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    28. Settimana Internazionale della Critica, i film in concorso

    Sette opere prime, due eventi speciali di apertura e chiusura, un programma che per composizione assomiglia a una costellazione magica. Così si presenta il cartellone della 28° Settimana Internazionale della Critica (28 agosto – 7 settembre), sezione parallela alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia: innovativo, sperimentale, denso, pioniere di “energie fresche e originali”.
    Ma soprattutto di altissimo livello.  “Sono film molto diversi tra loro, provenienti da varie parti del mondo e di livello molto alto – ha annunciato Francesco Di Pace membro della commissione selezionatrice insieme a Nicola Falcinella, Giuseppe Gariazzo, Anna Maria Pasetti, Luca Pellegrini- Invece di un tema generale i titoli sono legati tra loro da una linea comune che li unisce come in una costellazione magica”.

    Bis per Cile e Italia: i due sbarcano al Lido con due titoli a testa. Il Bel Paese sfodera in concorso Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto, una coproduzione italo-slovena, che fa di Giuseppe Battiston il protagonista assoluto di una commedia delicata e intelligente, europea; fuori gara il tricolore si affida all’animazione di Alessandro Rak, L’arte della felicità, il film di apertura della kermesse realizzato a Napoli da un gruppo di giovani disegnatori, fumettisti, musicisti.  “Una storia che mescola spiritualità, buddismo e ricerca interiore con il vagabondaggio, in una Napoli piovosa e invasa dall’immondizia, di un tassista ex musicista deluso che cerca la sua anima fra i ricordi e le presenze fantasmatiche del suo passato”, spiega Di Pace.
    Scollamento dalla realtà e incapacità di affrontare i cambiamenti della vita invece per il film cileno prodotto dai fratelli Larraín, Las niñas Quispe (Le ragazze Quispe) di Sebastián Sepúlveda, rigorosissimo e allo stesso tempo visionario; ancora Cile per Las analfabetas (Le analfabete) di Moisés Sepúlveda (film di chiusura), interpretato dalle stesse attrici protagoniste della piece da cui il film è tratto (tra queste anche Paulina García, Orso d’Oro al recente Festival di Berlino per lo spumeggiante Gloria).
    Confermata la presenza al Lido di tutti i registi e gli interpreti principali delle opere in cartellone e chissà che non arrivi anche Ryan Gosling, produttore esecutvo di White Shadow di Noaz Deshe, coproduzione italo-tedesca-tanzanese sulla persecuzone degli albini in Africa.
    All’appello manca solo un titolo a sorpresa che non sarà annunciato prima di metà agosto, “per motivi burocaratico politici” fanno sapere dalla Sic.

    I film in programma:

    L’Armée du salut / L’esercito della salvezza di Abdellah Taïa (Francia-Marocco)
    Återträffen / La riunione di Anna Odell (Svezia)
    Las niñas Quispe / Le ragazze Quispe di Sebastián Sepúlveda (Cile-Francia-Argentina)
    Razredni sovražnik / Nemico di classe di Rok Biček (Slovenia)
    White Shadow / Ombra bianca di Noaz Deshe (Italia-Germania-Tanzania)
    Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto (Italia)

    Film a sorpresa

    Film di apertura – Evento Speciale Fuori Concorso: L’arte della felicità di Alessandro Rak (Italia)
    Film di chiusura – Evento Speciale Fuori Concorso: Las analfabetas / Le analfabete di Moisés Sepúlveda

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    Facciamola Finita: Divertimento apocalittico

