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    Barbera: Venezia la crisi e…

    Il Direttore della Mostra di Venezia, Alberto Barbera, ci racconta le line guida e le aspettative per l’edizione 70 della rassegna internazionale più longeva del Mondo.

    Barbera, partiamo dal programma, ci sono tematiche affini o ricorrenti?
    Non so se c’e’ un vero e proprio filo rosso ma è vero che il cinema di oggi è un cinema che riflette le crisi che stiamo attraversando: economiche, finanziarie, sociali, politiche. Un cinema che affronta di petto la contemporaneità e che si scontra con la negatività: non c’è nessun regista che riesca a guardare al di là, che riesca a dare dei segni d’ottimismo. Siamo rimasti colpiti da film che guardano la famiglia come microcosmo simbolico della crisi di tutta la società. Il cinema è da sempre specchio della realtà, e non ci possiamo lamentare che questa immagine sia oggi cupa e violenta.

    Il secondo festival dell’era ‘crisi’ sotto la sua direzione, si aspetta critiche sul cartellone presentato in anteprima alla stampa?
    La selezione di un festival non si fa per accontentare questo o quello; mi auguro che questo programma accontenti chi accusa i festival di proporre sempre i soliti nomi.
    I film che non ci sono? Guardate cosa ha proposto Cannes. Tanti sono oggi i motivi per cui un film non è a un festival: potrebbe non essere pronto, potrebbe non essere piaciuto a chi lo seleziona, o potrebbero esserci dei problemi relativi alla presenza dei talent o al budget promozionale messo a disposizione dalla produzione. Lascio a voi fare il giochino su quale titolo rientra in quale categoria.

    In un cartellone ridotto in Concorso ci sono venti pellicole, non 18 come era stato annunciato, qualche motivo articolare?
    Abbiamo ritenuto importante dare spazio all’anteprima internazionale di Kaze Tachinu, il nuovo film di Hayao Miyazaki, autore legato a Venezia da una vecchia amicizia che teneva molto ad essere in competizione; e anche Tsai Ming-Liang, che ha realizzato quel che ha annunciato essere il suo ultimo film: Stray Dogs, un film testamentario rispetto al cinema e al suo linguaggio, un film al di là del cinema, un film che è la summa di tutta l’opera di Tsai e che già va oltre. Un corpo estraneo rispetto al resto del concorso, ma affascinante.

    Due documentari in concorso a Venezia, si tratta di una novità assoluta, in controtendenza con la sala che poi i documentari non li ospita…
    Si, si tratta di una importante prima volta: la prima volta in un grande Festival europeo di due documentari in competizione; si tratta di The Unknown Known: the Life and Times of Donald Rumsfeld e Sacro GRA: il primo è diretto da Erroll Morris e racconta l’ex segretario alla Difesa statunitense e il secondo da Gianfranco Rosi, che ha letteralmente vissuto per lungo tempo ai margini del Raccordo Anulare di Roma per poterlo raccontare nel film. Sono due film straordinari che ci confermano che la distinzione tra fiction e documentario appartiene al passato, che il cinema moderno compie continui passaggi tra finzione e realtà, anche se, come sottolinea lei la sala stenta ad accogliere questo tipo di prodotto…

    Continuando con i film italiani cosa può anticipare
    Che sono la fotografia attuale del nostro cinema: abbiamo un grande autore, Amelio con L’intrepido e un’opera prima, quella di Emma Dante, Via Castellana Bandiera. Danno l’idea di un cinema italiano eterogeneo, fatto di contaminazioni e novità. Vorrei anche che si sfatasse il mito che vuole i film italiani trattati male a Venezia: se i film sono buoni, non li maltratta nessuno. E bisogna assolutamente che tutti, media in testa, entrino nell’ordine di idee che se non si vince un premio, questo non vuol dire che si è perso.

    Nessuna polemica dunque con Luchetti che presenta il suo film in anteprima mondiale a Toronto e non qualche giorno prima a Venezia…
    Assolutamente. Quella di Luchetti e’ una scelta personale. Me lo aveva anticipato anche a Cannes. Credo non sia rimasto soddisfatto dal trattamento riservato gli dalla stampa una decina di anni fa al Lido e quindi ha deciso di volare a Toronto con il suo nuovo film. Non ho visto il film ma gli auguro ogni fortuna e rispetto la sua decisione.

    IL PROGRAMMA COMPLETO DI VENEZIA 70

     

     

     

     

     

     

     

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    Venezia 70., Tutti i film in programma

    Annunciato alla stampa il cartellone della 70esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera.

    Tre gli italiani in concorso (L’intrepido di Gianni Amelio, il docu-film Sacro G.R.A. di Gianfranco Rosi e Via Castellana Bandiera, documentario opera prima della regista teatrale Emma Dante).
    Venti film in concorso, tra i quali due documentari (quelli di Rosi e Morris), fatto inedito per un festival. Significativa rappresentanza americana, come di consueto, con ben cinque titoli in gara (John Curran, Errol Morris, David Gordon Green, Kelly Reichardt e James Franco), tre gli inglesi (Terry Gilliam, Stephen Frears e Jonathan Glazer).
    In generale pero’ si segnalano in corsa per il Leone d’Oro pellicole da tutto il mondo, Tracks di John Curran, Miss Violence di Alexandros Avranas, Tom a la femme di Xavier Dolan, Under the Skin di Jonathan Glazer, Child of God di James Franco, Night Moves di Kelly Reichardt, Kaze Tachinu di Hayao Miyazaki, The Unknown Known: The Life and Times of Donald Rumsfeld di Errol Morris, Les Terrasses di Merzak Allouache, Joe di David Gordon Green, Philomena di Stephen Frears, Die Frau Des Polizisten di Philip Groning, Ana Arabia di Amos Gitai, La Jealousie di Philippe Garrell, The Zero Theorem di Terry Gilliam, Joaoyou di Tsai Ming Liang e l’opera prima di Peter Landesman Parkland.
    Ma proviamo ad analizzare tutti i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia numero 70′, a cominciare dai colori italiani.

