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    Figari Film Fest 2018, Premio Bracco a Giacomo Ferrara

    È stato il suo anno. Dal cinema con Il permesso e Guardo in alto alla consacrazione definitiva con SuburraLa serie dove interpreta Spadino. Al Figari Film Fest (in programma a Olbia dal 19 al 24 giugno) Giacomo Ferrara arriva, prendendosi una brevissima pausa dal set della seconda stagione della serie Netflix, per ritirare un meritatissimo Premio Bracco per il miglior giovane attore dell’anno, che nelle scorse edizioni era andato a Alessandro Borghi, Stefano Fresi, Salvatore Esposito e Tea Falco.  Sul palco a consegnargli il premio una vulcanica Francesca Chillemi, un concentrato di autoironia e arguzia, anche lei in vacanza per qualche giorno dalle riprese della quinta stagione di Che Dio ci aiuti e impegnata nella divertentissima web serie con Diana Del Bufalo.

    Il successo dice Ferrara, non gli ha cambiato la vita: “Faccio le stesse cose di prima, anche gli amici sono quelli di sempre con qualche new entry ovviamente”. Bocca cucita sulla nuova stagione, top secret anche i tempi di lavorazione. Intanto si gode i risultati di “un anno impegnativo e pieno di emozioni, in cui ho lavorato tanto su tre ruoli diversi tutti da protagonista, in un momento in cui c’è una grandissima competizione da parte dei miei coetanei. Il cinema italiano sta vivendo un bellissimo periodo, con nuovi autori e artisti che hanno qualcosa da raccontare”.
    Il dopo Suburra? Per ora non ci pensa: “Vivo il presente, vado sul set e faccio il mio lavoro”. Ma la voglia di misurarsi con nuovi ruoli è tanta e palpabile: “Non c’è un personaggio a cui tengo in modo particolare, in questo momento li farei tutti. Non vedo l’ora ad esempio di tornare a teatro per affrontare i testi classici”. E  chi gli chiede quale sia un suo pregio, risponde: “La determinazione. A otto anni ho deciso che avrei voluto fare l’attore e che a diciotto sarei venuto a Roma per studiare. E così è stato”.

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    Figari Film Fest 2018, tra talenti visionari e storie del reale

    Nel cuore di Olbia tra piccoli borghi, piazze e spiagge battute dai primi turisti tedeschi entra nel vivo l’ottava edizione del Figari Film Fest, il festival dedicato al mondo dei cortometraggi e agli esordi cinematografici, giunto ieri alla terza serata di proiezioni. Serata all’insegna del talento visionario e immaginifico degli autori dei corti presentati, a partire dall’animazione Nausicaa, già scelto come apertura della Settimana Internazionale della Critica veneziana nel 2017 e interamente realizzato nella Marche con la tecnica del motion comic partendo da una graphic novel di Bepi Vigna, che in questo caso è anche regista. Dalla poesia della principessa che parte alla ricerca dell’uomo che l’ha stregata, Ulisse, all’eccentrico, esplosivo e psichedelico The N.A.P. di Adolfo Di Molfetta, un omaggio surreale al nonsense.
    Ma il colpo di fulmine arriva dall’Iran: si chiama Kaveh Mazaheri, classe 1981, nato a Teheran e al Figari è in concorso con Retouch, un thriller compiuto che nei suoi quasi venti minuti di durata dimostra coerenza ed equilibrio narrativi, una regia essenziale e di precisione quasi geometrica che ricorda il cinema di Ashgar Farhadi. Un corto con velleità (più giustificabili) da lungometraggio, un nome da tenere d’occhio. Lo aspettiamo al debutto al lungo.
    La mezzanotte ha salutato i corti della Horror Night: degni di nota il claustrofobico The Hour of Darkness di Domenico De Feudis e il grottesco Rip di Albert Pintó, splatter spagnolo tutto da ridere.
    Stasera si prosegue con il Premio Comunicazione al blogger Le Perle di Pinna, mentre venerdì 23 giugno l’attore Giacomo Ferrara (lo Spadino di Suburra) riceverà il Premio Bracco al miglior giovane attore 2018. Attesi per la fine della kermesse Francesca Chillemi ospite d’onore durante la serata del 23 giugno e Maccio Capatonda con il quale si chiuderà la nove giorni dedicata al cinema. Ospiti nei giorni scorsi The Jackal, lo scrittore Walter Siti, il regista Daniele Coluccini, Matteo Martinez e Frank Matano con le proiezioni dei film Addio fottuti musi verdi, Il contagio e Tonno spiaggiato.

