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    La mia vita con John F. Donovan: Dolan sbarca a Hollywood

    Il regista di culto Xavier Dolan torna con la sua prima opera hollywoodiana, La mia vita con John F. Donovan. In scena un cast di stelle, da Kit Harington a Natalie Portman, da Susan Sarandon a Kathy Bates. In sala dal 27 giugno.

    Xavier Dolan, 30 anni compiuti da poco, due riconoscimenti di prestigio a Cannes e l’amore incondizionato di gran parte della critica specializzata. Per il giovane cineasta canadese resta una sola vetta da scalare, Hollywood. E La mia vita con John F. Donovan è stato il primo, tormentato tentativo per riuscire in questa impresa, in vista, un giorno, del traguardo più ambito: la statuetta dell’Oscar. Il volo tra i cieli glamour costellati di stelle del cinema, non è stato però privo di turbolenze e vuoti d’aria, tra un montaggio complesso che è costato l’esclusione anche a un’attrice celebre come Jessica Chastain, fino all’accoglienza fredda della platea del festival di Toronto, dove il film è stato presentato in anteprima.

    Ma in La mia vita con John F. Donovan Hollywood non è solo il fine ma anche il mezzo. In questa sua prima escursione statunitense Dolan sceglie infatti di calare i suoi personaggi tra i meandri ipocriti della città di celluloide, dove la popolarità è moneta sonante e vale spesso più della verità. E così la giovane star di una serie tv John Donovan (interpretato dalla giovane star della serie tv più seguita, Kit Harington del Trono di Spade) si trova a nascondere non solo la sua omosessualità, ma anche il bizzarro e innocente carteggio con uno dei suoi fan più accaniti, il giovane Rupert (il bravissimo Jacob Tremblay di Room). E attorno a queste lettere, e al suo contenuto complesso, si costruirà non solo la sua ascesa e la sua caduta, ma anche il rapporto difficile con la madre (Susan Sarandon) e con l’agente (Kathy Bates). Ma pure quello di Rupert, giovane attore bambino, con la sua madre, attrice mancata a sua volta (Natalie Portman).

    Scritto a quattro mani con Mathieu Denis La mia vita con John F. Donovan non stupirà lo spettatore per la profondità della sua analisi, né per l’originalità delle sue accuse. Ma il cinema di Dolan, anche nei suoi episodi meno felici, ha un tocco delicato che riesce ad arrivare al cuore dello spettatore. Quest’ultimo film, con tutto il suo iter travagliato, non si discosta troppo da questa caratteristica, sebbene, come succedeva pure con il precedente È solo la fine del mondo, la lama dell’emozione non affonda tanto, come succedeva nei film della sua fase pre-celebrità, dal capolavoro Laurence anyways allo splendido Mommy. Ma i precedenti illustri non scoraggino i fan della prima ora, né gli appassionati di cinema in generale, perché l’utilizzo brillante della musica è quello degli episodi migliori. Dolan continua a costruire intere scene attorno a una canzone, e non parliamo di sofisticate composizioni pescate dalle teche più polverose, ma di canzoni, per così dire, di uso comune, com’era per le note di Andrea Bocelli in Mommy, o per Dragostea in È solo la fine del mondo.

    Quanto all’altro grandissimo punto di forza del giovane Dolan, la direzione degli attori, ci troviamo di fronte a un risultato a targhe alterne. Se il lavoro con volti noti come Harington e Portman era forse migliorabile, l’intesa con il piccolo Tremblay, con due mostri sacri come Bates e Sarandon, ma anche con tanti attori impegnati in ruoli secondari (da Amara Karan nel ruolo dell’insegnante a Jared Keeso che incarna il fratello di John) è il solito, piccolo miracolo che regala perle di tenerezza e un’infinità di sfumature. In definitiva se anche La mia vita con John F. Donovan potrà essere un giorno considerato il film peggiore di Dolan è anche vero che l’idea di cinema del canadese è così potente da emergere con forza anche negli episodi meno riusciti, che sono quindi meno riusciti solo in confronto con le più ambiziose opere precedenti, non certo nel senso assoluto del termine. Di certo La mia vita con John F. Donovan potrebbe essere un buon punto di inizio per scoprire uno dei registi più importanti del decennio e, chissà, forse del secolo.