    Il protagonista de L’intrepido, commedia amara del regista di Lamerica sarà Antonio Albanese che interpreterà un personaggio dall’animo buono, un puro di cuore…
    Il primo doc in concorso è l’italianissimo Sacro GRA del Maestro Gianfranco Rosi, premiato proprio a Venezia lo scorso anno con un meritatissimo Leone alla carriera.
    GRA sta per Grande Raccordo Anulare, la strada che circonda la capitale e che tutti i romani conoscono. Il regista ha vissuto attorno al GRA muovendosi in camper per oltre un anno per raccogliere le storie di chi vive intorno alla grande strada-cintura della città eterna.
    La regista teatrale Emma Dante arriva al Lido con il suo primo film, tratto dal suo romanzo omonimo. La storia di Via Castellana Bandiera è ambientata a Palermo. Protagonista è un duello al femminile, definito “forte e silenzioso, testardo e insolente, in una Sicilia fuori dal tempo.
    Volando sul programma del concorso veneziano trovamo che James Franco sarà in concorso con la trasposizione di un romanzo di Cormac McCarthy: Child of God (Figlio di Dio). La storia si concentra sulla figura di Lester Ballard, un uomo che vive praticamente in “esilio”, ai margini della società.
    Torna a Venezia anche Amos Gitai con Ana Arabia, con Yuval Scharf e Sarah Adler. Film coprodotto da Israele e Francia.
    Dall’Inghilterra arriva Philomena, il nuovo film di Stephen Frears. Basato su una storia vera, il film è incentrato su Philomena Lee (interpretata da Judi Dench), una donna irlandese costretta a dare in adozione il figlio illegittimo. Torna a Venezia Philippe Garrelle con il suo La jalousie.
    La sceneggiatura è centrata su un uomo di trent’anni che vive con una donna in un appartamento ammobiliato. E’ una storia d’amore. Ma quest’uomo ha un’altra donna con cui ha avuto un bambino, che ha abbandonato.

    In concorso anche The zero theorem, il nuovo film di Terry Gilliam, con Christoph Waltz, Tilda Swinton, Matt Damon, David Thewlis e Melanie Thierry, il film, ambientato in un futuro orwelliano, racconta la storia di un uomo alle prese con un teorema che potrebbe svelare il senso della vita.
    La bella Scarlett Johansson è la protagonista di Under the skin, il film in concorso di Jonathan Glazer. Protagonista è Isserley, un’aliena dalle sembianze umane che percorre più volte al giorno le autostrade deserte a caccia di prede umane sfruttando la sua avvenenza fisica come esca. Le cose cambiano quando Isserley inizierà a vedere diversamente gli umani ed entrerà in conflitto con la sua natura extraterrestre.
    Sempre in tema di star di Hollywood Nicholas Cage è il protagonista di Joe, il fim in concorso del regista americano David Gordon Green. Ambientato in Texas, il film racconta la storia dell’ex-detenuto Joe Ransom che cerca di mettersi il passato alle spalle e di vivere una vita semplice…
    Anche l’Algeria rappresentata alla Mostra del Cinema 2013 con Merzak Allouache e il suo Les Terrasses, un dramma intimo che raggiunge il suo epilogo su una terrazza di un vecchio edificio a Bab El-Oued, un quartiere a nord di Algeri.
    La Grecia in concorso con Alexandros Avranas e il suo Miss Violence. La storia della morte di Angeliki nel giorno del suo undicesimo compleanno. La caduta dal balcone e la morte con il sorriso in faccia.
    Arriva dall’Australia il film di John Curran, Tracks, con Mia Wasikowska e Adam Driver, tratto dal romanzo di Robyn Davidson in cui racconta un viaggio di nove mesi in cammello attraverso il deserto australiano.
    E’ un film a tematica gay quello del canadese Xavier Dolan, Tom à la ferme.
    Tratto dalla pièce teatrale di Michel Marc Bouchard, parte dal dolore del protagonista Tom per la perdita del compagno per arrivare alla scoperta che la famiglia del suo partner nulla sapeva del suo orientamento sessuale né della loro relazione…
    A rappresentare la Germania in concorso ci pensa Philip Groning con il suo Die Frau des Polizisten (La moglie del poliziotto). si tratta della storia di una giovane famiglia: un uomo, una donna, un bambino. Ma scoppia una lite tra marito e moglie e la donna fa tutto il possibile per salvare l’anima del bimbo…
    Unico film d’animazione in concorso è quello del maestro giapponese Hayao Miyazaki Kaze Tachinu (S’alza il vento). Protagonista è Jiro Horikoshi il designer del caccia Mitsubishi A6M Zero usato nella Seconda Guerra Mondiale dall’esercito giapponese.
    Come detto faranno parte del cartellone di Venezia 70 ben due documentari in concorso. Ci sarà il regista statunitense Errol Morris con The unknown known: the life and times of Donald Rumsfeld. Un’intervista con l’ex segretario alla difesa degli Stati Uniti con i presidenti Ford e George W. Bush: è contemporaneamente la persona più giovane e la più anziana ad aver ricoperto questo incarico.
    In concorso anche l’America off, con l’ultimo film della regista indipendente Kelly Reichardt, Night Moves, che racconta la vicenda di alcuni eco-terroristi che pianificano di far saltare in aria una diga.
    Dulcis in fundo in concorso c’è anche Taiwan con il regista Ming-liang Tsai, che si ripromette di stupire con il suo ultimo film Jiaoyou (Cani randagi).


