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    Figari Film Fest: Al via il concorso dedicato ai corti

    L’Olbia Film Network saluta la nona edizione del Figari Film Fest. Da ieri e fino al 23 giugno la rassegna che nei giorni scorsi ha accolto nella cittadina sarda Alessandro Borghi (Sulla mia pelle), Bonifacio Angius (Ovunque proteggimi) e Laura Luchetti (Fiore gemello), ha dato il via alla sua seconda tappa, quella che prevede la proiezione di 40 cortometraggi e l’avvio delle giornate professionali con la presenze di numerosissimi produttori e buyers da tutta Europa – fra cui Rai Cinema, Sky Serie, Lucky Red, Vivo Film, Kimera, France Tv, RTVE e tanti tanti altri – durante le quali verranno presentati cortometraggi in cerca di distributori e opere prime o seconde di fiction, animazione e documentari in cerca di produzioni.
    Nella giuria di qualità Lucia Ocone, Paola Minaccioni e Alessia Barela; il Premio Bracco al miglior giovane attore dell’anno invece, andrà ad Andrea Carpenzano e Linda Caridi, reduci rispettivamente dai successi de Il campione di Leonardo D’Agostini e Ricordi? di Valerio Mieli, mentre il Premio Comunicazione 2019 andrà al duo comico di youtuber Le Coliche (Claudio e Fabrizio Colica) insieme al loro regista e videomaker Giacomo Spaconi.
    Riconfermato per il secondo anno il Premio speciale Rai Cinema Channel al miglior film in concorso.

    Ieri primo assaggio di corti. Si va dal postapocalittico Nuclear Shadows di Marek Leszczewski ad un’amara riflessione sul dramma contemporaneo dell’emigrazione con Yasmina di Ali Esmili e Baradar di Beppe Tufarulo; viene dal reale anche Peccatrice di Karolina Porcari, storia di una ragazzina ribelle, metafora della rivoluzione ad alcuni imperativi sociali e alla discriminazione di genere.

    FFF OFFICIAL TRAILER 2019

    Figari Film Fest – OFFICIAL TRAILER 2019All the official selection's movies collected in a fantastic video trailerEditing Giorgia SpanoMusic Michele Nieddu

    Pubblicato da FIGARI FILM FEST su Lunedì 27 maggio 2019

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    Venezia 76., A Pedro Almodovar Leone d’Oro alla carriera

    Va a Pedro Almodóvar il Leone d’Oro alla carriera per un regista della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre 2019).
    “Sono molto emozionato e onorato per il regalo di questo Leone d’Oro. Ho bellissimi ricordi della Mostra di Venezia. Il mio debutto internazionale ha avuto luogo lì nel 1983 con L’indiscreto fascino del peccato. Era la prima volta che uno dei miei film viaggiava fuori dalla Spagna. – ha commentato il regista spagnolo – È stato il mio battesimo internazionale ed è stata una meravigliosa esperienza, come lo è stata il mio ritorno con Donne sull’orlo di una crisi di nervi nel 1988. Questo Leone diventerà la mia mascotte, insieme ai due gatti con cui vivo. Grazie dal profondo del cuore per questo premio”.
    “Almodóvar non è solo il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, ma l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. – ha fatto sapere Alberto Barbera, direttore del festival – I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente. Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante”.

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    Venezia 76., Alessandra Mastronardi madrina del festival

    Sarà Alessandra Mastronardi la madrina della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. All’attrice italiana spetterà il compito di aprire la Mostra nella serata di mercoledì 28 agosto, sul palco della Sala Grande (Palazzo del Cinema al Lido) in occasione della cerimonia di inaugurazione, e di guidare la cerimonia di chiusura il 7 settembre, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi ufficiali della 76. Mostra.

     

    Chi è Alessandra Mastronardi
    Napoletana, classe 1986, cresciuta a Roma, debutta come attrice nel 1997. Partecipa a diversi progetti tv come Il grande Torino diretta da Claudio Bonivento, e film come Il manoscritto di Van Hecken e La bestia nel cuore. Non si ferma mai, ma sarà nel 2006 la serie tv I Cesaroni, in cui interpreta il personaggio di Eva Cudicini, a darle grande popolarità. La Mastronardi rimarrà protagonista dell’amata serie fino al 2011.
    Il 16 gennaio 2007 debutta a teatro nella commedia The Prozac Family, regia di Marco Costa. Il ruolo interpretato nella commedia, rappresentata al Teatro De’ Servi di Roma, è quello di Margherita, spettacolo che riporterà in scena anche negli anni successivi.
    Ad agosto 2007 esce nelle sale cinematografiche Prova a volare, opera prima di Lorenzo Cicconi Massi; nel film, in cui è protagonista con Riccardo Scamarcio, interpreta il ruolo di Gloria.

    Nel 2008 interpreta Roberta, nella miniserie tv Romanzo Criminale di Stefano Sollima, trasposizione televisiva del film omonimo, prodotta per Sky. Una delle serie più amate e vendute nel mondo.
    Nel 2009 accetta la sfida di interpretare una ballerina per il film tv Non smettere di sognare, ruolo per il quale studierà danza per prepararsi.
    Nel 2010, è su Raiuno con il tv movie Sotto il cielo di Roma e al cinema in Ameriqua regia di Marco Bellone e Giovanni Consonni di cui è protagonista insieme a Robert Kennedy Jr III.
    Lo stesso anno, sempre per Raiuno gira Atelier Fontana: Le sorelle della moda, dove interpreta Micol Fontana, la sorella più carismatica.

