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    Le Tre Rose di Eva 2: Tra Amore & Thriller!

    Tornerà a settembre il secondo capitolo delle Tre Rose di Eva, fortunata fiction  targata Raffaele Mertes e Vincenzo Verdecchi. Quattordici puntate che terranno con il fiato sospeso, visto che l’amore di Alessandro (Roberto Farnesi) e Aurora (Anna Safroncik) verrà messo ancora a dura prova. Nel cast anche Giorgia Wurth, Karin Proia e Luca Capuano. Molte le novità a partire da come è stato girato, ossia con due troupe, un modo produttivo per risparmiare tempo e soldi. In più ci sono otto new entry nel vastissimo cast come Euridice Axen, Mario Cordova e Simon Grechi e un tocco thriller e gotico nella trama.
    “La fiction si caratterizza per scrittura precisa  e molto accurata, cercare di trovare una qualità alta e trovare una squadra di tecnici, registi e  attori molto motivati. – ha annunciato il Direttore Fiction Mediaset Antonino Antonucci durante la presentazione della serie a Roma –  Siamo tutti contenti del risultato visto il momento, è ovvio che se vogliamo dare continuità a questo nuovo metodo produttivo  deve essere seguito”.

    “Il compito per noi è sempre più difficile, ma siamo spinti dall’amore per il nostro lavoro e cercare di fare del nostro meglio per rilanciare le fiction. – ha continuato poi uno dei registi Raffaele Mertes – Quando si deve realizzare in poco tempo ci si deve organizzare al meglio. Visto il nuovo metodo produttivo abbiamo introdotto una nuova tecnologia, i droni, delle macchine aeree , meno dispendiosi del classico dolly”.
    Infine la parola è stata lasciata ai protagonisti, in primis Anna Safroncik  che ha commentato: “La differenza per noi attori era che arrivavamo la mattina,  ti vedevi truccato e  vestito entravi nel personaggio e non ne uscivi, questo supportava l’emotività da dare al ruolo. Per me è stata molto dura, lo dico con orgoglio, perché siamo arrivati al un livello migliore dell’anno scorso, avendo avuto così tante scene e tanto impegno, alla fine abbiamo detto ok ci buttiamo e vediamo che succede! Quello che ti dà questo modello produttivo  è la realtà. Noi attori non abbiamo più la possibilità di creare un personaggio sopra le righe, ma  siamo reali e più vicini al pubblico”.

    Elisa Solofrano

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    Barbera: Venezia la crisi e…

    Il Direttore della Mostra di Venezia, Alberto Barbera, ci racconta le line guida e le aspettative per l’edizione 70 della rassegna internazionale più longeva del Mondo.

    Barbera, partiamo dal programma, ci sono tematiche affini o ricorrenti?
    Non so se c’e’ un vero e proprio filo rosso ma è vero che il cinema di oggi è un cinema che riflette le crisi che stiamo attraversando: economiche, finanziarie, sociali, politiche. Un cinema che affronta di petto la contemporaneità e che si scontra con la negatività: non c’è nessun regista che riesca a guardare al di là, che riesca a dare dei segni d’ottimismo. Siamo rimasti colpiti da film che guardano la famiglia come microcosmo simbolico della crisi di tutta la società. Il cinema è da sempre specchio della realtà, e non ci possiamo lamentare che questa immagine sia oggi cupa e violenta.

    Il secondo festival dell’era ‘crisi’ sotto la sua direzione, si aspetta critiche sul cartellone presentato in anteprima alla stampa?
    La selezione di un festival non si fa per accontentare questo o quello; mi auguro che questo programma accontenti chi accusa i festival di proporre sempre i soliti nomi.
    I film che non ci sono? Guardate cosa ha proposto Cannes. Tanti sono oggi i motivi per cui un film non è a un festival: potrebbe non essere pronto, potrebbe non essere piaciuto a chi lo seleziona, o potrebbero esserci dei problemi relativi alla presenza dei talent o al budget promozionale messo a disposizione dalla produzione. Lascio a voi fare il giochino su quale titolo rientra in quale categoria.