    TUTTI I FILM IN PROGRAMMA

     

    SELEZIONE UFFICIALE

     

    In concorso
    The Rooftops di Merzak Allouache
    L’intrepido di Gianni Amelio
    Miss Violence di Alexandros Avranas
    Tracks di John Curran
    Via Castellana Bandiera di Emma Dante
    Tom à la ferme di Xavier Dolan
    Child of God di James Franco
    Philomena di Stephen Frears
    La jalousie di Philippe Garrel
    The Zero Theorem di Terry Gilliam
    Ana Arabia di Amos Gitai
    Under the Skin di Jonathan Glazer
    Joe di David Gordon Green
    The Police Officer’s Wife di Philip Gröning
    The Wind Rises di Hayao Miyazaki
    The Unknown Known: The Life and Times of Donald Rumsfeld di Errol Morris
    Night Moves di Kelly Reichardt
    Sacro GRA di Gianfranco RosI
    Stray Dogs di Tsai Ming-Liang
    Parkland di Peter Landesman

    Fuori Concorso
    Capitan Harlock di Shinji Aramaki
    Gravity di Alfonso Cuarón (Film di apertura)
    Moebius di Kim Ki-duk
    Locke di Steven Knight
    Unforgiven di Lee Sang-il
    Wolf Creek 2 di Greg McLean
    Die andere Heimat di Edgar Reitz
    The Canyons di Paul Schrader
    Che strano chiamarsi Federico! di Ettore Scola
    Walesa, Man of Hope di Andrzej Wajda e Ewa Brodzka
    Une promesse di Patrice Leconte

    Fuori Concorso – Documentari
    Summer ’82 when Zappa came to Sicily di Salvo Cuccia
    Pine Ridge di Anna Eborn
    The Armstrong Lie di Alex Gibney
    Redemption di Miguel Gomes
    Ukraine is not a Brothel di Kitty Green
    Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio
    Amazonia di Thierry Ragobert (Film di chiusura)
    La voce di Berlinguer di Mario Sesti e Teho Teardo
    Til Madness Do Us Part di Wang Bing
    At Berkeley di Frederick Wiseman
     

    ORIZZONTI

     
    Je m’appelle Hmmm… di Agnès B.
    Little Brother di Serik Aprimov
    Il terzo tempo di Enrico Maria Artale
    Eastern Boys di Robin Campillo
    Palo Alto di Gia Coppola
    Ruin di Amiel Courtin-Wilson e Michael Cody
    Fish & Cat di Shahram Mokri
    We are the best! di Lukas Moodysson
    Wolfskinder di Rick Ostermann
    La vida después di David Pablos
    Algunas Chicas di Santiago Palavecino
    Medeas di Andrea Pallaoro
    Still Life di Uberto Pasolini
    Piccola patria di Alessandro Rossetto
    La prima neve di Andrea Segre
    Why Don’t You Play in Hell? di Sion Sono
    The Sacrament di Ti West

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    La variabile umana: esordio in ‘giallo’ per Bruno Oliviero

    Napoletano trapiantato a Milano da quasi più di dieci anni, documentarista appassionato e fine osservatore del reale. Lui è Bruno Oliviero e così racconta  il suo nerissimo e intimistico esordio ad un lungometraggio di finzione, La variabile umana, distribuito nelle sale italiane dal 29 agosto da Bim Distribuzione e pronto a sbarcare al Festival di Locarno dove verrà presentato il 9 agosto. Storia di un uomo di legge, l’ispettore Monaco, che ha perso tutto anche il rapporto con la propria figlia, Linda, salvo riconquistarlo al prezzo di una dolorosissima rivelazione nella Milano decadente delle baby escort e dei festini a base di coca.  Nel cast Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Alice Raffaelli, Sandra Ceccarelli.

    Da dove nasce il commisario Monaco?
    Viene da certa letteratura americana degli anni ’30. L’idea era quella di un uomo che rappresentasse la legge, deluso dalla propria carriera e che venisse richiamato a ripensare il proprio ruolo di uomo pubblico da un fatto personale.

    La Milano fotografata dal film e gli imprenditori pedofili fanno inevitabilmente ripensare a certa attualità. Quanto ha pesato la cronaca recente prima, dopo o durante la realizzazione della pellicola?
    Il film è stato concepito e pensato prima dei recenti fatti di cronaca. Per me che ho sempre fatto documentari sentire il clima del luogo era una delle principali prerogative e le notizie di cronaca ci hanno invece disturbato.
    L’ossessione di noi italiani per Berlusconi ha in parte avuto il suo peso nella costruziome de ‘La variabile umana’. Milano ha sempre anticipato sia nel bene sia nel male l’andamento dell’Italia: è successo nel 1992 ed è ricapitato in questi anni, è una specie di generatore di mitologie. Abbiamo lavorato sull’osservazione di ciò che ci stava intorno e Milano era già così ancora prima degli scandali noti a tutti.

