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    A proposito di Davis: Folkodissea

    Il prossimo 6 febbraio tornano in sala i fratelli Coen con le avventure di un cantante squattrinato e un po’ spiantato che si muove nella New York dei primi anni 60.

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    Dietro l’arte e la poesia di Bob Dylan c’è un mondo, un mondo fatto di  musicisti squattrinati, che cercano di tenere fede allo spirito della loro dottrina, la musica folk, e a far successo senza però cadere nei tranelli di uno showbusiness che si definisce giusto in quegli anni. Ed è proprio la scena folk della New York dei primi 60 che i fratelli Coen raccontano, in A proposito di Davis, loro nuova fatica uscita a tre anni di distanza da Il Grinta.
    In particolare la coppia di registi-sceneggiatori sceglie di adottare lo sguardo idealista e disincantato del giovane Llewyn Davis, interpretato dal bravo Oscar Isaac e modellato vagamente sulla figura del musicista Dave Van Ronk, la cui biografia è servita da ispirazione al film. E il viaggio dell’eroe Davis, strangolato dall’incapacità (o forse impossibilità) di emergere alle luci della ribalta e dall’impossibilità (o forse incapacità) di tornare a una vita più semplice, si trasforma in breve tempo in una vera odissea fatta di notti passate sul divano di chi lo ospita, di liti con l’amica-amante Jean (Carey Mulligan), di ore a inseguire un gatto adottato involontariamente.

    E questa sorta di loop che si ripete armonico, come l’arpeggio di un taditional i Coen ce lo raccontano optando per una sceneggiatura dalla struttura volutamente episodica, quasi a richiamare il precedente omerico, e con il classico umorismo grottesco che a volte (il viaggio a Chicago, ad esempio) porta con sé un’eco dai toni lynchiani. La parte del leone ovviamente la fa la musica, con un ritmo scenico scandito da una serie di brani musicali rigorosamente eseguiti per intero e che ricorrono puntuali come le battute di un metronomo. Splendido in tal senso il lavoro del produttore esecutivo per le musiche T-Bone Burnett che ha scelto e arrangiato i pezzi insieme a Marcus Mumford, cantante del gruppo folk inglese ‘Mumford & Sons’. E splendide anche le performance degli interpreti che hanno tutti cantato e suonato i loro pezzi, a cominciare da Isaac e la Mulligan oltre all’attore musicista Justin Timberlake e ai comprimari Adam Driver e Stark Sands.
    Le buone performance si confermano anche nella fase più tradizionale della recitazione dove, oltre al protagonista, si segnala il cameo di John Goodman, vecchio musicista jazz zoppo ed eroinomane.

    Marcello Lembo

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