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  • San Marino Film Festival, Turturro si racconta ai CineCoktail

    “San Marino mi ricorda una favola di Italo Calvino. Sono davvero felice di averla visitata”. Così parla John Turturro, alla seconda edizione del San Marino Film Festival, durante il quarto dei cinque incontri CineCocktail con la scrittrice e giornalista Claudia Catalli. L’attore americano, che ha appena finito di girare il suo nuovo film da regista, Fading Gigolò, interpretato da Woody Allen, si è raccontato in una lunga chiacchierata rivelando, per la gioia dei numerosi fan de Il Grande Lebowski dei fratelli Coen (dove interpreta il mitico giocatore di bowling in tuta viola) che gli piacerebbe “tornare ad interpretare Jesus Quintana: i due registi lo amano molto ed è nato da un personaggio che avevo interpretato da ragazzino a teatro, nel film il pubblico ha dimostrato di apprezzarlo e non è detto che non ritorni sugli schermi. Il mio rapporto con i Coen è sempre stato fantastico, sono bravissimi a scrivere i film e mi hanno anche prodotto Romance and Cigarettes. Per loro ho pronto un copione di un vecchio film francese da riadattare e vorrei riuscire a girarlo entro ottobre 2014”.

    “Ci siamo passati almeno 15 volte il copione ogni volta aggiungendo e cambiando dialoghi e situazioni. – continua Turturro parlando di Allen, interprete di Fading Gigolò – Woody è una persona molto intelligente e professionale. Nel film il suo personaggio è un duro, usa sempre la parola ‘fatale’ accanto alla parola gigolò. Per ora abbiamo un trailer che non rappresenta tutto il film. Vanessa Paradis addirittura non compare. Mancano molti dettagli, ma il trailer nuovo sarà migliore”. Turturro ha parole anche per James Gandolfini, l’attore protagonista de I Soprano morto il 19 giugno scorso a Roma: “Il pubblico lo amava davvero, era un attore indimenticabile, un caro amico ho lavorato molto con lui, me lo presentò mia cugina Aida, un uomo pazzo ma assolutamente geniale, di cuore, gentile e in gamba e sono ancora triste per la sua scomparsa. Il suo funerale è stato un momento tristissimo per me”.

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    Il terzo tempo: La vita è una mischia

    Un romanzo di formazione a suon di mete, fango e musica indie per l’esordio del 29enne Enrico Maria Artale, nelle sale dal 22 novembre grazie a Filmauro.

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    Il fango, la mischia, la meta e poi l’abbraccio con i compagni e con gli avversari. Gli elementi più classici dell’immaginario retorico del rugby diventano metafora di vita, operetta morale e soprattutto percorso di formazione ne Il Terzo Tempo, film d’esordio di Enrico Maria Artale, romano 29enne, prodotto del Centro Sperimentale di Cinematografia, che mette insieme una troupe di giovanissimi per sfidare al botteghino giganti come Thor e Checco Zalone.
    E giovanissimo è pure il protagonista, Lorenzo Richelmy, che interpreta Samuele, delinquentello in libertà provvisoria alle prese con un assistente sociale in crisi, Stefano Cassetti, che è anche un allenatore di Rugby. E proprio attraverso la palla ovale i due cercheranno la chiave del loro reinserimento nella vita.
    Per evitare le classiche trappole di un film a tema sportivo (dagli eccessi di retorica a quelli di banalità, dalla difficoltà del riprodurre i ritmi e i tempi del gioco, all’errore di renderli eccessivamente artefatti), Artale sceglie di puntare sui personaggi, lasciando spesso che a parlare sia la naturale espressività dei due protagonisti. Senza però tirarsi indietro al momento di scendere in campo, come testimonia una delle sequenze finali che trasforma un’azione di gioco in una coreografia sulle note della settima sinfonia di Beethoven.
    Certo nella sceneggiatura non manca qualche passaggio a vuoto, qualche dialogo un po’ legnoso, ma è nella costruzione dell’immagine che il film sembra avere qualcosa in più. Da un lato il largo uso di camere a mano tradisce quasi un amore per il documentario, dall’altro l’attenzione per l’inquadratura, per la luce e la sapiente gestione dei movimenti di macchina mostra una padronanza del mezzo cinematografico che non si limita alla riproduzione e alla cattura di una realtà preesistente.
    E in tutto questo una menzione d’onore va fatta anche per le musiche dei Ronin, gruppo ravennate che conduce gli spettatori in atmosfere a metà tra folk e indie rock, contribuendo a trasfigurare la campagna romana – il film è girato tra Frascati e Grottaferrata – in una sorta di Midwest metafisico alle porte della grande città.