    Avevi a disposizone il compositore delle musiche dei film di Clint Eastwood, Michael Stevens. Lo hai uato per sottrazione, come mai?
    Con Michael è stato un incontro straordinario, venuto dai produttori. In questo film il cinema americano si è aperto ad un cinema più europeo, dove la musica non copre tutto l’arco delle emozioni. Abbiamo lavorato insieme adattando un modo di fare cinema americano a una modalità tutta europea.

    In alcuni momenti è quasi naturale pensare a delle analogie con ‘La ragazza del lago’ di Molaioli…
    Sì, ci ho pensato, ma non ce lo avevo in mente quando ho iniziato a concepire il film; piuttosto è ciò a cui ho pensato quando abbiamo cominciato a girarlo, anche se rimangono due opere molto diverse tra loro: quella era una storia puntata tutta sull’indagine, questa invece approfondisce l’aspetto più umano, il percorso di conoscenza di un padre verso la propria figlia che si rivela estremamente doloroso.

    L’impressione é che attraverso il linguaggio della finzone tu sia stato più libero di raccontare la realtà, che non nel documentario.
    In genere non mi pongo problemi in termini di stile. Eduardo De Filippo diceva: “Cerca la vita e troverai lo stile, cerca lo stile e troverai la morte”. Mi sono concentrato invece sulla precisione con cui avrei potuto raccontare questa piccola storia, che toccava la realtà e soprattto una città che rappresenta una serie di miti nei confronti del nostro paese. Sì, è vero, mi sono sentito più libero. Nel documentario corri il rischio di essere voyeuristico, qui invece potevo prendere pezzi di vita reale e mostrarli insieme, costruendo così l’intimità dei peraonaggi.

    Perché hai scelto Silvio Orlando per l’ispettore Monaco?
    Pensavamo al film da un paio di anni e quando abbiamo cominciato a concretizzarlo Orlando ci sembrò la scelta giusta, perché strano e diverso dai ruoli che aveva interpretato fino a quel momento. Si è completamente fidato di noi, abbiamo voluto scommettere su di lui e sulla sua capacità di mettere da parte il proprio lato più comico a favore di un personaggio, che invece di simpatico non doveva avere nulla.

    ‘La variabile umana’ lavora molto sul non mostrare mai chiaramente ciò che succede nelle istituzioni, né il lato pruriginoso e sessuale delle giovanissima protagonista. E’ una scelta presente sin dall’inizio?
    Il ‘lasciare fuori campo’ per me é l’essenza del fare cinema: esiste un mondo reale fuori che fa sempre parte del racconto e per questo non si può non considerarlo. Con Silvio abbiamo discusso dell’ambiguità del soggetto, dell’attrazione per i giovani corpi e bisognava stare attenti a non far finta che ciò non esistesse: perciò la sedicenne Linda ha un corpo da donna degno di essere ammirato e apprezzato.

    Quanto ti sei lasciato influenzare dal tuo background da documentarista? Che tipo di ricerche avete fatto?
    Ogni dettaglio del film viene dalla realtà. Ci siamo documentati moltissimo, trascorrendo imbarazzanti nottae in discoteca per studiare le abitudini delle giovanissime generazioni. Abbiamo incontrato agenti di polizia, il capo della omicidi, la responsabile delle autopsie e tutti ci hanno dato dei consigli su come rendere il tutto credibile e autentico.

    Anche la scelta visive sono molto particolari…
    Credo che per fare cinema oggi si debbano proporre delle novità rispetto alla enorme massa di immagini che tutti noi subiamo. La maggior parte dei film contemporanei tendono spesso a desaturare l’immagine, al contrario noi abbiamo deciso di lavorare molto sulla saturaziome. Volevamo mescolare carrelli e dolly del cinema classico hollywoodiano con la semplice macchina a mano.

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    Venezia 70., i dieci anni delle Giornate degli Autori

    Decimo anniversario per le Giornate degli autori, altra sezione parallela che come la Settimana della Critica accompagnerà la Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre 2013.
    Ad aprire la presentazione del programma alla Casa del Cinema di Roma, l’intervento dell’Assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera: parole di profondo rammarico le sue, che insieme a quelle del produttore Angelo Barbagallo e di Roberto Barzanti (presidente dell’Associazione Culturale Giornate degli Autori) hanno commentato duramente l’ipotesi da parte del governo Letta di non rinnovare il tax credit per il 2014.
    Una situazione sempre più difficile per il cinema italiano che vede in questo provvedimento un‘altra forma di mancanza di sostegno. Al di là delle polemiche  comunque la decima edizione del Venicedays si annuncia più ricca che mai: 12 film nella selezione ufficiale, tre eventi speciali , due corti del progetto ‘Women’s Tales’, due proiezioni speciali per la pre-apertura e la chiusura.

    Tante le storie raccontate: da quella vera – che ha sconvolto la Francia – e a cui si ispira La Belle vie, opera prima del regista Frédérique Moureau, al racconto di Gerontophilia, una commedia romantica diretta dal genio di Bruce LaBruce, passando per l’italianissima storia de La mia classe di Daniele Gaglianone  con  Valerio Mastrandrea  nel ruolo dell’insegnante di una classe multietnica del quartiere del Pigneto a Roma.

