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    Mr. Turner: Leigh e il ‘pittore della luce’

    Il regista inglese porta in concorso al festival di Cannes Mr.Turner, il ritratto del genio pittorico William Turner interpretato in maniera magnifica da Timothy Spall.

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    Incapace di comunicare in modo che per i più sarebbe scontato, quindi con la parola, i modi, talvolta gentili oppure no, insomma come il 99 per cento degli uomini. Già, però rimane il fatto che il restante un per cento fa parte di quella élite di geni, che spesso annovera tra le sue fila qualche artista.
    Questo è William Turner, pittore anglosassone anticipatore dell’impressionismo e dell’astrattismo, secondo Mike Leigh.
    Il regista di Vera Drake o Happy go Lucky, palma d’oro nel ’96 con Segreti e bugie, racconta gli ultimi anni dell’esistenza del cosiddetto ‘pittore della luce’ grazie allaa magnifica interpretazione di Timothy Spall.
    Quello che il regista chiede al suo protagonista pressoché assoluto è l’essenzialità espressiva con il minimo di parole possibili, piuttosto accentuando fino al paradosso, smorfie, inciampi del corpo e quel vero e proprio grugnito che lo accompagnerà nei momenti più intensi ed intimi, dal dolore al piacere più intenso.
    Non è facile anche oggi raccontare per immagini il tratto di un genio come William Turner, considerato un pittore d’avanguardia anche dai coevi e per questo ai margini della buona società.
    Sullo sfondo della vita di un artista quasi suo malgrado, ci sono la quotidianità e le sue donne: la fedele domestica, reietta ma capace di una grandissima sensibilità, la prima moglie, fredda e distante, se non dal patrimonio dell’artista, e infine l’ultima ‘fiamma’, una dolce e premurosa compagna, che illumina fino all’ultima immagine, la vita del pittore della luce. Malgrado ‘Mr. Turner’ sia stato presentato in apertura di concorso Timothy Spall (che in tanti ricorderanno in Harry Potter o nel bellissimo Discorso del re) già si segnala prepotentemente per una palma da miglior attore.

    Da Cannes Rocco Giurato

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    Cannes 2014: vincitori e vinti…

    Tutto secondo copione, per fortuna… Una edizione del Festival di Cannes con molte ombre premia il meglio del meglio apparso in Concorso, con la ciliegina del Grand Prix Speciale della Giuria alle Le Meraviglie di Alice Rohrwacher. 
Andando con ordine il premio più importante, la Palma d’oro va a Winter Sleep del regista turco Nuri Blige Ceylan. Si tratta del film più lungo presentato in concorso in questa edizione, ben 3 ore e 16 minuti; forse non il migliore ma la giuria presieduta da Jane Campion ha deciso in questa direzione.
    Il premio ad Alice Rohrwacher testimonia la buona annata dei nostri registi e il rinnovato interesse internazionale rispetto alla nostra cinematografia.
    La regista di origini umbre con il suo personalissimo film supera al filo di lana un candidato alla palma o comunque al secondo premio importante di tutto il Palmares, ovvero Xavier Dolan, regista del bellissimo Mommy, che tuttavia si aggiudica il Premio della Giuria ex aequo con l’ottantaquattrenne Jean-Luc Godard che ha portato in Concorso il suo Goodbye to language.
    Il russo Leviathan di Andrey Zvyagintsev e Oleg Neginsi aggiudica un meritatissimo premio alla sceneggiatura, capace di fornire un quadro lucidissimo e critico della Russia.
    Il premio per la miglior regia se lo aggiudica Bennett Miller con il suo eccellente Foxcatcher che tuttavia si basa su di una interpretazione maiuscola dei suoi attori protagonisti, che Miller ringrazia a scena aperta…
    Per quanto riguarda le interpretazioni degli attori i riconoscimenti metteranno tutti d’accordo perché sia Julianne Moore nel film di David Cronenberg Maps To the stars sia Timothy Spall in Mr. Turner di Mike Leigh sono stati assolutamente tra i migliori attori ammirati in concorso.
    Alla voce ‘delusi’ oltre al premiato e scontento Dolan ci sono i fratelli Dardenne, Olivier Assayas e Naomi Kawase, tutti quotatissimi nelle previsioni del totopalma.

