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    Cannes 2015: Natalie Portman sarà Jackie Kennedy

    In questi giorni a Cannes per presentare, fuori concorso, il suo debutto alla regia, A tale of love and darkness, tratto dall’omonimo romanzo di Amos Oz, Natalie Portman sarà la protagonista del biopic su Jacqueline Kennedy diretto da Pablo Larraìn.
    Il film si intitola Jackie e vedrà la Portman indossare i panni di Jacqueline Kennedy, una delle first lady americane più amate. La storia raccontata dalla pellicola si concentrerà sui quattro giorni successivi l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963. Il progetto è stato presentato all’interno del Festival di Cannes. A produrre il film di Larraìn saranno Darren Aronofsky, che ha già diretto la Portman in Il Cigno Nero, Scott Franklin e la società di produzione fondata dallo stesso Larraìn, Fabula. Le riprese di questo film partiranno a fine anno, così da permettere al regista di ultimare la produzione di Neruda, biopic sul poeta cileno. Larraìn, inoltre, sarà prossimamente legato al remake di Scarface.

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    Il racconto dei racconti: le reazioni della stampa straniera

    Favoloso, barocco e visonario. Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone divide la critica italiana ma sulla Croisette, dove il film è stato presentato oggi in concorso, è un trionfo. E la stampa straniera lo incensa a partire da ‘Variety’ che, seppur con qualche remora, lo definisce “un film nel complesso coinvolgente dove il racconto perde qualsiasi dimensione didattica. Che libera il pubblico dall’obbligo di cogliere un messaggio morale.
    Nel loro insieme i tre racconti servono principalmente a intrattenere – elemento che ha molto a che fare con il lavoro di Garrone sul linguaggio cinematografico. Garrone crea un universo sontuoso entr i limiti dei mezzi a disposizione; gli effetti speciali non sempre funzionano, ma la fotografia di Peter Suschitzky rende la maggior parte degli splendidi costumi e location, mentre la musica di Alexandre Desplat sublima il tutto e riunisce i vari mondi narrati. Inevitabile non guardare alla ‘Trilogia della vita’ di Pasolini, a cui Garrone seppur con un approccio meno poetico, sembra guardare”.
    Gli fa eco l’ ‘Hollywood Reporter’ che parla di un’opera su cui incombe “l’estro e lo spirito propri di Matteo Garrone, il regista italiano della gelida denuncia sociale di Gomorra e del dramedy di Reality sui mali della televisione. Tutti e tre i film hanno Napoli come filo conduttore, ma Il racconto dei racconti mette da parte le forti tematiche sociali dei primi lavori”.
    Ma è dal britannico ‘Guardian’ che arrivano le parole migliori:
    “Favoloso in tutti i sensi: gloriosamente pazzo, rigorosamente immaginato, visivamente meraviglioso. Erotico, divertente e coerente in ogni sua parte. Il tipo di film che è il fulcro di Cannes. E si immerge in un mondo completamente immaginato”.

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    Il Racconto dei Racconti: Omaggio all’Italia

    Matteo Garrone lascia da parte Gomorra e Reality e dirige un fantasy ispirato alla raccolta di fiabe gotiche di Giambattista Basile con un cast internazionale. In sala dal 14 maggio.

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    Regine tristi, draghi marini, orchi e incantesimi. È l’immaginario di Giambattista Basile, autore secentesco de Lo Cunto de li Cunti, italianizzato in molte edizioni moderne ne Il Racconto dei Racconti che ora è anche il titolo dell’ultimo film di Matteo Garrone. Addio quindi alle atmosfere di Gomorra e di Reality e bentornato al gusto gotico de L’Imbalsamatore che, parole del regista, avrebbe potuto essere tranquillamente una fiaba nera di Basile.

    Stavolta però il gotico è declinato in chiave fantasy e l’idea del regista è anche quella di riscoprire la tradizione italiana che in passato aveva nobilitato non solo il cinema d’autore ma anche quello di genere, dall’horror al western, dalla fantascienza al peplum. E per raccontare questa storia di re e regine, di draghi e incantesimi arriva un cast internazionale, dalla Salma Hayek di Frida al Vincent Cassel del Cigno Nero, passando per il Toby Jones di Captain America.

