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    Oblivion: Rimandi all’indimenticabile

    VOTO: 2.5

    Tutto nasce da una graphic novel di Joseph Kosinski, regista e produttore che, prima di esordire con Tron: Legacy (e prima di tornare a occuparsi del prossimo sequel ‘cyberspaziale’ e del remake di ‘The Black Hole’, sempre della Disney), aveva immaginato la vicenda alla base del film.
    La mossa vincente – chi l’avrebbe mai detto – è stata sicuramente quella di aver arruolato Tom Cruise nel film, il quale evidentemente aveva voglia di tornare alla fantascienza e di mettersi nei panni che furono di Will Smith in I’m Legend.
    Il problema è che questa sceneggiatura tende a mettere fin troppi ‘panni’ addosso al nostro eroe ‘Impossibile’, finendo per costruire un film che ne ricorda troppi altri, chi in una scena, chi in una tematica.
    Stante questo, Oblivion – pur non indimenticabile (si sa, ‘omen nomen’…) – non è un brutto film, e si fa apprezzare, soprattutto per l’impianto digitale e decorativo. Già in Tron: Legacy questo era stato un sicuro pregio da ascrivere alla creatività di Kosinski, che purtroppo appare piuttosto limitata.
    C’è anche qualche falla, di scrittura più che di verosimiglianza, ma sono dettagli. D’altronde non è una novità che, in questo tipo di produzioni, la scenografia faccia più della sceneggiatura e mediamente si tenda a puntare più sulla prima che sulle seconde. E sui grandi nomi. Tra i quali spiccano – a parte Tom – Olga Kurylenko (che l’ha spuntata sulle concorrenti Jessica Chastain, Olivia Wilde, Brit Marling, Noomi Rapace ) e Morgan Freeman (particolarmente impalpabile), almeno sul manifesto, visto che sullo schermo la presenza più interessante è quella di Andrea ‘Vika’ Riseborough, per fortuna scelta invece di Hayley Atwell, Diane Kruger e Kate Beckinsale.

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  • L’ipnotista: Profondo bianco

    VOTO: 3

    L’inizio promettente introduce a questa inusuale escursione nel noir del regista svedese Lasse Hallstrom, che avevamo lasciato a pescare salmoni nello Yemen e ritroviamo in una fredda e spersonalizzata Stoccolma, perfettamente resa da splendide riprese aeree e interni claustrofobici e algidi. Una gragnuola di coltellate e una immagine particolarmente poco politically correct ravvivano l’ambiente e danno il via alla presentazione del caso e dei personaggi che lo animano, interessanti pur nelle loro contraddizioni e ingenuità, evidenti soprattutto in certi snodi narrativi particolarmente criticabili. Lo sterminio di una intera famiglia è un’ottima base per un intrigo con i fiocchi, e Hallstrom conduce sapientemente la danza creando la tensione necessaria, sempre in equilibrio tra efferatezza e analisi intima. Ma, si sa, in questi casi le curiosità son le solite: indagine e esito.
    E se l’esito è piutosto classico, senza che per questo il film perda interesse e fascino, soprattutto nella realizzazione delle sequenze finali, sull’indagine resta qualche remora in più… per personaggi che spariscono inopinatamente e altri che si comportano in maniera piuttosto ingenua, per tacere dei soliti poliziotti privi di buon senso o del più prevedibile intuito professionale, visto che continuano a trascurare il filone principale della ricerca a favore di – comprensibili ma poco realistiche – necessità di sceneggiatura. Peccato, perché questi scricchiolii disturbano un thriller dilatato ma riuscito e disperdono parte del Pathos creato con colpi di scena e apparizioni inquietanti, su tutte quella della figura incappucciata, senza però rovinare i ‘festeggiamenti’ per un atipico Natale scandinavo.

