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    Gravity: Clooney cowboy spaziale per Cuaron

    Fuori concorso apre la Mostra di Venezia il film del regista messicano, con Clooney guascone spaziale e la Bullock madre astronauta in rotta per la Terra. In sala dal 3 ottobre.

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    Guardare Gravity di Alfonso Cuaron con i piedi ben saldi sulla terra e’ davvero un peccato…
    Già, perché la passeggiata spaziale del regista messicano fin dai primi fotogrammi catapulta lo spettatore in un mondo affascinante a gravità zero, nel posto meno ospitale per la vita umana eppure probabilmente il più affascinante per il cervello di tutti noi.
    Dal sogno alla fiaba, passando per l’incubo estremo, la visione ‘altra’ della Terra vista da un non luogo come lo spazio non può non aver sfiorato tutti almeno una volta nella vita.
    Evidentemente questo accade anche nella testa ed alla fantasia di un regista come Cuaron che cosi decide di accostare le vicende di un astronauta alla sua ultima missione, che si gode la sua ultima ‘passeggiata’ spaziale insieme ad una serissima ma neofita scienziata, molto simile a Bridget Jones quando indossa la tuta spaziale.
    Gravity racconta una missione di routine, certo come può essere di routine avvitare un bullone a 300 km d’altezza (le tipiche orbite delle missioni Space Shuttle), con un rischio evidente, quello che ci sia una collisione con la ‘spazzatura spaziale’, quei detriti che ogni missione genera e che vagano nello spazio a circa 7,7 km/s, cioè 10 volte la velocità di un proiettile. A quelle velocita’ siderale l’energia cinetica di una piccola particella (ricordate il nostro bullone?), è uguale a quella di una grossa pallottola. Figurarsi allora se esplode un satellite sulla linea orbitale di George Clooney, il Comandante Matt Kovalsky, cowboy dello spazio, in attività extra veicolare con Sandra Bullock, nei panni spaziali del Dr Ryan Stone, ufficiale scelto quanto impacciato ed alle prese con la nausea da spazio… Una Bridget in tuta da astronauta insomma.
    Effetti speciali, green screen – purtroppo manca l’utilizzo del mitico Ilyushin 76 MDK, l’ aereo a gravita’ zero utilizzato per le riprese di “Apollo 13” – e tutto l’occorrente per confezionare una storia che se ha la sua base nello spazio, tuttavia ha i piedi ben piantati sulla terra, evidente allegoria di una donna alle prese con il bisogno di dare una direzione alla sua vita, di elaborare una perdita, di guidare nel modo più sicuro possibile verso casa…

    Titta DiGirolamo

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    Roma Fiction Fest 2013, Raoul Bova ‘angelo’ innamorato

    Tra le varie anteprime italiane presentate alla settima edizione del Roma Fiction Fest, ieri è stato il turno di “Angeli – Una storia d’Amore” per la regia di Stefano Reali. Prodotto dalla Casanova Multimedia di Luca Barbareschi, la fiction vede Raoul Bova e Vanessa Incontrada protagonisti rispettivamente nei ruoli di Claudio e Luisa. La fiction andrà in onda prossimamente su Canale 5.
    Claudio, bello, ricco ed egoista si sacrifica per amore di Luisa, in punto di morte a causa di un incidente. “Prendi me!”: questa la sua preghiera per salvare la ragazza. Un sacrificio subito accolto: Claudio, infatti, diventerà un angelo con delle difficili prove da superare. Nel cast anche Ugo Pagliai, Clotilde Sabatino e Marco Bonini.
    Anticipata dall’omaggio della  recentissima scomparsa di Giuliano Gemma e dalla consegna del Premio alla Carriera a Raoul Bova, la fiction è stata definita dal produttore Barbareschi “una storia alla Frank Capra, una  favola che esprime grandi valori!”.
    La parola poi è passata ai protagonisti: “Spero che il film vi piaccia e che vi faccia sognare. Noi ci abbiamo messo il cuore!”, ha dichiarato la Incontrada.
    “Ho letto la storia mentre stavo girando su un altro set e mi è piaciuta subito. – ha concluso Bova – La spinta ad accettare me l’ha data il mio credo negli angeli, anche se principalmente è una commedia”.

     

    Elisa Solofrano

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    Il mondo di Mad: Fashion e glamour nella Milano da bere

    La regista Anna Di Francisca mostra la moda italiana attraverso lo sguardo della disegnatrice Maddalena Sisto.