     

     

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    Olbia Film Network: I vincitori del Figari Film Fest 2019

    Si chiude con numeri record l’edizione 2019 dell’Olbia Film Network, il festival internazionale di cinema e mercato dell’audiovisivo che dal 14 al 23 giugno ha portato nel capoluogo sardo professionisti ed ospiti, produttori, registi, sceneggiatori e Film Commission italiane. Al suo interno il Figari Film Fest, festival internazionale di cortometraggi giunto al suo nono anno, che durante la serata conclusiva ha annunciato i suoi vincitori.
    Giurate d’eccezione di quest’anno le attrici Lucia Ocone e Alessia Barela che hanno assegnato il premio al miglior corto d’animazione e al miglior corto internazionale, rispettivamente Selfies di Claudius Gentinetta e Fauve di Jérémy Comte. Il Premio per il miglior cortometraggio nazionale e il miglior corto regionale è stato assegnato invece da Tamas Gabeli, direttore del Festival Busho di Budapest,  e dalla regista iraniana Farnoosh Samadi che di comune accordo hanno premiato Il mondiale in piazza di Vito Palmieri e Warlords di Francesco Pirisi. Nella nuova sezione dedicata alle storie di donne si è imposto Deserter della giovane israeliana Prague Benbenisty, mentre il Premio Rai Cinema per il miglior film in concorso è andato a Il nostro concerto di Francesco Piras che verrà trasmesso su tutte le piattaforme Rai. Per la sezione Corto Sardegna, che da invece l’opportunità di realizzare un progetto grazie al premio di 10.000 euro, è stata premiata la sceneggiatura di Supernova di Annette Fabiana Lupo.

    Tutti i vincitori

    FFF NATIONAL COMPETITION
    Il mondiale in piazza di Vito Palmieri

    FFF INTERNATIONAL COMPETITION
    Fauve di Jérémy Comte

    FFF WOMEN’S STORIES COMPETITION
    Deserter di Prague Benbenisty

    FFF ANIMATION COMPETITION
    Selfies di Claudius Gentinetta

    FFF REGIONAL COMPETITION
    Warlords di Francesco Pirisi

    PREMIO RAI CINEMA
    Il nostro concerto di Francesco Piras

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    Olbia Film Network: Intervista a Andrea Carpenzano

    Lo abbiamo conosciuto con Tutto quello che vuoi al fianco di Giuliano Montaldo per la regia di Francesco Bruni. Da allora ci sono stati altri due film, La terra dell’abbastanza dei fratelli D’Innocenzo e Il campione di Leonardo D’Agostino, entrambi riuscitissimi e apprezzati dalla critica. Insieme hanno confermato il talento del giovanssimo Andrea Carpenzano , che all’Olbia Network qualche giorno fa ha ritirato insieme a Linda Caridi il Premio Bracco al miglior giovane attore dell’anno. Ecco cosa ci ha raccontato.

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    Olbia Film Network. Intervista a Linda Caridi

    Al festival che oggi chiuderà battenti con le premiazioni dei corti del Figari Film fest, Linda Caridi, ha ritirato il Premio Bracco al miglior giovane attore dell’anno insieme ad Andrea Carpenzano. L’attrice protagonista con Luca Marinelli di Ricordi? di Valerio Mieli, è già a lavoro su nuovi progetti: a teatro la vedremo presto con “Il Bambolo”, anche al cinema tornerà presto, ma per ora massimo riserbo sul titolo del film.