    In un cartellone ridotto in Concorso ci sono venti pellicole, non 18 come era stato annunciato, qualche motivo articolare?
    Abbiamo ritenuto importante dare spazio all’anteprima internazionale di Kaze Tachinu, il nuovo film di Hayao Miyazaki, autore legato a Venezia da una vecchia amicizia che teneva molto ad essere in competizione; e anche Tsai Ming-Liang, che ha realizzato quel che ha annunciato essere il suo ultimo film: Stray Dogs, un film testamentario rispetto al cinema e al suo linguaggio, un film al di là del cinema, un film che è la summa di tutta l’opera di Tsai e che già va oltre. Un corpo estraneo rispetto al resto del concorso, ma affascinante.

    Due documentari in concorso a Venezia, si tratta di una novità assoluta, in controtendenza con la sala che poi i documentari non li ospita…
    Si, si tratta di una importante prima volta: la prima volta in un grande Festival europeo di due documentari in competizione; si tratta di The Unknown Known: the Life and Times of Donald Rumsfeld e Sacro GRA: il primo è diretto da Erroll Morris e racconta l’ex segretario alla Difesa statunitense e il secondo da Gianfranco Rosi, che ha letteralmente vissuto per lungo tempo ai margini del Raccordo Anulare di Roma per poterlo raccontare nel film. Sono due film straordinari che ci confermano che la distinzione tra fiction e documentario appartiene al passato, che il cinema moderno compie continui passaggi tra finzione e realtà, anche se, come sottolinea lei la sala stenta ad accogliere questo tipo di prodotto…

    Continuando con i film italiani cosa può anticipare
    Che sono la fotografia attuale del nostro cinema: abbiamo un grande autore, Amelio con L’intrepido e un’opera prima, quella di Emma Dante, Via Castellana Bandiera. Danno l’idea di un cinema italiano eterogeneo, fatto di contaminazioni e novità. Vorrei anche che si sfatasse il mito che vuole i film italiani trattati male a Venezia: se i film sono buoni, non li maltratta nessuno. E bisogna assolutamente che tutti, media in testa, entrino nell’ordine di idee che se non si vince un premio, questo non vuol dire che si è perso.

    Nessuna polemica dunque con Luchetti che presenta il suo film in anteprima mondiale a Toronto e non qualche giorno prima a Venezia…
    Assolutamente. Quella di Luchetti e’ una scelta personale. Me lo aveva anticipato anche a Cannes. Credo non sia rimasto soddisfatto dal trattamento riservato gli dalla stampa una decina di anni fa al Lido e quindi ha deciso di volare a Toronto con il suo nuovo film. Non ho visto il film ma gli auguro ogni fortuna e rispetto la sua decisione.

    IL PROGRAMMA COMPLETO DI VENEZIA 70

     

     

     

     

     

     

     

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    Venezia 70., Tutti i film in programma

    Annunciato alla stampa il cartellone della 70esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera.

    Tre gli italiani in concorso (L’intrepido di Gianni Amelio, il docu-film Sacro G.R.A. di Gianfranco Rosi e Via Castellana Bandiera, documentario opera prima della regista teatrale Emma Dante).
    Venti film in concorso, tra i quali due documentari (quelli di Rosi e Morris), fatto inedito per un festival. Significativa rappresentanza americana, come di consueto, con ben cinque titoli in gara (John Curran, Errol Morris, David Gordon Green, Kelly Reichardt e James Franco), tre gli inglesi (Terry Gilliam, Stephen Frears e Jonathan Glazer).
    In generale pero’ si segnalano in corsa per il Leone d’Oro pellicole da tutto il mondo, Tracks di John Curran, Miss Violence di Alexandros Avranas, Tom a la femme di Xavier Dolan, Under the Skin di Jonathan Glazer, Child of God di James Franco, Night Moves di Kelly Reichardt, Kaze Tachinu di Hayao Miyazaki, The Unknown Known: The Life and Times of Donald Rumsfeld di Errol Morris, Les Terrasses di Merzak Allouache, Joe di David Gordon Green, Philomena di Stephen Frears, Die Frau Des Polizisten di Philip Groning, Ana Arabia di Amos Gitai, La Jealousie di Philippe Garrell, The Zero Theorem di Terry Gilliam, Joaoyou di Tsai Ming Liang e l’opera prima di Peter Landesman Parkland.
    Ma proviamo ad analizzare tutti i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia numero 70′, a cominciare dai colori italiani.