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    La moda italiana è oggi sinonimo di creatività e stile. Armani, Ferré, Fiorucci, Missoni, Versace… provengono tutti dallo stesso luogo e sono fioriti in pochi decenni. Prima di allora Milano era soltanto una città con una ricca tradizione di sartorie e industrie tessili.
    Tutto inizia sul finire degli anni sessanta. I sarti italiani prendono ispirazione dai movimenti di protesta giovanili per dare nuova forma ai sogni femminili. E la moda, dalla Haute Couture al Prêt-à-Porter, va di pari passo con la lotta delle donne per la parità di diritti. La rivoluzione nella moda si evolve rapidamente e segue le tendenze sociali che vedono le donne acquistare sempre più ruoli di potere (e abiti) e sarti giovani e talentuosi diventare famosi.

    Poi esplode il branding e Milano balza in alto diventando il centro mondiale della moda.
    Maddalena Sisto, MAD per i lettori di Vogue, Elle, The New Yorker, del Corriere della Sera, è testimone di questi mutamenti e li descrive sotto forma di straordinari schizzi e disegni. Eccentrica, ironica, con uno sguardo lieve alla “Amelie”. Registra ogni tendenza suggerita dagli stilisti milanesi e racconta come la moda sviluppa e influenza la vita delle donne italiane. A tal punto che le sue “signorine” sottili e slanciate giungono a rappresentare i desideri, le paure e le fantasie delle donne di oggi.

    Ci ha lasciato oltre 12.000 disegni insieme ai suoi diari personali e ai video del suo lavoro nel campo della moda. Tutto ordinatamente e metodicamente raccolto dal marito.
    Il mondo di Mad è la storia di Maddalena e della moda italiana. Dei suoi disegni, animati per il film, dei designer di moda che amavano il suo lavoro e il modo in cui lei riusciva a prevedere dove le loro stesse idee li avrebbero portati. Con un occhio  libero, sensuale e glamorous.

    Francesca Bani

     

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    ‘Corti and cigarettes’ pronta la sesta edizione

    Si svolge sabato 5 e domenica 6 ottobre 2013 a Roma, presso l’Auditorium Conciliazione, in via della Conciliazione 4, la VI edizione del Festival Internazionale del Cortometraggio Corti and Cigarettes. Il programma prevede una due giorni intensissima di proiezioni delle opere in selezione, di rassegne tematiche e di incontri con gli autori. Anche quest’anno le due sezioni in concorso sono Corti Internazionali e Corti Sperimentali. A fianco delle due sezioni competitive quest’anno il Festival presenta al pubblico romano tantissime novità: una rassegna sulle web series, una sui corti girati con gli smartphones, una sui videoclip musicali e, per il terzo anno consecutivo, Medshort, la rassegna sul Mediterraneo. Ne abbiamo parlato con Tommaso Ranchino, alla direzione artistica con Annamaria Liguori e Nicola Liguori.

    Tommaso partiamo dal titolo della manifestazione, come nasce?
    Nasce dal film di Jim Jarmush ‘Coffe and cigarettes’, che è un bellissimo film fatto proprio di corti a tema. Ecco da quel l’idea di base siam partiti per raccontare un percorso di ricerca molto particolare che certe appunto sui cortometraggi.

    Un lavoro di ricerca che dura un anno al termine del quale portate a Roma i migliori corti in circolazione sulla scena nazionale e internazionale...
    Beh si, ci proviamo. Il percorso e’ questo, noi cerchiamo di scegliere per il pubblico romano il meglio di quanto gira per i festival internazionali. Grande presenza della Spagna ad esempio quest’anno, come testimoniato anche a livello internazionale.

    Come e’ cambiato nel pubblico romano in questi anni di esperienza alla guida del festival?
    Beh ormai abbiamo uno zoccolo duro di appassionati che aspetta il festival, che ci segue, siamo cresciuti molto amiche come location e in una due serratissima porteremomall’auditorium più di 4000 persone. Ci piace un festival popolare con tematiche di sperimentazione sull’audiovisivo.
    Testimonianza di questo e’ una sezione di corti esclusivamente realizzati con smartphone. Devo dire che proiettare sul grande schermo istituzionale dell’Auditorium della Conciliazione prodotti eccellenti realizzati ‘no budget’ con il telefonino e’ una grande emozione per noi che ci lavoriamo da anni. Spero lo sarà anche per il pubblico.