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  • Jimmy Bobo – Bullet to the Head: Rocky, Rambo e Bobo

    VOTO: 4

    Tempo 10 minuti e stiamo già sorridendo alla carrellata di foto segnaletiche che ci mostrano un Sylvester Stallone giovanissimo, giovane, adulto, icona. Un inizio che, ancora più del prologo, ci immerge nel giusto mood per godere di Jimmy Bobo – Bullet to the Head, film che riporta in azione Walter Hill – ancor più del nostro protagonista – dopo una decina di anni passati tra televisione e Alieni (Prometheus compreso) vari…
    Il film è la dimostrazione dell’intelligenza e dell’esperienza di un attore capace di non prendersi sul serio tanto quanto di giocare con la propria immagine, e della capacità di un grande regista di costruire un film di azione poliziesca molto classico e – non a caso – molto fisico intorno a una presenza statuaria come quella di Stallone.
    Come dei fuoriclasse sul campo di calcio si dice che sappiano far correre il pallone, invece di correre loro stessi, qui Sly tiene la scena ed infiamma gli animi con studiatissime battute e sapienti espressioni del volto.
    Tutte le carte sono sul tavolo, da subito: l’Old Guy in età da pensione, la sua nemesi-riflesso da affrontare in uno scontro finale dopo un lungo fronteggiarsi anche a distanza, il rapporto con una figlia capace di tirare fuori il meglio di lui, un partner ‘buono’ con il quale duettare. Ma non importa. Non vogliamo una sorpresa, non vogliamo Heat, qui c’è Sly e non serve essere fan per godersi le sue battute (meglio se in originale) e i suoi stereotipi razziali snocciolati senza reale convinzione.
    E quando cita Jerry Maguire, alzatevi, la standing ovation potrebbe disturbarvi la visione.

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  • Hitchcock: Ognuno ha il suo Passeggero Oscuro

    VOTO: 3.5

    Non un documentario, non solamente un dietro le quinte della realizzazione di uno dei più grandi film di tutti i tempi e – secondo molti – del capolavoro del ‘Maestro del Brivido’, ma qualcosa di più. In ogni senso. Un esordio davvero pregevole questo del documentarista (ma anche musicista, giornalista, sceneggiatore, anche per Spielberg – The Terminal – tra gli altri…) Sacha Gervasi che, da amante del personaggio in questione, sceglie il tono giusto e una chiave di (ri)lettura che renderà la storia particolarmente gradita per il pubblico.
    Raccontare il “nostro piccolo film” diventa così l’occasione per parlare degli aspetti più nascosti di Hitchcock, quelli più oscuri – le sue ossessioni e manie, anche nascoste – come quelli più divertenti, ma soprattutto quelli più quotidiani e privati. Su tutti il rapporto con la moglie Alma. Suo ex capo, sua collaboratrice, co-sceneggiatrice e – fondamentalmente – sostegno della sua vita e della sua carriera.
    Una presenza costante nel film è anche Ed Gein, serial killer conclamato (e ispiratore dei vari Hannibal cinematografici) che vediamo spesso interagire con il nostro Alfred in un rapporto che ricorda molto quello del Dexter televisivo col padre (anche se potremmo parlare di Dark Passenger anche per Hitchcock) e che sottolinea i tanti paralleli tra ossessioni e ossessivi, ivi compreso Anthony Perkins, e che rimanda fortemente al piacere voyeuristico del regista, dell’uomo, del filmmaker fedele solo alla visione resa dalla macchina da presa.
    Le licenze sono quindi molte, ma deve essere chiara la premessa: non si tratta di un documentario né di una biografia. E’ la storia di una crisi e di una coppia. Forse nemmeno in quest’ordine. La crisi (successiva al successo di Intrigo Internazionale) di un uomo di 60 anni esaltato da tutti, ma piano scivolato nell’abitudine e dato per scontato, quando non per scavalcato; un uomo alla ricerca di nuove sfide e di nuovi rischi, per sentirsi libero. Una coppia che mette al centro una figura femminile che ritroveremo in qualche nomination tra qualche settimana, grazie anche a una maestosa e affascinante Helen Mirren, capace di mettere in secondo piano l’Hopkins nascosto sotto al trucco di Hitch (un fissità certo necessaria, ma a tratti forse un po’ troppo ‘spontanea’) e la splendida Johansson, più che discreta nei panni di Janet Leigh, soprattutto lontano dal set.
    Per il resto, tanto divertimento, registico soprattutto. Nelle rivelazioni di una personalità complessa, nelle gag ripetute e nascoste dall’icona che già all’epoca sovrastava la persona, nel gioco continuato con le immagini che ancora oggi abbiamo di Lui e del suo cinema (si vedano i tanti profili, le sue ‘ombre cinesi’ e l’ispirazione finale per il prossimo film).