    Esordio alla regia per la coppia di sceneggiatori di Suxbad e Strafumati. Il risultato è una commedia scoppiettante con un cast d’attori all star che qui interpretano se stessi portando all’estremo propri vizi e ossessioni. In sala dal 18 luglio.
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    Cosa succede se sei amici (James Franco, Jonah Hill, Seth Rogen, Jay Baruchel, Danny McBride e Craig Robinson)  durante una festa rimangono intrappolati in una villa mentre una serie di avvenimenti strani e catastrofici devastano Los Angeles?
    Ce lo raccontano con un esordiospumeggiante dietro la macchina da presa Evan Goldberg e Seth Rogen, che dopo le sceneggiature di Strafumati e Suxbad – Tre menti sopra il pelo portano sul grande schermo una brillante commedia, Facciamola finita, distribuita nel nostro Paese da Warner dal 18 luglio.
    Un film che tiene alta l’attenzione dello spettatore sia per la formidabile interpretazione degli attori (realmente amici al di fuori del set cinematografico) che per la scelta del tema dell’apocalisse, che nel bene o nel male attira gli spettatori.
    Facciamola Finita è il risultato di un lungo lavoro, partito nel 2006 quando Jason Stone realizzò un cortometraggio, girato in pochissimi giorni, con la collaborazione dei suoi amici/colleghi Rogen e Goldberg. Il corto ebbe un’ottima risposta sul web tanto da pensare di sviluppare la trama e portarlo al cinema come film vero e proprio.
    Il risultato è stato quello di un racconto geniale e molto originale: i due registi hanno avuto l’abilità di creare una commedia divertente in uno scenario apocalittico e a tratti cruento, arricchendo il tutto con dialoghi infarciti di simpatici doppi sensi.
    L’altra genialata è data dal fatto che gli attori interpretano tutti se stessi mettendo in risalto alcune loro caratteristiche reali, dando così allo spettatore l’opportunità di conoscere delle particolari ossessioni, (forse) portate all’estremo, dei singoli personaggi, come ad esempio la passione dell’arte di James Franco.
    Una commedia di quasi due ore per trascorrere una serata in allegria e fare sane e grasse risate. Film consigliato!

    Giovanni Bonaccolta

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    Giffoni 43, via alla kermesse con l’anteprima di Monsters University

    Torna l’appuntamento con il cinema dei ragazzi. Via all’edizione numero 43 della manifestazione, che affida il suo debutto al nuovo capolavoro Disney Pixar.

    Il Giffoni Film Festival scalda i motori e torna dal 19 al 28 luglio con una 43esima edizione ricca di iniziative. Il tema di quest’anno è Forever Young – Per sempre giovani. “Dopo 43 anni Giffoni Experience è più giovane che mai e intende rimanerlo soprattutto attraverso il dialogo e la continua scoperta del nuovo. – fanno sapere dal festival – Un tema, scelto e condiviso insieme ai ragazzi della community del GFF, che rappresenta un auspicio pieno di ideali. Una speranza da sognatore. Una promessa fatta con vigore. Una volontà scritta col fuoco. Una dichiarazione di intenti del nostro modo di concepire l’esperienza Giffoni. Forever young è un’apertura a tutti. A chiunque voglia sentirsi vivo, a prescindere dall’età”.
    Un ricco cartellone di anteprime e anticipazioni sui titoli che saranno nelle sale italiane con l’arrivo della prossima stagione cinematografica.
    Tocca all’anteprima di Monsters University aprire ufficialmente questa 43esima edizione. Pixar Animation Studios riaprirà il sipario su un altro capitolo delle avventure dei mostri Sulley e Mike. Nelle sale italiane la pellicola arriverà il prossimo 21 agosto, distribuito da The Walt Disney Company Italia in 3D. Questa volta Mike Wazowski si troverà alle prese con lo spocchioso James P. Sullivan, durante il primo semestre di Università. Tra i due nascerà subito una forte competizione che li porterà all’espulsione dal programma per spaventatori del campus. I giovani mostri saranno, quindi, costretti a lavorare insieme, al fine di rimediare ad una serie di guai che non faranno mancare risate e colpi di scena. I doppiatori Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli (il celebre duo de I Soliti Idioti) saranno a Giffoni per presentare il film al pubblico.
    Si prosegue nel segno del fantasy con le avventure del giovane Percy Jackson. Il 23 luglio Logan Lerman e Alexandra Daddario saranno ospiti a Giffoni Valle Piana per presentare il lungometraggio della Fox che li vede protagonisti: Percy Jackson E Gli Dei Dell’olimpo: Il Mare Dei Mostri di Thor Freudenthal, nelle sale italiane dal 15 agosto. Nel secondo capitolo della saga Percy Jackson (Logan Lerman), insieme agli amici Chase (Alexandra Daddario) e Tyson, cercherà di rubare ai Ciclopi il Vello d’oro per curare la barriera magica che protegge Campo Mezzosangue, notevolmente indebolita. L’impresa sarà epica e costringerà Percy e i suoi amici a intraprendere un pericoloso viaggio attraverso il Mare dei Mostri.
    Il 24 luglio tocca invece a Eco Planet – Un pianeta da salvare, pellicola di animazione sull’universo dei Karen, una popolazione che vive in una misteriosa terra nel cuore della foresta, conducendo una vita semplice in armonia con la natura. I Karen sono collegati direttamente agli spiriti della natura. Loro credono che la terra non sia una loro proprietà, ma una casa che bisogna condividere con tutte le creature viventi. Il 25 luglio è in programma un’altra grande anteprima: Jurassic Park 3D, capolavoro di Steven Spielberg che torna al cinema per il ventesimo anniversario dalla sua uscita, in versione rimasterizzata digitalmente ed esclusivamente con una distribuzione digitale.

