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    La città ideale

    Locandina italiana

    LA CITTA’ IDEALE
    GENERE: Drammatico
    ANNO: 2012
    USCITA: 11/04/2013
    DURATA: 105′
    NAZIONALITA‘: Italia
    REGIA: Luigi Lo Cascio
    CAST: Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Massimo Foschi, Alfonso Santagata, Roberto Herlitzka, Aida Burruano
    DISTRIBUZIONE: Cinecittà Luce
    TRAMA: Michele Grassadonia è un fervente ecologista. Molto tempo fa ha lasciato Palermo per trasferirsi a Siena, che lui considera, tra tutte, la città ideale. Da quasi un anno sta portando avanti un esperimento nel suo appartamento: riuscire a vivere in piena autosufficienza, senza dover ricorrere all’acqua corrente o all’energia elettrica. In una notte di pioggia, Michele rimane coinvolto in una serie di accadimenti dai contorni confusi e misteriosi. Da questo momento in poi, la sua esperienza felice di integrazione gioiosa nella città ideale comincerà a vacillare.
    ———————
    In concorso alla 27. Settimana Internazione della Critica

    RECENSIONE: esordio coraggioso per Lo Cascio
    VOTO: 3.5

    TRAILER

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    Il volto di un’altra

    Locandina italiana

    IL VOLTO DI UN’ALTRA

    GENERE: Commedia
    ANNO: 2012
    USCITA: 11/04/2013
    DURATA: 83′
    NAZIONALITA‘: Italia
    REGIA: Pappi Corsicato
    CAST: Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Lino Guanciale, Iaia Forte, Angela Goodwin, Franco Giacobini
    DISTRIBUZIONE: Officine Ubu
    TRAMA: Bella è la splendida ed esuberante conduttrice di un famoso programma televisivo sulla chirurgia estetica, appena licenziata per il calo di ascolti. René è suo marito, un medico chirurgo che nello stesso programma effettua gli interventi sugli ospiti.
    Bella, infuriata, lascia lo studio televisivo e, sulla via del ritorno a casa, ha un brutto incidente d’auto e rimane fortemente sfigurata. Ma quello che potrebbe sembrare il colpo di grazia che sancisce la fine della carriera di Bella, si rivela invece essere un’ ottima occasione per rilanciare la propria  immagine.
    Bella decide infatti di farsi ricostruire dal marito un volto totalmente nuovo, un volto con il quale vendicarsi di chi la dava per finita e riconquistare l’attenzione e l’amore del suo pubblico. Questa notizia crea ovviamente non poca curiosità ed eccitazione, soprattutto tra i pazienti della clinica in cui Bella è ricoverata.
    Proprio questa clinica, situata tra le montagne incontaminate del Sud Tirolo, diventerà scenario di personaggi, situazioni divertenti e paradossali: una suora  con l’ossessione di somministrare purghe a tutti, Tru Tru l’addetto all’impianto fognario con velleità canore, ecc… Intanto tutti si chiedono una sola cosa: come sarà il nuovo volto di Bella?
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    Il film è finanziato dal MiBAC e dalla BLS (Business Location Südtirol)
    Festival Internazionale del Film di Roma 2012 – In concorso

    RECENSIONE: Occasione sprecata
    VOTO: 2

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    Walter Hill, la storia sul Red Carpet

    Un privilegio trovarsi davanti a Walter Hill, un regista che ha fatto la storia di un genere… Con lui parliamo del nuovo Bullet to the Head, di Sylvester Stallone e delle nuove generazioni…

    Un film che rimanda a classici del genere, era così che lo volevate con Sylvester Stallone?
    Bè, all’inizio lui mi ha mandato lo script, ci avevano lavorato per circa due anni, su varie versioni, e con un altro regista, con il quale poi non hanno continuato. Per questo mi hanno chiamato. Sly mi ha mostrato un paio di stesure della storia e mi ha chiesto cosa ne pensassi: c’erano idee valide, ma anche molte cose che non mi pareva funzionassero. Gli ho spiegato come secondo me andasse realizzato e ci siamo trovati molto bene a fare il film; lui è molto professionale e ha una forte personalità. Io da parte mia sono una persona molto dolce, ma di base entrambi cercavamo di fare lo stesso film, avevamo gli stessi obiettivi e idee simili. Per esempio su certe sequenze di azione, sullo humor, sull’ironia che attraversa il film. Un omaggio ‘retrò’ ai film degli anni 70, cose che oggi, vedendole, sono più chiare di quando ci stavamo lavorando

    Da dove viene la citazione di Jerry Maguire?
    Ricordo perfettamente da chi è venuta ogni singola battuta… Questa è stata una idea dello sceneggiatura, di Alessandro.