    TUTTI I VINCITORI DEL FESTIVAL

    CONCORSO

    Palma d’Oro
    Winter Sleep di Nuri Bilge ceylan

    Grand Prix Speciale della Giuria
    Le Meraviglie di Alice Rohrwacher

    Miglior regia
    Bennett Miller per Foxcatcher

    Miglior sceneggiatura
    Andrey Zvyagintsev, Oleg Negin per Leviathan

    Miglior attrice
    Julianne Moore in Maps To The Stars di David Cronenberg

    Miglior attore
    Timothy Spall in Mr. Turner di Mike Leigh

    Premio della Giuria (ex aequo)
    Mommy di Xavier Dolan
    Adieu Au Langage (Goodbye To Language) di Jean-Luc Godard

    UN CERTAIN REGARD
    Premio Un Certain Regard: White God, regia di Kornél Mundruczó (Ungheria, Germania, Svezia)
    Premio della Giuria: Force majeure, regia di Ruben Östlund (Svezia)
    Menzione Speciale: The Salt of the Earth, regia di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (Brasile, Francia, Italia)

    SEMAINE DE LA CRITIQUE
    Gran Premio Settimana Internazionale della Critica: The Tribe, regia di Myroslav Slaboshpytskkiy (Ucraina)
    Premio SACD: Hope, regia di Boris Lojkine (Francia)

    QUINZAINE DES RÉALISATEURS
    Premio Art Cinéma: Les Combattants, regia di Thomas Cailley (Francia)
    Premio Europa Cinema Label: Les Combattants, regia di Thomas Cailley (Francia)
    Premio SACD: Les Combattants, regia di Thomas Cailley (Francia)

    da Cannes Rocco Giurato

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    Trionfo a Cannes per Le meraviglie di Alice Rohrwacher

    Un trionfo. Non ci sono altre definizioni per il Grand Prix delle ‘meraviglie’. Alice Rohrwacher si aggiudica Gran Premio Speciale della Giuria al 67esimo Festival di Cannes e per l’Italia è la prima volta che una regista donna conquista un posto nel Palmarès. 
Alice, 33 anni, al suo debutto in concorso a Cannes, già nel 2012 si era distina con l’opera prima Corpo Celeste, presentata alla Quinzaine des Réalisateurs.

    Un lavoro collettivo che la regista condivide sul palco del Gran Theatre Loumiere con il suo cast, con tutta la troupe e persino ‘con le api’, insetti operosi ed amorevoli che sono un vero e proprio personaggio del suo personalissimo film.
    E’ un riconoscimento importante, per tutti”
    sottolinea la regista, che alla Premiere ci aveva espresso la sua preoccupazione sulla situazione dell’Italia in generale.
    Non manca la commozione quando la pergamena, che sostanzia il premio, le arriva dalle mani della grande Sophia Loren. Seguono ancora i ringraziamenti, quelli più personali e forse più sentiti, “a papà e ad Alba”.

    Da Cannes Rocco Giurato

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    Mommy: Dolan e la sua commedia dolente

    Enfant prodige della cinematografia mondiale il venticinquenne canadese si segnala prepotentemente per un posto nel palmares di Cannes con una personale commedia della vita.
    Maiuscole le interpretazioni dei protagonisti, Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon e Suzanne Clément.

    3stelleemezzo

    Fa bella mostra di se nel concorso di Cannes Mommy, del talentuoso regista canadese Xavier Dolan. Si tratta di un film molto intenso che osserva le dinamiche esistenziali di una madre single alle prese con un figlio con disturbi dell’adattamento, la cosiddetta sindrome dell’ADHD.
    Provincia canadese, un disperato bisogno di normalità, la consapevolezza di avere sulle spalle un peso troppo grande anche per una volontà granitica come quella della protagonista (una bravissima Anne Dorval), tutto questo nelle sapienti mani di un venticinquenne di talento diventano commedia della vita.
    Mommy si distingue per un uso sapiente della musica, non solo accompagnamento ma vero e proprio elemento evocativo, sofisticato intreccio di immagini ed accordi che sfruttato da un ragazzo cresciuto a pane e videoclip sortisce un risultato insieme commovente e divertente.
    Già, perché le violente crisi e l’aggressività inarrestabile del protagonista (Antoine-Olivier Pilon), l’andirivieni dell’ufficiale giudiziario o degli assistenti sociali, lasciano il posto a siparietti divertenti e connotati da una vitalità e un desiderio di libertà che lasciano senza parole.
    Non ci sono ‘lezioni’ o lezioncine nel lavoro di Dolan, quante ne potrebbero del resto contenere i suoi 25 anni… (accompagnati da presenze importanti nel circus dei festival internazionali, da Les Amours imaginaires – Un Certain Regard 2010 – Laurence Anyways – Un Certain Regard 2012 – e ‘Tom à la ferme’ in Concorso a Venezia 2013).
    Quello che emerge da un lavoro interessante sulle immagini, costruito su una inquadratura ‘da smartphone’ che ‘si apre’ man mano che le dinamiche mentali del protagonista si fanno più chiare e comprensibili allo spettatore, è la capacità di avvicinare un argomento importante e dolente, senza mai scadere nella carità pelosa, nel pietismo e nella compassione. Chapeau.

