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    Bif&st 2015: Da Lang a Rosi passando per Moretti

    Otto maestri per otto memorabili lezioni di cinema, due retrospettive – una dedicata alla riscoperta di un gigante come  Fritz lang, l’altra per commemorare l’immenso Francesco Rosi scomparso di recente e vergognosamente dimenticato dai fasti delle cerimonie hollywoodiane degli Oscar appena assegnati. E ancora tanti titoli italiani e internazionali, scelti tra i migliori distribuiti nelle sale del Bel Paese e tra quelli ancora inediti, oltre 300 appuntamenti fatti di incontri, tavole rotonde, convegni e focus sugli attori. L’edizione è la numero sei, la location è Bari, il protagonista è il ‘cinema’, non quello dei “tappeti rossi” ma quello “che fa chiarezza”: è il cinema del Bif&st (Bari International Film Festival) che torna per folle di giovani e appassionati dal 21 al 28 marzo nel capoluogo pugliese. Un festival che “costa poco”, come sottolinea il presidente Ettore Scola, e che “ha una sua precisa idea di cinema, che non bada a quanti ospiti e tappeti si riescano a mettere insieme. Negli altri festival non c’e lo stesso amore e la stessa curiosità di cinema; Bari ha tutto questo, ha una sua identità e un suo pubblico, soprattutto giovani che hanno bisogno sì, di lavoro, ma anche di allegria e conoscenza”.

    Ad aprire battenti il 21 marzo Kurt Cobain: Montage of Heck, il primo documentario sul leader dei Nirvana diretto da Brett Morgen (in uscita per Universal il 28 aprile) e l’atteso Humandroid di Neill Blomkamp (lo stesso di District 9 e di Elysium); nella prima giornata della manifestazione spazio anche all’italianissimo Tempo instabile con probabili schiarite di Marco Pontecorvo con  John Turturro, Luca Zingaretti, Lillo e Carolina Crescentini (distribuito da Good Films il 2 aprile).
    Il 22 marzoa Jean-Jacques Annaud presenterà  L’ultimo lupo, un kolossal da 38 milioni di dollari girato quasi interamente in Mongolia; sarà poi la volta di Ex machina, film dichiaratamente ispirato a Metropolis di Fritz Lang, opera prima del britannico Alex Garland (in sala dal 30 aprile per la Universal).

    Da non perdere anche Ho ucciso Napoleone, commedia di Giorgia Farina con Micaela Ramazzotti, Libero de Rienzo, Adriano Giannini, Thony, Pamela Villoresi, Elena Sofia Ricci, (distribuito da 01 il 26 marzo) e The Gunman di Pierre Morel con Sean Penn, Jasmine Trinca, Javier Bardem, Idris Elba (in uscita il 21 maggio per 01).
    A due anni di distanza dall’anteprima assoluta di Hannah Arendt, torna al Bif&st Margarethe von Trotta, che questa volta porta al festival The Misplaced World, già apprezzato alla scorsa Berlinale.
    Doveroso poi un tributo a Rosi attraverso una retrospettiva delle sue opere più significative realizzata in collaborazione con la Cineteca Nazionale e le Teche Rai.
    “Parlare di ‘cinema impegnato’ oggi è un ossimoro, perché il cinema è impegno per chi lo fa e per chi lo guarda, perché come tutte le arti deve essere strumento di comprensione della realtà, delle scelte e dell’ evoluzione di una società. – ricorda Scola – In Italia, il paese dei segreti, dell’oblio e dei misteri che restano tali anche a distanza di 50 anni, il cinema ha il compito di catturare la gente per darle una maggiore capacità di discernimento. Rosi e i suoi film sono serviti a questo: hanno chiarito le idee e anche chi non li ha visti ha potuto beneficiare di quella voglia di chiarezza. Dire che Rosi era un regista impegnato è riduttivo: era un’artista che sapeva cos’è il cinema, come va fatto e a cosa deve servire”.
    Il sipario calerà il 28 marzo sul Federico Fellini Platinum Award a Nanni Moretti, solo l’ultimo degli otto grandi registi (Alan Parker, Costa Gavras, Jean-Jacques Annaud, lo stesso Scola, Andrzej Wajda, Edgar Reitz e Margarethe von Trotta) che saliranno sul palco del Teatro Petruzzelli con le immancabili Lezioni di Cinema.