     

    LE GIURIE

    3.300 giovani dai 3 ai 23 anni provenienti da 41 nazioni e 160 città italiane: questi i numeri dei giurati della 43esima edizione. Bambini e ragazzi che vivranno 10 giorni insieme – chi per la prima volta, chi invece già da anni – e condivideranno l’esperienza “unica” del festival. Mai come quest’anno le richieste per entrare in giuria sono state così tante. Oltre 20mila le domande di ammissione, grazie soprattutto al web che ha reso il dialogo tra Giffoni e i giovani più diretto e immediato. Tra le new entry di quest’anno per quanto riguarda i giurati provenienti dall’estero: Cipro e Georgia. Ritornano, dopo qualche anno di assenza, anche i ragazzi dall’Egitto, dal Belgio, dall’Australia e dalla Grecia. Giffoni è un’esperienza condivisa 365 giorni l’anno in un rapporto continuo e duraturo con i propri fan e i propri giurati. Sono loro inoltre che hanno scelto, grazie ai sondaggi sui social network, alcuni dei protagonisti di questa edizione, mettendoli in prima linea nella gestione di una manifestazione che resta unica: il Festival del cinema per ragazzi creato dai ragazzi.

     

    SEZIONI E FILM

    Il programma cinematografico prevede 150 film tra lunghi e corti, in concorso e fuori concorso, selezionati su 2500 produzioni di 90 paesi. Le sezioni competitive sono: Elements+3 (3-5 anni), Elements+6 (6-9 anni), Elements+10 (10-12 anni), Generator+13 (13-15 anni), Generator+16 (16-17 anni), Generator+18 (dai 18 anni in su). Novità di quest’anno la selezione di cortometraggi in concorso Masterclass Short Films. Le sezioni non competitive sono: Reload/Parental Control (alcuni tra i migliori film già distribuiti in Italia. Tutti certificati Giffoni!), Italian Cinema Forever Young (una selezione di giovani e spumeggianti cortometraggi italiani), Focus on Macedonia (il meglio del cinema macedone per ragazzi), Focus on French-Belgian coproduction: Les Films du Nord & La Boîte,…Productions (selezione di film d’animazione).