    E il nome del personaggio, Bobo? Nella Graphic Novel i nomi erano diversi…
    Questo nasce da una collaborazione tra me e Sly. Lui voleva essere Bobo; io volevo Jimmy, dove essere un diminutivo del suo cognome, qualcosa come Boborelli. E’ molto infantile ma è così che ti guadagni da vivere…

    Questo film sembra recuperare il suo vecchio progetto di un remake di The Killer di John Woo, alcune tracce sono rimaste…
    La gente spesso mi chiedeva come mi senta per il fatto che John Woo fa film simili ai miei, oggi altri mi chiedono perché io faccia film come quelli di John Woo. John è una persona molto divertente, e abbiamo sicuramente delle somiglianze, ma non credo ci sia stata questa influenza, di certo non voluta o cosciente.
    L’idea viene essenzialmente dalla graphic novel, come molto del film; forse dovremmo chiedere all’autore di quella, a Alexi. Magari a chi si sia ispirato lui, anche se lui afferma di esser stato influenzato solo da me.

    Un film che gioca molto sul ‘Old Style’, anche per differenziarsi da tanti giovani registi che stanno rileggendo il genere?
    Credo molto nella brevità di quelle che sono le dichiarazioni artistiche. Io mi lamento molto dei film troppo lunghi, con ripetizioni infinite. Mentre invece bisogna sottolineare quello che vuoi dire e poi andare avanti.
    La sequenza della tortura di Slater doveva essere molto drammatica, non tanto sulla sua uccisione quanto sul confronto tra i due personaggi, tra i loro codici di comportamento, che però non si risolve perché vengono interrotti… Il trucco è tutto lì.
    Ci sono nuovi registi, ma non so cosa dirne. Noi abbiamo un tempo limitato e non sappiamo quanto sia, per questo forse mi interessa di più guardare agli antichi maestri, come Anthony Mann, che i giovani registi, dei quali non saprei dire molto. Probabilmente perché non sono più giovane. Sicuramente è un lavoro duro il raccontare storie, passiamo molto tempo lavorando su aspetti tecnici ma in definitiva tutto riguarda la testa e il cuore dei personaggi.

    Mattia Pasquini

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    Oblivion

    Locandina italiana

    OBLIVION
    (Oblivion)
    GENERE: Azione, Fantasy, Avventura
    ANNO: 2013
    USCITA: 11/04/2013
    DURATA: 126′
    NAZIONALITA‘: Usa
    REGIA: Joseph Kosinski
    CAST: Tom Cruise, Morgan Freeman, Nikolaj Coster-Waldau, Olga Kurylenko, Zoe Bell, Melissa Leo
    DISTRIBUZIONE: Universal Pictures International Italy
    TRAMA: Jack è un veterano, un soldato esperto nella riparazione di droni di superfice, che la Corte Marziale manda su un pianeta lontano con il compito di distruggere tutto ciò che rimane di una locale razza aliena che vive sotto terra. Costretto sulla post-apocalittica superficie di un mondo nel quale la popolazione umana si è rifugiata ormai in orbita per evitare rischi (e riorganizzare la resistenza guidata da Malcolm Beech), e lontano dalla splendida moglie, Jack è atteso da un evento inatteso: l’arrivo di una affascinante viaggiatrice, Julia, precipitata sul pianeta, che lo porta a farsi più domande del previsto su ciò che conosce del pianeta stesso, sulla propria missione e persino su se stesso.
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    Basato sull’omonima Graphic Novel

    RECENSIONE: Rimandi all’indimenticabile
    VOTO: 2.5

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    L’ipnotista

    Locandina italiana

    L’IPNOTISTA
    (Hypnotisören)
    GENERE: Drammatico, Thriller
    ANNO: 2013  USCITA: 11/04/2013 DURATA: 122′
    NAZIONALITA‘: Svezia
    DISTRIBUZIONE: Bim
    REGIA: Lasse Hallström
    CAST: Tobias Zilliacus, Mikael Persbrandt, Lena Olin, Helena af Sandeberg, Oscar Pettersson, Anna Azcarate
    TRAMA:  L’ispettore Joona Linna ha un testimone oculare della brutale carneficina di una famiglia nei sobborghi di Stoccolma. Il testimone, il figlio adolescente della famiglia è vivo per miracolo e non può essere interrogato in maniera convenzionale. Anche la figlia maggiore è scomparsa misteriosamente. Sembra che qualcuno stia cercando di annientare l’intera famiglia e Joona Linna teme che la ragazza possa essere la prossima vittima dell’assassino. Lottando contro il tempo, Linna persuade l’ipnotista interpellato Erik Maria Bark a fare un tentativo per comunicare con il ragazzo e farlo parlare sotto ipnosi. Erik Maria Bark rompe la sua promessa solenne di non praticare più l’ipnosi e così ha inizio un pericoloso viaggio nell’oscurità smisurata del subconscio.