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    Focus – Niente è come sembra: Quel ladro gentiluomo di Will Smith

    Tra New York, New Orleans e Buenos Aires, Ficarra e Regua riportano l’arte della truffa sul grande schermo. Una lunga serie di colpi di scena rallentata da un sentimentalismo eccessivo e stucchevole, con Will Smith eclissato dalla bellezza di Margot Robbie. In sala dal 5 marzo.

    3stelle

    Dopo Colpo di fulmine – Il mago della truffa, Glenn Ficarra e John Requa tornano a parlare di truffatori con Focus – Niente è come sembra. Una produzione più patinata che si muove tra tre location funzionali alla storia, New York, New Orleans e Buenos Aires e che, nonostante alcuni momenti, rappresenta l’essenza dell’entertainment puro.
    Will Smith interpreta Nicky Spurgeon, ladro gentiluomo intento a dimostrare al padre di non essere un “rammollito” (da qui l’epiteto di Mellow): un po’ frenato nella sua interpretazione, alla quale si preferisce quella di Margot Robbie, l’affascinante stagista Jess Barrett, che vuole sfondare nel settore del borseggio. La macchina da presa premia la sua figura, la segue e ne mette in rilievo i pregi di un volto e di un corpo che lasciano senza parole e nelle scene in coppia, Robbie ha la meglio, mentre Smith diventa un contorno.
    L’incontro tra i due inevitabilmente porta ad un epilogo sentimentale: dialoghi patetici e scontati si alternano a scene aride che rallentano un montaggio davvero incalzante e che coinvolge chi guarda il film. Soprattutto in quest’ultimo aspetto sta la forza di Focus – Niente è come sembra: a legare le varie location, con le musiche che ne catturano l’essenza (mood sofisticato per New York, incalzante per New Orleans e le sue manifestazioni sportive, allegro per Buenos Aires), il montaggio dal ritmo veloce, che ci mostra quello che succede senza dare al pubblico il tempo di farsi troppe domande.
    Ed è la velocità la logica che sta alla base del film, ben descritta da una frase pronunciata da Nicky mentre forma la sua stagista: “Si tratta di distrazione. Si tratta di concentrazione. Il cervello è lento e non può reagire velocemente. Colpisci in quel momento, prendi in quel momento“. Qui sta l’essenza della pellicola: lo spettatore è sempre in lotta tra distrazione, data dalla velocità delle scene, e concentrazione. Ficarra e Requa, che sono anche gli sceneggiatori, non forniscono alcun indizio, raccontano una versione della storia per poi stravolgerla con una serie di colpi di scena di cui si perde il conto.
    Si possono trovare molte imperfezioni in questo film, se ne può criticare la deriva sentimentalista che dopo un po’ annoia, si può puntare il dito contro alcune scelte di racconto non meglio sfruttate (la struttura dell’organizzazione messa in piedi da Nicky, ad esempio), la poca attenzione nei confronti di personaggi che strappano molti sorrisi (in primis Farhad, interpretato da Adrian Martinez), ma Focus – Niente è come sembra è un film onesto: non pretende nulla né da se stesso né tantomeno dal suo pubblico.

    Augusto D’Amante

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    Kenneth Branagh, la mia Cenerentola rivoluzionaria

    Dopo essere stati al Festival di Berlino, i protagonisti di Cenerentola incontrano la stampa a Milano; l’occasione è la presentazione del nuovo adattamento della leggendaria fiaba, una trasposizione in live action targata ancora una volta Disney dopo la storica versione animata del 1950 e diretta da Kenneth Branagh. Regista e attori (Lily James nei panni di Cenerentola e Richard Madden in quelli del Principe) hanno così raccontato la loro avventura sul set di un adattamento che rinnova un classico della storica casa d’animazione. Non senza prima trovare lo spazio per una curiosa anticipazione: “James e Madden sono persone fantastiche, lavorare con loro è stato magnifico. – ha confessato il regista – Forse è un po’ presto per parlarne ma la prossima idea è quella di realizzare un Romeo e Giulietta; abbiamo cominciato ad accennarlo e speriamo di poter continuare la nostra collaborazione in futuro”.

    In che cosa il suo film si distingue dalle altre versioni?
    Kenneth Branagh: Sono partito dall’immagine classica della favola che conosciamo, e ho cercato di rendere tutto più contemporaneo e appassionato possibile, mescolando tradizionale e contemporaneo. Cenerentola era un personaggio passivo, aspettava l’arrivo del principe, io invece ho voluto completamente rovesciare la situazione, farla diventare una parte attiva, mantenendo gli elementi classici della storia. Mi interessava soprattutto rivoluzionare Cenerentola, trasformandola in un personaggio moderno e fonte di ispirazione.