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    Addio Cerami, poeta prestato al cinema

    Con Vincenzo Cerami se ne va un poeta prestato al cinema. Capace di raccontare una lacrima attraverso un sorriso e tramutare lo stesso in amara riflessione su quello che ci circonda. Ha lavorato con i grandi, in modo sempre molto modesto, conservando un profilo da outsider, lui che era il campione di un cinema che non c’è più.
    Cerami e’ stato uno capace di ‘esordire’ con “Un borghese piccolo piccolo“, da lui scritto e portato sullo schermo alcuni anni dopo dal Grande Monicelli.
    ‘Aiuto’ regia di Pasolini in ‘Uccellacci uccellini’ nel 1966, poi la scrittura, i film minori fino all’esordio mostre del film con Sordi e Monicelli, cerami e’ stato l’autore delle emozioni, delle pagine di storia riletta alla luce dei sentimenti, sempre osservati dalla parte dell’uomo.
    Non mancano ad una filmografia eccellente le pagine esilaranti,fin dal gioiellino ‘Il Casotto’, cui si aggiungeranno ‘Il piccolo diavolo’ e ‘Johnny Stecchino‘, gli esordi comici con un campione di nome Benigni.
    La strada verso l’Oscar per ‘La vita e’ bella’, meritatissimo e condiviso – era lui stesso candidato per la sceneggiatura nel 1999 – con il comico toscano, parla di una copione geniale che attraverso la farsa, riesce a raccontare in maniera originale e toccante una tragedia come l’Olocausto.
    Cerami ha condiviso la vita e la carriera con i grandi del cinema e della letteratura, da Moravia a Fellini, passando per Troisi, Totò, Alberto Sordi, Pasolini, Monicelli, molti dei quali Lui stesso spesso ringraziava, per avergli permesso di rubar loro “tutto quello che di buono sapeva fare…”.
    Oggi il cinema lo ringrazia per quel che ha insegnato al pubblico, e generazioni lo ricorderanno per sempre, grazie ai suoi, personalissimi, commoventi, geniali, premiatissimi e indimenticabili capolavori.

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    Se sposti un posto a tavola: La facoltà di scelta

    Il destino può decidere per noi? Le cose succedono per caso? Una commedia degli equivoci francese, ambientata durante un insolito banchetto di nozze. In sala dal 25 luglio.
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    Alcuni affermano che avere la facoltà di poter scegliere, oggi soprattutto, è merce rara. Quasi nessuno ha questa fortuna. Altri, però, non la pensano così. Anzi. Christelle Raynal dirige un film che è l’emblema dell’esatto opposto: si può sempre scegliere! Questa frase è un po’ il mantra del suo esordio da regista, Se sposti un posto a tavola. Una commedia. Francese. Ma non una classica commedia e neanche un classico film francese. Un mix delle migliori caratteristiche della commedia romantica – come solo negli USA la sanno fare-, insieme con il raffinato cinema – come solo i Francesi lo sanno fare. La riprova che la commedia francese si sta aprendo al mondo, al grande pubblico. Sempre di più ormai. Mantenendo elementi di elegante comicità e mai di esplicita volgarità, ma lavorando per amalgamarli con ironia e storie alla portata di tutti.

    Le cose accadono. Ma noi siamo davvero in balia del destino, che a volte si comporta bene e a volte no? Siamo davvero impotenti di fronte alle nostre vite? Una sposa (Louise Manot), simbolicamente un’eterna indecisa, il giorno del suo matrimonio, al suo banchetto nunziale, sembra così felice mentre bacia con passione irrefrenabile quello che tutti direbbero essere lo sposo. Sembra. Perché lei non è felice e lui non è lo sposo. Travolti da questo insolito destino i due fanno cadere i segnaposto da un preciso tavolo. Il resto è il caso a deciderlo. È il destino, appunto, a scrivere il seguito di questa storia, di questo film e delle vite degli invitati seduti a quel tavolo. Una sorta di Sliding Doors molti anni dopo e con un’ambientazione molto più romantica. Quale luogo migliore di un matrimonio per mettere in gioco la propria vita amorosa? C’è anche un burattinaio in questa vicenda che, però, è lui stesso pedina del gioco: lo sposo mancato (Lannick Gautry). Vite intrecciate, che si cambiano e si influenzano a vicenda. Con un finale che, secondo la nuova tendenza della commedia francese, non poteva essere se non happy!