    RECENSIONE: Profondo bianco
    VOTO: 3

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    Sly, lo Stallone italiano is back!

    Sono stato a Cinecittà mentre ero a Roma; qui avete un museo a cielo aperto, dovete cercare di far sopravvivere questo luogo…”, così si presenta Sylvester Stallone, il popolare Sly, al Festival di Roma per accompagnare

    Roma non è stata solo Festival per lei, Cinecittà, Tor Bella Monaca… che impressione le han fatto le zone di Roma meno centrali o pubblicizzate?
    Andando al teatro di Tor Bella Monaca ho provato delle sensazioni che mi hanno ricordato come ero tanti anni fa, quando vivevo in un quartiere come quello; capisco cosa possano provare i giovani che crescono in zone come queste, e a loro ho detto di non aver paura del fallimento, che sicuramente falliranno, ma ogni volta saranno sempre più saggi, e colpo su colpo riusciranno a raggiungere il successo.
    Cinecittà è stato una scoperta; avete davvero un museo a cielo aperto lì, dovete cercare di far sopravvivere questo luogo…

    Può essere pesante il peso di essere un riferimento per più di una generazione?
    Si, in qualche modo sì, ma è un peso ‘buono’. Ma quello che succede è strano, stavolta abbiamo tentato una trasniszione tra il duro Rambo e l’ottimista Rocky, abbiamo preso i due personaggi e li abbiamo combinati in Bobo e credo sia stata un’ottima transizione. Chissà che non possa essere un nuovo modello per l’attuale generazione…

    Rocky forse no, ma Rambo sembra essere rimasto in sospeso, la conclusione resta aperta?
    Rocky è un atleta, è finito, ormai ha raggiunto il massimo che poteva raggiungere. E ne sono soddisfatto. Il motivo per cui non voglio chiudere con Rambo è lo stesso per cui non vado in pensione. Non posso. Non posso smettere. Lui ha sempre mentito a se stesso, combatterebbe a prescindere. Ha bisogno della guerra e non ha una casa cui tornare. Un guerriero cerca sempre di morire in maniera gloriosa. C’è una buona idea su cui sto lavorando e potrebbe anche concretizzarsi, se il mio fisico reggerà… Rambo che combatte l’artrite! o magari tornare come ragazza, Rambolina. In fondo oggi la società è molto più permissiva…

    C’è stato un incontro che le ha cambiato la vita o è stato determinante per la sua carriera?
    Quando sono arrivato a Hollywood per la prima volta, pensavo che tutti mi e si amassero. Poi, dopo aver fatto Rocky e avendo visto quanto stava incassando, sono andato a chiedere i soldi che mi dovevano visto che non ero stato ancora pagato. ‘Torna a lavorare’ mi disse il capo degli Studios, ‘non ti paghiamo perché non ci importa niente di te; lo faremo quando ci andrà’. Lì ho capito che si trattava di un business, non di una storia d’amore.
    Ma lo ringraziai, perché mi insegnò che non si trattava di una fabbrica felice, ma di un posto che mette al primo posto l’ego delle persone e dove puoi contare solo su te stesso. La lezione che imparai, mi ha poi salvato.

    E l’incontro con Allen, che ha determinato l’inizio della sua carriera, come fu?
    Davvero incontrarlo mi ha cambiato la vita. Io all’epoca non ero davvero nessuno e lui stava girando Bananas, gli serviva un cattivo. Con un amico siamo andati da lui per farci ingaggiare, ma ricordo che era molto nervoso sul set, quando ci ha visto si è girato e ha detto al suo aiuto che non facevamo paura. Io avevo già mollato, ma il mio amico mi portò in una farmacia per comprare della vaselina, ci siamo sporcati la faccia e siamo tornati da Allen conciati così. Quando gli abbiamo bussato su una spalla e ringhiato se non gli facessimo paura, era talmente nervoso che ci ha ingaggiati subito. E’ stato indimenticabile!