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  • Hansel & Gretel – Cacciatori di fantasmi: L’immondo delle fiabe

    In Hansel & Gretel – Cacciatori di fantasmi non sembra particolarmente strategica la somiglianza con alcuni titoli poco fortunati del recente passato e le streghe alla Marilyn Manson non salvano un Action piuttosto fine a se stesso.
    VOTO: 2

    “Davanti a un gran bosco abitava un povero taglialegna che non aveva di che sfamarsi; riusciva a stento a procurare il pane per sua moglie e i suoi due bambini: Hansel e Gretel. Infine giunse un tempo in cui non poté più provvedere neanche a questo e non sapeva più a che santo votarsi…”
    Al pover’uomo è dedicato – omaggio dovuto ai Fratelli Grimm, tanto saccheggiati – anche l’incipit di questo film, la prima ‘grande produzione’ di cui abbia avuto responsabilità Tommy Wirkola, regista norvegese del geniale Dead Snow e altre amenità ricche di ironia e spirito.
    In un medievo particolarmente avanzato, quanto a tecnologie belliche e di informazione, si dibattono infatti i due orfanelli abbandonati, ‘oggi’ coppia di fascinosi Bounty Killer interpretati da Gemma Arterton e Jeremy Renner in una duplice versione del Van Helsing di Hugh Jackman.
    Il tono è chiaro sin dall’inizio, nella imprescindibile casetta di Marzapane (molto Alice in Wonderland): cruento, come solo le favole sanno essere, e irreale. Purtroppo il genere avventuroso richiede anche una ferrea morale e una presupposta difesa della giustizia che vanificano le tracce più umoristiche – volontarie (il diabete di Hansel) e non (l’associazione delle streghe) – come collabora a fare la parte magica e soprannaturale, particolarmente poco convincente e troppo ‘moderna’.
    Un film che difficilmente contenterà la critica, ma che potrà dividere il pubblico, tra i grandi fan del genere e degli attori, o i riferimenti a analoghe azioni in film di tutt’altro stampo, e tutti quelli che resteranno sconcertati dalla bidimensionallità del film in sé.
    Legittimo chiedersi, dopo aver visto Lincoln ‘cacciatore di vampiri’ di Bekmambetov, quanto abbia ancora senso un’operazione del genere, nella quale l’originalità sia solo nel paradossale presupposto di mescolare fiaba classica e horror moderno, e non nello sviluppo, piuttosto standard e canonico, anche per i fan del genere.
    Saremmo sorpresi se l’immancabile apertura finale, a un possibile sequel, svelasse davvero un sentiero percorribile…

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    Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe

    Hansel & Gretel

    HANSEL & GRETEL – CACCIATORI DI STREGHE

    (Hansel and Gretel Witch Hunters – 3D)
    GENERE: Horror, Fantasy
    ANNO: 2013
    USCITA: 01/05/2013
    DURATA: 88′
    NAZIONALITA‘: Germania, Usa
    DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
    REGIA: Tommy Wirkola
    CAST: Jeremy Renner, Gemma Arterton, Famke Janssen, Peter Stormare, Zoe Bell, Derek Mears, Thomas Mann, Ingrid Bolsø Berdal, Pihla Viitala, Thomas Scharff
    TRAMA: Hansel e Gretel sono due cacciatori di taglie, specializzati nell’inseguire, rintracciare e uccidere streghe in tutto il mondo. All’avvicinarsi della mitica Luna di Sangue i due fratelli dovranno confrontarsi con una inattesa manifestazione del Male, e con dei segreti provenienti dal loro passato.