    Giulia Oppia

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    Pain & Gain: Un Bay tutto muscoli e poco denaro

    Il regista di Transformers e Armageddon dirige Mark Wahlberg e Dwayne “The Rock” Johnson in un crime violento e low cost ispirato ai delitti dell’efferata Sun Gym Gang di Miami. In sala dal 18 luglio.
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    Bodybuilders, spogliarelliste, Lamborghini, motoscafi e delitti sullo sfondo delle onnipresenti palme della Florida. Gli elementi di Pain & Gain – Muscoli e denaro sembrerebbero quelli di una puntata di Miami Vice, o al massimo di una classica action comedy di fine anni ’80, di quelle che Eddie Murphy ci stava benissimo. Michael Bay però aveva voglia di stupirci e forse anche di stupirsi, perché la pietanza che esce dalla sua cucina è tutt’altro che prevedibile.

    Il regista di Transformers, Armageddon, Pearl Harbor e compagnia esplodendo, lascia in soffitta la dinamite, manda in ferie i responsabili degli effetti speciali e si dedica a un film “tranquillo” per i suoi standard, come per i suoi standard è pure “low cost”. Le stime parlano di una spesa complessiva di poco superiore ai 20 milioni di dollari ma tanta era la convinzione nel progetto che Bay e i protagonisti Mark Wahlberg e Dwayne “The Rock” Johnson hanno rinunciato al compenso anticipato accettando un pagamento sulla percentuale degli incassi.

    Tornando al prodotto ci troviamo di fronte a un crime che alterna passaggi umoristici a scoppi di violenza brutale, declinati però in chiave grottesca. Un mix di certo nuovo per un re dei blockbuster in libera uscita che, come se non bastasse, osa anche nella scelta del soggetto. Perché, come ci ricorda una serie di didascalie piazzate nei momenti più surreali del film, Pain & Gain è ispirato a una storia vera, agli efferati delitti della Sun Gym gang di Miami, raccontati in una serie di articoli del giornalista Pete Collins e rielaborati dagli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely.

    E così la vicenda del personal trainer Daniel Lugo e dei suoi complici si articola in un film ambizioso che racconta di un sogno americano che si trasforma in ossessione americana e che finisce per sfociare nella violenza e in un desiderio di prevaricazione che fa pensare quasi a un “Delitto e castigo” ambientato nel mondo del fitness. L’ambizione però – e qui Bay tradisce il travestimento da intellettuale scegliendo comunque la via dell’intrattenimento – viene stemperata qui e là dagli elementi grotteschi, dalle torture nella sala dei sex toys alle battute sul christian rock, dalle dita mozzate alle tette di silicone, dai corsi motivazionali fino ai duetti religiosi tra Johnson e Tony Shalhoub (il Monk televisivo in una parte che dieci anni fa sarebbe stata di Joe Pesci). E se non mancheranno i cultori non sono mancate di certo le controversie, tanto che in patria i parenti delle vittime non hanno affatto gradito una versione degli assassini ritenuta troppo simpatica.

    Polemiche a parte per riprodurre sullo schermo questo strano miscuglio Bay sceglie un montaggio veloce, quasi da videoclip, voci fuori campo e colonna sonora mid-nineties (da Coolio a Bon Jovi). E se al regista-produttore mancano il talento di Quentin Tarantino come pure la verve del Guy Ritchie di The Snatch, allora forse il film che più si può accostare a Pain & Gain è quel City of God del brasiliano Fernando Meirelles che pure tra sparatorie insensate e violenza grottesca raccontava la vera vita delle favelas di Rio.