    C’è una grande attenzione al sociale, con il racconto delle primavere arabe…
    Certamente, non potevamo tralasciare questo ambito, anche se non è il solo ficus sociale. Ad esempio con l’Evento Speciale, fuori concorso, alla presenza del cast e del regista, del cortometraggio Insieme, diretto da Annamaria Liguori.
    Si tratta di un corto che parla della malattia da un punto di vista molto particolare, che restituisce molta forzaallo spettatore, e’ stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2013 e interpretato da Euridice Axen, Giorgia Wurth, Nicolas Vaporidis e Monica Scattini, con i brani di Marco Carta e le musiche originali di Antonello Sorrentino.

    A Roma non poteva mancare un omaggio al grande Alberto Sordi…
    Assolutamente, l’evento si aprirà con un omaggio ad Alberto Sordi grazie ai fratelli Carlo e Luca Verdone che faranno rivivere alcuni momenti del documentario “Alberto il Grande” da loro realizzato per ricordare il popolarissimo e compianto attore romano. Sarà presente Luca Verdone al quale verrà consegnato il premio per la regia del documentario.

    Non mancherà anche lo spazio più cinephile dedicato al cinema sperimentale…
    La sezione competitiva Corti Sperimentali, ideata e curata da Valentino Catricalà, e’ in effetti la vetrina ideale per tutti gli autori di cinema sperimentale, i video-artisti e i pionieri delle tecniche non narrative che proliferano in tutto il mondo riscuotendo successi sempre più universalmente riconosciuti.

    Una curiosità e’ costituita dal focus sul doppiaggio, come mai vi dedicate a questo aspetto, fondamentale naturalmente anche nel cinema ‘corto‘?
    Parte da un idea sviluppata con alcuni partner come canali del digitale terrestre free di Discovery Italia, Real Time e Dmax.
    Miriam Giuliano, responsabile del doppiaggio dei canal factual entertainment di Discovery Italia, partner del Festival, approfondirà l’evoluzione del doppiaggio nel factual entertainment, soffermandosi su programmi internazionali che sono stati determinanti per il successo dei canali del digitale terrestre free di Discovery Italia, Real Time e Dmax. All’incontro parteciperanno Rossella Acerbo, voce italiana di Phoebe nella sitcom televisiva “Friends” e direttrice del doppiaggio di serie di successo di Real Time e Dmax tra cui “Breaking Amish”, “Il mondo di Honey Boo Boo” e “L’Ultimo Sopravvissuto” con Bear Grylls, e Domitilla D’Amico, doppiatrice italiana di Scarlett Johansson, Emma Stone, Kirsten Dunst, che ha prestato la sua voce cinematografica a serie cult del canale femminile televisivo per antonomasia Real Time.

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    Addio a Giuliano Gemma, eroe gentile

    Lo ricorderanno in tanti per il suo volto bellissimo prestato allo spaghetti western, ma Giuliano Gemma, scomparso in maniera tragica nella notte, e’ stato un attore di primo piano anche del cinema d’autore.
    Protagonista di quasi 100 film, l’indimenticabile ufficiale del Deserto dei tartari (il suo capolavoro, per il quale ha partecipato all’omaggio a Zurlini all’ultimo festival di Cannes, con la presentazione della copia digitalizzata del film), Gemma ha infatti lavorato a fianco di star internazionali del calibro di Kirk Douglas, Rita Hayworth, Henry Fonda, John Huston, Klaus Kinsky, Fernando Rey, Francisco Rabal, Lee Van Cleef, Florinda Bolkan, Liv Ullman, Van Johnson, Ely Wallach, Jack Palance, Max von Sydow, Philippe Noiret, CatherineDeneuve, Ursula Andress, Senta Berger, Claudia Cardinale.
    Gemma arrivo’ al cinema giovanissimo, ma quasi per caso e grazie alla passione sportiva. Ad appena 20 anni la prima apparizione su un set (‘Venezia, la luna e tu‘ di Dino Risi) e appena due di più quando il giovane Duccio Tessari lo scopre sul set di Messalina. Tessari se ne ricordera’ nel 1962, al momento di debuttare con il mitologico ‘Arrivano i titani’ e gli affiderà il ruolo del forzuto Crios. Scelta azzeccata, sia perché il ragazzo ha alle spalle una buona carriera d’atleta con predilezione per il pugilato, sia perché la passione del cinema lo ha portato a girare i set di Cinecittà come comparsa e stunt, lavori grazie ai quali è stato anche al fianco di Charlton Heston in Ben Hur e di John Barrymore ne ‘I cosacchi’.
    Tessari nel 1965, gli affida il ruolo da protagonista nello spaghetti western Una pistola per Ringo. Un successo: l’unico personaggio che rivaleggi in popolarità con il pistolero senza nome inventato da Sergio Leone per Clint Eastwood. Come Montgomery Wood, Giuliano Gemma appare una decina di volte nel western all’italiana e ogni film è un successo, tanto da diventare popolarissimo anche all’estero, dall’America al Giappone.
    Alla fine degli anni ’60 il suo nome è una garanzia al botteghino e prova la commedia (Anche gli angeli mangiano fagioli, 1972), cerca la guida dei grandi maestri (Il deserto dei tartari di Valerio Zurlini, 1976), sceglie modelli epici (Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri, 1977) e autoironici (Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli, 1986). E quando c’e’ bisogno di lucidare il blasone, rimonta a cavallo e offre il suo volto al leggendario Tex Willer di Monelli in Tex e il signore degli abissi, ancora una volta con il fido Duccio Tessari nel 1985.
    Carattere gentile ed umanissimo Giuliano Gemna in questa fase della sua vita aveva scoperto la passione per la scultura, arte che ha coltivato fino all’ultimo con grande passione.