    Marcello Lembo

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  • Fabrique du Cinéma: Product Placement al cinema e sul web

    Brand, produzione cinematografica e strategie vincenti nella distribuzione sul web: se ne è discusso durante la speciale tavola rotonda sul Product Placement promossa dalla rivista ‘Fabrique du Cinéma’, il 15 novembre scorso nello spazio Factory – La Pelanda al Macro di Testaccio.
    Diversi gli interventi che hanno animato il dibattito, moderato da Ilaria Ravarino, direttrice responsabile della rivista, e Alessandro de Simone (ideatore e editore di ‘The Cinema Show’), i brand e la produzione cinematografica e le strategie vincenti nella distribuzione sul web.
    Valentina Pitardi, ricercatrice SDA Bocconi School of Management, ha aperto il workshop analizzando alcuni casi famosi di connubio vincente fra marchi e film targati USA (come il caso di Lancia con Angeli e demoni di Ron Howard e Onitsuka Tiger con Kill Bill). “Il cinema italiano – spiega Pitardi – sconta ancora il fatto di essere visto per lo più come un opera d’arte, e di qui la difficoltà a sposare logiche più commerciali: la sfida è dunque quella di creare una sinergia fra autori del film e brand per inserire il marchio in un contesto narrativo, di modo che lo spettatore non percepisca l’operazione come una grossolana pubblicità occulta”. A questo proposito la regista Elisa Fuksas (Nina) ha raccontato la sua esperienza con il brand di abbigliamento Malloni, per il quale ha girato alcuni video che definire spot sarebbe riduttivo: piuttosto minifilm di tre minuti, in cui il marchio è inserito in un contesto assolutamente cinematografico e artistico. Protagoniste e interpreti degli abiti tre attrici emergenti come Francesca Inaudi, Lucia Mascino e Francesca Cuttica.
    Ampio spazio nella discussione è stato riservato al tema del Product Placement nelle web series, un prodotto che sta diventando sempre più un trampolino di lancio per il cinema giovane. In questo senso particolarmente significativa la testimonianza di Giuseppe Toia, regista di Lib, nella sua partnership con Poste Italiane. E anche Geekerz, originale web series horror voluta da Multiplayer, è un esperimento da studiare: Luca Persichetti, marketing Multiplayer, e Michele Malgarini Bertini, autore della serie per Tangram, hanno messo in luce come la serie ha effettivamente permesso al marchio di raggiungere un vasto pubblico di giovani.
    Nel corso della serata è stato poi presentato il quarto numero di ‘Fabrique du Cinéma’, free press dedicata al giovane cinema italiano, che compie un anno. Molti i nomi importanti dello spettacolo che da tempo sostengono «Fabrique», come Mario Martone, Filippo Timi, Gianni Amelio, Michele Riondino, Gianluca Tavarelli, Francesco Rosi, Claudio Santamaria, Francesca Inaudi, Roan Johnson, Andrea Bosca, Marco Cocci, e molti altri. Nel quarto numero tanti articoli sulle giovani promesse del cinema, i dossier sui nuovi attori di domani e sulle nuove forme di distribuzione e un’intervista esclusiva al maestro Francesco Rosi.

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    Le streghe son tornate: La paura è donna

    Un geniale Alex De La Iglesia  porta sul grande schermo una pseudo battaglia dei sessi a colpi di sabba  e folcloristiche rapine.

