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    Sergio Rubini, così ‘mi rifaccio vivo’

    Un film sulla pacificazione, in linea con governissimi e larghe intese tanto per rimanere ancorati alla realtà dei nostri giorni. Un film che invita a deporre le armi, girato ormai un anno e mezzo fa, ma che alla luce dei recenti fatti politici si rivela precursore dei tempi, almeno nel ritratto di certe dinamiche comportamentali. Per il suo ritorno alla regia dopo L’uomo nero, Sergio Rubini punta su una commedia, Mi rifaccio vivo, a suo dire un cinema “meno voyeuristico”, ma forse più incline ad assumersi delle responsabilità. Distribuito da 01 Distribution a partire dal 9 maggio in 350 sale, il film rinnova vecchi sodalizi come quello con Margherita Buy, Valentina Cervi e Emilio Solfrizzi, e getta le basi per crearne di nuovi (Neri Marcorè, Lillo, Enzo Iacchetti). 

    È il tuo undicesimo film, un ritorno alla commedia dove esprimi l’idea che l’erba del vicino non è sempre così verde. Ma da dove nasce l’idea di “Mi rifaccio vivo”?
    Volevo fare un film sulla pacificazione, sul concetto di deporre le armi, oserei dire che è un film molto in linea con i governissimi.
    Credo che sia arrivato il momento di fermare i conflitti e arrendersi al pensiero che il nemico va conosciuto prima e sconfitto poi attraverso la conoscenza; bisogna capire che il nemico fa paura finché non lo conosciamo e che l’erba del vicino sembra più verde perché non viviamo a casa sua. Una volta entrati nella sua realtà è facile rendersi conto che il vicino è un essere umano come noi, e in quel preciso istante viene disattivato. Il film in questo senso ha un finale positivo, all’inizio della mia carriera non amavo l’happy ending perché pensavo che un cinema di qualità dovesse avere un finale sospeso; oggi invece credo che il lieto fine sia l’indicazione di un percorso. È semplicemente un cinema meno voyeuristico e capace di suggerire una strada assumendosene le responsabilità. La commedia era l’unico genere possibile per affrontare questo argomento; l’antagonismo femminile – che avevo già affrontato in “L’anima gemella” – è in genere più nero, ha degli aspetti anche più ancestrali mentre l’antagonismo maschile fa ridere: i due protagonisti sono galli che si azzuffano.
    “Mi rifaccio vivo” ha molti elementi da commedia slapstick e punta su una comicità molto fisica.
    Sono partito da Emilio; conosco l’altra sua faccia e sapevo che sa essere fisico, sa come cadere, sa inciampare, sa sbattere il grugno come i comici di una volta che erano grandi cascatori, così sono andato a scovare l’antagonista tra i suoi amici e sono arrivato a Neri Marcoré e a Lillo. Con i comici non avevo mai lavorato: si dice che siano affetti da protagonismo e che ti rubino la scena, invece si sono dimostrate delle persone molto piacevoli e in grado di sostenermi anche nei momenti più complicati. Anche per la scelta delle attrici sono partito da un’idea molto chiara, quella cioè che le donne dovessero essere nevrotiche e così ho scelto Margherita e Valentina. Volevo contrapporre poi a questa femminilità compulsiva e agitata, una più leggere e compiuta e Vanessa mi sembrava l’ attrice giusta per incarnare questo tipo di femminilità.

    Un film ‘in linea con i governissimi’, ma anche con te.  Sei giunto a un momento di svolta?
    Venivo da un film su un antagonismo non sanato e forse avevo bisogno tornare a essere uno.
    L’idea di base è  ‘conosci il tuo nemico’, perché quella di conoscere l’altro è una grande  opportunità. È il tema della contemporaneità, viviamo in un momento in cui non si devono tirare su recinti ma è necessario buttarli giù e arrendersi al fatto che l’altro vada conosciuto; perché gli antagonismi alla fine logorano. Deporre le armi significa aiutare il dialogo senza arroccamenti ideologici, costruire roccaforti è un atteggiamento che appartiene al passato.

    Dicevi di un cinema capace di disinnescare i conflitti, ma avete scelto anche una componente fantastica. Quando avete pensato che questa potesse essere la chiave del vostro racconto?
    Da subito. Tutto nasce dall’idea di raccontare e mettere in scena la seconda possibilità. Il cinema poi ha il compito di raccontare la realtà attraverso delle metafore anche fantastiche; è un film con l’impianto della commedia sofisticata che fa il verso a quella francese e al vaudeville. Il cinema deve poter raccontare ciò che sfugge al primo sguardo; in questo senso “Mi rifaccio vivo” è una grande epifania.