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    Intervista a Le Coliche, Premio Comunicazione all’Olbia Film Network

    Il duo comico romano dei fratelli Claudio e Fabrizio Colica insieme al regista Giacomo Spaconi, ritira all’Olbia Film Network il Premio Comunicazione. Diventati un fenomeno di successo sul web con le parodie delle mode del momento e decretando con il loro “The giornalai” la morte dell’indie, Le Coliche si preparano ora al salto verso altri orizzonti. Senza smettere di prendere di mira i tormentoni musicali dell’estate, come nel loro ultimo “A Ostia vacce te”, rivisitazione satirica di “Ostia Lido” di J-AX.

     

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    Rapina a Stoccolma: La storia di una sindrome

    Rapina a Stoccolma racconta il curioso fatto di cronaca che diede origine alla sindrome che porta il nome della capitale svedese. Robert Budreau dirige Ethan Hawke e Noomi Rapace. In sala dal 20 giugno.

    La sindrome di Stoccolma non è una novità per il cinema. Dal John Q. di Denzel Washington all’Al Pacino di Quel pomeriggio di un giorno da cani, passando per Il mondo perfetto di Clint Eastwood. Ma il legame che si sviluppa tra chi commette e chi subisce un crimine prende il suo nome da un fatto di cronaca che già l’epigrafe del film non esita a definire assurdo. Rapina a Stoccolma, il film diretto da Robert Budreau e interpretato da Ethan Hawke, racconta i sei giorni che sconvolsero la Svezia nel lontano 1973, pur cambiando nomi e situazioni con un escamotage che permette così di inserire qualche elemento prosaico, a cominciare da una storia d’amore, senza offendere i diretti interessati e i loro eredi.

    Lars Nystrom (Hawke) è un fuorilegge con la fissa dell’America che inscena una rapina in banca con l’idea di prendere degli ostaggi. L’obiettivo è quello di chiedere in cambio la liberazione di un amico e collega rapinatore (Mark Strong). Di mezzo ci finiscono tre sfortunati dipendenti, tra cui Bianca (Noomi Rapace), impiegata modello e madre di famiglia. Tenuti sotto scacco dalle forze dell’ordine, che non vogliono permettere la fuga nonostante le promesse di liberazione degli ostaggi, il gruppo passerà 130 ore dentro la banca, finendo per fraternizzare, nonostante la minaccia delle armi e soprattutto il rischio di un imminente blitz della polizia.

    Budreau, anche sceneggiatore della pellicola, vorrebbe portare alla luce la vena grottesca che si nasconde nella miniera della storia, un’operazione che era riuscita in passato a film come il recente Elvis & Nixon. La sensazione, però, è che l’esplosivo faccia cilecca. Nonostante la generosità e la dedizione del cast, Hawke in primis, Rapina a Stoccolma rinuncia alla cronaca senza riuscire a spiccare il volo con le ali della commedia. E allora la sequela di eventi inverosimili si susseguono sullo schermo senza creare emozioni e senza provocare sorrisi. E se a volte il pubblico sentirà il senso di oppressione dell’ostaggio, quello che mancherà prima di tutto sarà proprio la sindrome di Stoccolma, ovvero la base su cui è costruito il film. Difficile infatti parteggiare per i criminali di fronte a una scrittura così piatta e a una regia priva di ritmo.

    E se i rapitori non rapiscono anche la modesta durata, poco più di 90 minuti, assume le sembianze di un crudele e insensato stillicidio, tanto che viene più volte voglia di guardare l’orologio a dispetto della pazienza incarnata sullo schermo da Rapace e soci. In sostanza Rapina a Stoccolma non è altro che il classico film estivo, messo lì a riempire il palinsesto di sale mezze vuote. E questo nonostante sia tratto da una storia vera e intrigante e che possa contare su un cast di buon livello, che avrebbe meritato un film migliore.