    Il protagonista de L’intrepido, commedia amara del regista di Lamerica sarà Antonio Albanese che interpreterà un personaggio dall’animo buono, un puro di cuore…
    Il primo doc in concorso è l’italianissimo Sacro GRA del Maestro Gianfranco Rosi, premiato proprio a Venezia lo scorso anno con un meritatissimo Leone alla carriera.
    GRA sta per Grande Raccordo Anulare, la strada che circonda la capitale e che tutti i romani conoscono. Il regista ha vissuto attorno al GRA muovendosi in camper per oltre un anno per raccogliere le storie di chi vive intorno alla grande strada-cintura della città eterna.
    La regista teatrale Emma Dante arriva al Lido con il suo primo film, tratto dal suo romanzo omonimo. La storia di Via Castellana Bandiera è ambientata a Palermo. Protagonista è un duello al femminile, definito “forte e silenzioso, testardo e insolente, in una Sicilia fuori dal tempo.
    Volando sul programma del concorso veneziano trovamo che James Franco sarà in concorso con la trasposizione di un romanzo di Cormac McCarthy: Child of God (Figlio di Dio). La storia si concentra sulla figura di Lester Ballard, un uomo che vive praticamente in “esilio”, ai margini della società.
    Torna a Venezia anche Amos Gitai con Ana Arabia, con Yuval Scharf e Sarah Adler. Film coprodotto da Israele e Francia.
    Dall’Inghilterra arriva Philomena, il nuovo film di Stephen Frears. Basato su una storia vera, il film è incentrato su Philomena Lee (interpretata da Judi Dench), una donna irlandese costretta a dare in adozione il figlio illegittimo. Torna a Venezia Philippe Garrelle con il suo La jalousie.
    La sceneggiatura è centrata su un uomo di trent’anni che vive con una donna in un appartamento ammobiliato. E’ una storia d’amore. Ma quest’uomo ha un’altra donna con cui ha avuto un bambino, che ha abbandonato.

    In concorso anche The zero theorem, il nuovo film di Terry Gilliam, con Christoph Waltz, Tilda Swinton, Matt Damon, David Thewlis e Melanie Thierry, il film, ambientato in un futuro orwelliano, racconta la storia di un uomo alle prese con un teorema che potrebbe svelare il senso della vita.
    La bella Scarlett Johansson è la protagonista di Under the skin, il film in concorso di Jonathan Glazer. Protagonista è Isserley, un’aliena dalle sembianze umane che percorre più volte al giorno le autostrade deserte a caccia di prede umane sfruttando la sua avvenenza fisica come esca. Le cose cambiano quando Isserley inizierà a vedere diversamente gli umani ed entrerà in conflitto con la sua natura extraterrestre.
    Sempre in tema di star di Hollywood Nicholas Cage è il protagonista di Joe, il fim in concorso del regista americano David Gordon Green. Ambientato in Texas, il film racconta la storia dell’ex-detenuto Joe Ransom che cerca di mettersi il passato alle spalle e di vivere una vita semplice…
    Anche l’Algeria rappresentata alla Mostra del Cinema 2013 con Merzak Allouache e il suo Les Terrasses, un dramma intimo che raggiunge il suo epilogo su una terrazza di un vecchio edificio a Bab El-Oued, un quartiere a nord di Algeri.
    La Grecia in concorso con Alexandros Avranas e il suo Miss Violence. La storia della morte di Angeliki nel giorno del suo undicesimo compleanno. La caduta dal balcone e la morte con il sorriso in faccia.
    Arriva dall’Australia il film di John Curran, Tracks, con Mia Wasikowska e Adam Driver, tratto dal romanzo di Robyn Davidson in cui racconta un viaggio di nove mesi in cammello attraverso il deserto australiano.
    E’ un film a tematica gay quello del canadese Xavier Dolan, Tom à la ferme.
    Tratto dalla pièce teatrale di Michel Marc Bouchard, parte dal dolore del protagonista Tom per la perdita del compagno per arrivare alla scoperta che la famiglia del suo partner nulla sapeva del suo orientamento sessuale né della loro relazione…
    A rappresentare la Germania in concorso ci pensa Philip Groning con il suo Die Frau des Polizisten (La moglie del poliziotto). si tratta della storia di una giovane famiglia: un uomo, una donna, un bambino. Ma scoppia una lite tra marito e moglie e la donna fa tutto il possibile per salvare l’anima del bimbo…
    Unico film d’animazione in concorso è quello del maestro giapponese Hayao Miyazaki Kaze Tachinu (S’alza il vento). Protagonista è Jiro Horikoshi il designer del caccia Mitsubishi A6M Zero usato nella Seconda Guerra Mondiale dall’esercito giapponese.
    Come detto faranno parte del cartellone di Venezia 70 ben due documentari in concorso. Ci sarà il regista statunitense Errol Morris con The unknown known: the life and times of Donald Rumsfeld. Un’intervista con l’ex segretario alla difesa degli Stati Uniti con i presidenti Ford e George W. Bush: è contemporaneamente la persona più giovane e la più anziana ad aver ricoperto questo incarico.
    In concorso anche l’America off, con l’ultimo film della regista indipendente Kelly Reichardt, Night Moves, che racconta la vicenda di alcuni eco-terroristi che pianificano di far saltare in aria una diga.
    Dulcis in fundo in concorso c’è anche Taiwan con il regista Ming-liang Tsai, che si ripromette di stupire con il suo ultimo film Jiaoyou (Cani randagi).