    RECENSIONE: L’immondo delle fiabe
    VOTO: 2

    TRAILER

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    15 anni di Future Film Festival

    Torna, dal 12 al 17 aprile a Bologna, il Future Film Festival, l’evento italiano per antonomasia dedicato alle tecnologie applicate all’animazione, al cinema, ai videogame e ai new media, che quest’anno si svolge all’insegna della ‘Mostruosità’.

    L’apertura della quindicesima edizione sarà affidata all’anteprima italiana di Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe 3D di Tommy Wirkola: un film che, come il recente Biancaneve e il cacciatore, conferma la passione di Hollywood per le riletture “action” delle grandi fiabe. Protagonisti, stavolta, due Hansel e Gretel in versione adulta e implacabile interpretati da Jeremy Renner e Gemma Arterton. Ma sono decisamente horror i titoli principali della manifestazione con il ritorno di Rob Zombie – Le streghe di Salem (The Lord of Salem) – e l’eccezionale anteprima di La Casa di Fede Alvarez, remake del cult di Sam Raimi e film di chiusura della manifestazione.
    Non un’anteprima in senso stretto, ma non si può trascurare la presentazione della versione 3D del capolavoro Disney•Pixar Monsters & Co. di Pete Docter prossimo a tornare in sala.
    Sorte che si augura ai tanti lungometraggi che saranno proiettati nei 5 giorni di Festival.
    A partire dai 10 del Concorso. Tre animazioni giapponesi, diversissime per stile e contenuti: 009 Re: Cyborg di Kenji Kamiyama, spettacolare kolossal animato in 3D, tratto dal celebre manga Cyborg 009 di Shotaro Ishinomori; il toccante The Life of Budori Gusuko, diretto dal maestro dell’animazione Gisaburo Sugii, che a quasi trent’anni da Night on the Galactic Railroad torna a ispirarsi all’opera del poeta Kenji Miyazawa; e Wolf Children di Mamoru Hosoda, l’anime giapponese più importante della stagione, una fiaba moderna che, attraverso la storia di due piccoli e teneri licantropi, racconta la vita familiare con emozionante libertà creativa.
    Tre titoli che rappresenteranno l’Oriente insieme al cinese Lee’s Adventure di Frant Gwo e Yang Li, uno dei film di fantascienza più originali dell’anno, capace come pochi altri di raccontare la generazione dei videogiochi; e al coreano (del Sud) Padak di Dae-hee Lee, cartoon a suo modo “scioccante” sulla difficile arte della sopravvivenza di un pesce destinato a diventare sushi e costretto in un acquario, che sogna di tornare libero.
    Dall’Europa lo spagnolo O Apòstolo di Fernando Cortizo (storia in stop motion di un detenuto in fuga e della caccia al tesoro che lo conduce in un villaggio su cui incombono maledizioni e presenze sinistre), il franco-belga Couleur de peau: Miel di Jung e Laurent Boileau (tratto dall’omonima graphic novel dello stesso Jung, che racconta la storia vera del suo autore, orfano coreano adottato da una famiglia belga, che a 42 anni decide di andare alla scoperta delle proprie radici) e l’inglese A Liar’s Autobiography: The Untrue Story of Monty Python’s Graham Chapman di Bill Jones, Jeff Simpson, Ben Timlett (finto biopic irriverente e scorrettissimo, sorta di reunion dei Monty Python e insieme falsa autobiografia post-mortem di uno dei fondatori del gruppo), completano il catalogo insieme allo statunitense Consuming Spirits di Christopher Sullivan (che intreccia le vite di tre personaggi in una sorta di dramma psicologico animato, frutto di 15 anni di lavoro paziente e artigianale) e l’argentino Anima Buenos Aires di Marìa Verònica Ramìrez (un viaggio in quattro episodi – tra umorismo, tango ed emozione – nell’anima segreta della capitale argentina).
    Non mancano le chicche Fuori Concorso (dal giapponese Rainbow Fireflies a Mass Effect: Paragon Lost di Atsushi Takeuchi, dal cinese Painted Skin: The Resurrection a Yugo & Lala di Yunfei Wang, e altri), che – come ogni anno – inviteranno i più resistenti ad assistere alle Follie Notturne di quest’anno.
    Un tris di titoli imperdibili: condito da un irresistibile umorismo, tra arzilli vecchietti pronti a tutto e improbabili rapinatori a fin di bene, Cockney Vs. Zombies di Matthias Hoene è – sulla scia del connazionale L’alba dei morti dementi – il nuovo contributo inglese alla “zombie-mania” che sta contagiando il mondo del cinema e della tv; risate assicurate anche con l’incontenibile “splatter ittico” Dead Sushi di Noboru Iguchi, tripudio demenziale di pesci assassini di ogni genere, preceduto da un aperitivo “a tema” in collaborazione con ZUSHi; e il terrore viene dalle creature marine anche nel cartoon Gyo: Tokyo Fish Attack di Takayuki Hirao, l’altro titolo nipponico della sezione, con squali e calamari pronti a seminare il terrone tra gli abitanti di Tokyo.