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    Difficile criptare il messaggio che Alex De La Iglesia manda ai vari spettatori con Le streghe son tornate. Non c’è nulla di scontato o tanto meno di riconoscibile, ma solamente una sorta di “esorcizzazione”  della figura femminile nel rapporto di coppia. De La Iglesia mostra la donna contemporanea nel migliore dei modi, con tutte quelle prese di coscienza semi-arriviste e quegli atteggiamenti derivanti da un cinismo prodotto da una società apparentemente arida e priva di alcun tipo di valore. La donna si snatura, abbandonando il suo celebre fascino a un vero e proprio atteggiamento “maschilista”.
    Quello che però traspare nel lavoro del regista spagnolo, è la voglia di ironizzare in maniera agrodolce non solo sula figura della donna ma anche su quella dell’uomo, visto come essere intellettualmente impotente, succube di fronte alla maestosa personalità di “Lei”, perennemente lamentoso nonché vittima di se stesso. Un vero e proprio ribaltamento del rapporto di coppia, raccontando in maniera decisamente grottesca come le tanto strampalate pseudo-battaglie dei sessi rendano abbiano annichilito entrambi. Femminismo e maschilismo sfruttati e messi alla berlina, l’universo femminile visto come una “congrega di streghe pettegole” opposto a quello maschile visto come un “clan di disadattati senza coraggio”. Un lavoro quasi autobiografico – come ha spiegato De La Iglesia durante il breve incontro che ha anticipato il film – che mostra la profonda ossessione presente nei rapporti di coppia ai giorni d’oggi, compreso il proprio con la sua oramai “musa” Carolina Bang.
    Per rivitalizzare quel settore di cinema di genere ultimamente vittima di lavori dozzinali serviva proprio un De La Iglesia “psicoterapeuta”, consigliere per “Lui” e per “Lei”. Il suo modo di concepire il cinema risulta quotidiano e avanzato allo stesso tempo. Le streghe son tornate non è solo un film educativo, è anche un  vero e proprio slogan: “Fate l’amore non fate la guerra”, lanciato verso lo spettatore “unisex”. Dio benedica l’apostolo Alex De La Iglesia.

    Alessio Giuffrida

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    Enzo Avitabile e la sua musica universale

    Non poteva non avvenire l’incontro, per nulla casuale tra le sonorità ‘world’ di Enzo Avitabile e la passione musicale di Jonathan Demme. Il musicista partenopeo ce lo ha raccontato senza rete, a modo suo, al Lido di Venezia dove il film che lo vede protagonista , Enzo Avitabile Music Life (in sala il 18 e 19 novembre) fu presentato un anno fa in apertura della kermesse.

    Enzo cosa hai pensato quando ti hanno detto che un regista premio Oscar voleva realizzare un documentario su di te?
    Sono stato immediatamente molto felice, lusingato, poi ho avuto delle conferme. Che esistono i sogni, le probabilità. Che come si dice a Napoli: “Si sa come si nasce ma non si sa come si muore…”. Ovvero che le cose nella vita accadono senza che spesso noi possiamo interferire. Sono stato molto felice di aver portato alla luce cose del mio ‘pensiero musica’, della mia ‘vita musica’, cose del mio privato che difficilmente sarebbero emerse. Ci sono cose a cui tengo molto, lavori sulla musica sinfonica, sull’operistica, un lavoro che definirei maniacale sulle scale, tutti i tipi di scale rare del mondo, riportate nel sistema temperato. In generale e’ il mio discorso musicale che parla di una quantità enorme di sonorità ed un ‘unica razza, l’uomo.

    Come ha scoperto Jonathan Demme?
    Sono da sempre un suo fan. Scoprire che lui lo era a sua volta di me mi ha riempito di orgoglio.  Sapete tutti com’è andata, la musica alla radio, lo scarabocchio di un nome su un foglio, poi al Napoli cinema fest l’incontro. Si tratta di un lavoro particolare, non direi che è ‘solo’ un documentario e nemmeno che si tratta ‘solo’ di un film. La cosa bella è che ci ho lavorato e nemmeno io ci ho capito niente…

    Come ti consideri a questo punto del tuo percorso musicale e di uomo?
    Dopo essere stato il primo bianco povero – anche se la parola non mi piace tanto – a suonare con James Brown, ho capito che dovevo ritornare a casa e ricominciare il percorso che avrebbe dovuto portare in giro per il mondo il mio messaggio musicale.
    Ho fatto mia la lezione del passato ma questa è sempre contaminata con il nuovo, ad esempio un pezzo come ‘Tambur annire’ che nasce da ‘Exeredati mundi’, è una forma sinfonica, potrebbe essere un rap, ma non lo è; potrebbe essere un melologo, ecco è tutto questo eppure non lo è… Mi piace sperimentare.

    La scelta del brano che chiude i ‘dialoghi’ musicali tra musicisti di tutto il mondo non può essere casuale…
    ‘Mano e mano’, che come dici giustamente chiude quell’ enorme jam session che dura un film o una vita, è un brano che parla di amicizia, amore universale, pace, grande celebrazione della razza universale, senza nessuno stereotipo.
    “Mano nella mano in questo freddo che fa, il vento che viene, il vento che va. Mano nella mano sotto un cielo zulù, il vento per sempre, il vento mai più…”
    Dove il vento è quello della guerra, della sciagura, della malattia, e il mio è un canto di augurio per tutti gli uomini della terra, senza razza e senza colore.