    Quanto il suo background shakespeariano ha condizionato la regia di questo film?
    K. B.: Shakespeare ha sempre guardato agli altri grandi narratori e anche lui verso la fine della sua carriera ha scritto storie che potevano apparire più semplici e solo di intrattenimento; si potrebbero definire quasi favole, come Il Racconto D’Inverno e il mio background mi ha insegnato a prendere le favole molto seriamente.

    La scena del ballo è sicuramente una parte cruciale del film…
    Richard Madden: Dante Ferretti riesce a creare questi set spettacolari e meravigliosi che non c’è quasi bisogno di recitare: comparse, artisti, ballerini, candele quando appare Cenerentola… rimani a bocca aperta. Una sensazione magica davvero.
    Lily James: La sequenza del ballo è stata davvero magica, ma era anche quella che mi preoccupava di più e mi rendeva molto nervosa, perché era l’istante in cui avrei incarnato una principessa, un momento iconico per tutti gli spettatori. Mi è bastato entrare nella sala per ritrovarmi in una favola.

    Parliamo del principe. Non è una figura marginale come nel cartone del 1950.
    R. M.: Sì, in effetti c’era una certa paura: io e Kenneth siamo dovuti partire da zero per questo personaggio, non c’erano misure di paragone, dovevo cercare di capire qual era l’idea che tutti avevano. Lo vediamo come amico, soldato, figlio e lo vediamo anche innamorarsi; ho cercato di costruirlo in modo che fosse all’altezza del personaggio femminile.
    Non ho creato il mio principe ispirandomi a qualcuno in particolare, ho letto molto Il Principe di Machiavelli, ho guardato come si comportano anche in alcuni principati, come ad esempio il Principato di Monaco. E ho notato che ad accomunare tutti è il desiderio di mettere a proprio agio le persone intorno a loro.

    Antonella Ravaglia

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    Festival del Film di Roma, Antonio Monda nuovo direttore

    E’ Antonio Monda il nuovo direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma, pronto quest’anno a festeggiare la sua decima edizione.
    Lo scrittore e docente universitario, curatore di celebri retrospettive presso le più prestigiose istituzioni culturali americane, è stato nominato oggi dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cinema per Roma, composto dal Presidente Piera Detassis (in rappresentanza del Comune di Roma) e da Laura Delli Colli (in rappresentanza della Regione Lazio), Giancarlo Cremonesi (Camera di Commercio), Carlo Fuortes (Musica per Roma), Roberto Cicutto (Istituto Luce Cinecittà).
    La nomina di Direttore Generale va invece a Lucio Argano, docente universitario, saggista, esperto di gestione della cultura, attualmente Presidente della Commissione Teatro del MiBACT.