    Ci perdonino però gli attori, che regalano comunque prestazioni più che valide, perché l’occhio visionario di Garrone, così sensibile al richiamo pittorico, esalta soprattutto gli ambienti e gli sfondi. Dal castello di Sermoneta alle Gole dell’Alcantara il regista scova un patrimonio di suggestioni che rende superfluo qualunque ricorso a una grafica computerizzata, come se l’effetto speciale principale fosse proprio l’Italia con i suoi paesaggi. Perché l’obiettivo di questo film, il cui tema principale è la legge del desiderio, la mutazione del corpo, è quello di dare concretezza a una materia fuggevole come la fantasia, percorso uguale e contrario a quelli già seguiti da Garrone nei suoi film precedenti dove invece era una storia ancorata alla realtà a trasfigurarsi nell’immaginifico.

    E per fare tutto questo l’autore si avvale di collaboratori di prim’ordine, a cominciare da Peter Suschitzky, direttore della fotografia di David Cronenberg e de L’Impero Colpisce Ancora, che alterna le tonalità pastello ai giochi di ombre, passando per il compositore Alexandre Desplat con le sue note delicate o epiche a seconda dei casi. Un applauso lo merita anche il responsabile degli effetti speciali, Leonardo Cruciano, che punta sulla concretezza delle sue creature, frutto di un grande lavoro scenografico, lasciando a Hollywood il dubbio privilegio di riempire lo schermo di inafferrabili spettri in computer graphics.

    Location da favola quindi, esaltazione della professionalità italiana, sia in fase di materia che di scrittura che di realizzazione, ma anche la capacità di attrarre il talento straniero. Tutto questo farebbe de Il Racconto dei Racconti quello spot al Belpaese che l’Expo di Milano avrebbe voluto essere e che ancora non è stato, a patto che l’Italia ci creda, che non scelga di sminuirsi, che lasci correre quella fantasia che si risveglia, chissà perché, solo quando il prodotto è di importazione.

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    Garrone: “Il mio fantasy tra Bava e il Trono di Spade”

    Le suggestioni del cinema di genere e del suo maestro, Mario Bava, ma anche un occhio alla tv di qualità, a quel Trono di Spade che ha ridefinito un genere. Matteo Garrone spiega così il suo Il racconto dei Racconti, tratto dalle fiabe gotiche di Giambattista Basile, in sala dal 14 maggio. Un film che, parole del regista, è un atto d’amore e soprattutto una sfida.

    Da cosa nasce la scelta di affrontare un autore come Basile?
    È un autore sentito, familiare. È un genio assoluto, l’ho letto di recente e della sua opera mi hanno colpito la ricchezza dei personaggi e la bellezza delle immagini. Ma è stata anche una scelta masochistica, incosciente. Come capitato anche per gli altri miei film volevo mettermi nei guai, volevo affrontare una nuova sfida.

    Quale?
    La mia è una formazione pittorica e volevo riuscire a rendere reale un contesto fantastico dopo che nei miei film precedenti avevo provato a trasfigurare nel fantastico il reale. E poi volevo dare spazio a questo autore che mescola bene fantastico e reale, comico e tragico e che sento molto vicino alla mia poetica, volevo dargli la possibilità di essere letto da più gente possibile.

    Un’impresa rischiosa.
    Sì, i rischi sono molti. Questo è un film che ha avuto tantissime difficoltà già in fase produttiva perché pochi credevano nel progetto. Io poi sono abituato a controllare l’immagine sul set e qua ti trovavi dei green screen intorno e a volte è stato frustrante. Sono tecniche complesse che non avevo mai utlizzato. In definitiva quando l’avevo scritto pensavo che mi sarei divertito molto di più a girarlo. E poi un altro rischio: l’idea ambiziosa di fare un film che nasce per il pubblico.

    Eppure nonostante l’aspetto fantastico emerge comunque la cultura napoletana.
    Questo è un film in cui è forte la cultura italiana più che napoletana. L’idea era quella di star dentro a un genere mantenendo comunque una nostra identità. Da questo punto di vista coinvolgere americani e inglesi e farli venire qui, piuttosto che andare da loro a girare, ci ha aiutato a mentenere le radici ben salde.