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    Enzo Avitabile Music life: Jonathan Demme racconta Enzo Avitabile

    Messe via le vesti del regista Premio Oscar, Demme racconta quello che e’ stato il suo colpo di fulmine per il sound mediterraneo ma globale di Avitabile.

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    Si narra che una notte Jonathan Demme, durante un viaggio in macchina incontro’ la musica di Enzo Avitabile. Per una volta la vulgata ha un riscontro immediato quando il regista premio Oscar, da Venezia conferma l’aneddoto ed il vero e proprio colpo di fulmine per quella che chiama la ‘vita musica’ del musicista partenopeo.
    L’amore di Demme per le sette note non e’ una novità, visti e considerati videoclip ed omaggi a gente del calibro di Springsteen, Neil Young, New Order e Talking Heads. Questa volta con Enzo Avitabile Music Life (in sala il 18 e 19 novembre) in primo piano c’e’ l’uomo, il suo pensiero che si fa musica, la sua vita quotidiana che non smette mai di essere arte, passione, curiosità, amore universale. C’è tanto Avitabile e poco Demme in questo film che fuori concorso ha inaugurato la Mostra del Cinema di Venezia. E’ tuttavia una scelta del regista, e non una colpa, quella di restare nell’ombra, non interrompere il fluire di eventi quotidiani e momenti di creatività fissati sulla pellicola insieme a vizi, virtù, debolezze e slanci di un uomo che e’ anche un grande musicista.
    Al rammarico per una ‘riabilitazione tardiva’ dell’artista nostrano segue immediato il piacere di quella che per molti fan di Demme sarà una preziosa scoperta, una intima condivisione di un messaggio musicale universale, che solo per caso parte da Napoli per spandere le sue spore in animi sensibili sparsi qua e la’ sul nostro Pianeta.

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    Alice nella Città: i vincitori

    Nell’ultima giornata del Festival Internazionale del Film di Roma tocca alla sezione autonoma di Alice nella Città, ormai giunta alla decima edizione, aprire il tam tam delle premiazioni.
    A trionfare come Miglior film è “The Disciple” di Ulrika Bengts, già scelto per rappresentare agli Oscar la Finlandia. “Per la sensibilità con la quale la regista ha affrontato le complesse dinamiche familiari e l’introspezione dei personaggi. Il film è capace di raccontare un ristretto lembo di terra, con pochi personaggi, una storia emozionante che non incontra barriere temporali. – recitano le motivazioni della giuria – Interessante il capovolgimento dell’immagine del faro che, da baluardo di luce e salvezza per i viaggiatori, si trasforma in un luogo soffocante da cui fuggire. Straordinarie infine le interpretazioni dei personaggi tra cui spicca per intensità la figura del padre”.

    Ed è ancora la Finlandia a meritarsi la Menzione speciale della Giuria per “Heart of a Lion” di Dome Karukoski, “per la semplicità puntuale ed incisiva nel descrivere un tema importante e pericolosamente attuale, quello del neonazismo. Per la capacità del cast e la sceneggiatura efficace in grado di riportare senza filtri e con tagliente comicità una realtà crudele quanto folle”.
    Anche questa decima edizione di Alice nella Città si chiude con un ottimo bilancio e le cifre parlano chiaro: 23.000 presenze tra pubblico e accreditati, circa 19.000 per le proiezioni dei film (Concorso, Fuori Concorso ed Eventi speciali) e 4.000 registrate per tutte le attività aperte al pubblico a ingresso gratuito. Numerosissime anche le scuole coinvolte: 78 classi di elementari, 61 di scuole medie e 259 classi di scuole superiori.

    Più di 80 gli ospiti italiani ed internazionali che hanno animato Casa Alice dall’8 novembre ad oggi. Incontri con registi e attori accolti nella Libreria del Cinema di Giuseppe Piccioni, lezioni di cinema in 4 step rivolte a giovani tra i 15 e i 22 anni, proiezioni serali all’aperto per omaggiare i 90 anni dell’Istituto Luce Cinecittà, gli ospiti della striscia quotidiana curata dal “critico” irriverente Johnny Palomba con il coinvolgimento dei ragazzi della Scuola di Cinema Rossellini, l’appuntamento con il CineCocktail e l’evento Film4Meeting – Show your talent, l’incontro con Rocco Papaleo organizzato dalla Basilicata Film Commission, la presentazione dei 6 canali web specializzzati di Raicinemachannel.it, e molte altre occasioni per brindare ad alcune opere che sono state presentate in questi giorni, come le feste per i film “Tir”, “Take Five” e “Marina”.
    Tutti avvenimenti che hanno contribuito a trasformare Casa Alice in un’officina creativa. L’appuntamento con Alice nella Città, ormai diventata una garanzia di qualità nell’ambito della kermesse capitolina, ritorna il prossimo anno.