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    Effetti collaterali: l’ultimo atto di Steven Soderbergh

    Sarà il suo ultimo film prima di prendersi una pausa da Hollywood che lo porterà a dedicarsi al teatro. E per il suo addio alle scene Steven Soderbergh ha scelto lo scorso Festival di Berlino: il suo ultimo atto presentato qualche mese fa alla Berlinale si chiama Effetti Collaterali, thriller piscologico di ispirazione palesemente hitchcockiana, nelle nostre sale dal 1 maggio. Ancora un film denuncia come già era successo con Traffic, ma questa volta il regista di Atlanta di nuovo in tandem con lo sceneggiatore Scott Z. Burns, punta il dito contro le case farmaceutiche e l’abuso di sostanze per un’illusoria felicità. E gli effetti collaterali sono inaspettati.

    Quando avete iniziato a pensare al film?
    Scott Z. Burns: Avevo cominciato a fare delle ricerche sull’argomento già dieci anni fa mentre lavoravo a un film per tv. E’ stata una vera lotta trovare qualcuno che volesse salire a bordo del progetto, poi per fortuna venni a sapere che Steven voleva fare un thriller psicologico.

    Come ti senti a tornare a Berlino per la quinta volta?
    Steven Soderbergh: E’ il festival dove sono stato di più e venire qui mi fa sempre piacere.

    Punti il dito sull’ abuso di psicofarmaci e sulle case farmaceutiche. Qual è la situazione in America?
    S. Z. B.: Gli americani hanno una relazione molto complicata con questo tipo di farmaci e con le droghe in genere; c’è una grande proliferazione e la gente ne fa un uso diffuso. E’ un fenomeno sempre più esteso.

    È un thriller psicologico dove nulla è quello che sembra…
    S. Z. B.: Sì il film è strutturato in modo da sovverte tutte le aspettatative che le convenzioni imporrebbero e ribalta il punto di vista iniziale.

    Cosa ti ha attratto di questa storia?
    S. S.: Mi piaceva l’idea di fare un thriller prima della fine della mia carriera cinematografica e volevo che le poche cose che avrei fatto fossero divertenti da fare e da vedere.

    Ed è molto diverso dai suoi film precedenti…
    S. S.: Il mio approccio è stato,come mi succede spesso, quello di ditruggere tutti i miei film passati. Volevo fare qualcosa di pulito e semplice, senza extra.

    Come vi siete preparati a interpretare i vostri personaggi?
    Jude Law.: Avevamo una sceneggiatura magnifica e non c’erano dei piani precisi su cosa avremmo fatto. Ognuno ha lavorato separatamente al proprio personaggio giorno giorno senza conoscere il finale. Per il resto ho incontrato un sacco di pazienti e psicologi.

    Qual è stata la sfida più grande?
    Jude Law: Convincermi che sarei riuscito a interpretare questo personaggio in maniera autentica.

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    Far East Festival 2013: Gelso d’Oro alla Corea

    Al Far East Festival 2013 l’irresistibile commedia How To Use Guys With Secret Tips di Lee Won-suk si è aggiudicata, a furor di popolo, il Gelso d’Oro 2013.
    Sul podio anche la Thailandia e Hong Hong.