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    Figari Film Fest: Al via il concorso dedicato ai corti

    L’Olbia Film Network saluta la nona edizione del Figari Film Fest. Da ieri e fino al 23 giugno la rassegna che nei giorni scorsi ha accolto nella cittadina sarda Alessandro Borghi (Sulla mia pelle), Bonifacio Angius (Ovunque proteggimi) e Laura Luchetti (Fiore gemello), ha dato il via alla sua seconda tappa, quella che prevede la proiezione di 40 cortometraggi e l’avvio delle giornate professionali con la presenze di numerosissimi produttori e buyers da tutta Europa – fra cui Rai Cinema, Sky Serie, Lucky Red, Vivo Film, Kimera, France Tv, RTVE e tanti tanti altri – durante le quali verranno presentati cortometraggi in cerca di distributori e opere prime o seconde di fiction, animazione e documentari in cerca di produzioni.
    Nella giuria di qualità Lucia Ocone, Paola Minaccioni e Alessia Barela; il Premio Bracco al miglior giovane attore dell’anno invece, andrà ad Andrea Carpenzano e Linda Caridi, reduci rispettivamente dai successi de Il campione di Leonardo D’Agostini e Ricordi? di Valerio Mieli, mentre il Premio Comunicazione 2019 andrà al duo comico di youtuber Le Coliche (Claudio e Fabrizio Colica) insieme al loro regista e videomaker Giacomo Spaconi.
    Riconfermato per il secondo anno il Premio speciale Rai Cinema Channel al miglior film in concorso.

    Ieri primo assaggio di corti. Si va dal postapocalittico Nuclear Shadows di Marek Leszczewski ad un’amara riflessione sul dramma contemporaneo dell’emigrazione con Yasmina di Ali Esmili e Baradar di Beppe Tufarulo; viene dal reale anche Peccatrice di Karolina Porcari, storia di una ragazzina ribelle, metafora della rivoluzione ad alcuni imperativi sociali e alla discriminazione di genere.

    FFF OFFICIAL TRAILER 2019

    Figari Film Fest – OFFICIAL TRAILER 2019All the official selection's movies collected in a fantastic video trailerEditing Giorgia SpanoMusic Michele Nieddu

    Pubblicato da FIGARI FILM FEST su Lunedì 27 maggio 2019

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    Olbia Film Network, Alessandro Borghi: “Il mio posto è in mezzo alle persone”

    Il potere del cinema e della condivisione: così l’attore romano ha salutato il pubblico dell’Olbia Film Network dove ha presentato Sulla mia pelle. “Una delle magie del cinema è poter riportare in vita una persona per un’ora e quaranta, e l’empatia che crea nel pubblico. Sono sicuro che dopo aver visto il film non potrete non pensare a Stefano Cucchi come ad un vostro figlio, o fratello o amico“, ha dichiarato.
    Il festival, a cui Alessandro Borghi è legato da una lunga amicizia, andrà avanti fino al 23 giugno.

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    I morti non muoiono: Un pastiche apocalittico

    Il regista cult Jim Jarmusch alle prese con un altro classico dei film horror: gli zombie. Nel cast Bill Murray, Adam Driver e Tilda Swinton. I morti non muoiono arriva in sala dal 13 giugno.

    Catastrofi ambientali, zombie e un’umanità consumista e strampalata che sembra suggerire poche speranze per il futuro. Non ce n’è una che vada giusta ai protagonisti di I morti non muoiono, il pastiche horror-satirico firmato da Jim Jarmusch, regista che già in passato aveva dimostrato di saper giocare nel giardino dei cliché, dal western onirico di Dead Man fino ai vampiri decadenti e decadentisti di Solo gli amanti sopravvivono.

    Stavolta è il successo mediatico dei non morti dal passo claudicante a muovere la penna. E come sempre succede quando a scrivere è il regista originario dell’Ohio, si sa dove si inizia, ma è raro che si sappia dove si va a parare. E lo stesso succede agli sballottati protagonisti del film, un coro di volti noti guidati dallo sceriffo Bill Murray, dai suoi fidi vice, Adam Driver e Chloë Sevigny, e di cui fanno parte celebri caratteristi (Steve Buscemi, Danny Glover), una diva trasformista (Tilda Swinton) e la solita parata di amici con l’hobby della musica (Tom Waits, Iggy Pop, il rapper RZA e la stellina Selena Gomez).