    Da attore, come gestisce i periodi ‘morti’ lontani dal set?
    Me lo chiedo sempre anche io, cosa fanno gli attori che girano un film ogni uno, due o cinque anni? Chi cucina, chi dipinge o gioca col cane. In genreale gli attori recitano, perché devi mantenere attiva la macchina. Personalmente io inseguo le figlie per casa. Ed è paradossale, visto che ho passato tutta la vita come Rambo o Rocky e poi ho avuto tre figlie, e a casa ho – oltre a mia moglie – due domestiche e 5 cani, tutte femmine! Ce n’è da tenermi impegnato…

    Mattia Pasquini

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    Jimmy Bobo – Bullet to the Head

    bullet to the head

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    JIMMY BOBO – BULLET TO THE HEAD
    (Bullet to the Head)
    GENERE: Azione, Poliziesco, Thriller
    ANNO: 2013
    DATA: 04/04/2013
    DURATA: 97′
    NAZIONALITA‘: USA
    REGIA: Walter Hill
    CAST: Sylvester Stallone, Jason Momoa , Sarah Shahi, Christian Slater, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Sung Kang
    DISTRIBUZIONE: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
    TRAMA: Un poliziotto ed un killer assistono alla morte dei loro rispettivi compagni, per mano degli stessi assassini. Decidono così di allearsi per trovare i responsabili e vendicare la morte dei loro amici.

    RECENSIONE: Rocky, Rambo e Bobo
    VOTO: 4

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    Mr. & Mrs. Hitchcock secondo Gervasi

    Il regista inglese al Noir in Festival spiega il suo personalissimo (e fantasioso) biopic sul Maestro del brivido…

    Come è arrivato a una rilettura così particolare di un momento chiave nella vita di un regista tanto noto?
    Dopo aver fatto il musicista, il giornalista, lo sceneggiatore e  il documentarista, questo è il primo film puramente narrativo per me e, dopo aver lavorato a Holywood come scrittore per molti anni, è stata una possibilità unica. Alla quale non pensavo di arrivare. Quando la produzione ha iniziato a cercare un regista, ho voluto provare proprio perché non avevo nulla da perdere. Eramo 26 o 27, ma il produttore aveva amato molto il mio documentario ‘Anvil’ e ho avuto una chance.

    E come li hai convinti?
    Ho detto loro cosa amassi del film, soprattutto il fatto che a 60 anni Hitchcock avesse voglia di rischiare. Era un artista che sentiva di star diventando irrilevante, di stare per morire, e voleva ancora sorprendere il pubblico e se stesso. Un’idea che mi piaceva molto, anche perché io stesso ho rischiato i miei stessi soldi per Anvil; inoltre c’era la storia tra lui e Alma che davvero mi interessava più di ogni altra cosa.
    Il raporto tra loro è stata una vera rivelazione, per la scoperta di quanto la moglie sia stata una grande sostegno per lui e la sua carriera.
    I grandi artisti son quelli capaci di ascoltare, non possono essere persone impermeabili. E questo aumenta il loro genio, perché il cinema è un’arte di collaborazione, di gruppo.

    Anche lei ha condiviso l’esperienza con due grandi attori…
    Quando mi hanno detto che avrei potuto avere Hopkins l’ho incontrato in un risotrante italiano, e abbiamo parlato molto bevendo chianti. Lui mi ha detto di aver visto almeno tre volte il mio documentario e che gli era piaciuto. Ho pensato in quel momento che avremmo potuto finire per lavorare insieme. Lì e quando poi mi ha detto: ‘Sei pazzo, ma mi piace, proviamo’.

    E con Helen Mirren invece?
    Per avere lei abbiamo dovuto aspettare di più, ma alla Fox Searchlight erano entusiasti. Finalmente ad aprile siamo riusciti a iniziare le riprese ed è stato importante averla come coprotagonista proprio perché doveva rendere la forte personalità di una grande donna.
    E’ chiaro che poter dirigere due attori del genere, al primo film, può mettere in soggezione. Mi sono chiesto più volte cosa avrei fatto, poi quando abbiamo iniziato, sin dalla prima lettura, li ho ascoltati… Ho fatto leggere loro la scena, una volta, due, tre, ho preso appunti. Poi dopo la quarta volta hanno iniziato a trovare il giusto tono e l’interazione tra loro, il ruolo ha iniziato a entrare in loro, grazie anche a dei dettagli fisici.
    Per me è stata una esperienza unica, da regista, ma anche come membro del pubblico, in prima fila davanti alla performance di due grandi attori di teatro.
    Per esempio per la scena in camera da letto volevo creare una atmosfera teatrale, alla Lady Macbeth, volevo essere vicino a lei.
    Lasciare fare ai grandi attori il loro mestiere, funziona. Possono non essere perffeti a volte, ma è sempre una esperienza straordinaria. Mi hanno sempre sostenuto, davanti alla troupe, e dato anche dei suggerimento o aiutato nelle riprese e nella realizzazione. Inoltre erano molto dolci e carini con tutta la troupe; erano come due bambini che si sono divertiti a fare questo film.