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    Asia Argento: “Ormai farò solo la regista”

    La notizia che arriva dalla Croisette è che la Asia attrice almeno per un po’ lascerà il posto alla Asia regista, perché come ci racconta lei stessa:“A trentotto anni mi sono accorta che faccio l’attrice da trenta. Detto questo so di avere imparato tante cose e dunque voglio cimentarmi con altre esperienze, come la regia. Ho imparato a fare il cinema soprattutto dai macchinisti e dai direttori della fotografia. Oggi preferisco stare dietro la macchina da presa, non faro’ più l’errore di dirigermi da sola, non si può avere il controllo su tutto facendo il regista, quindi ad ognuno il suo”.

    Parole sensate e un film sulla adolescenza inquieta, sulla famiglia più o meno allargata, con punte autobiografiche che Asia rinnega ma che in qualche modo suggerisce: “Si tratta certo di un film molto personale ma non c’entra nulla con la mia vita. certo anche io ho avuto una famiglia e quindi inevitabilmente delle suggestioni arrivano, tuttavia abbiamo scritto il film con Barbara Alberti, affascinata come me dall’infanzia”.
    Infatti la macchina da presa osserva una figlia di genitori divorziati con le dinamiche familiari sullo sfondo ma naturalmente molto presenti e forti nel racconto, ecco il motivo: “Perchè mi è sempre interessato molto il punto di vista dei bambini – spiega Asia – ed è a loro che dedico il film Lo dedico anche al bambino nascosto dietro a ogni adulto”.
    Nel film insieme a Gabriel Garko – anche produttore della pellicola – e Charlotte Gainsbourg (che in tanti hanno visto molto vicini alla coppia formata da Dario Argento e Daria Nicolodi, i genitori di Asia), recita la figlia della regista: “Ha apprezzato molto la sceneggiatura e ha fortemente voluto realizzarlo, ne sono molto felice”.
    Ma come si rapporta oggi e come si rapporterà la nostra Asia regista in futuri film, con attori bambini e bambini attori: “So solo che con i bambini mi sento come la regista che io ho non ho mai avuto da piccola…”

    Da Cannes Rocco Giurato

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    Il tappeto rosso di Cannes è tutto per ‘donna Sofia’

    Se una diva internazionale, un’icona di bellezza, eleganza e talento cinematografico risponde alla più classica delle domande sui suoi ormai prossimi meravigliosi ottant’anni con un “E che ci posso fa…??” beh state sicuri che quella diva si chiama Sophia Loren!
    Il festival di Cannes la omaggia con una ‘master class’ di cui lei finge di non conoscere neppure il significato ed il valore e liquida con un semplice “vabbe’, qualche cosa ci inventeremo…” .
    L’attrice presenta a Cannes “La voce umana” un corto diretto da suo figlio, Edoardo Ponti, e tratto da una pièce di Cocteau che Erri De Luca ha tradotto in napoletano. Come se ci fosse ancora bisogno di conferme in tal senso l’interpretazione della Loren è l’ennesima conferma di un talento innato, perfetta com’e nel monologo della donna abbandonata dall’amante, che spera e poi dispera…
    “Era un mio sogno – racconta – fin dall’inizio della mia carriera; l’avevo visto recitato dalla Magnani e mi ero detta che un giorno lo avrei fatto anche io…”.
    Anti diva per eccellenza ‘condivide’ anche questo suo nuovo momento di gloria con un compagno artistico eccezionale, Marcello Mastroianni, scelto dal Festival come icona simbolo di questa edizione. “Che emozione arrivare a Cannes e vedere dappertutto manifesti con il volto di Marcello, mi sembra ci sia anche lui qui con me oggi.
    Seguono racconti del tipo: “Il set con lui era sempre un gioco, era un uomo straordinario con un grande senso dell’umorismo e quando arrivava la stanchezza si metteva a raccontare barzellette” e la felicità si trasforma in splendida emozione.