    Marcello Lembo

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    Venezia 70.: Haifaa Al Mansour Presidente di Giuria Premio “Luigi De Laurentiis”

    La regista de La bicicletta Verde presiederà la Giuria del Premio Venezia Opera Prima alla prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

    Sarà Haifaa Al Mansour, prima regista donna dell’Arabia Saudita e autrice di Wadjda (La bicicletta verde), film presentato con grande successo alla Mostra di Venezia 2012, il Presidente della Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma al Lido dal 28 agosto al 7 settembre.

    Haifaa Al Mansour è la prima regista donna dell’Arabia Saudita ed è considerata una delle figure più significative del cinema del suo Paese. Il suo esordio nel lungometraggio, Wadjda (La bicicletta verde), primo film girato in Arabia Saudita, è stato lanciato alla Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti con un grande consenso critico, e continua a ottenere slancio da accoglienze entusiastiche e da numerosi premi internazionali.

    Al Mansour ha studiato letteratura comparata all’American University del Cairo e ha poi completato la sua formazione con un Master in studi cinematografici all’Università di Sidney. Il successo dei suoi cortometraggi, e dell’innovativo documentario Women Without Shadow (2005), ha influenzato una nuova onda di registi sauditi e ha posto la questione dell’apertura dei cinema nel suo Paese sulle prime pagine. In Arabia Saudita il suo lavoro è insieme lodato e vilipeso per aver incoraggiato la discussione su tematiche tabù e per aver penetrato il muro di silenzio che circonda la vite segregate delle donne saudite.

    Il successo internazionale di Wadjda ha portato ‘Variety’ a inserire Haifaa Al Mansour tra i “10 registi da tenere d’occhio” nel 2013, e ha portato nuovo interesse e attenzione verso i film provenienti dalla regione araba.
    La Giuria Internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, composta da 7 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, tra i quali un produttore, assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, e un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.

    Negli ultimi anni si sono aggiudicati il Premio Venezia Opera Prima: Viaggio alla Mecca (Le grand voyage) di Ismael Ferroukhi (2004), 13 – Tzameti di Gela Babluani (2005), Khadak di Peter Brosens e Jessica Woodworth (2006), La zona di Rodrigo Plá (2007), Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio (2008), Engkwentro di Pepe Diokno (2009), Cogunluk (Majority) di Seren Yuce (2010), La-Bas di Guido Lombardi (2011), Küf (Mold) di Ali Aydin (2012).

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    Now you see me: Il thriller c’è, ma non si vede

    Arriva in sala il nuovo film di Louis Leterrier, insolito crime che gioca sul filo della suspense e della magia, tra prestigiatori, poliziotti, ciarlatani ed effetti speciali.
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    Ora mi vedi, ora non mi vedi più. È il classico tormentone del prestigiatore, per l’occasione lasciato in originale, a dare il titolo a Now you see me – I maghi del crimine, ultima fatica cinematografica di Louis Leterrier nelle sale dall’11 luglio grazie a Universal  Pictures. Non traggano in errore però il trailer che punta sugli effetti speciali e il curriculum recente del cineasta parigino, che nel 2008 affrontò il mondo dei supereroi Marvel con L’Incredibile Hulk e nel 2010 si dedicò alla mitologia greca con Scontro tra titani. Qui non c’è trucco, non c’è inganno, signori. Il regista, emigrato negli Usa per inseguire il sogno hollywoodiano, mette in soffitta gli elementi fantastici e consegna alla distribuzione un thriller insolito ambientato nel mondo dei prestigiatori, più vicino però alle atmosfere di Ocean’s Eleven che non a quelle di The Prestige.