    Da non perdere il film di pre-apertura L’arbitro di Paolo Zucca con Stefano Accorsi , Geppi  Cucciari, Francesco Pannofino, Alessio Di Clemente,  prodotto da Rai Cinema e distribuito da Lucky Red; e il film di chiusura della rassegna Tres bodas de mas di Javier Ruiz Caldera e Kill Your Darlings che porterà al Lido Daniel Radcliffe.

    Tra i progetti e gli appuntamenti ricordiamo il premio LUX, premio per il Cinema del Parlamento Europeo, vinto lo scorso anno da Andrea  Segre per il film Io sono Li e, presentato dall’On. Gianni Pittella, Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo e dall’On. Silvia Costa, relatrice al Parlamento Europeo per il programma “Europa Creativa”. Tra i finalisti del prestigioso premio c’è Miele di Valeria Golino.

    IL PROGRAMMA

    Selezione ufficiale
    Alienation di Milko Lazarov
    La Belle Vie di Jean Denizot
    Bethlehem di Yuval Adler
    Gerontophilia di Bruce LaBruce
    Khawana (Traitors) di Sean Gullette
    Kill Your Darlings di John Krokidas
    Koksuz (Nobody´S Home) di Deniz Akçay Katıksız
    May In The Summer di Cherien Dabis
    La Mia Classe di Daniele Gaglianone
    La Reconstruccion di Juan Taratuto
    Rigor Mortis di Juno Mak
    Siddharth di Richie Mehta

    Progetto Women’s Tales
    The Door di Ava DuVernay
    Le Donne Della Vucciria di Hiam Abbass

    Eventi speciali
    Julia di J. Jackie Baier
    Venezia Salva di Serena Nono

    In accordo con Tribeca Film Festival
    Lenny Cooke di Benny Safdie, Joshua Safdie

    Pre-apertura – Proiezione Speciale
    L´Arbitro di Paolo Zucca

    Film di chiusura – proiezione speciale
    Tres Bodas De Mas di Javier Ruiz Caldera

                                                                                                           
    Mariangela Di Serio

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    Monsters University: Chi ben comincia…

    Anche i Mostri vanno all’Università. Anche i Mostri devono imparare il mestiere. Come tutto ha avuto inizio: Sulley e Mike a scuola di spavento.
    4stelle

    Quando una storia ci appassiona viene spontaneo chiedersi non solo cosa succederà dopo, ma anche come si è arrivati fin là. Come ci si è trovati in quella situazione, come tutto è nato. Insomma un buon sequel, così come un buon prequel, funzionano solo se alla base c’è stato un buon film. È questo il caso di Monsters University, nelle nostre sale dal 21 agosto, degno antefatto del famoso predecessore, Monsters & Co., datato 2001 ma di nuovo in auge in versione 3D da giugno scorso. Mike Wazowski, buffo e poco spaventoso mostriciattolo ha da sempre un sogno nel cassetto: diventare uno spaventatore.

    Il modo più sicuro per riuscirci è frequentare la Facoltà di Spavento della prestigiosa Monsters University. Ma non è così semplice, non basta passare le selezioni, iscriversi, studiare, studiare e ancora studiare. Mike dovrà fare i conti con il fastidioso e spocchioso collega, James P. Sullivan, un buono a nulla con lo spavento nel sangue. Per quanto Mike studi e si impegni non riesce a raggiungere i livelli di chi ha i geni giusti per essere un mostro terrificante. I due però si ritrovano di pari passo – espulsi dalla Facoltà di Spavento – e devono unire le forze per cercare di rimediare. Non ci riusciranno del tutto, ma quando si chiude una porta è per aprirsi un portone. Quello della Monsters Inc., quello di Monsters & Co. appunto. Un film di animazione che da del filo da torcere alle migliori commedie in carne e ossa. Divertente, ricco di personaggi tutti diversi fra loro, approfonditi, particolareggiati, ognuno con le sue caratteristiche, ognuno con la sua peculiarità. Tutti si possono riconoscere in uno dei mostri universitari, oggi come ieri. Il messaggio che la Disney Pixar vuole mandare, e che arriva forte e chiaro, è importante per il target più immediato del film, i piccoli, ma valido e prezioso anche per i meno piccoli. Non tutti i sogni si avverano, anche se ci impegniamo affinché ciò avvenga. Ma questo non significa che non dobbiamo lottare per essi e, nel momento in cui ci rendiamo conto di aver fallito, bisogna affrontare la realtà. Cambiare strada e trovare soluzioni alternative, non peggiori, solo alternative. Una verità che può sembrare scomoda, ma rende grande questo film d’animazione a 4 stelle.

    Giulia Oppia

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    Wolverine – L’immortale: Vivo, morto o x (man)

    Il supereroe mutante interpretato da Hugh Jackman torna a sfoderare gli artigli per una nuova, la seconda, avventura in solitario. Nei cinema il prossimo 25 luglio.
    2stelle

    Sguardo corrucciato, barba incolta e artigli immancabilmente snudati. Con Wolverine – L’immortale torna sulle scene l’x-man interpretato dall’attore-produttore Hugh Jackman per quello che è il suo quinto exploit cinematografico, il sesto se si conta anche la fugace comparsata nel recente X-Men – L’inizio. Per questa sua nuova avventura – la seconda da protagonista assoluto – Jackman-Wolverine si avvale di nuovi collaboratori con un passato di tutto rispetto. Da Christopher McQuarrie, storica penna de I soliti sospetti (che firma una sceneggiatura poi riveduta da Scott Frank e Mark Bomback), fino al regista James Mangold, autore di Cop Land e del plurinominato agli Oscar Quando l’amore brucia l’anima. Ad alzare ancora l’asticella delle ambizioni anche la scelta di adattare una delle storie più classiche del personaggio Marvel, il cosiddetto “ciclo giapponese” realizzato all’inizio degli anni ’80 da Chris Claremont e Frank Miller.