    Il pubblico del Far East Film Festival non ha avuto dubbi: il Gelso d’Oro 2013 non poteva che andare alla Corea del Sud per l’irresistibile commedia How To Use Guys With Secret Tips! Cultura pop al quadrato (anzi: al cubo) e un regista, il simpaticissimo Lee Won-suk, diventato l’idolo degli spettatori!
    Sul secondo gradino del podio, con pochi voti di scarto, si è piazzato il geniale thai pulp Countdown dell’esordiente Nattawut Poonpiriya (ed esordisce, va detto, anche la Thailandia, finora mai premiata!), mentre il raffinato biopic Ip Man – The Final Fight di Herman Yau (vecchio e caro amico del FEFF) ha garantito la medaglia di bronzo ad Hong Kong.
    Il Gelso Nero degli accreditati Black Dragon ha invece raggiunto Taiwan, per il dramma Touch of the Light di Chang Jung-chi, mentre i web-giurati hanno preferito l’eccentrico It’s Me, It’s Me del giapponese Satoshi Miki, accompagnato sul palco del Teatro Nuovo (per la gioia delle ammiratrici di mezzo pianeta) dal pop idol Kamenashi Kazuya.
    Dopo gli applausi calorosi della Closing Night, dunque, è tempo di bilancio per Far East Film 15. Un’edizione che, a dispetto dei massicci tagli subiti, è riuscita ancora una volta a tagliare il traguardo in rigoroso FEFF style, tra sold out, file chilometriche ed eventi speciali: dalla consegna del Gelso d’oro alla carriera al gigante sudcoreano Kim Dong-ho, uomo di pace e di cinema, fino alla storico (davvero storico) incontro con l’attrice Hang Jong Sim e la produttrice Ryom Mi Hwa, giunte a Udine direttamente da Pyongyang per presentare la favola nordcoreana Comrade Kim Goes Flying.
    Le cifre? Il festival udinese ha sostanzialmente raggiunto e confermato le soglie del 2012, rispondendo con forza alla drastica riduzione del budget: 50 mila spettatori in sala, 1200 accreditati (le provenienze coprono 16 nazioni), 100 mila euro d’incasso (tra sbigliettamenti e accrediti). Diverse migliaia, inoltre, le persone messe in circolo dal fitto calendario delle attività collaterali, culminate nell’affollatissimo Far East Cosplay Contest del 25 aprile.
    Lasciando parlare ancora le cifre: il bookshop ha venduto 2000 pezzi (tra libri, t-shirt, poster, Dvd, gadget), il sito ufficiale ha superato ancora una volta i 50.000 visitatori unici da metà aprile e la pagina ufficiale su Facebook ha sfondato il tetto dei 10 mila iscritti; oltre ai 50.000 spettatori totali registrati da questa quindicesima edizione.
    Anche quest’anno, dunque, Far East Film ha potuto contare sul supporto di un pubblico davvero fedelissimo (europeo e internazionale) composto da giornalisti, critici, studenti di cinema, esperti, addetti ai lavori e, soprattutto, gente che ama le visioni d’Oriente. Senza, ovviamente, dimenticare il prezioso contributo degli oltre 150 volontari che hanno affiancato lo staff.
    Ancora un bilancio da incorniciare, dunque, sia in termini quantitativi che qualitativi: il valore del programma è stato ampiamente certificato da nomi e titoli già iscritti all’albo d’oro del nuovo cinema asiatico!

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    Italian Dvd & Blu-ray Awards 2012: la Warner sorride

    Italian Dvd & Blu-ray Awards 2012
    SHERLOCK HOLMES GIOCO DI OMBRE, miglior Dvd
    DIAZ miglior Dvd Italiano, ACAB miglior Blu-ray

    Roma, 29 aprile. Il mondo del cinema e dell’home video  si son dati appuntamento alla Casa del Cinema di Roma per l’assegnazione dei prestigiosi Italian Dvd & Blu-ray Awards, giunti quest’anno alla decima edizione e scelti tra i titoli posti in vendita da gennaio a dicembre 2012.

    Alla  festa che ogni anno premia l’eccellenza del cinema in casa erano presenti attori, produttori, registi, editori multimediali e distributori.
    La serata ha avuto come  madrina l’attrice Regina Orioli e ed è stata condotta dal giornalista Francesco Castelnuovo. I premi sono stati assegnati da una  Giuria composta da Alessia Barela, Urbano Barberini, Vinicio Marchioni, Paola Minaccioni, Eva Riccobono, Alessandro Roja e dal presidente Claudio Masenza.

    Agli abituali riconoscimenti si sono aggiunti il premio assegnato dal mensile Ciak, quello degli utenti del web ed i premi assegnati dalla FAPAV a chi si è particolarmente distinto in difesa dell’antipirateria: Forze dell’ordine, attori e registi come Giuseppe Tornatore.

    In occasione del decennale della manifestazione, sono stati anche assegnati Premi ai migliori Dvd/Blu-ray italiani del decennio.

    Questi i vincitori:

    MIGLIOR DVD
    Sherlock Holmes gioco di ombre
    (Warner Home Video)

    MIGLIOR DVD ITALIANO
    Diaz
    (Fandango)

    MIGLIOR DVD CLASSICO
    C’era una volta in America
    (Warner Home Video)

    MIGLIOR DVD DOCUMENTARIO
    La guerra dei vulcani
    (Cinecittà Luce)

    MIGLIOR DVD SERIE TV
    Il trono di spade
    (Warner Home Video)

    MIGLIOR BLU-RAY
    Il cavaliere oscuro – il ritorno
    (Warner Home Video)

    MIGLIOR BLU-RAY ITALIANO
    ACAB
    (01 Distribution)