    Il Future Film Short sarà anche quest’anno una ricca parentesi riservata al formato più ridotto e alle sue perle; su tutte The Simpson’s Couch Gag, di Bill Plympton, tra i più importanti animatori indipendenti di oggi, chiamato a reinterpretare secondo il suo personalissimo stile la sigla dei mitici Simpson, e il corto candidato agli Oscar 2013 The Longest Daycare di David Silverman, che vede protagonista assoluta Maggie Simpson.
    E, tra un film e l’altro, la mostruosità dilaga.
    In Piazza Maggiore, grazie alla mostra “Universal Classic Monsters”, che dal 2 al 17 aprile espone foto e locandine storiche di Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo, la Mummia e altre inquietanti creature entrate nella storia del cinema, e “Mostri in Vetrina”, negli spazi e gli esercizi commerciali di Corte Isolani.
    Eventi Speciali: l’omaggio – a cura di Mario Serenellini – a Calimero: una vera icona dell’animazione made in Italy, che nel 2013 compie cinquant’anni e per l’occasione sarà festeggiato dal FFF con una ricca antologia.
    E ancora: l’italiano Extra 3D di Marco Pavone, ex disegnatore Disney, che in questo suo secondo lungometraggio autoprodotto offre un ambizioso racconto fantascientifico dal sapore ecologista;
    il tributo a Gisaburo Sugii, tra i padri fondatori dell’animazione giapponese, a cui Masato Ishioka ha dedicato il documentario Animation Maestro Gisaburo, ricco di testimonianze di alcune delle più importanti personalità del mondo degli anime, da Osamu Tezuka a Yasuo Otsuka, da Rintaro a Masao Maruyama;
    l’incontro con il più importante animatore italiano, Bruno Bozzetto, che presenterà il suo nuovo cortometraggio animato, Rapsodeus, ideale continuazione del suo capolavoro del 1976, Allegro, non troppo, e in anteprima assoluta il corto Vintage or Cool?;
    una selezione del meglio della produzione della Aardman Animations (Galline in fuga; Pirati! Briganti da strapazzo), presentato per l’occasione da uno dei giovani talenti dello storico studio inglese, Andy Spradbery, anche autore della mascotte di questa XV edizione;
    l’omaggio, nel decimo anniversario della scomparsa, ad Antonio Margheriti, con la proiezione di The Outsider. Il cinema di Antonio Margheriti, diretto dal figlio Edoardo e dedicato a uno degli autori più prolifici e apprezzati (anche internazionalmente) della storia del cinema di genere italiano.
    Aperto a tutti e occasione unica per tirare fuori il Mostro dentro di noi, il MonsterParty presso il Club Bentivoglio (ex Scuderie) – previsto per domenica 14 aprile – che chiamerà a raccolta tutti gli appassionati di cinema e del genere invitandoli a vestirsi a tema per una sfilata con premi e Dj set e concerto finali per festeggiare insieme.