    Ecco quindi che ritroviamo il carismatico mutante più o meno dove lo avevamo lasciato al termine di X-Men – Conflitto finale, disperato per aver ucciso la sua amata Jean Grey (Famke Janssen, che qui torna in una serie di scene oniriche). Bastano pochi minuti e un rapido flashback per catapultarlo però in un estremo oriente che tra templi shintoisti, bullett-train, ninja, yakuza, hotel dell’amore e samurai veri e robotici sembra uscito da una perfetta storia a fumetti e forse anche da un dizionario dei luoghi comuni.

    La storia ha comunque il merito di non perdersi in troppi fronzoli e di evitare i toni pesanti e un po’ retorici che spesso hanno colpito i film del franchise. E infatti Wolverine – L’immortale lascia da parte i temi della segregazione e dell’isolamento per dedicarsi all’azione, scelta poco ambiziosa ma che riesce a sfruttare al meglio un Jackman che ormai del personaggio non è più solo l’interprete ma anche l’incarnazione.

    Ma se a livello di sceneggiatura la pecca maggiore è una parte centrale poco movimentata – con le scene tra Jackman e la bellissima Tao Okamoto che ricordano un po’ Guardia del corpo versione Marvel – è altrove che Wolverine perde la sua battaglia (se non con il pubblico, quantomeno con i colleghi). I 100 milioni di dollari di budget sembrano un’enormità ma impallidiscono di fronte alle cifre di Iron Man 3 e dell’Uomo d’acciaio. E in effetti nel film sono poche le scene pirotecniche e gli effetti speciali sembrano troppo centellinati per il genere supereroistico.

    La 20th Century Fox, che detiene i diritti dei personaggi mutanti della Marvel, dimostra però di non aver perso l’entusiasmo (e ce lo conferma una scena post credit che farà felici tutti gli appassionati). Ma intanto l’ultima fatica di Wolverine non resta che un passatempo o, speriamo, un aperitivo in attesa di un rilancio pokeristico sul tavolo verde della sfida tra supereroi.

    Marcello Lembo

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    28. Settimana Internazionale della Critica, i film in concorso

    Sette opere prime, due eventi speciali di apertura e chiusura, un programma che per composizione assomiglia a una costellazione magica. Così si presenta il cartellone della 28° Settimana Internazionale della Critica (28 agosto – 7 settembre), sezione parallela alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia: innovativo, sperimentale, denso, pioniere di “energie fresche e originali”.
    Ma soprattutto di altissimo livello.  “Sono film molto diversi tra loro, provenienti da varie parti del mondo e di livello molto alto – ha annunciato Francesco Di Pace membro della commissione selezionatrice insieme a Nicola Falcinella, Giuseppe Gariazzo, Anna Maria Pasetti, Luca Pellegrini- Invece di un tema generale i titoli sono legati tra loro da una linea comune che li unisce come in una costellazione magica”.

    Bis per Cile e Italia: i due sbarcano al Lido con due titoli a testa. Il Bel Paese sfodera in concorso Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto, una coproduzione italo-slovena, che fa di Giuseppe Battiston il protagonista assoluto di una commedia delicata e intelligente, europea; fuori gara il tricolore si affida all’animazione di Alessandro Rak, L’arte della felicità, il film di apertura della kermesse realizzato a Napoli da un gruppo di giovani disegnatori, fumettisti, musicisti.  “Una storia che mescola spiritualità, buddismo e ricerca interiore con il vagabondaggio, in una Napoli piovosa e invasa dall’immondizia, di un tassista ex musicista deluso che cerca la sua anima fra i ricordi e le presenze fantasmatiche del suo passato”, spiega Di Pace.
    Scollamento dalla realtà e incapacità di affrontare i cambiamenti della vita invece per il film cileno prodotto dai fratelli Larraín, Las niñas Quispe (Le ragazze Quispe) di Sebastián Sepúlveda, rigorosissimo e allo stesso tempo visionario; ancora Cile per Las analfabetas (Le analfabete) di Moisés Sepúlveda (film di chiusura), interpretato dalle stesse attrici protagoniste della piece da cui il film è tratto (tra queste anche Paulina García, Orso d’Oro al recente Festival di Berlino per lo spumeggiante Gloria).
    Confermata la presenza al Lido di tutti i registi e gli interpreti principali delle opere in cartellone e chissà che non arrivi anche Ryan Gosling, produttore esecutvo di White Shadow di Noaz Deshe, coproduzione italo-tedesca-tanzanese sulla persecuzone degli albini in Africa.
    All’appello manca solo un titolo a sorpresa che non sarà annunciato prima di metà agosto, “per motivi burocaratico politici” fanno sapere dalla Sic.