    MIGLIOR BLU-RAY CLASSICO
    Il buio oltre la siepe
    (Universal Pictures Home Video)

    MIGLIOR BLU-RAY ANIMAZIONE
    Madagascar 3
    (Universal Pictures Home Video)

    MIGLIOR BLU-RAY Cofanetto/Edizione speciale
    Alfred Hitchcock Masterpiece Collection
    (Universal Picture Home Video)

     

    Premi speciali

    Premio Speciale Dvd Academy
    a
    FRANCA VALERI

    Premio Speciale Dvd Academy
    a
    RARO VIDEO

    Premio Speciale Dvd Academy
    al mensile di cinema
    CIAK

     

    Premi del Decennale 

    Migliori Titoli in Dvd/Blu-ray
    GOMORRA
    di Matteo Garrone (01)

    IL DIVO
    di Paolo Sorrentino
    (Luky Red)

    BAARIA
    di Giuseppe Tornatore
    (Medusa)

     

    Premi Ospiti

    Premio CIAK
    BOND 50  (20th Fox)

    Mymovieslive! Awards
    I COLORI DELLA PASSIONE
    di Lech Majewski  (Cecchi Gori H.V.)

    info su Giuria, Nomination ed immagini della premiazione sono scaricabili dal sito  www.italiandvdawards.it

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    Michele Placido, dalla Francia col Polar

    Il Cecchino dovrebbe arrivare nelle nostre sale nella Primavera del 2013, ma Michele Placido già parla di prossimi progetti e suggerisce…
    Ancora un cattivo, ancora una regia, come mai in Francia?
    Essendo io un professionista, sono stato chiamato, molto semplicemente, da Fabio Conversi che dalla Francia distribuisce spesso film italiani e ha costruito questa operazione con una delle maggiori case di distribuzione, Canal Plus. Così stavolta ho girato un film del quale non ho scritto un rigo, nel bene o nel male. Tutto nasce dal successo avuto da Romanzo Criminale in Francia, ovviamente, successo che ha attratto anche attori come Auteil o Kassovitz, che ho trovato sul set, ma che ho diretto, questo sì, assolutamente in base alle mie sensazioni.
    Ma il contatto con i cugini è più ampio…
    Avevo altre propste da distributori francesi, ma ho scelto questo progetto che sentivo più vicino, e amavo. Anche per la memoria di certi autori e attori della mia giovinezza. Da Lino Ventura a Audiard padre o Alain Delon… riferimenti comuni, evidentemente, anche ai due giovani sceneggiatori, che hanno suggerito il mio nome e che erano sempre molto attenti sul set. Possiamo dire che il film è metà degli sceneggiatori e metà del regista, che poi deve adattarsi per rispettare le necessità produttive per le quali si viene scelti.
    C’è una morale nel film? Come dicevamo, non sarà un caso se i cattivi sono sempre così centrali nei suoi film…
    In questo caso, un po’ era tutto scritto già nella sceneggiatura. Ma, in fondo, il tema ha radici antiche… In questo momento io sto facendo Re Lear a teatro, e anche lì la parte oscura dell’uomo viene fuori, soprattutto in alcuni personaggi, che starebbero benissimo in un film di Tarantino, come Edmond o le figlie.
    Noi vogliamo cercare i buoni, mantenere la speranza, ma in un Polar forse si è più aderenti alla realtà che nella commedia, che non la rispecchia… basta guardare il mondo per vederlo.
    Io personalmente mi trovo bene con questa tipologia di film; particolarmente in questo caso, in cui – più che parlare di morale o di aspetti politici – ho trovato interessante il tema degli ex militari francesi e occidentali che tornati dalle zone di guerra finiscono con il diventare rapinatori…
    Si trova bene a fare il regista migrante? O è solo verso la Francia…?
    L’Italia, negli ultimi anni è stata teatro di grandi storie, molto interessanti, soprattutto se pensiamo alla cronaca giudiziaria e politica e ai collegamenti tra stato e mafia; temi dei quali non si vede abbastanza nel nostro cinema. E invece dovrebbe essere quasi un dovere per noi. Se partisse un progetto così, io e tanti altri italiani ci metteremmo volentieri in gioco. ma sembra esserci una sorta di autocensura dalle nostre parti. Se ci si desse la possibilità, io resterei molto volentieri qui a lavorare. Magari, senza essere timidi e parlando chiaro, su un film su dell’Utri, che negli Usa avrebbero già fatto. Credo sarebbe un soggetto interessante, lui come altri messi sotto osservazione da qualche anno e arrivati tanto a sedere in Parlamento quanto a essere tacciati di disonestà, a prescindere dalle colpe, ma in quanto personaggio, anche per esplorare le motivazioni che l’anno messo sotto i riflettori e portato all’attenzione dei giudici.
    Più in generale, è attraverso la cultura che va fatta questa analisi, proprio per non restare nell’ambiguità. Per dare un segnale, etico, civile, per mostrare la voglia di ricominciare e per dare un segnale ai giovani.
    E invece cosa farà ora?
    Una storia d’amore, tratta da un testo teatrale del 1916 di Pirandello. La storia dell’amore tra una maestra del conservatorio e un signore che lavora in un negozio di alimentari, di delicatessen, ma una vicenda comunque con una sua violenza di base, proprio per il lato oscuro della donna, che dopo esser stata violentata scopre di essere incinta e, nel suo delirio femminile, decide di tenere il bambino e farlo accettare al marito. Dovrebbe essere ambientato in una città francese, forse a Lione – che amo, ha una gastronomia eccezionale ed è una città molto colta – ma comunque in Francia, dove ci sono più soldi. Io sarò solo regista, ma la produzione ha chiesto la Bejo come attrice… Speriamo.
    Mi piacerebbe però realizzare in francia anche del cinema italiano; lì sono molto attenti al nostro cinema, a quello di Garrone, di Moretti, di Sorrentino. Perché non iniziare a programmare una cinematografia italo-francese? Prendetelo come un invito, da parte mia…