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    Monster University premia gli studenti italiani

    In occasione della campagna promozionale del nuovo capolavoro Disney Pixar Monsters University, Disney premia gli studenti italiani con un concorso esclusivo e un premio da urlo.

    Rivolto a tutti gli studenti delle nostre università e ideato per mettere alla prova la loro creatività e la capacità di lavorare in team – proprio come una delle confraternite o sorellanze di spaventatori che diventerà il fiore all’occhiello della prestigiosa Monsters University – da 2 e un massimo di 5 componenti: la sfida consiste nello studio, nella realizzazione e nella presentazione di un piano di marketing per il lancio del nuovo attesissimo capolavoro Disney Pixar Monsters University, la cui uscita in Italia è prevista per il 21 agosto 2013.

    Il premio in palio per il gruppo di lavoro che dimostrerà di possedere eccellenti conoscenze degli strumenti di marketing  e che proporrà le idee più originali e creative, è volto a favorire il percorso formativo degli studenti in due modalità:
    € 5.000,00 da dividere tra i componenti del team e spendere per l’acquisto di beni, prodotti o servizi presso l’Università  frequentata;
    Un’esperienza a Milano presso la sede della The Walt Disney Company Italia del valore stimato di € 500,00, per passare una giornata ospite della divisione Theatrical Distribution & Marketing Walt Disney Studios Motion Pictures, con la possibilità non solo di conoscere da vicino e interagire con la realtà dell’azienda, ma anche di presentare e illustrare il proprio progetto a un team di professionisti nell’ambito del marketing e della comunicazione ed effettuare un incontro conoscitivo con la direzione risorse umane.

    Tutti i dettagli e il regolamento del concorso sono disponibili sul sito
    http://concorsidisney.it/monsters-university-business-award/

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    Krzysztof Zanussi torna sul set

    Partiranno mercoledì 10 aprile ad Ancona le riprese del nuovo film del grande regista polacco Krzysztof Zanussi (Persona non grata, L’anno del sole quieto, La Costante, Imperativo). Inner Voice (titolo di lavorazione) è co-prodotto dalla Revolver di Paolo Spina (già produttore associato di Come il vento di Marco Puccioni, attualmente in post produzione). In Italia, come produzione associata, la giovane TVco. Srl di Vincenzo Mosca. Partner internazionali sono la polacca Tor film e la russa Fora Film.
    Il film sarà girato in circa due mesi tra Ancona, Varsavia e Mosca.
    Zanussi girerà ad Ancona per circa una settimana.

    Protagonista è Riccardo Leonelli (attore di cinema e teatro attualmente nelle sale in Outing – Fidanzati per sbaglio), che torna a lavorare con Zanussi dopo l’esperienza del film per la tv polacca Le voci interiori. Anche l’attrice italo-argentina Victoria Zinny, già attrice in Viridiana di Luis Bunuel, torna davanti la macchina di presa di Zanussi dopo la collaborazione ne Il Sole nero (2007). Il drammaturgo Rocco Familiari darà il volto all’arcivescovo di Ancona.

    Completano il cast tre note attrici polacche: la giovane Agata Buzek (figlia dell’ex primo ministro polacco e poi presidente del parlamento europeo, Jerzy Buzek; insignita del Shooting Stars Award al 60. Festival di Berlino), la bella Weronika Rosati (che interpreta Lola in Jimmy BoboBullett to the head di Walter Hill) e Agnieszka Grochowska (che interpreta la cattiva-ambiziosa nel film).

    La troupe interamente polacco-marchigiana si avvale della collaborazione logistica della Marche Film Commission – Fondazione Marche Cinema Multimedia.