    I film in programma:

    L’Armée du salut / L’esercito della salvezza di Abdellah Taïa (Francia-Marocco)
    Återträffen / La riunione di Anna Odell (Svezia)
    Las niñas Quispe / Le ragazze Quispe di Sebastián Sepúlveda (Cile-Francia-Argentina)
    Razredni sovražnik / Nemico di classe di Rok Biček (Slovenia)
    White Shadow / Ombra bianca di Noaz Deshe (Italia-Germania-Tanzania)
    Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto (Italia)

    Film a sorpresa

    Film di apertura – Evento Speciale Fuori Concorso: L’arte della felicità di Alessandro Rak (Italia)
    Film di chiusura – Evento Speciale Fuori Concorso: Las analfabetas / Le analfabete di Moisés Sepúlveda

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    Facciamola Finita: Divertimento apocalittico

    Esordio alla regia per la coppia di sceneggiatori di Suxbad e Strafumati. Il risultato è una commedia scoppiettante con un cast d’attori all star che qui interpretano se stessi portando all’estremo propri vizi e ossessioni. In sala dal 18 luglio.
    3stelleemezzo
    Cosa succede se sei amici (James Franco, Jonah Hill, Seth Rogen, Jay Baruchel, Danny McBride e Craig Robinson)  durante una festa rimangono intrappolati in una villa mentre una serie di avvenimenti strani e catastrofici devastano Los Angeles?
    Ce lo raccontano con un esordiospumeggiante dietro la macchina da presa Evan Goldberg e Seth Rogen, che dopo le sceneggiature di Strafumati e Suxbad – Tre menti sopra il pelo portano sul grande schermo una brillante commedia, Facciamola finita, distribuita nel nostro Paese da Warner dal 18 luglio.
    Un film che tiene alta l’attenzione dello spettatore sia per la formidabile interpretazione degli attori (realmente amici al di fuori del set cinematografico) che per la scelta del tema dell’apocalisse, che nel bene o nel male attira gli spettatori.
    Facciamola Finita è il risultato di un lungo lavoro, partito nel 2006 quando Jason Stone realizzò un cortometraggio, girato in pochissimi giorni, con la collaborazione dei suoi amici/colleghi Rogen e Goldberg. Il corto ebbe un’ottima risposta sul web tanto da pensare di sviluppare la trama e portarlo al cinema come film vero e proprio.
    Il risultato è stato quello di un racconto geniale e molto originale: i due registi hanno avuto l’abilità di creare una commedia divertente in uno scenario apocalittico e a tratti cruento, arricchendo il tutto con dialoghi infarciti di simpatici doppi sensi.
    L’altra genialata è data dal fatto che gli attori interpretano tutti se stessi mettendo in risalto alcune loro caratteristiche reali, dando così allo spettatore l’opportunità di conoscere delle particolari ossessioni, (forse) portate all’estremo, dei singoli personaggi, come ad esempio la passione dell’arte di James Franco.
    Una commedia di quasi due ore per trascorrere una serata in allegria e fare sane e grasse risate. Film consigliato!

    Giovanni Bonaccolta

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    Giffoni 43, via alla kermesse con l’anteprima di Monsters University

    Torna l’appuntamento con il cinema dei ragazzi. Via all’edizione numero 43 della manifestazione, che affida il suo debutto al nuovo capolavoro Disney Pixar.

    Il Giffoni Film Festival scalda i motori e torna dal 19 al 28 luglio con una 43esima edizione ricca di iniziative. Il tema di quest’anno è Forever Young – Per sempre giovani. “Dopo 43 anni Giffoni Experience è più giovane che mai e intende rimanerlo soprattutto attraverso il dialogo e la continua scoperta del nuovo. – fanno sapere dal festival – Un tema, scelto e condiviso insieme ai ragazzi della community del GFF, che rappresenta un auspicio pieno di ideali. Una speranza da sognatore. Una promessa fatta con vigore. Una volontà scritta col fuoco. Una dichiarazione di intenti del nostro modo di concepire l’esperienza Giffoni. Forever young è un’apertura a tutti. A chiunque voglia sentirsi vivo, a prescindere dall’età”.
    Un ricco cartellone di anteprime e anticipazioni sui titoli che saranno nelle sale italiane con l’arrivo della prossima stagione cinematografica.
    Tocca all’anteprima di Monsters University aprire ufficialmente questa 43esima edizione. Pixar Animation Studios riaprirà il sipario su un altro capitolo delle avventure dei mostri Sulley e Mike. Nelle sale italiane la pellicola arriverà il prossimo 21 agosto, distribuito da The Walt Disney Company Italia in 3D. Questa volta Mike Wazowski si troverà alle prese con lo spocchioso James P. Sullivan, durante il primo semestre di Università. Tra i due nascerà subito una forte competizione che li porterà all’espulsione dal programma per spaventatori del campus. I giovani mostri saranno, quindi, costretti a lavorare insieme, al fine di rimediare ad una serie di guai che non faranno mancare risate e colpi di scena. I doppiatori Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli (il celebre duo de I Soliti Idioti) saranno a Giffoni per presentare il film al pubblico.
    Si prosegue nel segno del fantasy con le avventure del giovane Percy Jackson. Il 23 luglio Logan Lerman e Alexandra Daddario saranno ospiti a Giffoni Valle Piana per presentare il lungometraggio della Fox che li vede protagonisti: Percy Jackson E Gli Dei Dell’olimpo: Il Mare Dei Mostri di Thor Freudenthal, nelle sale italiane dal 15 agosto. Nel secondo capitolo della saga Percy Jackson (Logan Lerman), insieme agli amici Chase (Alexandra Daddario) e Tyson, cercherà di rubare ai Ciclopi il Vello d’oro per curare la barriera magica che protegge Campo Mezzosangue, notevolmente indebolita. L’impresa sarà epica e costringerà Percy e i suoi amici a intraprendere un pericoloso viaggio attraverso il Mare dei Mostri.
    Il 24 luglio tocca invece a Eco Planet – Un pianeta da salvare, pellicola di animazione sull’universo dei Karen, una popolazione che vive in una misteriosa terra nel cuore della foresta, conducendo una vita semplice in armonia con la natura. I Karen sono collegati direttamente agli spiriti della natura. Loro credono che la terra non sia una loro proprietà, ma una casa che bisogna condividere con tutte le creature viventi. Il 25 luglio è in programma un’altra grande anteprima: Jurassic Park 3D, capolavoro di Steven Spielberg che torna al cinema per il ventesimo anniversario dalla sua uscita, in versione rimasterizzata digitalmente ed esclusivamente con una distribuzione digitale.