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    Iron Man 3: The Devil in me!

    Un fuoco arde in fondo alla Marvel e ai suoi eroi. Quello dentro Iron Man 3 rischia di dsitruggerlo, ma anche i suoi nemici e i suoi affetti più cari nascondono brucianti segreti…
    VOTO: 3,5

    Siamo stati quasi un anno ad aspettare lo Stark alcolista promesso da Mr. Marvel in persona, Kevin Feige, alla presentazione di The Avengers e invece… Ecco la prima sorpresa. Il nuovo Iron Man 3 parte dalla saga ‘Extremis’ e non dalla storia ‘Demons in a Bottle’ per raccontare la discesa agli inferi dell’immaturo ed egocentrico miliardario interpretato da Robert Downey Jr.; e lo fa con un equilibrio che da un po’ non vedevamo nei prodotti degli Studios californiani.
    Se il buongiorno si vede dal mattino, l’annunciata Seconda Fase della produzione Marvel promette davvero di essere migliore della prima con il ‘Dark World’ di Thor (8 novembre 2013), il ‘Winter Soldier’ di Captain America (accompagnato da Robert Redford dal 4 aprile 2014) e i Guardians of the Galaxy (il 1 agosto 2014), tre tappe di avvicinamento a The Avengers 2 (in uscita il 1 Maggio 2015) che condivideremo con il nostro eroe giallorosso.
    E’ infatti quanto vissuto in occasione del celebre Team Up a New York alla base della crisi e degli attacchi di panico di Tony Stark, diviso tra la relazione simbiotica con il suo alter ego metallico e quella sentimentale con la sempreverde (ma sorprese arriveranno anche da lei) Pepper!
    Per aspera ad astra, potremmo dire sintetizzando, visto che sia Tony sia la sua armatura ne passano di tutti i colori in questo terzo capitolo, vero punto di svolta di una ipotetica trilogia, e non solo, visto il ruolo che si promette all’eroe nel prossimo futuro. Ovviamente senza dimenticare l’ampia base di fan e la Storia della editoriale – come dimostra l’inserimento del Mandarino, anche se in maniera più sorprendente di quanto possiate aspettarvi – e soprattutto senza perdere lo spirito. Come dimostrano un paio di chicche niente male: dal solito cameo di Stan Lee, stavolta particolarmente contento, a una scena finale meno ‘anticipatrice’ ma molto divertente, passando per la sigla, finale vintage e nostalgica come poche altre.

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    Maria Sole Tognazzi viaggia in ottima compagnia…

    Maria Sole Tognazzi dirige una Margherita Buy straordinariamente in parte in ‘ Viaggio sola’, leggero e divertente ma non senza un tocco di riflessione profonda sulla nostra società osservata con gli occhi di una donna libera.

    Maria Sole, quando hai pensato di raccontare un personaggio così particolare?
    E’ nato con il proposito di raccontare una cosa che esiste ma si vede poco sugli schermi; raccontare cioè una donna che non è in carriera, non rinuncia alla sua vita per il lavoro, non è problematica.
    La mi protagonista ha semplicemente un lavoro che le piace, fa l’ispettore per una catena che certifica solo alberghi a 5 stelle, è sola, senza famiglia, senza figli, ma non per questo non accetta la vita per quello che le offre.