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    CineCocktail, il successo della formula ‘One Shot’

    I CineCocktail piacciono al pubblico del Festival di Roma. Lo dimostra l’accoglienza che curiosi, appassionati e addetti ai lavori hanno riservato lo scorso 13 novembre (negli spazi di Alice nella Città, sezione parallela del festival capitolino) all’appuntamento – qui nella formula ‘One Shot’ – diventato ormai consueto alla Mostra del Cinema di Venezia e pronto al suo debutto all’imminente Festival di San Marino. La ricetta è sempre la stessa e vince, anche quando nella sala accanto a tenere banco è un incontro con Matteo Garrone: cocktail e chiacchiere in libertà sul cinema in compagnia della giornalista e scrittrice Claudia Catalli, un salotto informale per avvicinare celebrità, personaggi leggendari e coinvolgere fan, critica e pubblico in un’atmosfera amichevole.
    L’occasione per parlare di cinema, questa volta arriva dall’incontro con il giovanissimo – appena 25 anni – e prolifico produttore Andrea Iervolino, l’attrice emergente Cosetta Turco e il regista Giorgio Amato, insieme per presentare in anteprima alcune sequenze di “The Stalker”, un noir a breve nelle sale, originale e profondamente innovativo nel proporre una storia di stalking dal punto di vista dello stalker.
    “Il film nasce dalla volontà di raccontate le zone d’ombra della mente umana. – spiega Amato – Lo stalking è sempre stato raccontato attraverso gli occhi della vittima, qui invece abbiamo voluto ribaltare il punto di vista seguendo lo sguardo del cacciatore. È la storia di uomo che ha perso tutto e non riesce a guardare avanti; credo che nessun provvedimento legale riuscirà mai a fermare un uomo disperato che ha deciso di uccidere la propria compagna. Solo la possibilità di ricostruirsi una cita potrebbe in qualche modo salvarlo”.

    Non è solo l’originalità del progetto a colpire, ma soprattutto la giovane età di chi ha deciso di rischiare e  investire in un cinema italiano che ha il coraggio di osare: “Ho fatto tante commedie e mi sembrava giunto il momento di impegnarmi in qualcosa di diverso, perciò ho pensato di creare una squadra di giovani capaci di realizzare dei progetti di genere vendibili all’estero”. Sì, perché l’altra sorpresa è che a partire da gennaio arriveranno in sala 10 film della collana ‘Italian Thriller Style’, una pellicola al mese destinata al mercato italiano e internazionale.

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  • ‘Il protagonista’: quando una passione diventa un’occasione.

    Dietro i video caricati in rete potrebbe esserci un aspirante regista di talento? E’ questa la domanda a cui ‘Il protagonista’ vuole trovare una risposta. Il concorso, promosso da ANICA, MPA e  UNIVIDEO in collaborazione con FAPAV e YouTube, dovrà scovare i migliori 10 tra tutti i corti presentati da giovani tra i 18 e i 26 anni, portando il vincitore direttamente nello YouTube Space di Londra, dove per tre settimane potrà relazionarsi con professionisti e tecnici del settore. “Il cinema per la prima volta crea un filo diretto con la rete, arricchendosi da un lato ma portando in dote una professionalità che chi posta i propri video potrebbe non avere”: queste le parole di Riccardo Tozzi, presidente ANICA nonché giurato. Del resto, lo scopo didattico di questa iniziativa ha affascinato molto anche il presidente della giuria Daniele Vicari (“Il passato è una terra straniera”, “Diaz – Don’t Clean Up This Blood”), che si è detto “contento innanzitutto che l’Associazione Nazionale delle Industrie Cinematografiche abbia cambiato atteggiamento riguardo ad internet, che non deve essere visto solo come un nemico a causa della pirateria, ma anzi deve diventare una delle stanze di questo grande appartamento chiamato Cinema”. La Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volontè, del quale Vicari è il Direttore Artistico, ospiterà infatti delle master class per gli aspiranti registi, “perché il cinema deve essere non solo studiato, ma anche fatto con consapevolezza tecnica, espressiva e drammaturgica”.