    Da Cannes Rocco Giurato

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    Alice ed Alba Rohrwacher, due sorelle in concorso a Cannes. Ecco come si raccontano…

    Rispettivamente regista e protagonista de Le meraviglie le sorelle Rohrwacher accompagnano sulla Croisette un piccolo grande film – l’unico italiano in concorso – che ha già conquistato il pubblico alla Premiere mondiale, con 12 minuti di applausi. Dalle emozioni del concorso allo splendido cameo di Monica Bellucci, ecco cosa ci hanno raccontato…

    Alice, Premiere mondiale a Cannes per Le meraviglie, il tuo film che affronta il giudizio del pubblico il 22 maggio quindi prima del Palmares, emozioni continue in questi giorni…
    Si decisamente, mi ha fatto piacere che il film sia stato accolto bene qui a cannes sia dalla critica che dal pubblico – oltre dieci i minuti di applausi alla Salle Loumiere -. detto questo si tratta di un lavoro di tantissime persone con cui condivido questi attimi di intensa gioia ed emozione.

    Come e quando nasce questo tuo film?
    Avevo molta voglia di raccontare il paesaggio agrario italiano, farlo attraverso una famiglia, e soprattutto farlo attraverso gli occhi di una primogenita, anche perche essere primogenita oggi in Italia – ed io lo so bene proprio perché non lo sono – significa guardarsi e cercare di capire in che direzione si deve andare.

    Un film ‘al femminile’, in cui si parla di campagna ma anche del mondo della televisione
    Mah, non so se definirlo al femminile, ci sono film belli e meno belli, non maschili o femminili. Ad ogni modo e’ un film su mondi diversi che si incontrano, appunto quello agricolo e quello della tv. Ma è un film che sottolinea una mia sensazione cioè che siamo tutti sulla stessa barca, alla deriva…

    A proposito di televisione nel tuo film c’è anche la partecipazione straordinaria di Monica Bellucci in versione farina del piccolo schermo, come ti sei trovata a dirigerla?
    Sono molto orgogliosa che Monica abbia fatto parte di questo film. E’ una donna dotata di grande generosità ed ha ‘sposato’ in pieno la causa di questo film anche se il suo ruolo è molto piccolo in termini di tempo ma molto molto importante allo sviluppo della storia. Tra l’altro è una persona dotata di grande ironia e lo mette in mostra in modo sensazionale.

    Per la prima volta lavori con tua sorella Alba, come è andata sul set?
    E’ stata una grande sorpresa e c’è stata tanta naturalezza sul set. Quello di lavorare con lei era un desiderio che io avevo già da molto tempo e lei anche, che dire è stato un po’ come lavorare a casa…

    Alba, invece tu cosa ci racconti dal punto di vista di attrice, come ci si trova ad essere dirette da una regista che è anche la propria sorella?
    E’ stato naturale… E non era scontato che andasse tutto bene come è poi realmente andato. ovvero noi naturalmente ci siamo sempre sostenute a distanza, tuttavia tra attore e regista possono nascere dinamiche d’amore e di grande scontro. invece è andata meglio sul set di come a volte va nella vita, pensa che strano.

    Un film che definite entrambe non autobiografico ma molto personale, ci racconti meglio questo vostro punto di vista?
    Beh, si tratta di luoghi molto familiari e di dinamiche familiari che pur diverse conosciamo molto bene. Detto questo nessuno dei fatti che racconta il film è mai realmente accaduto, semplicemente fa parte di un immaginario che ci accomuna e che lei ha scritto e messo in scena, io ho abitato conoscendolo molto da vicino.

    Uno dei ‘personaggi’ di questo film sono le api…
    Si, rappresentano il lavoro, la fatica, la concretezza, ma anche la magia, infatti sono loro in qualche modo che mettono in contatto questa ragazzina che è un personaggio centrale del racconto con un suo coetaneo che vive d’estate una esperienza di vita in campagna e con il quale decideranno di mettere su uno spettacolo di cui le api sono splendide protagoniste.

    Si parla anche del mondo della televisione, del miraggio del facile successo, con una Monica Bellucci straordinaria.
    Certamente si parla anche di televisione, ma in modo dolce, non c’è nessun giudizio; l’interpretazione di Monica ha arricchito molto il suo personaggio, c’è anche una dichiarazione – se vogliamo leggerla così – nel momento in cui lei si dichiara ‘stanca’, togliendosi in questo modo la maschera della diretta e mostrandosi più vera.