    TUTTI I FILM IN PROGRAMMA

     

    SELEZIONE UFFICIALE

     

    In concorso
    The Rooftops di Merzak Allouache
    L’intrepido di Gianni Amelio
    Miss Violence di Alexandros Avranas
    Tracks di John Curran
    Via Castellana Bandiera di Emma Dante
    Tom à la ferme di Xavier Dolan
    Child of God di James Franco
    Philomena di Stephen Frears
    La jalousie di Philippe Garrel
    The Zero Theorem di Terry Gilliam
    Ana Arabia di Amos Gitai
    Under the Skin di Jonathan Glazer
    Joe di David Gordon Green
    The Police Officer’s Wife di Philip Gröning
    The Wind Rises di Hayao Miyazaki
    The Unknown Known: The Life and Times of Donald Rumsfeld di Errol Morris
    Night Moves di Kelly Reichardt
    Sacro GRA di Gianfranco RosI
    Stray Dogs di Tsai Ming-Liang
    Parkland di Peter Landesman

    Fuori Concorso
    Capitan Harlock di Shinji Aramaki
    Gravity di Alfonso Cuarón (Film di apertura)
    Moebius di Kim Ki-duk
    Locke di Steven Knight
    Unforgiven di Lee Sang-il
    Wolf Creek 2 di Greg McLean
    Die andere Heimat di Edgar Reitz
    The Canyons di Paul Schrader
    Che strano chiamarsi Federico! di Ettore Scola
    Walesa, Man of Hope di Andrzej Wajda e Ewa Brodzka
    Une promesse di Patrice Leconte

    Fuori Concorso – Documentari
    Summer ’82 when Zappa came to Sicily di Salvo Cuccia
    Pine Ridge di Anna Eborn
    The Armstrong Lie di Alex Gibney
    Redemption di Miguel Gomes
    Ukraine is not a Brothel di Kitty Green
    Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio
    Amazonia di Thierry Ragobert (Film di chiusura)
    La voce di Berlinguer di Mario Sesti e Teho Teardo
    Til Madness Do Us Part di Wang Bing
    At Berkeley di Frederick Wiseman
     

    ORIZZONTI

     
    Je m’appelle Hmmm… di Agnès B.
    Little Brother di Serik Aprimov
    Il terzo tempo di Enrico Maria Artale
    Eastern Boys di Robin Campillo
    Palo Alto di Gia Coppola
    Ruin di Amiel Courtin-Wilson e Michael Cody
    Fish & Cat di Shahram Mokri
    We are the best! di Lukas Moodysson
    Wolfskinder di Rick Ostermann
    La vida después di David Pablos
    Algunas Chicas di Santiago Palavecino
    Medeas di Andrea Pallaoro
    Still Life di Uberto Pasolini
    Piccola patria di Alessandro Rossetto
    La prima neve di Andrea Segre
    Why Don’t You Play in Hell? di Sion Sono
    The Sacrament di Ti West