    Il sodalizio con la Rai prosegue anche nel 2011 con altri due grandi successi La Certosa di Parma per la regia di Cinzia Th Torrini e Titanic, progetto girato in inglese dal cast internazionale diretto da Ciaran Donelly. Il 2011 è un anno speciale, Woody Allen la sceglie tra le protagoniste del suo film To Rome with Love. Questo film le porta una carriera internazionale.
    Lo stesso anno torna al cinema per Giovanni Veronesi, protagonista con Elio Germano di L’ultima ruota del carro, film che ha aperto il Festival del cinema di Roma. La sua carriera prosegue tra progetti per la televisione come Romeo e Giulietta per Canale 5 e le commedie Amici come noi di Enrico Lando, e per il cinema, con Ogni maledetto Natale di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo.

    Nel 2015 arriva LIFE di Anton Corbjin, film sulla vita di James Dean in cui interpreta la meravigliosa Anna Maria Pierangeli. Il film viene presentato alla Berlinale 2015, dove riscuote gran successo. Arriva così la proposta di partecipare alla seconda stagione della nota serie di Netflix Master of None diretta, scritta e interpretata dal comico americano Aziz Ansari. La serie americana porterà Alessandra agli Emmy Awards 2017 e successivamente ai Golden Globes e a una candidatura ai Critics Choice Awards 2018.

    Tra i suoi progetti più recenti di grande successo per la televisione, le due stagioni de L’allieva, amata serie di Raiuno, e I Medici 2, una produzione Raiuno e Netflix. È presente poi nel film fantasy Otzi e il mistero del tempo e ne L’agenzia dei bugiardi di Volfango De Biasi.

    Attendiamo di vederla al cinema prossimamente nel road movie americano Us diretto da Stefan Schawrtz e nella terza stagione di I Medici che vedremo in autunno 2019.

    Attualmente è sul set di un nuovo film italiano per il cinema.

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    TFF36 – The front runner: Quando la politica diventò gossip

    Con i suoi film ha sempre trovato il modo di dare spazio ad autentici ritratti di antieroi, uomini ordinari: teenager incinta, solitari cacciatori di teste e madri single spossate dalla routine. “Questo è il mio universo Marvel”, scherza Jason Reitman al Festival di Torino inaugurato dal suo The Front Runner che conferma ancora una volta l’interesse del regista canadese per un essere umano sfilacciato e complesso e per storie poco consolatorie raccontate con piglio spietato e ironico.

    Qui l’antieroe in questione è Gary Hart (Hugh Jackman), il senatore democratico del Colorado che nel 1987 appariva come il candidato favorito nella corsa alla Casa Bianca, prima che nel giro di sole tre settimane uno scandalo sessuale – Hart avrebbe tradito la moglie (Vera Farmiga) con una modella di Miami, Donna Rice (Sara Paxton), su una barca chiamata Monkey Business – ne segnasse definitivamente il tramonto.
    Una storia vera, che sarebbe diventata uno spartiacque nel modo di concepire media e politica, pubblico e privato nella storia degli Stati Uniti d’America: da quel momento ci sarebbero stati un prima e un dopo Gary Hart. Reitman parte dal libro di  Matt Bai, “All the Truth Is Out: The Week Politics Went Tabloid” per racconta l’ascesa e il tramonto di un uomo le cui questioni private determinarono il destino di una nazione.

    Il film assume sin da subito i contorni e il ritmo serrato del thriller politico, scaraventando lo spettatore nel quartier generale del candidato alle prossime presidenziali, tra collaboratori indaffarati, tv satellitari, capannelli di giornalisti in attesa, fotografi appostati, cartoni di pizza consumati, caffè e dialoghi concitati.
    La macchina da presa sempre in movimento si intrufola fin dentro le redazioni tra vecchi fax scalcinati e giornalisti armati di sola penna e taccuino. Prima che la rete varcasse ogni limite, all’alba della cancellazione di ogni confine tra la dimensione privata e quella istituzionale, prima ancora che politica e gossip pruriginosi si contaminassero per osmosi trasformando la prima in poco più di un reality.

    Alla gogna ci finiscono tutti: politici e media, forse un po’ più i secondi dei primi, nel momento in cui Reitman spinge il pubblico a chiedersi quale sia la responsabilità della stampa nel dare in pasto al voyeurismo dei lettori  un privato che nulla ha a che vedere con le capacità di un politico di gestire la cosa pubblica; o quanto sia etico appostarsi dietro a un cespuglio per estorcere particolari giudicati, dal punto di vista del film, irrilevanti ai fini di una buona carriera politica.
    Zone d’ombra che il regista non risparmia a nessuno dei due imputati, che si allungano fino ad un appassionato sguardo sulla donna: oggettivata, dimenticata, come sarebbe successo a Donna Rice che per anni nell’immaginario collettivo sarebbe rimasta l’anonima biondina con cui Hart folleggiò sulla Monkey Business. Reitman la umanizza e le restituisce dignità, con gli occhi sciupati dal trucco sbiadito dalle lacrime o di spalle sola su una scala mobile, inconsapevole e abbandonata alla propria ingenuità mentre va incontro a un manipolo di giornalisti.
    Inevitabile che il pensiero corra ai nostri giorni, al Metoo, a Trump, alla politica svuotata del suo senso più profondo mentre il discorso di addio di Hart  diventa più reale del reale: “La politica in questo paese, credetemi, è sul punto di diventare un’altra forma di competizione atletica o di una gara sportiva”.

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    Emanuel Caserio: Dalle occasioni mancate a Il paradiso delle signore 3

    Diventato celebre per aver corteggiato Sabrina Ferilli in "Forever Young", il giovane attore torna alla ribalta con il ruolo di Salvatore Amato nel Il paradiso delle signore 3, la fiction da oggi in onda tutti i giorni su Raiuno in versione daily. L'occasione del riscatto, arrivata in uno dei momenti più delicati della sua vita.

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