    Da Cannes Rocco Giurato

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    Saint Laurent: Bonello racconta il celebre stilista tra arte e vita

    Non solo l’artista ma anche l’uomo nel racconto del regista che porta il film in anteprima mondiale a Cannes. Cast eccellente da Gaspard Ulliel a Louis Garrel, passando per Lea Sydoux, Dominique Sandà e le nostre Valeria Bruni Tedeschi e Jasmine Trinca.

    Musica, armonia, delle forme e del pensiero; e ancora il mito della bellezza, dell’arte classica, della pittura e della vita vissuta come se non ci fosse un domani.
    Così appare Yves Saint Laurent a Betrand Bonello che racconta a Cannes la vita del celebre stilista francese.
    Nello stesso anno in cui già il Festival di Berlino aveva raccontato YSL atraverso gli occhi del suo socio Pierre Bergè ecco che una nuova pellicola prova a ricordare lo stilista morto nel 2008.
    In poco più di dieci anni di osservazione si concentra il lavoro del regista che attraverso un mirabile montaggio, tutto fatto di rimandi e salti mortali temporali, ci accompagna nel momento cruciale della carriera di un artista che non ha fatto da semplice spettatore di fronte a mutamenti socio culturali del mondo i cui ha vissuto e si è espresso.
    In particolare si fa cenno a due collezioni, la criticatissima cosiddetta ‘Liberazion’ del 1971 e la osannata ‘Russian Ballet’ del 1976.
    Si tratta dello stesso uomo e dello stesso stilista, ma il suo bisogno di arte lo allontana e lo avvicina inesorabilmente dal favore del grande pubblico e della stampa, e questa e’ una cosa insostenibile per un artista puro…
    Su questi alti e bassi personali, umani ed esistenziali di una multinazionale formata da un solo essere come e’ stata ed è la ‘YSL’ si basa il racconto audace di Bonello, che si affida ad un cast formato da Gaspard Ulliel (Sqint Laurent), Louis Garrel, che interpreta Jacques de Bascher che fu il suo amante, Jeremie Renier (Pierre Berge’), Lea Sydoux (Loulou de la Falaise, una sua musa) ma anche Helmut Berger (Yves sul finire dei suoi giorni), Dominique Sanda’ e le nostre Valeria Bruni Tedeschi e Jasmine Trinca.

    Da Cannes Rocco Giurato

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    The Captive: Egoyan, stile ineccepibile ma poco coraggio

    Il regista di Flase verità affronta con un thriller il tema della pedofilia. Il risultato è ineccepibile ma il concorso di Cannes avrebbe richiesto maggior dose di coraggio.

    3stelle

    Con il suo The Captive, presentato in concorso al Festival di Cannes, Atom Egoyan ci trasporta direttamente nella tana del lupo.
    Uno dei crimini più orrendi, la pedofilia, si assomma al rapimento in un thriller davvero molto intenso a livello emozionale. Nel più fedele ossequio alle regole del cinema di genere il maestro Egoyan aggiunge nel montaggio la sua firma d’autore.
    La narrazione non sarebbe così immediata infatti se un continuo alternarsi di presente e passato non avvolgessero lo spettatore in un turbinio che lo porta immediatamente al centro dell’azione.
    Due coppie cercano una bambina scomparsa otto anni prima, rapita mentre dormiva sul sedile posteriore dl pick-up del padre, che intanto era andato a comprarle una torta.
    La prima e’ la coppia di genitori, ormai distrutti e irrimediabilmente separati dal dolore, la seconda e’ una coppia di detective, interpretati dalla brava Rosario Dawson e da Ryan Reynolds.
    Il continuo gioco di incastri tra vicende personali, rimandi al passato di ognuno dei protagonisti e immagini che provengono dal luogo di reclusione della giovane vittima – la tana del lupo cui gia’ si faceva cenno – rendono avvincente il racconto che non è mai scontato, pur correndo saldamente ancorato alle dinamiche del film di genere.
    Se un appunto può muoversi al film di Egoyan pero e’ proprio quello di essersi complessivamente limitato a svolgere in maniera stilisticamente ineccepibile un ‘compitìno’. Trattandosi infatti di un film presentato in concorso a Cannes non e’ da escludere che l’interesse eccessivo generato dalla collocazione al Festival potrà sfociare in qualche critica.