     

    LE GIURIE

    3.300 giovani dai 3 ai 23 anni provenienti da 41 nazioni e 160 città italiane: questi i numeri dei giurati della 43esima edizione. Bambini e ragazzi che vivranno 10 giorni insieme – chi per la prima volta, chi invece già da anni – e condivideranno l’esperienza “unica” del festival. Mai come quest’anno le richieste per entrare in giuria sono state così tante. Oltre 20mila le domande di ammissione, grazie soprattutto al web che ha reso il dialogo tra Giffoni e i giovani più diretto e immediato. Tra le new entry di quest’anno per quanto riguarda i giurati provenienti dall’estero: Cipro e Georgia. Ritornano, dopo qualche anno di assenza, anche i ragazzi dall’Egitto, dal Belgio, dall’Australia e dalla Grecia. Giffoni è un’esperienza condivisa 365 giorni l’anno in un rapporto continuo e duraturo con i propri fan e i propri giurati. Sono loro inoltre che hanno scelto, grazie ai sondaggi sui social network, alcuni dei protagonisti di questa edizione, mettendoli in prima linea nella gestione di una manifestazione che resta unica: il Festival del cinema per ragazzi creato dai ragazzi.

     

    SEZIONI E FILM

    Il programma cinematografico prevede 150 film tra lunghi e corti, in concorso e fuori concorso, selezionati su 2500 produzioni di 90 paesi. Le sezioni competitive sono: Elements+3 (3-5 anni), Elements+6 (6-9 anni), Elements+10 (10-12 anni), Generator+13 (13-15 anni), Generator+16 (16-17 anni), Generator+18 (dai 18 anni in su). Novità di quest’anno la selezione di cortometraggi in concorso Masterclass Short Films. Le sezioni non competitive sono: Reload/Parental Control (alcuni tra i migliori film già distribuiti in Italia. Tutti certificati Giffoni!), Italian Cinema Forever Young (una selezione di giovani e spumeggianti cortometraggi italiani), Focus on Macedonia (il meglio del cinema macedone per ragazzi), Focus on French-Belgian coproduction: Les Films du Nord & La Boîte,…Productions (selezione di film d’animazione).

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    Addio Cerami, poeta prestato al cinema

    Con Vincenzo Cerami se ne va un poeta prestato al cinema. Capace di raccontare una lacrima attraverso un sorriso e tramutare lo stesso in amara riflessione su quello che ci circonda. Ha lavorato con i grandi, in modo sempre molto modesto, conservando un profilo da outsider, lui che era il campione di un cinema che non c’è più.
    Cerami e’ stato uno capace di ‘esordire’ con “Un borghese piccolo piccolo“, da lui scritto e portato sullo schermo alcuni anni dopo dal Grande Monicelli.
    ‘Aiuto’ regia di Pasolini in ‘Uccellacci uccellini’ nel 1966, poi la scrittura, i film minori fino all’esordio mostre del film con Sordi e Monicelli, cerami e’ stato l’autore delle emozioni, delle pagine di storia riletta alla luce dei sentimenti, sempre osservati dalla parte dell’uomo.
    Non mancano ad una filmografia eccellente le pagine esilaranti,fin dal gioiellino ‘Il Casotto’, cui si aggiungeranno ‘Il piccolo diavolo’ e ‘Johnny Stecchino‘, gli esordi comici con un campione di nome Benigni.
    La strada verso l’Oscar per ‘La vita e’ bella’, meritatissimo e condiviso – era lui stesso candidato per la sceneggiatura nel 1999 – con il comico toscano, parla di una copione geniale che attraverso la farsa, riesce a raccontare in maniera originale e toccante una tragedia come l’Olocausto.
    Cerami ha condiviso la vita e la carriera con i grandi del cinema e della letteratura, da Moravia a Fellini, passando per Troisi, Totò, Alberto Sordi, Pasolini, Monicelli, molti dei quali Lui stesso spesso ringraziava, per avergli permesso di rubar loro “tutto quello che di buono sapeva fare…”.
    Oggi il cinema lo ringrazia per quel che ha insegnato al pubblico, e generazioni lo ricorderanno per sempre, grazie ai suoi, personalissimi, commoventi, geniali, premiatissimi e indimenticabili capolavori.

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