la presentazione del cartellone alla stampa – E’ stato un anno di grande arricchimento, almeno per me, ma non cambierò mestiere: continuerò a fare il regista”.
    Lui, che “da spettatore ci era andato spesso” negli anni passati, di film questa volta ne ha dovuti visionare 4 mila: “Non ho cercato film che somigliassero ai miei, sarebbe stato aberrante, avrei dato un’impronta scioccamente referenziale, mi sono incuriosito e ho cercato spesso ciò che è lontano da me”. Il risultato è un programma denso di storia, qualità, stile e nomi: un programma di 70 titoli tra cui 46 anteprime mondiali e 25 internazionali.
    Un concorso potente che come sempre premia il cinema ‘giovane’, opere prime o seconde, alla scoperta di nuovi talenti: a farla da padrone è la Francia con tre titoli su 14 , ma si difendono bene anche i due statunitensi  “C.O.G.” di Kyle Patrick Alvarez e “Blue Ruin” di Jeremy Saulnier, il venezuelano “Pelo Malo” di Mariana Rondón e il sudcoreano “Bulg-Eun Gajog” di Ju-Hyoung Lee, commedia politica prodotta da Kim-KI-Duk.
    Doppietta tricolore con l’esordio alla regia di Pif “La mafia uccide solo d’estate”, sarcastico e comico racconto sulla mafia attraverso gli occhi di un ‘Forrest Gump palermitano’, e con l’esperimento di Federico Ferrone e Michele Manzolini, “Il treno va a Mosca”, un collage di vecchi filmini in 8mm realizzati da un barbiere alle feste dell’unità negli anni ‘50, ritratto di ciò che il comunismo italiano significò per quell’epoca.

    Ed è in Festa Mobile che il TFF cala i suoi assi: la storica sezione fuori concorso aprirà battenti con “Last Vegas” di Jon Turteltaub, dove quattro amici davvero speciali (Robert De Niro, Michael Douglas, Morgan Freeman e Kevin Kline) si ritrovano a fare i conti con i difficili equilibri di un’amicizia che dura da una vita; e chiuderà con il thriller “Grand Piano” di Eugenio Mira, dove Elijah Wood è costretto a suonare un pianoforte per salvarsi la pelle, sotto la minaccia di John Cusack.
    Nel mezzo alloggiano: “Frances Ha” di Noah Baumbach, “Inside Llewyn Davis” dei fratelli Coen (già presentato trionfalmente a Cannes), un inedito e romantico James Gandolfini nell’omaggio postumo alla star de “I soprano”, “Enough Said” di Nicole Holofcener,  e ancora “Only Lovers Left Alive” di Jim Jarmusch, la solitaria lotta contro gli elementi di Robert Redford in “All Is Lost” di J. C. Chandor, e il debutto alla regia di Nat Faxon e Jim Rash, gli sceneggiatori di “Paradiso Amaro” che a Torino presentano “The Way Way Back”.
    Un festival nel solco della tradizione che Virzì ha cercato di rinnovare, a partire dall’inedita sezione Europoop, “una passeggiata tra le vette, le hit dei boxoffice europei, alla ricerca di tutto ciò che fa ridere e piangere gli spettatori europei rispetto ai propri prodotti nazionali”. “Abbiamo individuato film di grande intrattenimento, a volte colpevolmente ignorati dai festival: ci siamo così imbattuti in un thriller poliziesco polacco “Drogówka”, maggior incasso dell’anno in patria, o nel biopic su un’icona del jazz scandinavo, “Monca Z”. – aggiunge Virzì” – Da noi il prodotto pop è necessariamente comico, ma bisogna capire che non è così dappertutto, ciascun film si porta dietro una sociologia del proprio mondo, è un arricchimento di sguardo non snobbistico verso il cinema commerciale  che fa godere, divertire, piangere e rabbrividire gli spettatori del nostro paese”.
    Uno sguardo quello della 31esima edizione del TFF, in continua espansione come testimonia da quest’anno uno spazio nuovo dedicato alla narrazioni televisive che “almeno nel mondo americano stanno dando punti al cinema costretto spesso a inseguire, i sequel, i successi o un pubblico di teenager”.
    Una kermesse segnata dunque da una pluralità di sguardi, fondamentale per un festival di cinema per grandi appassionati come quello di Torino.

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