    Il film si svolge in Italia, Russia e Polonia (per la maggior parte di esso) e racconta la storia di Fabrizio, un giovane manager italiano attivo in uno dei movimenti di rinnovamento cattolico, che si reca in Polonia per seguire la donna di cui è innamorato ma che vorrebbe prendere i voti.
    Sperando che la donna cambi idea, ha trovato un posto di lavoro all’interno di un’importante azienda multinazionale di energia. Ma le scelte di politica economica della nuova azienda sono spesso dannose ed in contrasto con gli interessi reali della Polonia e con gli sforzi per la modernizzazione del paese. Il ramo polacco della società è guidato da Krystyna, una donna emancipata e determinata, che viene inaspettatamente danneggiata da indagini giornalistiche che ricostruiscono il pesante passato della madre adottiva, giudice durante il periodo comunista responsabile della costruzione artefatta di prove contro i nemici del regime. Krystyna prova a coprire lo scandalo, ma sua madre è incrollabile nelle sue convinzioni ideologiche e determinata a portare la sua causa in tribunale in modo da difendere così, fieramente, le sue pregresse sentenze.

    Fabrizio, nel frattempo, si impegna per aiutare economicamente un giovane polacco che cerca fondi per sostenere le spese per il fratello disabile, coinvolgendo i colleghi in azienda, ma Krystyna si oppone all’intento. Il rapporto burrascoso tra Fabrizio e Krystyna precipita quando, durante un viaggio di lavoro in Russia, Fabrizio esegue in buona fede gli ordini del suo superiore, ma è colto in atti di corruzione nei confronti dei partner russi, i quali risultano essere sotto controllo da parte dei servizi segreti e della polizia.

    Arrestato, diviene il capro espiatorio dell’azienda che scarica su di lui la colpa per il tentativo di corruzione. Sarà la madre di Fabrizio, che si rivolge al management tedesco dell’azienda, a salvarlo. La fidanzata di Fabrizio decide alla fine di prendere i voti mentre Krystyna viene travolta dagli scandali.

    Sia Krystyna che Fabrizio perdono i loro punti fermi nell’esistenza: lei improvvisamente rinnega il suo cinismo e si avvicina a Dio, mentre la fede di Fabrizio è fortemente messa in dubbio. Nel frattempo, il fratello disabile del giovane polacco sorprendentemente inizia a recuperare la salute: una svolta miracolosa e quasi ironica, considerando lo scarso sforzo profuso per aiutarlo e l’indifferenza generale in cui era caduta la sua vicenda umana.

    Valeria Golino a Mosca

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    FCAAAL XXIII, Africa e non solo

    23FCAAAL

    Giunto alla 23ma edizione, torna a Milano ma non più nel mese di marzo, bensì dal 4 al 10 Maggio 2013, il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (FCAAAL), appuntamento ormai storico, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza delle cinematografie, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

    Il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina prevede la proiezione di circa 70 titoli suddivisi in diverse sezioni:
    – Finestre sul Mondo. Con un Concorso di lungometraggi che è una accurata selezione delle ultime produzioni di fiction provenienti da Asia, Africa e America Latina che privilegia le opere di giovani registi. I film sono tutti in prima nazionale. E un Concorso Documentari che vuole dar conto del meglio della produzione documentaria dei tre continenti.
    – Concorso Miglior Film Africano, in cui l’attenzione spazia dai giovani registi a quelli già affermati.
    – Concorso Cortometraggi Africani che propone corti di finzione e brevi documentari con l’intento di promuovere i giovani registi africani ai loro primi passi nel cinema e di mostrare le nuove tendenze e le sperimentazioni.
    – Concorso Extr’A dedicato ad opere di cineasti italiani che si confrontano con altre culture e con le tematiche dell’immigrazione, per restituire l’immagine di un’Italia che si fa interprete della diversità culturale.
    E tutti ridono…, con le più divertenti commedie da Africa, Asia e America Latina selezionate con la collaborazione di Gino e Michele di Zelig.

    Tutti i film in concorso concorrono all’assegnazione di diversi premi per un montepremi totale di circa 50.000 euro.