    Fai anche riflettere sul fatto che la società giudica però una persona come Margherita come sola…
    E’ esattamente quello che volevo raccontare. Il fatto che lei viva serena la sua vita non corrisponde alla percezione che il mondo ha di lei, semplicemente perché non è mamma e non è moglie…
    Da donna mi interessava molto raccontare questa storia, il personaggio di Irene. Io ho quarant’anni e avrei voglia di fare un figlio, ma non mi è capitato e non so se mi capiterà, malgrado oggi le donne facciano figli sempre più tardi; molte di noi non si sentono complete se non con la maternità, altre, come il personaggio che ha interpretato in maniera fantastica Margherita, vivono bene la propria vita in ogni caso.

    Come hai scovato il personaggio particolarissimo che affidi alla Buy?
    Io sono alla mia quarta regia e sinceramente l’idea di raccontare un personaggio che non fosse stato rappresentato al cinema, almeno come protagonista, come il mio ‘mistery guest’ non era male.
    Devo ringraziare Francesca Marciano perché scriveva con me ed Ivan Cotroneo questo film ma l’idea di questa single senza figli che ormai è al 17% in Italia è venuta a lei.
    Abbiamo incontrato un ispettore vero ed abbiamo ambientato la storia in 7 reali alberghi sparsi per il mondo.

    Irene è una donna libera, emancipata, il tuo concetto di libertà?
    E’ senza dubbio il bene più prezioso poter decidere del proprio destino. Non sentirsi obbligati a dover scegliere per forza è una bella sensazione; quando si sceglie poi si fanno i conti solo con la prova coscienza.

    il personaggio di Irene sembra ritagliato sulla recitazione di Margherita, sembra quasi che in Italia avrebbe potuto realizzarlo solo lei il tuo film, non è vero?
    Io faccio la regista da tanto, da quanto avevo 28 anni, e almeno da 10 anni pensavo di fare un film con lei. Il mio secondo film era scritto per lei, purtroppo non lo abbiamo mai realizzato…
    Dieci anni dopo mi sono trovata ad offrirle un nuovo ruolo e per fortuna questa volta lei ha acettato ed il film si è fatto. Voglio ringraziarla perché io conosco gli attori, vengo da una famiglia di attori, ne conosco la psicologia, l’indole, ma il rapporto che abbiamo creato sul set ha permesso di creare un personaggio etereo, leggero ma allo stesso tempo malinconico il suo personaggio, che io avevo pensato esattamente così.

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    Benur, il Gladiatore di Massimo Andrei

    Dal teatro al cinema Benur diventa una commedia dai molteplici piani di lettura. Un buon film quello di Massimo Andrei, che omaggia la grande Commedia all’italiana


    Massimo Andrei un’impresa complicata affrontare un successo teatrale e trasferirlo al cinema, in un linguaggio totalmente diverso…

    Io volevo rappresentare la miseria umana ma lo volevo fare con una risata, una parolaccia, di petto. Mi ricordava una certa grande commedia all’italiana che sapeva ridere sulle nostre disgrazie, sulle miserie di una società che si guardava per cambiare, per correggere certe aberrazioni. Vorrei ringraziare gli attori, i produttori, Il nostro montatore Claudio Di Mauro, che ha creato tante straordinarie commedie di successo e infine ma non certo per ultimo il Maestro Nicola Piovani che ci ha regalato attimi della sua poesia.
    Detto questo io sono arrivato con una sceneggiatura già’ esistente. Ovviamente ci abbiamo ragionato molto perché tra teatro e cinema il passo e’ grande. Abbiamo sfondato una parete e siamo arrivati al Colosseo….

    Gianni Clementi come ti senti ora che la tua commedia arriva al sul grande schermo?
    La ricostruzione di massimo e molto fedele e lo ‘sfondamento’ di quel muro era necessario, anche se non sapevamo come sarebbe stato possibile ambientare il film in un luogo simbolico. Da questo punto di vista c’è stato un impegno produttivo notevolissimo. Poi quando sai di poter avere quella location adattare la sceneggiatura e’ stato molto semplice…

    Un finale diverso, consolatorio, o forse e’ solo un sogno?
    Un Colosseo può essere anche un monumento ‘pesante’ da sopportare. Un peso incredibile per un italiano che lavora, che non Sto arrivando! Bene ogni giorno come farà ad andare avanti… Poi il monumento e’ da sempre un simbolo, pure il grande Alberto Sordi ci salì per gridare il suo disagio… Bisogna guardare il film per farsi un’idea naturalmente.