    Già dai primi passaggi, quando Driver e Murray ascoltano una canzone alla radio e Driver rivela a Murray che quella è la colonna sonora del film, si capisce che non ci troviamo di fronte a un prodotto canonico. E se questo non bastasse ecco dipanarsi di fronte allo spettatore una pellicola dove dialoghi e situazioni sembrano collegare con un filo rosso i toni strambi e delicati del cinema di Kaurismaki a quel grottesco venato di politica che George Romero, padrino cinematografico degli zombie, adottò come cifra stilistica. Kaurismaki e Romero, quindi, ma anche battute di metacinema, una Swinton a metà tra Kill Bill e il David Bowie dell’Uomo che cadde sulla Terra, e soprattutto tanta amara ironia. Perché la morale di I morti non muoiono sembra essere che al mondo degli uomini, in fondo, non resti molto a cui appigliarsi, se non la forza di non perdere il senso dell’humour fino all’ultimissimo momento.

    E fin qui tutto farebbe pensare a un film delizioso, che magari non disdegna quei tempi dilatati che avevano caratterizzato l’opera precedente di Jarmusch, il riflessivo Paterson. Però tutto sembra abbozzato, a cominciare dai personaggi che si accontentano di essere macchiette e poi muoiono dopo un periodo relativamente breve sullo schermo. E anche la metafora dello zombie, usata per puntare il dito contro la società dell’era dei consumi, non è certo originale, ma prende le mosse dai film del già citato Romero e di John Carpenter. Certo, qua il tono è divertito, quando lì era più indignato, ma non basta a rivestire di una nuova confezione un’idea riciclata. I morti non muoiono resta quindi un divertissement non sgradevole da guardare ma che non riscriverà certo le regole del genere, né tantomeno ribalterà la filmografia di un regista che ci aveva abituato a standard decisamente più alti.

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    Olbia Film Network 2019 ai nastri di partenza

    Arriva dal 14 al 23 giugno la terza edizione dell’Olbia Film Network, l’evento di cinema che porta in Sardegna produttori, distributori, registi, attori, buyers televisivi e istituti di cultura da tutto il mondo e che contiene il Figari Film Fest, festival internazionale di cortometraggi nato nel 2011. La manifestazione sostiene e dà visibilità al cinema indipendente, ai nuovi progetti, ai giovani esordi cinematografici locali, nazionali ed internazionali, grazie al costante lavoro del direttore artistico Matteo Pianezzi, e di tutto il giovane staff che produce un festival con proiezioni gratuite aperte al pubblico ed incontri professionali.

    Unico nel suo genere il festival, oltre a valorizzare la cinematografia internazionale, mira allo sviluppo dell’attività filmica dell’isola e alla valorizzazione della Sardegna sotto ogni suo profilo: ambientale, storico, culturale e di costume, con le piazze, i piccoli borghi e le splendide spiagge, che fanno da cornice all’evento.
    Il cinema è veicolo promozionale per la nostra terra – commenta Pianezzi – L’arte cinematografica non si ferma alla realizzazione filmica, ma è volano di sviluppo turistico ed occupazionale. Sono innumerevoli i casi virtuosi di incremento del turismo dettato dalla valorizzazione del territorio attraverso il cinema o la serialità televisiva. Nel nostro programma è prevista un’intera giornata, organizzata in collaborazione con l’Ufficio produzione della Fondazione Sardegna Film Commission, dedicata alla scoperta dei nostri luoghi attraverso un location scouting intensivo che coinvolgerà tutti i registi e produttori ospiti, teso a convogliare i progetti in sviluppo o di prossima realizzazione  sul territorio. Ci aspettiamo una grande edizione e siamo convinti che tutta la città parteciperà attivamente”.
    Entusiasmo anche da parte dell’assessore del Comune di Olbia Sabrina Serra: “Sosteniamo con convinzione le iniziative collegate all’industria cinematografica. Oltre ad aver ospitato le recenti produzioni nazionali e internazionali, anche quest’anno abbiamo voluto l’Olbia Film network, occasione di incontro per gli operatori del settore e rassegna di eventi cinematografici aperta a tutti. È una iniziativa giovane ma in forte crescita che completa le politiche comunali tese allo sviluppo nella nostra città con tutte le sue ricadute in termini economici e culturali“.