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    Addio Cerami, poeta prestato al cinema

    Con Vincenzo Cerami se ne va un poeta prestato al cinema. Capace di raccontare una lacrima attraverso un sorriso e tramutare lo stesso in amara riflessione su quello che ci circonda. Ha lavorato con i grandi, in modo sempre molto modesto, conservando un profilo da outsider, lui che era il campione di un cinema che non c’è più.
    Cerami e’ stato uno capace di ‘esordire’ con “Un borghese piccolo piccolo“, da lui scritto e portato sullo schermo alcuni anni dopo dal Grande Monicelli.
    ‘Aiuto’ regia di Pasolini in ‘Uccellacci uccellini’ nel 1966, poi la scrittura, i film minori fino all’esordio mostre del film con Sordi e Monicelli, cerami e’ stato l’autore delle emozioni, delle pagine di storia riletta alla luce dei sentimenti, sempre osservati dalla parte dell’uomo.
    Non mancano ad una filmografia eccellente le pagine esilaranti,fin dal gioiellino ‘Il Casotto’, cui si aggiungeranno ‘Il piccolo diavolo’ e ‘Johnny Stecchino‘, gli esordi comici con un campione di nome Benigni.
    La strada verso l’Oscar per ‘La vita e’ bella’, meritatissimo e condiviso – era lui stesso candidato per la sceneggiatura nel 1999 – con il comico toscano, parla di una copione geniale che attraverso la farsa, riesce a raccontare in maniera originale e toccante una tragedia come l’Olocausto.
    Cerami ha condiviso la vita e la carriera con i grandi del cinema e della letteratura, da Moravia a Fellini, passando per Troisi, Totò, Alberto Sordi, Pasolini, Monicelli, molti dei quali Lui stesso spesso ringraziava, per avergli permesso di rubar loro “tutto quello che di buono sapeva fare…”.
    Oggi il cinema lo ringrazia per quel che ha insegnato al pubblico, e generazioni lo ricorderanno per sempre, grazie ai suoi, personalissimi, commoventi, geniali, premiatissimi e indimenticabili capolavori.

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    The Lone Ranger: Il western si mette la maschera

    Il team de I Pirati dei Caraibi ripercorre le gesta del cowboy mascherato, mattatore da 70 anni sia in radio che in tv, per un lungometraggio che mescola western e commedia. Nelle sale dal 3 luglio.
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    Mai togliersi la maschera. Ce lo spiega Johnny Depp che per l’amico regista Gore Verbinski e per i soldi di zio Walt Disney veste i panni di un comprimario, l’indiano Tonto, spalla del protagonista, il ranger mascherato John Reid, interpretato da Arnie Hammer. E The Lone Ranger la maschera non se la toglie mai, perché la pellicola, basata sul personaggio che fu protagonista di un radiodramma del 1933 e che vent’anni dopo sbancò anche in tv,  è tutto fuorché un western, nonostante il campionario di banditi, indiani, uomini di legge e giacche blu.
    Dopotutto i credit e i trailer lo evidenziano con trasporto, questo è il team de I Pirati dei Caraibi. Di Depp e Verbinski abbiamo già detto, ma ci sono anche il produttore Jerry Bruckheimer, gli sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio (affiancati da Justin Haythe), il montatore Craig Wood e il compositore Hans Zimmer.

    Il risultato non può che essere un film avventuroso che punta su un umorismo a metà tra il film demenziale e la commedia slapstick, senza tralasciare quei richiami al fumetto pulp che fecero la fortuna di Indiana Jones. E la sensazione è che, tutto sommato, sia la formula preferita dalla Disney perché l’interlocutore principale – e ce lo spiega un prologo ambientato nella San Francisco degli anni 30 – sono i bambini. E così ecco Hammer nei panni di un eroe un po’ imbranato che ricorda più l’Orlando Bloom de La Maledizione della Prima Luna che non il Tex Willer di Sergio Bonelli, ecco un Johnny Depp che fa ancora una volta la mascherina più che la maschera, ecco un bordello che sembra la corte dei miracoli di Notre Dame de Paris, ecco una Helena Bonham-Carter uscita direttamente dal paese delle meraviglie, ecco indiani orologiai, cavalli che ruttano, banditi con la sei colpi e banditi in doppiopetto, battute sulla pipì e sulla pupù e coniglietti un po’ bastardi.