    Una delle cose che salta più all’occhio è la bellezza delle location. Come sono state scelte?
    Abbiamo passato otto mesi in giro per l’Italia per cercare le location giuste. Cercavamo dei luoghi reali che sembrassero ricostruiti in studio, come le gole dell’Alcantara in Sicilia. Al contrario le location ricostruite in studio dovevano essere assolutamente autentiche. Tutto il film si muove su questi due piani, realismo e ricostruzione fantastica. Poi a volte è successo pure che le location ci abbiano spinto a cambiare il film.

    Un esempio?
    La scena con Salma Hayek ambientata nel labirinto non era stata scritta. Poi quando siamo andati a girare nel castello di Donnafugata vicino Ragusa abbiamo visto che c’era un labirinto e abbiamo deciso che volevamo girare lì una scena. Una cosa simile mi era capitata pure con la scena del solarium in Gomorra, girando per le location abbiamo deciso di farla dopo aver scoperto che i camorristi avevano un vero culto del corpo e dell’abbronzatura.

    La legge del desiderio e la trasformazione del corpo. Sono questi i temi centrali del film?
    È una lettura giusta. Il desiderio guida i personaggi e le trasformazioni del corpo sono da sempre una mia ossessione. E Basile dimostra la sua modernità parlando già nel 600 di lifting.

    Come è stato scelto il cast?
    Ci siamo basati molto sulla fisicità degli attori oltre che sulla loro bravura. Per esempio Salma Hayek era perfetta per fare una regina di Spagna del 600 e Vincent Cassell mi pareva potesse avere quel doppio registro, comico e drammatico, che mi ricordava tanto Gassman. Bebe Cave, l’attrice che fa Viola invece, viene dal teatro, al cinema aveva fatto solo piccole cose, ma è stata davvero una bella sorpresa.

    Come ti sei trovato a dirigere una recitazione in inglese?
    All’inizio ero preoccupato ma poi mi sono reso conto che riuscivo a notare le stonature. Diciamo comunque che nei miei lavori precedenti la sceneggiatura era stata importante ma era spesso un punto di partenza, qua invece ci siamo attenuti di più a quello che era scritto.

    Quali suggestioni ti hanno influenzato per questo film?
    Durante la lavorazione mi sono circondato della serie di incisioni dei Capricci di Goya. Con quel senso del grottesco, del macabro ma anche tanta ironia. Quanto a film e serie tv che mi hanno ispirato sono tantissimi. A cominciare dall’opera di un regista come Mario Bava ma anche le prime serie del Trono di Spade che mi sono piaciute molto. Poi L’armata Brancaleone, il Pinocchio di Comencini e tanti, tanti altri.

    Hai già pensato a un eventuale seguito?
    Sì, se il film andrà bene potremmo farne un seguito o una serie tv. I racconti di Basile sono tantissimi e qualcuno avevamo anche cominciato a sceneggiarlo. Poi abbiamo dovuto scegliere ed è stata una scelta dolorosa.

    Come vi siete regolati per gli effetti speciali, che sono tanta parte del film?
    Con Matteo – risponde il responsabile Leonardo Cruciano – volevamo ispirarci al mondo dell’illustrazione pittorica ma volevamo che gli effetti avessero una “pasta”, una concretezza che ci discostasse dal modello di Harry Potter. E per le creature abbiamo fatto un’attenta ricerca sull’araldica italiana e su come venivano rappresentate.
    E così ci siamo impegnati – riprende la parola Garrone – a rendere omaggio anche alla tradizione artigianale dell’Italia.

    Per i costumi hai avuto la possibilità di lavorare con Milena Canonero (recente premio Oscar per Grand Budapest Hotel), poi la collaborazione non è andata in porto. Il livello però è comunque altissimo.
    Merito di Massimo Cantini Parrini, che è salito a bordo a solo sei settimane dall’inizio delle riprese. Ma il suo lavoro è stato eccezionale.
    Fortunatamente – aggiunge Cantini Parrini – Matteo ha deciso di girare un episodio alla volta questo mi ha permesso di lavorare sui costumi degli altri mentre si girava il primo. In ogni caso abbiamo scelto di puntare su un determinato colore per ogni racconto, il nero per quello di Salma Hayek, il rosso per quello di Cassell e i colori freddi per la storia interpretata da Toby Jones e Bebe Cave.