    E oltre agli attori? Avete ricevuto il sostegno di altri, magari delle persone che avevano lavorato con lui?
    Si, il supervisor della sceneggiatura Marta Schlomm e l’aiuto regista Greem. Loro hanno visto il film e hanno capito il senso dell’operazione. Marta è stata anche sul set, e ha detto che avevamo rispettato lo spirito di Hitchcok e certe sue durezze sul lavoro.
    Si tende a dimenticare che lui a lungo era consderato come un cineasta di genere, almeno finché Truffaut non l’ha intervistato. Un filmmaker popolare, regista di film oggi considerati dei capolavori… Ma raramente di tiene conto del suo senso dell’umorismo. Lui faceva continuamente battute. Anche sul set di Psycho, dove si racconta che Janet Leigh ridesse alle lacrime. La moglie l’ha sempre descritto come l’uomo più divertente che avesse mai conosciuto, le faceva scherzi tutto il tempo. Volevamo ricordare questi altri aspetti al pubblico, che spesso l’ha relegato al personaggio burbero e serioso creato dalla serie tv. D’altronde, nel bene e nel male, è stato il primo regista a diventare una star.

    A parte questo, però, avete romanzato molto i fatti reali…
    Assolutamente si. Il film è tutto una fantasia. Abbiamo degli attori che recitano un ruolo. Non abbiamo fatto un documentario, ce ne erano già, come c’erano già dei libri, come quello di Rebello. Un esempio è nel dialogo con Ed Gein, tutte scene di fantasia. Hitchcock è una esplorazione drammatica di quel che poteva essere nella sua testa. Abbiamo preso quello che sapevamo, ma l’abbiamo trasformato. Io credo che si possa essere ugualmente fedeli alla storia, che si basa comunque su elementi storici. Sul rischio produttivo soprattutto; ma possiamo anche immaginare come possa essere stato il suo rapporto con Alma. Il fatto di aver adombrato un possibile affair tra lei e Whit, il suo amico col quale avevano entrambi collaborato, non ci ha portato a porci il problema se ci fosse stata davvero una relazione tra loro. In una biografia di Hitchcock è lui stesso a parlare, in dettaglio, della possibile relazione tra i due, ma non abbiamo voluto approfondire questo aspetto, pur usandolo nella dinamica del film…

    E ora, cosa ha in programma?
    Il prossimo film sarà probabilmente Headhunters, un remake del film che proprio al Noir di Courmayeur ha vinto il Leone Nero 2011. E se avete pensato che quello fosse un film disturbato, aspettate il mio…

    Mattia Pasquini

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    Hitchcock

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    HITCHCOCK
    (Hitchcock)
    GENERE: Biografico, Drammatico
    ANNO: 2013
    USCITA: 04/04/2013
    DURATA: 98′
    DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox
    NAZIONALITA‘: USA
    REGIA: Sacha Gervasi
    CAST: Anthony Hopkins, Scarlett Johansson, Jessica Biel, Helen Mirren, Ralph Macchio, Toni Collette
    TRAMA: E’ il 1960 e Alfred Hitchcock si prepara a realizzare il suo grande film, Psycho, che lo consacrerà definitivamente come il maestro del brivido. In primo piano la storia d’amore tra il regista e sua moglie Alma Reville.