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    Biografilm Festival arriva a Roma

    Speciale edizione capitolina per la kermesse che ormai da nove anni anima la città di Bologna. Omaggio al cinema di  Gianfranco Rosi, che incontrerà il pubblico. L’appuntamento il prossimo 26 settemmbre.

    Dopo ben nove edizioni a Bologna, il Biografilm Festival | International Celebration of Lives approda a Roma con una selezione di imperdibili film-documentari italiani e internazionali. L’edizione speciale di Biografilm, il primo festival italiano dedicato al cinema biografico, si terrà all’Ambra alla Garbatella (Piazza Giovanni da Triora, 15) dal 26 al 30 settembre con una proposta di 4 proiezioni giornaliere e 5 giorni di grande cinema. Ingresso: interno 6 euro, ridotto 4 euro.

    Uno dei protagonisti di questa prima edizione romana, sarà proprio il vincitore del Leone d’Oro, Gianfranco Rosi, che, venerdì 27 settembre, presenterà i lavori che lo hanno impegnato negli scorsi anni o contemporaneamente alla realizzazione di “Sacro GRA”: “Below Sea Level” vincitore del Biografilm Award nel 2008 e “Tanti futuri possibili” del 2012.
    Sempre dalla Mostra, nei giorni successivi, arriva il documentario “The Unknown Known” del premio Oscar© Errol Morris sulle confessioni dell’ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti e artefice della guerra in Iraq, Donald Rumsfeld. Il film arriverà prossimamente nelle sale distribuito da I Wonder Pictures, distribuzione indipendente del Biografilm Festival.
    Altro imperdibile lavoro biografico è “Sugar Man” di Malik Bendjelloul, vincitore del premio Oscar 2013 come Miglior documentario, che racconta straordinaria storia di Sixto Rodriguez, cantautore sconosciuto in patria, gli Stati Uniti, ma famosissimo in Sud Africa.
    Ma ancora più atteso e da non perdere l’appuntamento con “The Act of Killing” prodotto da Werner Herzog e Errol Morris. Opera seconda del regista rivelazione, Joshua Oppenheimer, segue il percorso dei paramilitari del movimento Pancasila e del colpo di Stato del 1965.
    Al Biografilm a Roma da non perdere anche una riflessione sul presente e sul futuro del cinema, sulle sue tecniche, sulle sue estetiche e sulla sua etica, in un montaggio di voci e di pensieri in cui compaiono volti noti del cinema internazionale, da Scorsese a Boyle, Soderbergh, Cameron, Rodriguez, Fincher, Schumacher, Von Trier, Lucas, Lynch, intervistati da Keanu Reeves, interlocutore d’eccezione e anche coproduttore del film, “Rivoluzione digitale”.
    Saranno poi presentati nella capitale anche i lavori che hanno ricevuto premi dal pubblico del Biografilm di Bologna: il documentario sulla vita del fotografo di guerra Tim Hetherington, ucciso nel 2011 durante la rivolta civile contro il regime di Gheddafi, “Which Way is the Front Line from Here?” di Sebastian Junger, (evento in collaborazione con Feltrinelli Real Cinema), “Italiani Veri” di Raffaini, Mello e Ligabue, (vincitore dell’Audience Award | Biografilm Italia 2013) ; “Zero a Zero” di Paolo Geremei che sarà presente insieme con i protagonisti del suo film, Marco Caterini, Daniele Rossi, Andrea Giuli Capponi, per raccontare al pubblico le vite dei tre: Daniele, Marco e Andrea, classe 1977, uniti da un passato comune nelle squadre giovanili della AS Roma Calcio, al fianco di Totti e Buffon.