    Elisabetta, da attrice cosa ci racconti su questo esperimento teatral-cinematografico?
    A volte e’ stato mentalmente difficile riportare quel pathos teatrale al cinema, perché quello dovevamo fare per avere un risultato soddisfacente dopo circa 300 repliche. Ormai con Nicola e Paolo siamo fratelli, ci capiamo senza parlare, basta uno sguardo. Credo che rarissimamente sia capitato ad un cast di avere quella preparazione alle spalle prima di girare.

    Paolo Triestino, la tua personale esperienza sul set di Benur?
    Abbiamo battagliato molto anche sulla trasposizione teatrale. Ci eravamo affezionati, e’ naturale. Pensate cosa e’ stato recitarla al teatro romano di Ostia Antica… Però il cinema richiedeva una trasformazione e per me da attore e’ stata una sfida che spero di aver vinto.

    Nicola Pistoia, da romano de Roma, un film che hai sentito, come e più di altri…
    Non sapevo bene come avremmo amalgamato quegli interni rodati in teatro, amalgamati con gli esterni potenti di cui abbiamo parlato. Poi si dice sempre che noi attori pagheremmo chi sa cosa, pur di stare in platea a vedervi recitare… Ecco stavolta bastano 7 euro! Poi si c’è tanta Roma, in cui siamo tutti sulla stessa barca, romani e migranti. Tor Sapienza non la conoscevo, se ci passi ci vai di corsa, non ti fermi, hai paura di lasciare la macchina per paura che te la rubino. Ed invece ho visto una gentilezza, una umanità, una dignità di chi ha poco e ti mette a disposizione la sua casa per farti fare un film, che confesso mi ha fatto un po’ vergognare delle mie paure.

    Gianni questo e’ un film che contiene tanta umanità, tanta sofferenza, tanto lavoro ed esce in sala il primo di maggio non a caso…
    Assolutamente no, ovviamente. Una sera osservavo dei ‘centurioni che su un autobus tornavano a casa dopo una giornata d’estate passata al lavoro ai Fori Imperiali. Questa scena si impresse nella mia memoria come la notizia che lessi di un povero immigrato morto di fatica su un campo di pomodori in Campania e abbandonato a qualche chilometro da un caporale senza scrupoli. Queste due immagini sono diventate una commedia dolce amara, dal titolo Benur, che certamente non accasato arriva in sala il Primo Maggio.

    Elisabetta, tu hai un aneddoto particolare che è’ precedente alle riprese, addirittura precedente al tuo provino teatrale, c’è lo racconti?
    Stavo girando per Uno Mattina delle mini fiction sul mondo del lavoro ed avevo incontrato questa storia, davvero molto simile, nella dura realtà. Questo mi successe alcuni mesi prima di fare il provino, questo spiega tante cose…

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    Far East Film Festival 2013. Inizia il contro alla rovescia!

    Nove giorni di pura adrenalina per la 15esima edizione del Far East Festival di Udine, che aprirà ibattenti venerdì 19 aprile per concludersi sabato 27.
    Moltissime le novità di quest’anno: vampiri filippini, la nascita della dinastia Han, spie nord coreane,trucchi di corteggiamento, due giapponesi a spasso per Parigi, un lupo mannaro coreano… in campagna, non poteva mancare nemmeno lo Sherlock Holmes di Hong Kong, l’Ocean Eleven rifatto secondo lostile di Macao e una versione del padrino thailandese.
    Tutto questo e molto altro al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, location consueta per la manifestazionepunto di riferimento imprescindibile per gli appassionati di cinematografia asiatica.
    Aprirà il festival Confessions del giapponese Nakashima Tetsuya, pellicola rivelazione definita daMichael Mann “un capolavoro inquietante e assoluto”, fregiatasi nel 2010 della Nomination agli Oscar come miglior film straniero. La vasta programmazione continua con ben 60 titoli che attingono alle produzioni asiatiche degli ultimi mesi.