    Anche gli altri giurati Luciana Migliavacca (Vice Presidente UNIVIDEO), Federico Bagnoli Rossi (Segretario Generale FAPAV), Simona Panseri (Direttore Comunicazione Google/YouTube), Federica Lucisano (Amministratore Delegato Italian International Film), Greta Scarano (attrice, “Un posto al sole”), Janet De Nardis (Direttore Artistico Roma Web Fest), Claudio Di Biagio e The Jackal (entrambi YouTubers) hanno sottolineato le opportunità che quest’evento può offrire, con reciproci vantaggi sia agli aspiranti filmmakers che per chi della creatività ha già fatto un lavoro.
    Tutte le informazioni su www.ilprotagonista.eu che, data la natura del progetto, permette di interagire con tutti i social media disponibili: se pensate di avere le carte in regola, questo è l’occasione per dimostrarlo!

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  • Fabrique du Cinéma festeggia un anno di vita

    Fabrique du Cinéma spegne la sua prima candelina.
    Primo anno di vita per la freepress dedicata al nuovo cinema italiano nata nel 2011, che decide di festeggiare un compleanno davvero speciale presentando il suo quarto  numero il prossimo 15 novembre al Factory presso La Pelanda di Roma. In collaborazione con l’Assessorato alla Scuola Infanzia Giovanie Pari Opportunità che patrocina e ospita l’evento, con il Festival Internazionale del Film di Roma, durante il quale lo scorso anno è stato presentato il numero 0 della rivista e insieme all’agenzia Officine Artistiche e The Business Street (Mercato Internazionale del Film), Fabrique du Cinéma vi aspetta per una serata che dalle 19,30 proporrà un momento multidisciplinare unico con performance teatrali, proiezioni di cortometraggi, mostre, musica dal vivo e djset.
    L’evento sarà preceduto alle 18,30 da una tavola rotonda con ospiti e addetti ai lavori che dibatteranno sulle possibilità e prospettive de “Il product placement” nell’ambito dell’audiovisivo.

    La rivista è distribuita gratuitamente con cadenza trimestrale a Roma nelle principali sale di cinema, nelle scuole di cinema e di teatro, nei locali di tendenza, nelle gallerie d’arte, nelle librerie, nelle università, nelle accademie ed è scaricabile online da www.fabriqueducinema.it. Inoltre è presente nei più importanti appuntamenti cinematografici italiani, come i David di Donatello, i Nastri d’Argento, la Mostra Cinematografica di Venezia, il Festival Internazionale del Film di Roma e il Festival del Cinema di Torino. Senza dimenticare le kermesse “minori” come Visioni Italiane, Riff, Arcipelago, Cortina Film Festival, Festival di Ischia, Roma Creative Contest, da sempre attente alle proposte innovatrici

    PROGRAMMA SERATA

    Ore 18.30       Tavola Rotonda: “Il Product Placement”
    Ore 19.30       Aperitivo Musicale
    Ore 20.20        PROGETTO “ATO” Vjset E Live Acoustic
    Ore 21.00       Performance musicale live di ESTER PANTANO
    Ore 21:20      Performance teatrale “In Trincea”, regia di Tommaso Agnese con Francesca Valtorta, Franco Trevisi, Irene  Maiorino e Niccolò Rizzini
    Ore 22:00       Presentazione “UN ANNO DI FABRIQUE”
    Ore 22:15      Proiezioni cinematografiche regia di Elisa Fuksas, Elisa Amoruso,           Ciro De Caro, Umberto Francia, Michele Malgarini Bertin, Pierluca Di Pasquale e  Marco Vallini
    Ore 22:30       “UNDER 30” monologhi di SABRINA PARAVICINI  e JONIS BASCIR
    Ore 22:45       Esibizione “FRANK SENT US” Video-Music-Live

    Nel padiglione artistico le esposizioni temporanee di:

    –      Alessandro Baronciani (illustratore, fumettista) alessandrobaronciani.blogspot.it
    –      Cristina Gardumi  (disegni e pitture) www.cristinagardumi.com
    –      Francesca Marino (fotografia) www.francescamarino.com
    –      Alessandro Bigini (Scenografo di Tv e Cinema)
    –      Kenny Random (graffitista, illustratore) www.randomstyle.it
    –      Carlotta Cerquetti (fotografa) carlottacerquetti.com

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