    Ad inaugurare la rassegna la sera del 14 giugno è l’opera seconda di un giovane regista sardo Bonifacio Angius, che incontrerà alle 21,00 il pubblico e presenterà insieme al suo cast il film “Ovunque proteggimi”, pellicola già presentata a Torino dove ha ottenuto ottimi consensi. Sarà poi la volta dell’ospite d’onore di questa edizione, Alessandro Borghi, al quale verrà dedicata la serata del 15 giugno durante la quale incontrerà il pubblico e riceverà un premio speciale. Per l’occasione verrà proiettato il film di Alessio Cremonini “Sulla mia pelle”, racconto delle ultime ore di vita di Stefano Cucchi che si è aggiudicato tra gli altri il David di Donatello per il miglior regista esordiente.
    Protagonisti della serata del 16 giugno saranno invece i fratelli Augusto e Toni Fornari insieme a Matilde Gioli con la proiezione dell’opera prima “La casa di famiglia”, mentre Laura Lucchetti e il cast di “Fiore gemello”, opera seconda della regista interamente girato sull’isola,  incontreranno il pubblico la sera del 17 giugno.

    Dal 18 giugno via invece alla nona edizione del Figari Film Fest con i primi cortometraggi in gara proiettati alle 21,00 all’Aeroporto Costa Smeralda, proiezioni che proseguiranno in Piazza Dante ad Olbia tutte le sere alla stessa ora fino al 23 di giugno. Novità del Figari di quest’anno è una sezione interamente dedicata al cinema a tematica femminile che va ad affiancarsi alle sezioni classiche del festival Internazionale, Nazionale, Regionale e Animazione.

    Anche la giuria di qualità avrà una grossa componente femminile a partire dalla regista iraniana membro dell’Oscar Academy Farnoosh Samadi e le attrici Lucia Ocone, Paola Minaccioni e Alessia Barela. Come ogni anno il Figari assegnerà dei premi speciali quali Il Premio Bracco al miglior giovane attore dell’anno che verrà ritirato da Andrea Carpenzano e Linda Caridi, reduci  rispettivamente dai successi de “Il campione” di  Leonardo D’Agostini al fianco di Stefano Accorsi e di “Ricordi?” di Valerio Mieli al fianco di Luca Marinelli, mentre il Premio Comunicazione 2019 andrà al duo comico di youtuber Le Coliche (Claudio e Fabrizio Colica) insieme al loro regista e videomaker Giacomo Spaconi.

    Riconfermato per il secondo anno consecutivo il Premio speciale Rai Cinema Channel che verrà consegnato al miglior film in concorso. Grande attesa anche per il Network e le giornate professionali che vedranno le presenze di  numerosissimi produttori e buyers da tutta Europa, fra cui proprio Rai Cinema, Sky Serie, Lucky Red, Vivo Film, Kimera, France Tv, RTVE e tanti tanti altri, durante le quali verranno presentati cortometraggi in cerca di distribuitori e opere prime o seconde di fiction, animazione e documentari in cerca di produzioni.
    Il Festival prevede anche un ricco programma di eventi notturni, After Fest, tra cui spiccano i concerti di Cinema e Musica come quello degli Audio Magazine, e la serata di Cinema e Parole che avrà come ospite Fabio Celenza noto per i suoi doppiaggi che spopolano su You Tube. Atteso anche Lorenzo De Angelis attore e doppiatore impegnato nel suo nuovo progetto musicale EL.DI.EI.

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