    Come ormai da alcuni anni il Festival dedicherà una particolare attenzione ai film che ci raccontano l’attualità delle rivoluzioni nei paesi arabi con la sezione Mondo Arabo atto III.
    Abbracciando lo slogan “Il Razzismo è una brutta storia”, il Festival partecipa ancora una volta alla campagna lanciata da laFeltrinelli (casa editrice e libreria). Questa collaborazione tra FCAAAL e laFeltrinelli ha dato vita al Premio “Il Razzismo è una brutta storia”, che sarà consegnato al miglior film che affronta il tema del razzismo.

    La principale sezione fuori concorso di questa 23° edizione sarà Films That Feed (FTF).
    In attesa dell’Expo 2015, il Festival e l’ong ACRA-CCS partecipano agli Expo Days di maggio  con una selezione di film sulle sfide dell’alimentazione e della sostenibilità.  Senza perdere l’impronta creativa e autoriale, le opere selezionate ci introducono ed approfondiscono i temi cardine della prossima EXPO milanese: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”: dalle eccellenze della gastronomia alla sicurezza e salute alimentare, dalla sovranità alimentare alla produzione agricola sostenibile e la preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche.
    Vi invitiamo a gustare questi film come fosse piatti di un menù prelibato e preparato con cura.
    Non  mancheranno in occasione delle proiezioni degustazioni e laboratori di cucina. Tra i menù:

    Menù Gourmet – serate speciali sul modello CINE-CHEF, con i film: PERÙ SABE: LA COCINA, ARMA SOCIAL di Jesus M.Santos (Perù-Spagna) presentato alla Berlinale 2013. Seguiamo due famosi cuochi internazionali, Ferran Adria e Gaston Acurio in un viaggio attraverso il Perù e la sua cucina: risultato di un metissage di tradizioni e culture, punto di incontro tra educazione/sviluppo economico/ambiente, strumento di emancipazione e costruzione del proprio futuro per i giovani che vivono in zone depresse del paese e che frequentano la scuola di chef e  JIRO DREAMS SUSHI di David Gelb (Usa / Giappone) che ci racconta la storia di Ono,  lo chef di shushi più bravo del mondo. Il suo piccolo ristorante, Sukiyabashi Jiro, è nascosto in una stazione della metropolitana di Tokyo, ha solo dieci posti,  si è guadagnato 3 stelle Michelin e la lista di prenotazione prevede un mese di attesa.

    Menu tradizionale:  HAVE YOU SEEN THE ARANA? di Sunanda Bhat (India) alla scoperta del Kerala delle sue tradizioni culturali e agricole; e della lotta per la difesa della biodiversità; sempre dalla Berlinale COUSCOUS ISLAND di Francesco Amato e Stefano Scarafia girato in Senegal dove c’è un presidio slow food per il cous cous di miglio;

    Menu contadino: A GALINHA QUE BURLOU O SISTEMA di Quico Meirelles dove una gallina prende consapevolezza del suo destino di pollo da allevamento e decide di cambiare il corso degli eventi.

    Menù per bambini: THE ORANGE SUIT di Dariush Mehrjui, commedia iraniana che racconta la storia di un fotoreporter che si appassiona al Feng Shui, scopre la sua “anima green” fino a diventare netturbino per contribuire alla pulizia della città. Diventerà un’icona per tutti, figlio compreso, tranne che per la moglie che chiederà il divorzio…

    Menù creativo: AGUA BENDITA) di Octavio Guerra ambientato tra Nicaragua e Costa Rica sulla messa in scena di uno “spettacolo teatrale” di strada in un villaggio per sensibilizzare gli abitanti sull’importanza vitale dell’acqua.

    Menù Dessert: THE FRUIT HUNTERS ultimo film  della cinese-canadese Yung Chang (pluripremiata con il suo China Heavyweight), succulentissima opera su ogni sorta di varietà, forma, colore, gusto e uso della frutta nel mondo.

    Milano 4 -10 maggio 2013
    http://www.festivalcinemaafricano.org/

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