    Catalogo ampio e articolato a cominciare da una doppietta dianteprime europee:
    Girls For Keeps di Fukagawa Yoshiro, insolita comedy nipponica, e Ip Man – TheFinal Fight di Herman Yau, nuovo capitolo della saga dedicata a Bruce Lee, con la partecipazione straordinaria di Anthony Wong nei panni del mentore dell’icona universale del kung fu.
    Il FEFF 15 presenterà anche quattro titoli che spaziano dalla bellezza malinconica di A Story of  Yonosuke, del giapponese Okita Shuichi, al perfetto stile Sherlock Holmes di The Bullet Vanishes, detective story cinese ambientanta alla fine dell’Ottocento (cast arricchito da Lau Ching-wan e NicholasTse), fino all’action hongkonghese Cold War di Longman Leung & Sunny Luk, infine Lost in Thailand dell’attore/regista Xu Zheng.
    Tra gli eventi da segnalare, oltre all’anteprima europea del kolossal The Guillotines di Andrew Lau edell’horror The Complex di Hideo Nakata, la consegna del Gelso d’oro alla carriera al coreano KimDong-ho, il ricordo del regista filippino Mario O’Hara e la pubblicazione del volume dedicato al registacinese King Hu, con interviste e materiali inediti.

    Per il programma completo consultare
    http://www.fareastfilm.com

    Chiara Nucera

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    Riccobono e Lodovini, non solo belle in Passione sinistra

    Eva Riccobono e Valentina Lodovini, due bellissime e divertenti protagoniste di ‘Passione sinistra’, ci raccontano le loro protagoniste in un’Italia sempre più allo sbaraglio…

    Eva quanto è difficile recitare la parte della bionda completamente svampita?
    E’ difficile ma divertente. Perché hai la possibilità di tornare ad essere bambina, frivola dire quello che ti pare senza freni. I ruoli più distanti da te sono quelli che ti gratificano di più, devi inventare una personalità che non ti appartiene. In america hanno creato stelle ed incassi fantastici, in Italia non so perché fanno paura.

    Eppure sei quella che tra tutti i caratteri che vediamo nel film dice le verità più condivisibili
    Si perché è il personaggio meno costruito, il più spontaneo, che ha meno preconcetti. Essere di destra ti obbliga ad avere dei comportamenti, idem se sei di sinistra. E’ la nostra società e lei invece riesce ad essere se stessa e si vuole un gran bene.

    Abbiamo parlato di Simonetta, la tua protagonista, Eva invece come vede la realtà che ci circonda, come reagisce alle prime pagine dei giornali che legge al mattino?
    Sono profondamente imbarazzata, disgustata sinceramente. Sono stata sempre una grande sostenitrice dell’Italia nel periodo in cui per il mio mestiere di modella ero in America. Sono sempre voluta tornare, amando il mio Paese, che mi mancava. Proprio viaggiando in tutto il Mondo ho capito che meglio dell’Italia non c’è. Il problema dell’Italia sono gli italiani, un popolo chenon si ama. Noi preferiamo sempre l’erba del vicino, sempre più verde; abbiamo dimenticato quanto sia bella la nostra patria e non la rispettiamo più…

    Valentina, credi di assomigliare alla tua protagonista, ecologista e politicamente impegnata?
    Guarda in effetti no, io e Nina non abbiamo assolutamente nulla in comune, comunque è stato molto bello interpretarla. Siamo distantissime, lei è idealista e come gli idealisti spesso si fa travolgere dalla realtà, io sono molto più pragmatica. Io credo, spero, mi auguro, ci provo… ad essere coerente; Nina non si pone molto il problema di essere coerente, crede e basta. In questo dico che siamo distanti.

    Eva Riccobono si dice ‘disgustata’, tu invece come ti rapporti alle prime pagine dei giornali italiani?
    Da cittadina sono molto molto preoccupata. Mi rendo conto che stiamo vivendo il periodo più nero dal dopoguerra e c’è davvero poco da scherzare. Nina si racconta con leggerezza perché la sua vicenda è inquadrata nell’ambito della commedia. Ecco forse se mi chiedi di cercare un punto di contatto tra Nina e Valentina posso inquadrarlo nella confusione che entrambe ci troviamo ad affrontare. Le paure sono probabilmente le stesse, il modo di affrontarle è però profondamente diverso.

    La crisi quanto e come incide sul meraviglioso mondo dello spettacolo?
    Tanto, come in tutti gli altri settori, non è che poi siamo dei privilegiati inaccessibili. Io personalmente mi sento fortunata perché ho lavorato ed in questo momento sto lavorando tanto, però si produce molto meno e si può tranquillamente parlare di disoccupazione anche tra gli attori.
    La cultura nel nostro Paese sono molti anni che non riceve il giusto sostegno. Figuriamoci adesso che ci sono problemi molto, molto più seri. Se eravamo l’ultima ruota del carro adesso cosa siamo diventati…?

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