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    Olbia Film Network, ospite a sorpresa Ilenia Pastorelli

    Grande accoglienza per i primi giorni dell’Olbia Film Network, il festival e mercato di cinema  che nella prima serata ha visto premiare i The Jackal per il loro debutto cinematografico Addio fottuti musi verdi .
    Nella seconda serata la nove giorni di cinema si è spostata  a San Pantaleo, dove si è tenuto l’incontro con lo scrittore vincitore del Premio Strega Walter Siti e a seguire la presentazione del film Il contagio, tratto dall’omonimo romanzo dell’autore, alla presenza del regista Daniele Coluccini.  Entrambi gli ospiti hanno ricevuto il premio Cinema e parole.

    Attesa nella giornata di oggi a grande sorpresa l’attrice Ilenia Pastorelli, che riceverà il Premio Bracco come attrice rivelazione dell’anno. Sempre stasera il duo Matteo Martinez e Frank Matano sarà presente con il loro nuovo lavoro, fresco di sala, Tonno spiaggiato.

    Nei prossimi giorni arriveranno il blogger Le Perle di Pinna e l’attore Giacomo Ferrara (lo Spadino di Suburra) che riceveranno rispettivamente il Premio Comunicazione 2018 (il 22 giugno) e il Premio Bracco al miglior giovane attore 2018 (il 23 giugno). Tra gli altri attori anche Maccio Capatonda, Andrea Sartoretti e la bellissima Francesca Chillemi ospite d’onore durante la serata del 23 giugno.

    Le piazze, i piccoli borghi e le splendide spiagge, che fanno da cornice all’evento lo rendono unico nel suo genere. Il festival, oltre a valorizzare la cinematografia internazionale, mira allo sviluppo dell’attività filmica dell’isola e alla valorizzazione della Sardegna sotto ogni suo profilo: ambientale, storico, culturale e di costume.

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    Al via a Olbia l’ottava edizione del Figari Film Fest

    Dal 19 al 24 giugno l’Olbia Film Network, l’evento di cinema che porta in Sardegna produttori, distributori, registi, attori,  buyers televisivi e istituti di cultura da tutto il mondo, ospita l’ottava edizione del Figari Film Fest, la manifestazione dedicata al cinema giovane ed indipendente, ai cortometraggi ed agli esordi cinematografici.

    Le piazze, i piccoli borghi e le splendide spiagge, che fanno da cornice all’evento lo rendono unico nel suo genere. Il festival, oltre a valorizzare la cinematografia internazionale, mira allo sviluppo dell’attività filmica dell’isola e alla valorizzazione della Sardegna sotto ogni suo profilo: ambientale, storico, culturale e di costume.

    Ad aprire le danze dell’Olbia Film Network il 16 giugno sarà Addio fottuti musi verdi, il film d’esordio dei The Jackal, che saranno presenti alla serata inaugurata da un concerto a tema cinematografico per le vie della città, grazie alla Meda Funky Street Band. Il giorno successivo invece, a San Pantaleo, si terrà l’incontro e firma copie con lo scrittore vincitore del premio Strega Walter Siti, in collaborazione con la libreria Ubik e a seguire la presentazione del film Il contagio, tratto dall’omonimo romanzo dell’autore e diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini.

     

    Attesi al Figari molti ospiti tra cui il duo Matteo Martinez e Frank Matano con il loro nuovo lavoro, fresco di sala, Tonno spiaggiato, il blogger Le Perle di Pinna e l’attore Giacomo Ferrara (lo Spadino di Suburra) che riceveranno rispettivamente il Premio Comunicazione 2018 (il 22 giugno) e il Premio Bracco al miglior giovane attore 2018 (il 23 giugno). Tra e altre presenze attese al Figari anche Maccio Capatonda, Andrea Sartoretti e la bellissima Francesca Chillemi ospite d’onore della serata del 23 giugno.

    “Continua il percorso di valorizzazione delle opportunità offerte alla nostra città dall’ industria cinematografica iniziato lo scorso anno a Cannes e Venezia. La seconda edizione dell’ Olbia Film Network vuole continuare nell’esperienza innovativa che pone la città al centro del mercato internazionale dei corti cinematografici. – ha commentato soddisfatta l’assessore alla Cultura del Comune di Olbia Sabrina SerraRingrazio gli organizzatori per la felice intuizione che porta per il secondo anno ad Olbia tutti i protagonisti del mondo del cinema, dagli attori ai produttori, dai distributori ai buyers fino agli istituti internazionali di cultura. Non un festival cinematografico ma una occasione di incontro e di confronto, tra proiezioni e incontri professionali per gli operatori. Olbia in questi ultimi due anni ha ospitato e sta ospitando eventi straordinari nel settore, e anche con questa iniziativa vogliamo che la città sia sempre più riferimento internazionale per il mondo del cinema”.