    RECENSIONE: Ognuno ha il suo Passeggero Oscuro
    VOTO: 3.5

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    Nicolas Vaporidis e Massimo Ghini fanno Outing

    Nicolas Vaporidis e Massimo Ghini due sono tra i principali interpreti di Outing, film dell’esordiente Matteo Vicino; un racconto sulla nostra Italia, tra fantasia e realtà. E sogno…

    Siete tra i nomi principali di un film diretto da un esordiente, è ancora una scommessa?
    MASSIMO GHINI: Non ci ho pensato troppo. Mi hanno chiamato mentre stavo facendo Il vizietto, per cui ero già vestito da donna… Poi, la casualità ha voluto che lo scorso sia stato un anno che ho attraversato facendo un certo tipo di personaggi; Come quelli di ‘Uomini, uomini, uomini’, ancora proiettato in tutto il mondo come film di culto di quegli anni, accettato e sostenuto dal mondo omosessuale. Stante che nessuno deve giustificare niente, è bello poter dire di esser riusciti a essere credibili pur essendo molto diversi.
    Anche se a volte si finisce per creare fenomeni imprevisti, come mi accadde anni fa ne La bella vita. Quando scrivemmo il personaggio di Jerry Fumo, che interpretavo, noi volevamo rappresentare lo schifo di un uomo senza morale, un residuo degli anni ’80. In tutta Italia le tv private continuavano a chiamarmi e a dirmi ‘sei un mito’, ma quella rappresentazione doveva fare schifo, era un personaggio deteriore! Per tornare a oggi, questa rappresentazione deve portare a una risata più che a creare o far sentire questo tipo di comunione.

    Cipullo (uno dei produttori, ndr) ci raccontava di non aver potuto attingere ai fondi della Film Commission pugliese per un problema di tempi e di ‘richieste’, che ne pensi?
    M.G.: Sicuramente ne sà di più lui, ma credo che adesso il meccanismo della regione Puglia sia persino cambiato. E spero sulla base di elementi di sensibilità. Forse è la cosa giusta bypassare l’idea di una commissione che debba emettere un giudzio di merito. Il nostro è un paese di commissioni, ma è l’idea vincente per allargare questo sistema e farlo diventare produttivo, aumentando anche l’impiego sul territorio. Anche le commissioni devono fare un salto in avanti, passando a un iter quasi automatico di stanziamento e abbandonando istituti giudicanti.

    Nicolas, ora che hai superato i 30 anni. E’ un salto più grande di avere un regista esordiente a dirigerti o di parlare di omosessualità?
    NICOLAS VAPORIDIS: Speriamo piuttosto di averne parlato senza offendere nessuno, né il mondo gay, né i pugliesi. Il nostro obietivo principale era di rientrare in uno schema di commedia, senza pretese autoriali o di altra natura, ma solo per veicolare attraverso la risata i temi di cui si parla – lobby, finanziamenti, ecc. – e dell’inseguire i propri sogni, o cosa si sia disposti a fare per realizzarli. Magari anche trovando un modo per superare condizionamenti e compromessi, anche se non superando i limiti della legalità. E’ stato un modo per raccontare una Italia che ci va stretta. Molto. Tutti noi vorremmo restare qui, vorremmo che si andasse verso un miglioramento. Tutti insieme. Nel nostro microcosmo, del cinema, facciamo dei tentativi. Anche sbagliando. Ma credo che sia bene che tutti, come Paese e come generazione, proviamo a migliorarci sfruttando le eccellenze che abbiamo.

    In questo senso, forse, il vostro impegno di attori in questo caso si sposava particolarmente con quello personale, anche politico…
    M.G.: Più che una scelta politica, qui è l’argometo di per sé che ti porta a fare certi ragionamenti nella vita… Personalmente mi aveva affascinato l’idea di trattare questo argomento in maniera politicamente scorretta. Speriamo di esserci riusciti…
    N.V.: Io non sono politicamente attivo, non come Massimo almeno; faccio piuttosto polemica sui social network, ma più per un generico stimolo generazionale di miglioramento. Contro un tacito consenso e la non ribellione. D’altronde l’Italia offre non pochi spunti per ribellarsi.
    Il film mi piaceva anche per il mio personaggio, al limite tra stenti e furbizia, che truffa perché costretto, a dire suo, ma truffa. Non è un atteggiamento che ami, ma mi piaceva mostrare una parte della nostra generazione costretta a scendere a compromessi con i poteri, o ad accettare di non farcela. Quella che raccontiamo è una Italia immaginaria, almeno per ora, visto che bandi come questi non esistono. Abbiamo pensato a come avrebbero potuto comportarsi in un caso del genere. Loro il talento ce l’hanno, vogliono solo una occasione, e la creano fingendo, accettano di farlo per non perdere tutto. Ed è difficile quando hai una sola possibilità. In un Paese di furbi c’è sempre quello onesto che paga e fa la figura dello stupido. Noi invece volevamo raccontare che l’onestà paga, anche se è un sottotesto molto ‘sotto’ in una commedia che vuole soprattutto far ridere.

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