    Fortuna vuole che al mix sia  stata aggiunta anche una forte dose di autoironia e così i buchi della sceneggiatura diventano l’occasione di un sorriso, più che di un dubbio. E poi in fondo, quando la situazione stagna la soluzione è semplice: la musica di Hans Zimmer lascia il posto all’overture del Gugliemo Tell di Rossini, storico tema del telefilm, e via con le sequenze d’azione degne di Jack Sparrow e compari, per una baraonda a tratti irresistibile che fa chiudere un occhio anche sui treni che vanno a marcia indietro o sui cavalli che spariscono e ricompaiono proprio al momento giusto. E non importa che il personaggio sia un po’ stravolto perché l’obiettivo è far divertire i bambini e i bambini, di certo, apprezzeranno.

    Marcello Lembo

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    Pino Quartullo: “I miei piccoli film”

    Abbiamo incontrato Pino Quartullo, attore, regista, sceneggiatore e doppiatore romano, che negli ultimi tempi ha dedicato la sua  attenzione al mondo dei cortometraggi…

    Pino, a breve sarai premiato sul palco del Mompeo in Corto, storica kermesse dedicata interamente al cortometraggio. Quale è il tuo rapporto con il mondo del corto?
    La mia carriera di regista è iniziata con un cortometraggio: era il 1985 quando il programma di Monica Vitti scelse il corto EXIT per il programma tv “Passione mia” di Roberto Russo, realizzato insieme a Stefano Reali, dando inizio cosi alla mia attività. Il merito del progetto della Vitti fu quello di rilanciare il ruolo del cortometraggio in Italia, che in quegli anni era un po’ andato a perdersi, offrendo visibilità e spazio a giovani video maker come me. Exit ricevette nomination e premi di rilievo nazionale e internazionale e segnò una grande svolta nella mia carriera!

    E la vita continua è il nome del cortometraggio con cui stai ricevendo numerosi riconoscimenti, come mai la scelta di dedicarti a questo progetto?
    È un piccolo film commissionatomi dalla Fondazione Trapianti Milano e dal Professore Girolamo Sirchia, in collaborazione con Nicola Liguori e Tommaso Ranchino, ispirato ad una storia vera, è stato pensato e realizzato per informare e sensibilizzare il pubblico sul tema dei trapianti e l’attività della donazione di organi in Italia, con un linguaggio cinematografico.
    Per me è stato importante realizzare questo lavoro, con un cast eccezionale, con protagonisti Ludovico Fremont e Cesare Bocci che mi hanno permesso di mostrare come è possibile aiutare qualcuno con la propria vita.

    Come è nata l’idea di questo corto per sensibilizzare il pubblico verso una tematica tanto delicata come il trapianto degli organi?
    Sono di Civitavecchia, luogo di mare in cui il ruolo del bagnino è vitale e per questo ho voluto che il protagonista svolgesse questo lavoro nella semplicità della sua realtà di ragazzo che si affaccia all’età adulta e che vorrebbe salvare una vita, ma ancora non ne ha avuto modo. Il ruolo di Fremont è quello di sdrammatizzare la tragedia di una vita spezzata cosi giovane nel modo con cui racconta la sua storia. Dall’altra parte, ho lavorato tempo fa con un attore in teatro che aveva subito un trapianto di organi e questo mi ha ispirato notevolmente al punto da pensare a lui per il ruolo svolto da Cesare Bocci.

    Dopo questo prezioso lavoro, in cosa sarai impegnato?
    Mi sono dedicato a un altro cortometraggio con Margherita Buy, Io… Donna, tratto dal romanzo omonimo di Matteo Bonadies. Anche questo ha uno straordinario cast di attori, tra cui Sergio Rubini, Massimo Wertmuller, Giampaolo Morelli, Valentina Cenni, Crescenza Guarnieri, Sabrina Picci Terranova. Ora il film è in concorso in numerosi contest internazionali: si tratta di una commedia al femminile.

    Maria Luisa Lafiandra

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    Oggetti Smarriti – Lost and Found: La ricerca della felicità!