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    L’intrepido Amelio e la sua poesia sui tempi bui

    Antonio Albanese diretto da Amelio riesce ad interpretare un ruolo surreale che tuttavia racconta in modo drammaticamente calzante l’Italia della crisi.

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    Un uomo delle favole riesce a raccontare la realtà. Succede tutto sotto l’occhio osservatore di un maestro come Gianni Amelio che a Venezia porta in concorso L’intrepido, interpretato in maniera eccellente da Antonio Albanese. Il regista vince la sua sfida quando affronta l’oggi con un approccio non cronachistico ma come solo un romanziere può fare.
    Non ci sono sconti alla nostra società liquida, alle generazioni senza futuro, alla drammatica carenza di lavoro, tutt’altro. Amelio non le manda a dire ai sindacati, alle istituzioni lontane, distanti anni luce dalla corsa ad ostacoli che il suo chapliniano protagonista affronta nel suo difficile ruolo di ‘rimpiazzista’.
    Non esiste – ancora temiamo – il ‘superprecario’ che di mestiere sostituisce ad ore altri lavoratori, ne per impegni familiari improvvisi, malattie, lutti ecc ecc non può recarsi al lavoro e ha bisogno di un sostituto.
    Il ‘rimpiazzista’ Albanese non si trova nelle categorie della riforma dei contratti di lavoro, per fortuna, ma potrebbe esserci, probabilmente in nuce esiste già nella vita o nel futuro di qualche italiano. Il pregio del racconto di Amelio, durissimo e al tempo stesso capace d’essere fiabesco, sta tutto nel seguire il viaggio di Albanese tra mille occupazioni, indugiando sul sorriso, sulla sua voglia di fare, sul suo inguaribile ottimismo che spaventa certo, come tutte le cose belle che stridono con una realtà orrenda come quella dell’Italia al tempo della crisi.
    Disgregata la famiglia, affetti alla deriva – maciullati da necessità quotidiane basiche, da pensieri bassi come il fatidico affitto o la quarta settimana – quel che resta ad Antonio il rimpiazzista e’ l’amore per il figlio, problematico sassofonista, in preda agli attacchi di panico.
    Il film sta tutto in due frasi che amorevolmente Antonio ‘regala’ al figlio, la prima sugli attacchi, che colpiscono anche lui alla mattina, ma che poi “passano, e vado avanti perché anche loro hanno paura di me…”; la seconda sul privilegio di “fare un lavoro che ti piace per vivere…”.
    Spaventerà chi ha paura di guardare il buio grazie alla flebile luce della poesia, guidati da un grande maestro ed il suo ottimo attore!

    Di Titta DiGirolamo

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    Riddick, l’antieroe colpisce ancora…

    Vin Diesel incarna il personaggio guascone e irriverente del mercenario delle stelle, ricercato in tutta la galassia, ma capace di essere persino simpatico nel terzo episodio della saga.

    Accettare un ‘invito’ da Riddick e’ qualcosa di molto pericoloso… Partendo da questo assunto si entra subito in sintonia con il terzo capitolo della saga sull’antieroe interpretato da Vin Diesel.
    Impossibile non entrare immediatamente in sintonia infatti con la più ‘buona’ tra le facce da cattivo dello schermo, seguendo il nostro, ormai tradito dai Necromonger e lasciato quasi morto su un pianeta desolato, che si trova a combattere a mani nude contro predatori alieni….
    Riddick piace perche’ e’ eccessivo, guascone, irriverente esattamente come chi gli presta la prorompente fisicita’. Ecco la chiave di un successo che dal 2000 con Pich Black a The Chronicles of Riddick vede dividersi critica e folto, foltissimo pubblico di fan.
    Lo troviamo al tappeto all’inizio di questa sua nuova avventura, con la mente ai suoi giorni da Lord Marshal, decisamente in ghingheri e troppo, troppo civilizzato per essere il guerriero selvaggio di un tempo. Il prologo e’ così un silente ritorno alle origini, tra esseri volanti cui sfuggire e lupi mannari tecnologici da neutralizzare a mani nude. C’è anche spazio per il ‘tenero svezzamento’ proprio di un cucciolo di questa specie di lupo alieno, che diverrà fidato amico, protagonista di snodi narrativi importanti nel cuore dell’azione.
    È l’azione arriva ben presto, con una ‘chiamata’ cui si faceva cenno, una trappola che più squadre di mercenari si illuderanno di aver teso al moribondo Riddick, sempre troppo tardi accorgendosi che… Il nostro Vin e’ davvero un duro a morire.

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