    A farle eco Maria Nevina Satta, direttore della Sardegna Film Commission: “Questa manifestazione ha davvero trasformato il territorio. A Olbia c’è stato chi con determinazione ha voluto insistere sulla Gallura come attrattiva per le produzioni. Si sono unite da una parte imprenditori privati, e dall’altra una generazione di rappresentanti delle amministrazioni locali che hanno deciso, anche con poche risorse, di dare vita al Fondo Filming Olbia e di mettersi in gioco sul campo cinematografico e audiovisivo e ad oggi I risultati sono un po’ sotto gli occhi di tutti”.

    Molti gli incontri con il pubblico come le colazioni con gli autori ogni mattina alle 9.00, le proiezioni speciali organizzate dai festival partner internazionali tra cui il Mecal di Barcellona e l’Interfilm di Berlino, fino alla novità rappresentata dal Cinemini, proiezioni di film cortometraggio dedicate ai bambini nelle serate dal 22 al 24 giugno dalle 19. Ricco anche il programma degli eventi notturni dell’ After Fest, tra cui spicca il concerto dei Mokadelic che chiuderà il festival la notte del 24 giugno.

     

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    Lady Bird: Il sapore del ‘ritorno’

    Candidato a cinque premi Oscar, tra cui quello per il miglior film, arriva in sala dal 1 marzo l’esordio alla regia di Greta Gerwig.

     

     

    Sacramento, anno 2002. Christine (Saoirse Ronan) frequenta l‘ultimo anno di un liceo cattolico, rifiuta il suo vero nome e si fa chiamare Lady Bird. Stravagante sognatrice, ribelle come tutti gli adolescenti, stanca del provincialismo soffocante in cui è cresciuta, ha deciso che se ne andrà a frequentare il college a New York. Ma prima di poter ricominciare altrove la nuova vita da adulta dovrà affrontare quell’ultimo giro di boa, quell’anno di perdite e piccole rivoluzioni, e le reticenze di una madre (Laurie Metcalf) fin troppo rigida e realistica.
    Lady Bird, esordio alla regia dell’indipendentissima Greta Gerwig, musa della maggior parte dei film di Noah Baumbach e sua compagna di vita, è un film sulla negazione di sé, delle proprie radici, delle relazioni profonde che ci legano indissolubili a persone e luoghi, ma solo nella misura in cui il rifiuto diventi atto di ricoperta e rinascita. Un coming of age con molti riferimenti autobiografici: la Gerwig è di Sacramento come la protagonista della storia, anche lei lasciò la tranquilla vita di provincia per inseguire le sue ambizioni a New York.
    Ma è soprattutto un atto d’amore verso le proprie origini, i luoghi in cui è cresciuta, quella “vallata” che ha “la terra nel sangue”. Il desiderio di fuga di Christine diventa il pretesto per un viaggio a ritroso tra gli angoli più familiari di quella città, tra i gesti quotidiani di una famiglia che vive “dal lato povero dei binari”, tra i banchi e le recite accomodanti della scuola che ‘Lady Bird’ mal sopporta; sotto un latente sentimento di vergogna verso tutto quello che si sta preparando ad abbandonare, ciò per cui alla fine ognuno di noi è quello che è.
    Candidato ai prossimi Oscar come miglior film, è un affresco adolescenziale segnato da toni dissacranti e malinconici con l’outsider di turno, la Ronan, sostenuta da straordinari comprimari: l’ingenua migliore amica (Beanie Feldstein), il dolente padre Leviatch (Stephen McKinley Henderson), l’instancabile madre infermiera (la Metcalf), una donna laboriosa che non si è mai concessa troppo, custode di una dignitas che la trattiene da qualsiasi strappo anche e soprattutto nei confronti di una figlia adolescente che sta per lasciarla.
    La Ronan regala al suo personaggio grazia, equilibrio, ironia e genuinità guadagnandosi una nomination agli Oscar come migliore attrice protagonista, la seconda nella stessa categoria dopo quella del 2016 per Brooklyn.
    Nella sua infinita tenerezza Lady Bird custodisce, anche con una certa ostinazione, il gusto dello smarrimento, quello amaro delle separazioni, le violente contraddizioni della crescita, la dolcezza infinita che si annida nel nome che hai sempre avuto o nella strada che hai percorso distratta migliaia di volte, il sapore del ritorno.

     

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