    Uscirà in sla il prossimo 11 luglio il nuovo film di Giorgio Molteni. Vincitore nel 2011 del Premio Anec al Giffoni Film Festival. Protagonista Roberto Farnesi affiancato da Michelangelo Pulci, Chiara Gensini, Ilaria Patanè e la partecipazione di Giorgia Wurth. Abbiamo incontrato il regista e il cast in conferenza stampa a Roma, ecco cosa ci hanno raccontato.

    Giorgio, puoi raccontarci com’è nato il film?
    Giorgio Molteni: E’ stato un percorso creativamente lungo nato anni fa. E’ venuto tutto molto naturale, le riprese senza tensione, il cast l’ho scelto io e la casa dove girare è saltata fuori tre giorni prima delle riprese. Dalla commedia si passa all’elemento soprannaturale nel quale cade Guido, il protagonista, per poi tornare al lieto fine.

    Come vi siete trovati ad interpretare i vostri personaggi?
    Roberto Farnesi: Il personaggio mi ha entusiasmato subito appena ho letto la sceneggiatura. Guido è un quarantenne scanzonato poi si trova a fare i conti con la coscienza e il conto sarà salato. Da commedia il film diventa onirico e alla mia interpretazione in soggettiva ho scelto l’angoscia. Questa è stata la parte più difficile.
    Chiara Gensini: Il mio personaggio non è reale, ma frutto della fantasia di Guido. Per interpretare la vicina di casa sexy, non volevo però fare niente di troppo strano per non rivelare la mia vera natura, ma ho cercato una via di mezzo tra sogno e realtà.
    Giorgia Wurth: Interpreto un duplice ruolo : Silvia ex moglie di Guido e la ragazza dell’Ufficio Oggetti Smarriti. Uno reale e l’altro fantastico, direi l’alter ego della ex moglie nella testa di Guido, pronta a punirlo con le sue estenuanti domande. Mi è piaciuto il fatto che il protagonista si perde in casa, perde tutto, anche la figlia, una metafora interessante.
    Michelangelo Pulci: Il mio personaggio è immaginario. E’stato difficile perché avevo paura di annoiare spiegando le regole. Mi ha ispirato un personaggio che sto facendo in tv, un politico che ha perso la memoria.

    Giorgia, com’è stato il tuo rapporto con Ilaria Patanè che sul set è tua figlia?
    G. W.: Sul set ho girato un giorno e con Ilaria per quel poco che l’ho vista ho solo ricordi positivi! In genere comunque amo lavorare con i bimbi!

    Giorgio, si può parlare di Cinema Indipendente in questo film?
    G.M: Sì, è indipendente perché non ha avuto sovvenzionamenti né da reti tv né dallo Stato, solo un aiuto dalla Film Commission di Genova. Indipendente perché l’ambientazione e cast l’ho scelto io senza interferenze. Credo che il cinema indipendente possa risollevare il cinema italiano , un po’ come ha fatto la New Hollywood degli anni 70 con il cinema americano.

    Elisa Solofrano

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  • Bimba col pugno chiuso: Non c’è altra via che combattere