    Da Cannes Rocco Giurato

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    Per Sebastiano Riso esordio convincente a Cannes

    Più buio di mezzanotte è  in concorso alla Semaine de la Critique, storica sezione parallela del festival d’oltralpe. Distribuito da Istituto Luce, il film vanta un cast formato da giovani attori nel quale spiccano tuttavia le interpretazioni di Pippo Delbono e di una intensa Micaela Ramazzotti. Il regista ce lo ha presentato così…

    Sebastiano Riso, a Cannes esordisci con un film che ha gia’ convinto la critica
    Ringrazio il mio produttore che mi ha permesso di realizzare un film difficile, ma importante, reso possibile anche grazie al contributo di Rai Cinema, Cinecittà Luce, la regione Sicilia e il Lazio, che hanno permesso la realizzazione di un piccolo miracolo.

    Dunque raccontaci questo ‘miracolo’
    Il miracolo e’ stato avere la fiducia di un produttore. Prima ancora c’e’ stato il Solinas, infine gli attori professionisti e poi ancora i ragazzi, tutti hanno sposato il film totalmente. Abbiamo tutti condiviso la stessa straordinaria passione per il cinema.

    Cosa c’è nel tuo film di quella meraviglia che e’ la citta’ di Catania?
    Quello che non si vede nel ‘Bell’Antonio’. Non c’è la Via Etnea, il Barocco, però c’è comunque la capacità che ha Catania di farti fare salti nel tempo, tra il benessere e la disperazione. Catania e’ una bolla, ancora oggi, in cui vivono universi paralleli che convivono in antitesi tra di loro.

    Tanto ‘cinema’ dei maestri e tanta camera a mano nel tuo film, ci spieghi meglio i tuoi riferimenti?
    Noi volevamo raccontare l’uscita dalla adolescenza. Età affascinante che ha stregato Truffaut, Tarkovsky, Rossellini, insomma i grandi.
    Abbiamo usato lenti anamorfiche degli anni settanta per rendere quel colore, quel sapore di un certo cinema, che cito con il doveroso rispetto che merita. Credo che il realismo cui ci siamo abituati grazie alla TV ci insegna a mancare di rispetto alla poeticità di certe storie che si devono raccontare come la mia. Ci deve essere un filtro tra il desiderio di vedere dello spettatore e il diritto di un quattordicenne di vedersi raccontato ma non ‘violentato’.

    Quanta aderenza c’è con la realtà di Davide Cordova, che con la sua vicenda ti ha ispirato?
    Abbiamo cercato tutto quello che poteva non sapere sulla vita di Davide Cordova. Poi abbiamo tutti insieme cercato quelli più poetici, se volete meno ‘forti’ – perché quello che vedete e’ già molto forte. Ad esempio il padre di Davide lo ha costretto per anni ad una cura ormonale pesantissima per ‘guarirlo’ da quella che secondo lui è una malattia…

    Davide, si parla di te, cosa pensi di questa anteprima a Cannes e poi una curiosità i tuoi genitori hanno visto il film?

    Io l’ho visto e spero che serva questa visibilità a proteggere quelli che oggi ancora purtroppo vivono la condizione che io ho vissuto anni fa..
    I miei genitori non lo hanno visto e non credo lo vedranno, stanno bene ma mia madre e’ cieca ormai.

    Sebastiano il vostro film e’ ambientato a Catania, la stessa del Bell’Antonio che citavi… Cosa e’ cambiato da allora?
    Ci sono sempre gli uomini sposati che vanno a letto con i ragazzini. Di giorno però a braccetto con la moglie. No, non è cambiato nulla, e l’omosessualità e’ ancora considerata una malattia. Ecco perché i ragazzi di oggi rischiano, se non si parla di questi argomenti, di vivere lo stesso dramma di Davide.

    La Sicilia pero’ storicamente accoglie, eppure molta parte del Paese non è pronto pare…
    L’omosessualità viene considerata esuberanza sessuale. Per questo e’ tollerata come lo e’ per i grandi artisti come Visconti ad esempio. L’Italia non è pronta. Anche se Crocetta e’ Presidente della regione ed è omosessuale, o Vendola lo è in Puglia.

    Micaela, il tuo e’ un intenso cameo, cosa vuoi aggiungere alle parole del tuo regista?

    Mi sento di festeggiare l’arrivo nel cinema Italiano di un grande autore. Avevo la sceneggiatura quattro anni fa e oggi che siamo a Cannes non mi pare vero, ci ripaga di tante ansie, di tante risate e lacrime versate per costruire questa creatura meravigliosa che è questo nostro piccolo grande film veramente molto importante.

    Da Cannes Rocco Giurato

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