    Ecco quindi quattro maghi (il Jesse Eisenberg di The Social Network, Isla Fisher, Woody Harrelson e Dave Franco), reclutati da un personaggio misterioso, inscenare una serie di furti spettacolari, sfruttando le tecniche della prestidigitazione, il tutto sotto il naso dei poliziotti (Mark Ruffalo e Mélanie Laurent, già vista in Bastardi senza gloria) e dei cattivi di turno (i veterani Michael Caine e Morgan Freeman). E se i tre sceneggiatori (Ed Solomon, Boaz Yakin, Edward Ricourt) tirano fuori dal cilindro personaggi tratteggiati in modo superficiale, un po’ giustizieri un po’ eroi dei fumetti, lo fanno perché in fondo il vero gioco di prestigio è altrove. Per la precisione in una trama piena di trovate, in scene d’azione ben girate e nei numeri di magia che, pur facendo largo uso di effetti speciali oltre al solito coniglio, sono tutti virtualmente realizzabili o così assicura il consulente mago David Kwong. Per non forzare troppo lo scetticismo dello spettatore però si è saggiamente deciso di contravvenire alla prima regola dei maghi, e così tempo mezz’ora anche il trucco più incredibile torna nei confini della realtà grazie a una spiegazione più o meno ragionata.

    E per concludere tra giochi di specchi, teletrasporti, palloncini, escapisti, mentalisti e abracadabra la sensazione è che questo strano miscuglio tra un classico heist movie e una performance di David Copperfield funzioni, nonostante qualche esoterismo di troppo nella seconda parte e un finale a sorpresa che non aggiunge molto al risultato complessivo.
    Anche il cast è promosso a pieni voti, con una menzione particolare per la parlantina di Eisenberg, per il cinismo di Harrelson – che tornano insieme dopo il cult Benvenuti a Zombieland – e per le classiche punzecchiature ‘Stati Uniti contro Francia’ della coppia Ruffalo-Laurent.

    Marcello Lembo

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    The Lone Ranger: Il western si mette la maschera

    Il team de I Pirati dei Caraibi ripercorre le gesta del cowboy mascherato, mattatore da 70 anni sia in radio che in tv, per un lungometraggio che mescola western e commedia. Nelle sale dal 3 luglio.
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    Mai togliersi la maschera. Ce lo spiega Johnny Depp che per l’amico regista Gore Verbinski e per i soldi di zio Walt Disney veste i panni di un comprimario, l’indiano Tonto, spalla del protagonista, il ranger mascherato John Reid, interpretato da Arnie Hammer. E The Lone Ranger la maschera non se la toglie mai, perché la pellicola, basata sul personaggio che fu protagonista di un radiodramma del 1933 e che vent’anni dopo sbancò anche in tv,  è tutto fuorché un western, nonostante il campionario di banditi, indiani, uomini di legge e giacche blu.
    Dopotutto i credit e i trailer lo evidenziano con trasporto, questo è il team de I Pirati dei Caraibi. Di Depp e Verbinski abbiamo già detto, ma ci sono anche il produttore Jerry Bruckheimer, gli sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio (affiancati da Justin Haythe), il montatore Craig Wood e il compositore Hans Zimmer.

    Il risultato non può che essere un film avventuroso che punta su un umorismo a metà tra il film demenziale e la commedia slapstick, senza tralasciare quei richiami al fumetto pulp che fecero la fortuna di Indiana Jones. E la sensazione è che, tutto sommato, sia la formula preferita dalla Disney perché l’interlocutore principale – e ce lo spiega un prologo ambientato nella San Francisco degli anni 30 – sono i bambini. E così ecco Hammer nei panni di un eroe un po’ imbranato che ricorda più l’Orlando Bloom de La Maledizione della Prima Luna che non il Tex Willer di Sergio Bonelli, ecco un Johnny Depp che fa ancora una volta la mascherina più che la maschera, ecco un bordello che sembra la corte dei miracoli di Notre Dame de Paris, ecco una Helena Bonham-Carter uscita direttamente dal paese delle meraviglie, ecco indiani orologiai, cavalli che ruttano, banditi con la sei colpi e banditi in doppiopetto, battute sulla pipì e sulla pupù e coniglietti un po’ bastardi.