    Come ci si trova a lavorare con un budget alto?
    Era una prima volta per me, era anche la prima volta che mi producevo un film da solo. Siamo partiti in Italia, con i soldi della Rai e del Ministero, poi sono entrati i fondi europei. Eppure, e qui mi tocca fare un po’ di polemica, non abbiamo trovato una sola banca in Italia che ci garantisse la liquidità in attesa che arrivassero i fondi. Ci dicevano che la nostra società di produzione era troppo piccola per un film del genere. Ho dovuto rivolgermi a una banca francese per riuscire a sbloccare questa impasse. Ma non è stata l’unica difficoltà.

    Che altro?
    Ho dovuto snaturare un po’ il mio modo di lavorare. Mi piace girare i film seguendo il filo della sceneggiatura. Ma non è un lusso che potevamo permetterci. Quando hai attori costosi come Salma Hayek e Vincent Cassell non era possibile lasciarli fermi per settimane. Quindi ho dovuto rinunciare.

    Un ultimo pensiero sul Festival di Cannes. Sei in concorso insieme a Nanni Moretti e Paolo Sorrentino.
    Se siamo in tre ed è un bene per l’Italia e il cinema italiano. E se ci hanno scelto probabilmente è perché non potevano esistere tre film più diversi. Ma come dicevo anche prima questo è un film che ho voluto rivolgere al pubblico, quindi mi interesserebbe molto di più che abbia successo in sala più che al festival.

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    Cannes 2015: Noomi Rapace sarà Maria Callas

    Grande fermento dal mercato di Cannes. Tra i titoli approdati al Marché arriva il biopic di Niki Caro su Maria Callas, con Noomi Rapace nei panni della celebre diva.

    Il film, che racconterà la relazione tra la cantante e il magnate greco Aristotele Onassis, si basa su una biografia di Alfonso Signorini, ‘Troppo fiera, troppo fragile’, con Caro impegnato a firmare anche la sceneggiatura.
    “Questo film parla di una donna straordinaria il cui desiderio più profondo è quello di condurre una vita normale con l’uomo della sua vita – ha detto Guido De Angelis, presidente della De Angelis Group che produrrà insieme all’americana Belladonna Productions e alle inglesi Ealing Studios e Londinium Films – Callas era la Divina, una dea, che voleva solo essere una donna normale, ma scoprì che non poteva”.

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    Cannes 2015: Lionsgate acquista i diritti di ‘Genius’

    Prima giornata sulla Croisette. Cannes apre battenti e la Lionsgate porta a casa i dirtti del dramma letterario Genius. Costo dell’operazione 4 milioni di dollari.
    Diretto da Michael Grandage e interpretato da Nicole Kidman, Jude Law, Colin Firth e Guy Pearce è uno dei titoli più attesi del mercato cannenese.

    Il film, ora in post-produzione, è un adattamento del romanzo di A. Scott Berg sul celebre editore Max Perkins (Colin Firth) e sul suo lavoro con Thomas Wolfe (Jude Law), Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald.
    E’ John Logan invece a firmare la sceneggiatura di Genius con ogni probabilità destinato a conquistare il cuore dell’Academy agli Oscar e che in molti paragonano a Il discorso del re e The Imitation Game. La produzione è affidata a James Bierman, Grandage e Logan.
    FilmNation si occuperà delle vendite internazionali.

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    68° Festival di Cannes: annunciata la giuria

    Il Festival di Cannes ha la sua giuria. Da poco, infatti, sono stati annunciati i nomi dei giurati che, guidati dai fratelli Joel e Ethan Coen, decreteranno il film vincitore della Palma d’Oro 2015.
    Si tratta delle attrici Rossy De Palma, Sophie Marceau, Sienna Miller, il regista messicano Guillermo Del Toro, l’attore Jake Gyllenhaal, il regista Xavier Dolan (che lo scorso anno, sempre a Cannes, ha ricevuto il Premio della Giuria per il film Mommy, ex-aequo con il film di Jean-Luc Godard, Adieu au langage) e il compositore malese Rokia Traore.
    La 68esima edizione del Festival di Cannes si svolgerà dal 13 al 24 maggio e punterà a celebrare anche i 120 anni dall’invenzione del cinema.

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