    Monda insegna nel Film and Television Department della New York University, presso la cattedra che è stata anche di Martin Scorsese.
    È autore dei romanzi ‘Assoluzione’, ‘L’America non esiste’ (vincitore del premio Cortina d’Ampezzo), ‘La casa sulla roccia’, ‘Ota Benga’, e del libro di racconti e fotografie ‘Nella città nuda’. Nel campo della saggistica ha pubblicato ‘La magnifica illusione’, ‘The Hidden God’, ‘Tu credi? Conversazioni su Dio e la religione’, ‘Hanno preferito le tenebre’, il libro intervista con Ennio Morricone ‘Lontano dai sogni’, e ‘Il paradiso dei lettori innamorati’. I suoi libri sono pubblicati negli Stati Uniti, in Giappone, Francia, Israele, Brasile, Spagna, Olanda, Portogallo, Taiwan e Corea.
    Monda ha curato importanti retrospettive presso il MoMA, il Solomon Guggenheim Museum, il Lincoln Center, il Museum of Moving Image e l’Academy: tra le più significative, quelle dedicate a Ermanno Olmi, Michael Cimino, Vittorio Gassman, Anna Magnani, Federico Fellini, Dante Ferretti, al Neorealismo e ai grandi direttori della fotografia. La sua prima attività lavorativa è nel cinema, come assistente di Paolo e Vittorio Taviani ne La Notte di San Lorenzo. Successivamente ha diretto il film Dicembre, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e realizzato numerosi documentari, tra i quali Oltre New York, Filosofi, università, fascismo e Stranieri in America. Insieme a Davide Azzolini, ha prodotto il documentario Enzo Avitabile Music Life del premio Oscar Jonathan Demme, anch’esso in anteprima a Venezia.
    Con lo stesso Davide Azzolini è il fondatore del festival letterario Le Conversazioni, di cui è anche Direttore Artistico, e ha ideato – insieme a Richard Pena e Giorgio Gosetti – “Open Roads”, la più importante rassegna di cinema italiano al mondo, che si tiene ogni anno al Lincoln Center di New York e che nel 2015 giunge alla quindicesima edizione.
    Antonio Monda ha ideato, insieme a Mario Sesti, “Viaggio nel cinema americano”, organizzando e moderando, presso l’Auditorium Parco della Musica e nell’ambito del Festival Internazionale del Film di Roma, incontri con alcuni straordinari protagonisti del panorama cinematografico mondiale: da Francis Ford Coppola ai fratelli Coen, da David Lynch a Martin Scorsese, da Wes Anderson a Spike Lee, da Sean Connery a Jane Fonda, da Al Pacino a Meryl Streep, da James Ivory a John Landis, da David Cronenberg a William Friedkin, da Tim Burton a Terrence Malick, la cui memorabile conversazione segna anche l’unica apparizione pubblica del leggendario regista.
    Monda collabora alla pagina della cultura de La Repubblica, al telegiornale de La7, alle rubriche “Central Park West” su RaiNews 24 e “Un film al mese” su L’Uomo Vogue. Insieme a Maurizio Molinari, ha condotto la trasmissione di approfondimento del Tg5 “Lettera da New York”. I suoi pezzi sono stati pubblicati da The Paris Review, Fiction, The Common, Vanity Fair e Nuovi Argomenti.
    Il New York Times gli ha dedicato due lunghi ritratti: il primo, nel 2007, a firma di Rachel Donadio e il secondo, nel 2013, a firma di Sam Tanenhaus. Entrambi ne hanno esaltato l’attività culturale, definendolo “un istituto di cultura raccolto in una sola persona” e “custode della gloria di New York”.

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    Oscar: i grandi esclusi

    Sono trascorsi quasi  novant’anni e la famosa statuetta, meglio conosciuta come ‘Premio Oscar‘, viene considerata il più importante riconoscimento cinematografico  del mondo. Ma ripercorrendo la storia della sua lunga lista di grandi interpreti e cineasti, viene fuori un altrettanto lungo elenco di pellicole, di attori, di registi che, nonostante il successo ottenuto nel corso degli anni, non hanno mai ricevuto l’ambito riconoscimento.

    Basta tornare indietro di qualche decennio per scoprire ad esempio che Taxi driver di Martin Scorsese non vinse mai l’Oscar per il Miglior Film, battuto nel 1977 dall’indimenticabile Rocky; altro grande sconfitto fu Quei bravi ragazzi sempre del regista italo-americano, che nonostante le sei nomination riuscì a portare a casa solo l’Oscar per il Miglior Attore non Protagonista a Joe Pesci.

    Continuando a scorrere la lista troviamo ancora Le ali della libertà, che nel 1994 ottenne svariate nomination ma nessun premio,o Toro scatenato, che invece nel 1981 dovette cedere il passo a Gente comune di Robert Redford. Per non parlare di Salvate il soldato Ryan e La sottile linea rossa, entrambi candidati all’Oscar nel 1999 e battuti da Shakespeare in Love.

    Nello stesso anno a far discutere fu anche il premio per il Miglior Attore, conquistato dal nostro Roberto Benigni con La vita è bella e strappato al favorito Ian McKellen, protagonista di Demoni e dei.
    E tra i ‘perdenti’ più illustri spiccano poi Robert Mitchum, James Stewart, Cary Grant, Marlene Dietrich, Rita Hayworth, Marilyn Monroe, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick, e Charlie Chaplin, che non ricevette mai neanche una nomination. Il suo risarcimento fu poi un Oscar alla carriera.
    Senza dimenticare Clint Eastwood, che non ha mai ricevuto un Oscar come Miglior Attore, o Leonardo DiCaprio, che lo scorso anno fu a un passo dalla vittoria (andata poi a Matthew McConaughey) con la straordinaria interpretazione in  The Wolf Of Wall Street. Tra gli snobbati dall’Academy c’è anche Julianne Moore, che quest’anno però potrebbe rifarsi grazie alla sua magnifica performance in Still Alice