    Fortuna vuole che al mix sia  stata aggiunta anche una forte dose di autoironia e così i buchi della sceneggiatura diventano l’occasione di un sorriso, più che di un dubbio. E poi in fondo, quando la situazione stagna la soluzione è semplice: la musica di Hans Zimmer lascia il posto all’overture del Gugliemo Tell di Rossini, storico tema del telefilm, e via con le sequenze d’azione degne di Jack Sparrow e compari, per una baraonda a tratti irresistibile che fa chiudere un occhio anche sui treni che vanno a marcia indietro o sui cavalli che spariscono e ricompaiono proprio al momento giusto. E non importa che il personaggio sia un po’ stravolto perché l’obiettivo è far divertire i bambini e i bambini, di certo, apprezzeranno.

    Marcello Lembo

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    Pino Quartullo: “I miei piccoli film”

    Abbiamo incontrato Pino Quartullo, attore, regista, sceneggiatore e doppiatore romano, che negli ultimi tempi ha dedicato la sua  attenzione al mondo dei cortometraggi…

    Pino, a breve sarai premiato sul palco del Mompeo in Corto, storica kermesse dedicata interamente al cortometraggio. Quale è il tuo rapporto con il mondo del corto?
    La mia carriera di regista è iniziata con un cortometraggio: era il 1985 quando il programma di Monica Vitti scelse il corto EXIT per il programma tv “Passione mia” di Roberto Russo, realizzato insieme a Stefano Reali, dando inizio cosi alla mia attività. Il merito del progetto della Vitti fu quello di rilanciare il ruolo del cortometraggio in Italia, che in quegli anni era un po’ andato a perdersi, offrendo visibilità e spazio a giovani video maker come me. Exit ricevette nomination e premi di rilievo nazionale e internazionale e segnò una grande svolta nella mia carriera!

    E la vita continua è il nome del cortometraggio con cui stai ricevendo numerosi riconoscimenti, come mai la scelta di dedicarti a questo progetto?
    È un piccolo film commissionatomi dalla Fondazione Trapianti Milano e dal Professore Girolamo Sirchia, in collaborazione con Nicola Liguori e Tommaso Ranchino, ispirato ad una storia vera, è stato pensato e realizzato per informare e sensibilizzare il pubblico sul tema dei trapianti e l’attività della donazione di organi in Italia, con un linguaggio cinematografico.
    Per me è stato importante realizzare questo lavoro, con un cast eccezionale, con protagonisti Ludovico Fremont e Cesare Bocci che mi hanno permesso di mostrare come è possibile aiutare qualcuno con la propria vita.

    Come è nata l’idea di questo corto per sensibilizzare il pubblico verso una tematica tanto delicata come il trapianto degli organi?
    Sono di Civitavecchia, luogo di mare in cui il ruolo del bagnino è vitale e per questo ho voluto che il protagonista svolgesse questo lavoro nella semplicità della sua realtà di ragazzo che si affaccia all’età adulta e che vorrebbe salvare una vita, ma ancora non ne ha avuto modo. Il ruolo di Fremont è quello di sdrammatizzare la tragedia di una vita spezzata cosi giovane nel modo con cui racconta la sua storia. Dall’altra parte, ho lavorato tempo fa con un attore in teatro che aveva subito un trapianto di organi e questo mi ha ispirato notevolmente al punto da pensare a lui per il ruolo svolto da Cesare Bocci.

    Dopo questo prezioso lavoro, in cosa sarai impegnato?
    Mi sono dedicato a un altro cortometraggio con Margherita Buy, Io… Donna, tratto dal romanzo omonimo di Matteo Bonadies. Anche questo ha uno straordinario cast di attori, tra cui Sergio Rubini, Massimo Wertmuller, Giampaolo Morelli, Valentina Cenni, Crescenza Guarnieri, Sabrina Picci Terranova. Ora il film è in concorso in numerosi contest internazionali: si tratta di una commedia al femminile.

    Maria Luisa Lafiandra

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