    La storia di Giovanna: quella di una donna e di una famiglia “comuni” che hanno dovuto affrontare situazioni eccezionali.
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    Giovanna Marturano è una piccola donna di 101 anni, con la gioia di vivere di una bambina. Nelle sue parole risuonano le vicende del ‘900 italiano, quelle di una donna e di una famiglia comune, come la definisce lei, ma che comune non è. La sua è la storia di coloro che per un secolo hanno lottato contro il totalitarismo fascista e per una giustizia sociale. Giovanna sa raccontare e le piace farlo, attraverso i libri, attraverso gli incontri con i giovani, attraverso gli interventi politici, davanti ad una videocamera. Lo fa con la lucidità di chi conosce il senso vero delle cose, ma soprattutto lo fa con ironia e schiettezza. Bimba col pugno chiuso racconta il suo percorso. Negli occhi vivaci di Giovanna sfilano i ricordi di bambina che vide la marcia fascista su Roma nel ‘22, fino ad arrivare alla lettura che lei dà del presente e al suo costante impegno politico, un impegno che le fa dire “non c’è altra via che combattere, questo è il fatto. Dal lavoro si può andare in pensione, dalla lotta no”.
    Bimba col pugno chiuso è un documentario con due particolarità che lo rendono a suo modo unico: è “animato” ed è stato prodotto “dal basso”. A differenza del classico documentario di memorie, non si avvale di materiale di repertorio. I racconti di Giovanna sono illustrati da disegni ed animazioni realizzati da Maurizio Ribichini, in collaborazione con Salvo Santonocito e Adriano Mestichella. Le parole di Giovanna prendono forma attraverso il disegno e ci conducono in una nuova dimensione, dove ricordo personale e storia si fondono e confondono. Bimba col pugno chiuso è prodotto da 441 persone e realtà associative, sparse in tutta Italia e non solo, che hanno scelto di sostenere la sua realizzazione, attraverso la campagna di crowdfunding lanciata sul portale www.produzionidalbasso.com, il documentario ha poi ricevuto il contributo della Provincia di Roma.
    “Io non posso essere contenta – dice Giovanna – se vedo tanta gente che sta male. C’è oggi una forma di corruzione che arriva fino a persone che prima non avrebbero aderito a queste cose. È un grave pericolo. Bisogna parlare alle giovani generazioni, creare fin da principio le basi di una mentalità e di una moralità diversa. L’esempio di vita, il parlare con gli altri e interessarsi a loro, non a parole, non per politica, ma sul serio. Il futuro è difficile e incerto – spiega ai ragazzi – ma solo voi potete lottare per cambiare le cose”.
    Una vita la sua che ha avuto uno scopo, un sapore, un significato.
    “Non vi preoccupate quando io non ci sarò più – ci dice – perché io ho vissuto e ho vissuto bene!”.

     

    Francesca Bani

     

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    Ischia Film Festival 2013 ai nastri di partenza

    Tutto pronto per l’undicesima edizione dell’Ischia Film Festival, concorso internazionale dedicato alla location in programma dal 29 giugno al 6 luglio nei suggestivi spazi del Castello Aragonese di Ischia e nella Cinquecentesca Torre di Guevara.
    Ospite d’onore l’iraniano Abbas Kiarostami (Il viaggiatore, Sotto gli ulivi, Il sapore della ciliegia, Il vento ci porterà via, Copia conforme) che il prossimo 2 luglio riceverà l’Ischia Film Location Award in occasione del suo incontro con il pubblico per presentare il suo ultimo film Qualcuno da amare. “E’ con sommo piacere che accogliamo ad Ischia uno dei più grandi cineasti internazionali, – ha commentato il direttore della kermesse Michelangelo Messina – il suo cinema che racconta storie, luoghi e culture è in perfetta sintonia con il tema di questo festival che con passione porto avanti dal 2003″.

    Diversi gli eventi di questa undicesima edizione del festival: dallo speciale focus sul cinema del Nord Europa che sarà inaugurato dal premio Oscar Bille August con Treno di notte per Lisbona, agli immancabili Film Cocktail sull’incantevole Terrazza della Caffetteria ogni sera dalle 19.30 alle 21.00, agli incontri ‘Parliamo di cinema’ con gli artisti e gli ospiti del festival nella Chiesa Barocca diroccata dedicata all’Assunta.
    Ospite d’eccezione Diva Universal che sbarca a Ischia con la proiezione (il 3 luglio alle 21.00) del primo episodio in versione integrale di Downton Abbey, la serie anglo-americana scritta dal Premio Oscar Julian Fellowes. La serie racconta i drammi, le gioie, le difficoltà e gli amori dell’aristocratica famiglia Crawley in una tenuta nello Yorkshire.
    Proprio per il forte legame del racconto con la cultura e il territorio in cui è ambientata, Downtown Abbey riceverà il prestigioso Premio Plinus.

    Omaggio poi al regista di origini ischitane Leonardo Di Costanzo per la sua opera prima L’Intervallo.
    Premio alla carriera all’attore francese Jean Sorel, che ritirerà il premio durante la serata finale della manifestazione.
    “Siamo orgogliosi – ha sottolineato Messina – di premiare uno degli attori francesi più noti a livello internazionale per la sua brillante carriera, da Vaghe stelle dell’Orsa di Visconti a Bella di giorno di Buñuel. Con Sorel si apre quest’anno un omaggio alla Francia considerando la presenza di diversi protagonisti del mondo del cinema francese che verranno ad Ischia per il festival”.

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