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    Oscar: tutto quello che c’è da sapere

    Perché si chiamano Oscar? Chi è l’attrice più giovane ad averne ricevuto uno? E la più anziana? In attesa della cerimonia che stanotte al Dolby Theatre di Los Angeles incoronerà i migliori dell’anno appena trascorso, ecco alcune curiosità sui premi più ambiti dai protagonisti del grande schermo. Come ad esempio l’origine del nome della statuetta, ufficialmente conosciuta come Academy Award of Merit, ma da tutti ampiamente nota con il nome di Oscar – pare dopo un’esclamazione di Margaret Herrick, impiegata dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Quando la vide disse: “Assomiglia proprio a mio zio Oscar!”.

    La prima cerimonia si tenne il 16 maggio 1929 alla Blossom Room dell’Hollywood Roosevelt Hotel, in 250 assistettero alla premiazione e il costo del biglietto era di 10 dollari.
    Il vincitore più giovane tra gli attori porta il nome di una donna, Tatum O’Neal che nel 1974 a soli dieci anni vince l’Oscar come Miglior Attrice non Protagonista nel film Luna di carta, mentre il primato del più anziano spetta a  Christopher Plummer, Miglior Attrice Protagonista in a 82 anni per Beginners nel 2012.
    Tocca a Walt Disney invece, portare a casa il record della persona che ha ricevuto più nomination e Oscar in assoluto con ben 59 candidature e 26 premi. Parla italiano il regista che ha ottenuto il maggior numero di statuette: è Federico Fellini con 5 Oscar in tutto, 4 per il miglior film straniero e uno alla carriera nel 1993.
    Ancora oggi è Ben Hur di William Wyler il film con più  Oscar vinti, 11 su 12 nomination, seguito subito dopo da Titanic di James Cameron, 11 statuette su 14 nomination.

    Abbiamo poi dovuto aspettare il 2010 invece per vedere una regista donna vincere un Oscar, Kathryn Bigelow per The Hurt Locker, la quarta a ricevere una candidatura in questa categoria dopo l’italiana Lina Wertmuller per Pasqualino Settebellezze nel 1976, la neozelandese Jane Campion per Lezioni di piano nel 1993 e l’americana Sofia Coppola per Lost in Translation nel 2003.
    Ma le stranezze non finiscono qui. Clint Eastwood, ad esempio, non ha mai ricevuto l’Oscar come Miglior Attore, e anche Stanley Kubrick, considerato uno dei più grandi registi della nostra epoca, è rimasto a bocca asciutta; niente da fare neppure per film passati alla storia come Il colore viola, Gangs of New York o La sottile linea rossa.
    Nel corso degli anni diverse sono state le categorie nate e sparite. Non esistono più ad esempio l’Oscar al Miglior assistente alla regia assegnato dal 1934 al 1938 o quello giovanile, Oscar in miniatura che dal 1935 fu attribuito senza regolarità fino al 1961; la prima a riceverlo fu nel 1935 la bambina prodigio Shirley Temple.
    Nuovi record potrebbero arrivare dalla prossima edizione!

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    Focus – Niente è come sembra: Trailer ufficiale

    GENERE: Commedia/ Drammatico
    ANNO: 2015
    USCITA: 05/03/2015
    DURATA: 104′
    DISTRIBUZIONE: Warner Bros Pictures
    NAZIONALITA’: Usa
    REGIA: Glenn Ficarra & John Requa
    CAST: Will Smith, Margot Robbie, Rodrigo Santoro, Adrian Martinez, Robert Taylor,
    Bd Wong, Gerald McRaney, Stephanie Honore
    TRAMA: Nicky, esperto maestro nel depistaggio, si ritrova coinvolto sentimentalmente con un’aspirante criminale, Jess. Mentre Nicky cerca di insegnarle i trucchi del mestiere, il rapporto tra i due diventa molto intimo, fino a quando Jess non viene allontanata brutalmente.
    Tre anni dopo, l’ex fiamma, ormai compiuta femme fatale, si presenta a Buenos Aires in occasione di una corsa automobilistica molto rischiosa e Nnel bel mezzo dell’ultima pericolosissima missione di Nicky, rischierà di mandare all’aria i suoi piani. Il consumato truffatore potrebbe trovarsi in seria difficoltà.

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